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26 scrittori, registi, filosofi e critici parlano delle loro 5 canzoni da ricordare

Da "La musica che abbiamo attraversato"



26 per 5. Stanno suonando la loro canzone: Allan Bay, Francesco Bonami, Isabella Bossi Fedrigotti, Rossana Campo, Gianrico Carofiglio, Francesca Comencini, Guido Conti, Quirino Conti, Valerio Evangelisti, Giorgio Faletti, Giulio Giorello, Tommaso Labranca, Maurizio Maggiani, Francesca Marciano, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi, Aldo Nove, Ferzan Ozpetek, Alessandro Piperno, Stefano Rulli, Paolo Sorrentino, Lina Sotis, Gianni Vattimo, Sandro Veronesi, Valeria Viganò, Paolo Virzì

Allan Bay, Critico gastronomico

Une belle histoire Michel Fugain
Azzurro Adriano Cementano
Are You Lonesome Tonight? Elvis Presley
Coyote Joni Mitchell
Windmills of My Mind Grady Tate
«‘Windmills of My Mind’ perché è bellissima ma (soprattutto) perché è la colon­na sonora del film Il caso Thomas Crown con Steve McQueen e Faye Dunaway. La scena della partita a scacchi fra loro è tra le più intelligentemente erotiche del cinema, insieme al pollo di Tom Jones di Tony Richardson. Se la vita fosse giusta ed equa, ogni uomo avrebbe diritto una volta nella vita a incontrare una donna così e ogni donna avrebbe diritto una volta nella vita a incontrare un uomo così.»



Francesco Boriami, Senior Curator del Contemporary Art Museum di Chicago

The End The Doors
l’m on Fire Bruce Springsteen
Incontro Francesco Guccini
Because the Night Patti Smith
 Bird on a Wire Johnny Cash
«Amo la canzone di Johnny Cash perché m’identifico con l’uccello sul filo.»


Isabella Bossi Fedrigotti, Scrittrice

Sapore di sale Gino Paoli
Champagne Peppino Di Capri
II ragazzo della via Gluck Adriano Celentano
Tammurriata nera Roberto Murolo
A fuego lento Rosana
«Naturalmente, ‘Sapore di sale’ di Gino Paoli, che è stata la colonna sonora dei miei primi ‘lenti’ alle feste delle compagne di liceo. E, più tardi, ‘Champagne’ di Peppino Di Capri perché ha accompagnato strazianti amori immaginari. Poi ‘II ragazzo della via Gluck’ di Adriano Celentano perché la cantavo in coro con i bambini mentre guidavo per farli stare buoni durante i viaggi. ‘Tammurriata nera’ (versione Murolo) perché il mio amatissimo suocero napoletano la canticchiava con divertita dedizione. Da ultimo, ‘A fuego lento’ di Rosana, perché mi ricorda gli anni spagnoli, forse gli ultimi del tutto spensierati.»


Rossana Campo, Scrittrice

The Dark Side of the Moon Pink Floyd
Vita spericolata Vasco Rossi
Summertime Janis Joplin
Innocent When You Dream Tom Waits
Bardamy Vinicio Capossela
«‘The Dark Side’ appariva al mondo e la sottoscritta scopriva, nell’ordine: il sesso, le canne, la vodka, l’amore. Sì, Vasco! Così voglio vivere anch’io... ‘Summertime’: già, questa è la vita, proprio come la cantava la vecchia Janis, piena di sbronze senza allegria e di amori di una notte che ti prendono, ti rac­contano un sacco di cazzate e non si fanno più vedere... Tom Waits è la mia sco­perta dell’America, partire in estasi davanti a qualcuno senza il minimo ritegno, posargli gli occhi addosso per più di dieci secondi e non pensare più a niente. Vinicio è il cantore del sottosuolo, della parte sbagliata, del fallimento quotidia­no, il più beato e il più battuto. Dunque mio fratello.»


Gianrico Carofìglio, Magistrato e scrittore

Rimmel Francesco De Gregori
Thunder Road Bruce Springsteen
Like a Rolling Stone Bob Dylan
Because the Night Patti Smith
MWhere Have All the Flowers Gone Marlene Dietrich
«‘Because the Night’ mi ricorda un periodo della mia vita abbastanza senza rego­le. Forse è la canzone che sentivamo di più con gli amici, si associa a una serie di fantasie di libertà. Ho rivisto di recente in concerto Patti Smith, non ha perduto neanche un po’ della sua forza.»


