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La biografia di Abad Faciolince Héctor

Medellín, 1958
Abad Faciolince Héctor

Espulso dall'Universidad Pontificia Bolivariana per un suo articolo ritenuto «irrispettoso» nei confronti del Papa, si trasferisce in Italia, a Torino, e si laurea in Lettere. Tornato in Colombia nel 1987, è subito costretto a fuggire dal paese in seguito all'assassinio del padre. Di nuovo in Italia, lavora come lettore di lingua spagnola presso l'Università di Verona, fino al 1992, anno in cui fa definitivamente ritorno in Colombia, ove risiede. Ha tradotto autori italiani come Tomasi di Lampedusa, Bufalino e Eco. Ha pubblicato i romanzi Asuntos de un hidalgo disoluto (1994), Fragmentos de amor furtivo (1998), Basura (2000), e Angosta (2003); un volume di racconti, Malos pensamientos (1991) e il Tratado de culinaria para mujeres tristes (1996). Collabora a «El País» e alla «Semana» di Bogotá.
Presso Einaudi ha pubblicato L'oblio che saremo (2009).
(Dal sito Einaudi)
Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato Scarti (2008).



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I libri di Abad Faciolince Héctor

  • L' oblio che saremo
    Medellin, 25 agosto 1987: Héctor Abad Gómez -medico, professore dell'Università e presidente del Comitato per i Diritti Umani - viene barbaramente trucidato per strada dagli squadroni della morte colombiani. È la fine annunciata di un uomo che aveva dedicato la propria vita alla difesa dell'uguaglianza sociale, ai diritti, all'istruzione e alla salute degli esclusi in un Paese stretto nella morsa di narcotrafficanti e di politici reazionari. Vent'anni dopo Héctor Abad, suo figlio - ormai affermato scrittore e giornalista -, decide di provare a raccontarne la vita, e contemporaneamente la propria infanzia e formazione, fino a quel terribile epilogo. Il risultato è un romanzo "bellissimo e commovente, e al tempo stesso la testimonianza di un reale impegno civile per la democrazia e la tolleranza", come ha scritto sulle pagine del "Pais" il filosofo Fernando Savater.
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  • Trattato di culinaria per donne tristi
    "La mia ambizione è cercare una soluzione alla tua malinconia e il vero cammino me lo indicò un grande poeta della fredda Inghilterra, colui che fece dire a uno dei suoi personaggi, quasi pazzo per eccesso di senno, "Dammi un'oncia di muschio, buon farmacista, per profumare la mia immaginazione". Io non vorrei essere niente di diverso da questo, un buono speziale, un farmacista, il padrone delle ricette per profumare la tua fantasia". Dunque, in questo ricettario, il vero nutrimento, per le signore a dieta di felicità, saranno le pillole di saggezza che le ricette trasmettono. Ciascuna di loro risponde a un'esigenza che non è della pancia: la prima ricetta è destinata a quella che dell'amato patisce "il peso invisibile dell'assenza", l'ultima per chi "un giorno sentirà, se non è ancora arrivata, la tremenda desolazione della convivenza". E (esempio a caso) per l'insonnia e per l'oblio non si offre alcuna ricetta, perché per dormire e dimenticare i rimedi sono troppo simili alla morte che non ha bisogno di nutrirsi. Invece esiste il rimedio per la dama ammalata di parole: "se un giorno ti ammalerai di parole... se avrai la nausea quando senti 'orribile' o 'fantastico'". L'autore, il colombiano Faciolince, avvolge questo libro in un'ironia affettuosa che fa pensare davvero ai boudoir delle signore di una volta. Eppure, dalla sua pagina si solleva intensa, facendosi spazio tra la leggerezza e l'ironia, un'intelligenza, e un bisogno di ragionare con chi legge di filosofia.
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