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ARTICOLO

Aspettando Leonardo Padura Fuentes, Raymond Chandler Award 2009...

Questo scritto appare sul Catalogo di Noir in Festival 2009 che ha luogo dal 7 al 13 dicembre a Curmayeur

Leggi l'intervista esclusiva di Wuz a Leonardo Padura Fuentes


...Si potrebbero studiare la geografia e la storia della letteratura cubana, le costanti poetiche e stilistiche “patrie” negli ultimi secoli, attraverso rivoluzioni ed esili, magari in parallelo con le epopee americane. È una bella scommessa per il Raymond Chandler Award 2009. Si potrebbe parlare di essere letterati a Cuba, giornalisti e scrittori habaneri, famosi e tradotti all’estero, vivendo e lavorando nell’isola, intellettuali e critici sociali in un regime illiberale. È un bella premessa per il Chandler 2009. Si potrebbe riflettere sul giallo nero latino americano, soprattutto quello di lingua spagnola, sulle novità nella storia (di origine inglese-americana) e storiografia (di origine francese) del genere o dei generi.  È una bella prospettiva per il Chandler 2009.
Il Raymond Chandler Award 2009 è stato assegnato a  Leonardo Padura Fuentes. È un premio a una carriera di scrittura noir. Ricorre il ventennale del premio e Padura ha iniziato la sua scrittura noir (sulla tastiera della Olivetti) proprio nel 1989, ambientando in ognuna delle quattro stagioni di quell’anno romanzi di genere giallo nero. Non è il primo premio che riceve (ne ha vinti diversi anche di carattere giornalistico e accademico); non credo nemmeno che sarà l’ultimo (anche perché, prima o poi, Conde tornerà). Si tratta comunque di un apprezzamento prestigioso, che lo accomuna ai grandissimi di ogni continente, in uno dei più importanti eventi europei del genere. Il riconoscimento del Courmayeur Noir in Festival merita innanzitutto la seguente istruzione per l’uso (da non seguire): «non conoscere mai uno scrittore se ti è piaciuto il suo libro». Non dategli retta, anche se fu proprio Chandler a scriverlo e Mario Conde (il personaggio seriale di Padura) lo ha ri-suggerito, discutendo in sogno con Salinger, uomo alto, luminoso e arancione.


Conoscete meglio l’opera e la personalità di Leonardo, vale la pena! A me sono piaciuti (molto o abbastanza) tutti i libri tradotti in italiano di Padura Fuentes, non mi è dispiaciuto incontrarlo in passato (sia nella capitale cubana che nella capitale italiana), consiglio di cogliere questa occasione per leggerlo e gustarlo meglio.
Abbiamo appena riflettuto sul ventennale della caduta del Muro di Berlino, nel 1989 vi sono stati passaggi epocali, nel testo di questo stesso catalogo Padura Fuentes racconta il suo 1989, momenti biografici cruciali di un persona e di un’isola. Il mare intorno a un’isola è un bel muro, la specie umana ce lo ha trovato, vi si è adattata in vari modi. Il nostro genere spesso travalica muri e mari, parla di adattamento e evoluzione criminali della specie, aiuta sia ad adattarsi (in-trattenersi) che a indignarsi (re-agire).



Leonardo Padura Fuentes, scrittore

Leonardo è proprio cubano, da subito e sempre. Nato a La Habana il 9 ottobre 1955 (quasi il giorno giusto), laureato nel 1980 in filologia e letteratura latino-americana all’università della capitale, ha fatto per una quindicina d’anni i mestieri del giornalista…: culturale («El Caiman Barbudo»), professionista per sei anni al quotidiano serale «Juventud Rebelde» (un anno pure corrispondente in Angola), ancora culturale proprio per avere più tempo di scrivere cose che non muoiono ogni giorno (caporedattore del mensile «La Gaceta de Cuba»); dal 1984 si è dedicato anche alla scrittura voluminosa e continua ancor oggi, saggi, sceneggiature, cronache, novelle, sempre più aggiungendo (nemesi storica!) collaborazioni giornalistiche (tramite Internet e agenzie internazionali). Vive e “produce” da sempre a Mantilla, un quartiere periferico (non marginale) di L’Avana. È sposato con Lucia Lopez Coll, la prima “lettrice”, quattro anni più giovane, anche lei studiosa di filologia, pure operatrice di cinema, curatrice di riviste e raccolte letterarie. Quattro anni fa, ad esempio, ha curato una bella antologia italiana di dodici scrittori e quattro scrittrici cubani contemporanei, metà nati nella capitale, solo un quarto ora residenti all’estero, di varie età (allora fra 36 e 69), con scritti dedicati all’Avana “nel cuore”, scelti fra quelli recenti dagli anni Novanta in poi.
Padura Fuentes ha pubblicato una venticinquina di volumi, circa metà saggi (sull’informazione e sul turismo, su Carpentier e su Heredia) e circa metà fiction, ottenendo ampio successo e molti premi all’estero. Il principale genere scelto per i romanzi è nero e/o giallo, quello di Chandler e Hammett, quello di Montalban, Fonseca e degli amici ibero-americani. Così, ha fondato il noir cubano, ha partecipato alla rinascita del genere latino-americano, ha contribuito a un grande periodo creativo dell’intera letteratura cubana.
Sei romanzi (e almeno un racconto) hanno come “investigatore”  Conde, escono da principio all’estero (il primo in Messico, ora in Spagna), ormai sono ben  conosciuti anche in patria, molto tradotti in varie altre lingue. Padura è amatissimo dagli italiani e in Italia (insignito addirittura del titolo di Caballero “Ordine della Stella della Solidarietà Italiana”), e in Spagna sono pure iniziate le trasposizioni visionarie (alle quali molto lo scrittore si è applicato già da sei anni a questa parte). Tutti i romanzi sono dedicati a Lucia, alcuni hanno anche altre dediche (cito Taibo II e Hammett, per rendere l’idea).