Francesca Comencini, scrittrice e regista

II cuore è uno zingaro Nada
«Rimmel» Francesco De Gregori
«Angie» Rolling Stones
«Strawberry Fields Forever» Beatles
«Like a Rolling Stone» Bob Dylan
«Le canzoni di Bob Dylan sono state centrali nella mia vita: lui ha saputo meglio di altri unire il testo, la letteratura, alla musica. ‘Like a Rolling Stone’ è fondamentale perché è la prima in cui Dylan usa la chitarra elettrica. Passa dalla struttura di bal-lad a una strumentazione più rock, una sintesi fondamentale per la mia generazio­ne di postsessantottini meno legati alla tipologia della canzone di protesta.»


Guido Conti, Scrittore

Vivo da re Decibel
Emozioni Lucio Battisti
Bufalo Bill Francesco De Gregori
Satisfaction Rolling Stones
Dio è morto Francesco Guccini
«Tra l’ironico e il tragico, ‘Vivo da re’ di Enrico Ruggeri ha segnato la mia vita. Sognavo la carriera del cantante rock tra chitarre elettriche su palchi con micro­foni e ho finito per scrivere romanzi e racconti. Come nella canzone mi sono ritrovato solo anche scrivendo libri. ‘Vivo da re’ ha accompagnato la mia giovi­nezza. Il suo testo mi ha spinto un giorno a baciare una ragazza che studiava di fianco a me e mi aveva trascritto il pezzo. Ringrazio Ruggeri per la canzone. Un capolavoro, peccato che se ne sia dimenticato e alle radio non la si ascolti quasi più. Da riproporre al più presto. Indimenticabile.»


Quirino Conti, Scenografo, studioso della moda

Stand by Me Ben E. King
Father and Son Cat Stevens
The Great Gig in the Sky Pink Floyd
Ne me quitte pas Nina Simone
Opera omnia di Edith Piaf
«Come la petite phrase di Vinteuil della Recherche, ciascuno di questi brani mi ha a suo tempo ‘incatenato’. Li ascoltavo e riascoltavo ininterrottamente. In ciascu­no di essi c’era infatti annidata una bellezza segreta e imprendibile che ogni volta sfuggiva; per poi tornare. Identica. E mi rapiva il cuore. Come l’intera produzio­ne di Edith Piaf, che da qualche tempo sto riascoltando e la cui bellezza non fini­sce di stupirmi.»


Valerio Evangelisti, Scrittore

Applausi I Camaleonti
Azzurro Adriano Celentano
Tema I Giganti
White Riot The Clash
L’angelo azzurro Umberto Balsamo
«‘L’angelo azzurro’ è legata a un mio grandissimo amore che non ebbe successo: io non osavo dichiararmi, lei era sempre vestita d’azzurro e non mi notava. La canzone era una specie di dichiarazione subliminale. La canticchiavo sperando che capisse. Non funzionò.»


Giorgio Faletti, Scrittore

Purple Haze & Instrumental Solo Jimi Hendrix
Stairway to Heaven Led Zeppelin
Knockin’ on Heaven’s Door Bob Dylan
Bartali Paolo Conte
Signor Tenente Giorgio Faletti
«Scelgo ‘Signor Tenente’ non per la qualità della canzone, ma perché mi ha fatto capire che potevo esprimermi non solo attraverso la comicità. Come si dice, mi ha cambiato la vita. Davvero.» 




Giulio Giorello, Filosofo

‘O surdato ‘nnammurato Roberto Murolo
My Little Armalite Canto repubblicano irlandese
Gunfight at the O.K. Corral Frankie Laine
Sympathy for the Devil Rolling Stones
Blowin’ in the Wind Bob Dylan
«Riguardando i miei sessant’anni (‘di rumore e furia’, per dirla con Shakespeare e Feyerabend) mi resta impressa la voce roca di Bob Dylan che affida le sue parole al vento. Non per i contenuti politici, non per il messaggio non violento, nem­meno per la nostalgia di un’America che non c’è più; ma perché quella musica e quei versi restituiscono l’idea della signoria del tempo che tutto toglie e tutto da.»


