Scrittore statunitense. Figlio di piccoli borghesi ebrei rigorosamente osservanti, ha fatto oggetto della sua narrativa la condizione ebraica, proiettata nel contesto urbano dell’America dell’opulenza. I suoi personaggi appaiono vanamente tesi a liberarsi delle memorie etniche e familiari per immergersi nell’oblio dell’attualità americana: di qui la violenta carica comica, ironica o grottesca, che investe anche le loro angosce. Dopo un primo, felice romanzo breve,
Addio, Columbus (1959), e i meno incisivi
Lasciarsi andare (1962) e
Quando Lucy era buona (1967), Roth ha ottenuto la celebrità con
Lamento di Portnoy (1969).
Dopo
Il grande romanzo americano (1973), attacco al mito del baseball, in
Professore di desiderio (1978) e
Lo scrittore fantasma (1979) Roth è tornato al tema dell’erotismo.
Con
Pastorale americana (1997),
Ho sposato un comunista (1998) e
Il complotto contro l’America (2004), romanzi che hanno suscitato accesi dibattiti, Roth passa dall’allegoria alla cronaca letteraria della storia nazionale.
L’animale morente (2001) – in cui torna Kepesh, protagonista di Professore di desiderio –,
La macchia umana (2000 e trasposto in film da Benton nel 2003) e
Everyman (2006) sono riflessioni più intimiste che, attraverso l’osservazione del corpo e del suo implacabile deterioramento, svolgono la metafora dell’ineluttibilità del destino e dello scorrere rapido del tempo.
I suoi ultimi libri sono:
Il fantasma esce di scena (2007),
Indignazione (2008),
L'umiliazione (2009),
La controvita (2010),
Nemesi (2011),
La mia vita di uomo (1974; nuova traduzione Einaudi 2011).
Philip Roth giovane fotografato alla scrivania per la copertina di un libro edito negli Stati Uniti