La biografia di Cristina Comencini
Roma, 1956

Figlia del grande cineasta Luigi, collabora a lungo col padre in veste di sceneggiatrice. Nel 1988 fa il suo esordio nella regia con Zoo. Tra gli altri suoi film: I divertimenti della vita privata, La fine è nota (dal romanzo di Geoffrey Holliday Hall), Matrimoni, Va’ dove ti porta il cuore (dal romanzo di Susanna Tamaro), Liberate i pesci, Il più bel giorno della mia vita, La besta nel cuore (dal suo romanzo). Tra i libri invece: Il cappotto del turco (1997), Matrioska (2002), La bestia nel cuore (2004), L'illusione del bene (2007) e il testo teatrale Due partite (2006) da cui è stato tratto il film omonimo.
Ecco come lei stessa racconta la sua vita nel suo sito ufficiale:
"Ho trascorso la mia infanzia a Roma in una famiglia di donne: mia madre e le mie tre sorelle. Mio padre, Luigi Comencini, ha raggiunto il successo nel suo mestiere di regista quando io avevo circa dieci anni. Tutta la nostra vita di famiglia è stata influenzata dai suoi film, dai discorsi sul cinema, dalle interminabili riunioni di sceneggiatura che si svolgevano nella nostra casa. La scrittura è entrata nella mia vita prima attraverso il cinema. Mio padre evitava di portarci sul set; non voleva in nessun modo che la nostra vita fosse diversa da qualsiasi altra. E ha sempre cercato di scoraggiarci, senza riuscirci, a intraprendere un mestiere vicino al suo. Credo lo facesse di proposito: ogni passione doveva essere scoraggiata per capire se era resistente alle difficoltà e dunque vera. Mio padre è lombardo, protestante valdese. Mia madre napoletana, cattolica. Forse per via del proposito di mio padre, forse casualmente, mi sono avvicinata alla scrittura attraversando molti mestieri, per vie tortuose. Ho frequentato una scuola francese e ho preso la doppia maturità, italiana e francese. Mi sono iscritta alla facoltà di Economia e Commercio. Erano gli anni della politica, e l’economia, credevamo, potesse aprirci gli occhi sul mondo. Davo esami di statistica, matematica, econometria, sforzandomi di pensare che non avevo sbagliato facoltà. Scrivevo racconti. Ho fatto tre figli. L’università mi ha permesso di trovare lavoro quasi subito: recensioni economiche, un ufficio di ricerche in cui sono rimasta per un anno. Non mi interessava più l’economia, volevo scrivere. Così un giorno ho lasciato l’ufficio di ricerche per scrivere una sceneggiatura per mio padre con Suso Cecchi d’Amico. Con lei ho iniziato a capire la scrittura del cinema, e lei mi ha incoraggiato ad andare avanti. Volevo un mestiere più vicino possibile alla scrittura, che mi lasciasse il tempo per i miei racconti, forse per un romanzo che non avevo ancora scritto. Poi, quando ho finito il secondo libro (il primo l'ho lasciato nel cassetto), un'altra grande donna mi ha aiutato: Natalia Ginzburg. Le avevo mandato il romanzo con uno pseudonimo, non volevo risalisse a nessuna storia personale. Mi telefonò due giorni dopo, l'aveva letto e amato, voleva incontrarmi. Non lo dimenticherò mai. Sono passata al cinema inseguendo la letteratura, e mi sono trovata due mestieri meravigliosi."
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