Tommaso Labranca, Scrittore

You Make Me Feel (Mighty Real) Sylvester
Ancora tu Lucio Battisti
Nostalgia David Sylvian
Careless Whisper George Michael
Frozen Madonna
«Sarà la vaga ispirazione da filosofia degli ultimi giorni, saranno gli archi mahleriani, ma ‘Frozen’ è il brano che i miei esecutori testamentari dovranno usare al momento della dispersione delle mie ceneri in un luogo che comunicherò suc­cessivamente.»



Maurizio Maggiani, Scrittore

Scusami Gino Latilla
Casetta in Canada Gino Latilla e Carla Boni
Light My Fire The Doors
La musica che gira intorno Ivano Fossati
Opera da tre soldi Laura Betti (Brecht-Weill, nella traduzione di Franco Fortini)
«Perché Kurt Weill & Brecht? Perché ho cresciuto una bambina e gliela cantavo sem­pre tutte le sere: ‘Oh certo è meglio esser freddi/Bisogna sempre dire no, fino allo sfi­nimento’. ‘Casetta in Canada’ invece mi ha rivelato all’industria canora: quando ero bambino ebbi un discreto successo alla recita al teatro Monteverdi di Spezia.»


Francesca Marciano, Sceneggiatrice, scrittrice

Wish You Were Here Pink Floyd
Lilac Wine Nina Simone
Paloma Caetano Veloso
Don’t Rock the Boat Bob Marley
La mer Charles Trenet
«‘La mer’ perché è allegra e francese al punto giusto e appena la sento mi viene voglia di ballare senza scarpe su una terrazza sul mare.»


Melania G. Mazzucco, Scrittrice

La zanzara Topo Gigio
If Pink Floyd
The Needle and the Damage Done Neil Young
Smooth Operator Sade
Bob’s Yer Uncle Happy Mondays
«Perché queste e non altre? Perché lasciar fuori ‘While My Guitar Gently Weeps’ di George Harrison, ‘Desperado’ degli Eagles, ‘Vienna’ degli Ultravox, ‘Gli Impermeabili’ di Paolo Conte, ‘Safe from Harm’ dei Massive Attack, ‘Taillights Fade’ dei Buffalo Tom o ‘Exit’ dei Radiohead? Potrei ricordare altre decine, forse centinaia di canzoni. E ognuna riapre il cassetto di un’epoca, di un’atmosfera, perfino di uno specifico giorno. Le canzoni sono chiavi, le password degli archi­vi immateriali della memoria. Ma le cinque canzoni elencate sopra riassumono la colonna sonora di trent’anni, e il film che accompagnano è la storia di un’italia­na nata nella seconda metà degli anni Sessanta. Quelle canzoni parlano dell’in­fanzia, dei sogni, della morte, dell’amore, del sesso - di una vita qualunque, insomma, ma quella vita è la mia.»


Edoardo Nesi, Scrittore

I giardini di marzo Lucio Battisti
Epitaph King Crimson
Scenes from an Italian Restaurant Billy Joel
Moonlight Shadow Mike Oldfield
One U2
«‘One’ la sentii per la prima volta in uno dei luoghi musicali più adatti, il viaggio in macchina. Risalivo la Highway One nel fulgore di una Indian summer strepi­tosa, tra New York e Harvard, dove io e il Luconi stavamo andando a prendere i bagagli della sua magrissima ma non anoressica ragazza indiana, Priya, su una titanica Buick Roadmaster Estate Wagon che aveva preso a noleggio per stare più comodi e portare più valigie, la stessa macchina che poi finì nel capitolo iniziale di Ride con gli angeli. Era appena uscito il disco degli U2, quell’Achtung Baby dal titolo stupido e mirabile, e le radio del New England sembravano aver deciso di irradiare solo ‘One’, dandosi il cambio, mentre io e il Luconi ci si muoveva a 90 all’ora verso nord lungo la Highway One ragionando di amori passati, e ce ne accorgemmo subito di quella canzone dolente, e non ci bastò più di sentirla ogni tanto e così ci mettemmo a cercarla premendo a ritrecine quel tasto argenteo con la scritta gigante SEARCH e nel solo viaggio d’andata ci riuscì di sentirla alme­no una decina di volte, così che quando arrivai a Harvard la sapevo quasi già a memoria e quando tornai in Italia la canzone si intrufolò in Fughe da Fermo che stavo scrivendo e in un certo senso diventò anche Fughe da Fermo: le notti lowria-ne di mescal, i semafori, le autostrade di notte, Yvonne, l’urlo di giganti cui si strappino le bende, l’avvoltoio appollaiato sul bagno del Console a Oaxaca, un travestito nudo che suonava il violino, tutto questo ora per me è come impasta­to e tenuto insieme da ‘One’. E anche se negli anni ne ho sentite tante versioni (live, acustiche, dei Pearl Jam, di Robbie Williams), sono tutte incomparabil­mente peggio dell’originale. Racconta una sorta di riunione, ‘One’, e nient’altro avevo da augurarmi in quei giorni. Una riunione. Che poi invece di una canzo­ne d’amore etero come sembra sia una sorta di bambinesco patto intra-gruppo di non lasciarsi mai - un po’ come ‘Bobby Jean’ di Springsteen che pare una canzo­ne d’amore invece è dedicata dal Boss a Little Steven e insomma è una cosa tra amici maschi - non ha grande importanza, mi pare.»


Aldo Nove, Scrittore

Vengo anch’io no tu no Enzo Jannacci
Quando sarai grande Edoardo Bennato
The Robots Kraftwerk
With or Without You U2
Hyperballad Bjòrk
«Ho ancora una foto in cui porto un paio di occhiali grossissimi che erano di mio zio. Facevo finta di essere Enzo Jannacci, io da grande volevo essere Jannacci. Poi è nata un’amicizia, ho scoperto che a lui piacciono le cose che scrivo. Insomma non sono riuscito a diventare lui, ma in qualche modo sono riuscito a emularlo.»


Ferzan Ozpetek, Regista

Strangers in the Night Frank Sinatra
Bugiardo e incosciente Mina
La seconda primavera Sezen Aksu
La donna cannone Francesco De Gregori
Como nosso pais Elis Regina
«La prima canzone che mi viene in mente è ‘Strangers in the Night’. Ero alle elementari, avevo un’amichetta con cui stavo sempre. In quegli anni a Istanbul andavano molto di moda i locali con i tavolini all’aperto e l’orchestra, chiusi da tende di cinta, dove suonavano musica americana. Io e lei ci arrampicavamo sugli alberi per spiare, ricordo una cantante che andava per la maggiore, cantava i pezzi di Sinatra. Anni dopo ho rivisto quell’amica e lei mi ha fatto capire che io ero stato il suo primo amore. Non me n’ero reso conto. ‘Strangers in the Night’ è rimasta per me il simbolo di quelle situazioni che capisci solo a distanza.»


Alessandro Piperno, Scrittore

Stardust Nat King Cole
God Only Knows Beach Boys
Your Song Elton John
Penny Lane Beatles
The End Beatles
«‘The End’ è una delle canzoni più corte della storia, ha un titolo magnifico, ‘la fine’, e in effetti rappresenta come niente altro la fine di un’epoca, della beatles-mania, di una stagione unica. E stata scritta da una persona di ventotto, ventinove anni, ma è struggente come fosse stata scritta da un ottantenne. Mi basta sentirla per farmi venire i brividi.»


Stefano Rulli, Sceneggiatore

Nina Gualtiero Bertelli
II forestiero Matteo Salvatore
Vedrai vedrai Luigi Tenco
Imagine John Lennon
Vendo casa Lucio Battisti
«Bertelli, Salvatore, anche Tenco sono autori che stanno dentro un’epoca conno­tata dalla coscienza politica, ma sono fuori dal coro e questo li rende più vicini al mio cuore. E musica popolare la loro che non corrisponde però a nessuna tradi­zione precisa, non iscrivibile, vanno controcorrente.»


Paolo Sorrentino, Regista

Memories Can’t Wait Talking Heads
Wild Horses Rolling Stones
Boys Don’t Cry The Cure
Nu biglietto p’o mare Nino D’Angelo
Sei bellissima Loredana Berte
«Le canzoni per me sono legate al cinema. ‘Boys Don’t Cry’ per esempio ha sug­gestionato il primo film, l’appuntamento con l’adolescenza. Della Berte direi tutto, l’opera omnia. Sogno di riuscire a fare al cinema una cosa su lei e sua sorel­la Mia Martini.»


Lina Sotis, Giornalista, critica del costume

Papaveri e papere Nilla Pizzi
Come prima Toni Dallara
Quando Luigi Tenco
Sapore di sale Gino Paoli
Emozioni Lucio Battisti
«Ero impreparata alla canzone intellettuale: arrivavo da ‘Papaveri e papere’, di cui ho un ricordo che collego all’immagine della radio che troneggiava in casa. Poi c’erano state le canzoni dei flirt, delle prime occhiate: se un giovinetto romano mi can­ticchiava sei la più bella del mondo’ pensavo l’avesse inventata per me. Le canzoni intellettuali mi aprirono nuovi spazi. Poi sono entrata a lavorare a tempo pieno in un giornale ed è finito il tempo delle canzoni, sono finite le canzoni. La canzone è abbinata a un sogno d’amore, a un sogno di noia, a un sogno di non far niente.»


Gianni Vattimo, Filosofo

II cielo in una stanza Mina
Ma mi ma mi Ornella Vanoni
Oltre il ponte Italo Calvino
La zolfara (di Amodei-Straniero) Ornella Vanoni
La mauvaise herbe Georges Brassens
«Dice, la canzone di Brassens, io sono l’erba cattiva che non si raccoglie. E così evidente perché mi è sempre piaciuta: è l’idea di non essere parte del sistema, di non stare dove si deve stare. E un’idea romantica che si ha in gioventù, e che con­tinua ad appartenermi.»


Sandro Veronesi, Scrittore

The Cinema Show Genesis
Shipbuilding Elvis Costello
What Difference Does It Make? The Smiths
How to Disappear Completely Radiohead
Alice Francesco De Gregori
«Molto banalmente, ma molto commoventemente, ‘Alice’ è la canzone che ha accompagnato il mio primo amore, che lo ha battezzato. E comincio ad avere un’età in cui questi ricordi commuovono.»


Valeria Viganò, Scrittrice

Both Sides Now Joni Mitchell
Incontro Francesco Guccini
The Ballad of Lucy Jordan Marianne Faithfull
Kindertotenlieder Gustav Mahler
In volo Zucchero
«Ho scelto ‘The Ballad of Lucy Jordan perché rappresenta i destini femminili e un film che amo molto, Thelma & Louise. Ha un testo bellissimo che nella mia immaginazione chiude la canzone con un volo liberatorio.»




Paolo Virzì, Regista

Walk on the Wild Side Lou Reed
II suonatore Jones Fabrizio De Andre
The River Bruce Springsteen
Una giornata al mare Paolo Conte
Cello Song Nick Drake
«Sono cinque canzoni ‘narrative’, che raccontano una storia, o nel caso di ‘Walk on thè Wild Side’, più storie. ‘Il suonatore Jones’, che De Andre ha musicato a par­tire dai versi dell’Antologia di Spoon River, nell’album Non al denaro non all’amore né al ciclo, traccia il ritratto del suonatore del villaggio come fosse una specie di paradigma della condizione esistenziale dell’artista. ‘E la gente lo sa che sai suona-re,/suonare ti tocca/per tutta la vita/e ti piace lasciarti ascoltare.’ Preannuncia, per il suonatore medesimo, un finale non proprio esaltante (‘Finì con i campi alle orti-che,/rìnì con un flauto spezzato...’), ma insieme suggerisce un’esistenza di inco­sciente felicità senza rimpianti e di totale ebbra libertà (‘Libertà l’ho vista svegliar­si/ogni volta che ho suonato/per un fruscio di ragazze,/a un ballo,/per un compa­gno ubriaco’). Così, da ragazzine, mentre mi stordivo di poesie belle e brutte, romanzi buoni e cattivi e canzoni e canzoncine, m’incantavo a immaginare il mio futuro come quello del suonatore Jones, e in qualche modo i versi di De André-Lee Masters sono i principali responsabili di questa irresistibile ostinazione che ancora tenacemente, e dolcemente, m’accompagna.»


© 2005, Ugo Guanda S.p.A.

A cura di Giulia Mozzato


12 maggio 2006  


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