Mario Conde, 1989 noir
Mario Conde nasce come poliziotto protagonista di una tetralogia (in terza persona, quasi esclusiva, al passato), scritta e pubblicata fra il 1989 e il 1997, ambientata tutta nell’indimenticabile 1989, durante le quattro stagioni, l’inverno corrotto di Pasado perfecto, la primavera illecita di Vientos de cuaresma, l’estate omosessuale di Mascaras, l’autunno fuggitivo di Paisaje de otoño. Prealcolista scheletrico post-romantico, con principi di calvizie ulcera depressione insonnia, maleducato trasandato indisciplinato, il tenente ha intenzione di dimettersi e lo fa nel 1990, subito dopo aver compiuto trentasei anni, lui è una Bilancia del 1953! Vorrebbe diventare scrittore, lui non lo diventerà! Dal 1990 compra (di mestiere) libri vecchi, più o meno usati, per girarli a chi è disposto a comprare, grossisti, bancarelle, singoli. E pensa ai libri che scriverà, prima o poi.
A lungo Padura “tralascia” la serie. Intanto il presbite e ateo Condecito invecchia con Leo, senza licenze letterarie, amico di pazzerelli e ubriaconi. Lungo quasi un decennio escono solo un racconto pensato da giornalista, cominciato in piena tetralogia, completato dopo i successi (La cola de la serpiente, volume collettaneo in Italia, con amici del genere) e un romanzo breve, pensato senza il Conde, cominciato col ritrovamento di un cadavere nella casa habanera dello scrittore statunitense, completato su incarico brasiliano (Adios Hemingway, uscito in Italia in un volume che contiene anche la riedizione del racconto), ambientato a Finca Vigia un poco nell’autunno 1958 un poco nell’estate 1998, quando Conde accetta di aiutare un collega alle prese con l’antico omicidio di un agente FBI.
Nel 2005 giunge gradita la sesta avventura del Conde, La neblina del ayer, ambientata un poco nell’autunno-inverno 1959-1960 (la peccaminosa capitale degli anni cinquanta, più di sessanta club e cabaret, la criminalità della politica, la prostituzione, il gioco) un poco nell’estate 2003 (le dinamiche sociali di impoverimento e criminalità determinate dalla depressiva crisi economica dei primi anni novanta, la maggiore dall’Ottocento) all’interno di una  immensa straordinaria biblioteca rimasta intatta dalla fine della sanguinaria dittatura di Batista in un decadente palazzo del Vedano. La biblioteca è un tesoro: centinaia di volumi di inestimabile valore (in teoria invendibili), migliaia di libri facilmente smerciabili, collezioni e pezzi unici della bibliografia creola. La biblioteca contiene un mistero: che fine ha fatto quella bellissima sensuale cantante di bolero su cui Conde trova un vecchio ritaglio di giornale e di cui aveva sentito parlare il padre perdutamente innamoratosene, Violeta del Rio? Il Conde acquista i volumi economici, indaga e, pur beccando un sacco di botte e assistendo a morti (anche care) e interrogatori (da indiziato), in dieci giorni capisce tutto.


Il nostro genere “paduroso”
Il “nostro” misterioso genere è sembrato a Leonardo l’unico in grado di far capire la specificità di Cuba e l’universalità del crimine, di non essere accondiscendente con la propria realtà (e con la politica informativa del silenzio), di ottenere indipendenza nazionale vendendo all’estero e dialogando con i cubani di dentro (undici milioni) e di fuori, di raccontare tutta Cuba, anche quella prima e a lato della Rivoluzione, da parte di un cubano innamorato di ogni storia (e Storia) e di ogni angolo (anche gli uragani) del suo paese, nel bene e nel male (ovvero nella storicità e modernità) di ogni periodo e di ogni vivente. Non a caso l’opera sua più bella (anche per interloquire con le ultime otto generazioni di cubani) è La novela de mi vida, straordinario componimento letterario e storico, patriottico e critico, un vero capolavoro (“poliziesco senza cadavere”) su tre livelli temporali e diversi protagonisti (in prima solo il poeta José Maria Heredia, 1803-1839), con sapienti misteri gialli e neri su traditori eventuali, paternità segreta, poema inventato, carte bruciate.
Se non conoscete Padura Fuentes, leggetelo prima di incontrarlo, prima di andare o tornare a Cuba, magari mentre state percorrendo La Rampa, Plaza de Armas, antichi quartieri aristocratici e ghetti cinesi, leggendo creoli, ascoltando boleri, oppure prima di sfogliare le ultime notizie sul Lider Maximo, magari riflettendo se e come pronunciarsi sul fratello minore, sulla Baia dei Porci, sugli esuli, sull’embargo americano. Possederete più gusto giusto. Più pensiero ironico. Più divertimento critico.
Dodici anni fa abbiamo cominciato a conoscere Padura Fuentes in Italia grazie al coraggioso editore Marco Tropea, amico della letteratura di genere e degli scrittori latino americani. Leonardo è Tropea: a parte un discreto libro di approccio turistico storico culturale a Cuba (scritto con il legatissimo Alex Fleites e tradotto da Pratiche), la fiction in italiano e le frequenti presenze italiane dello scrittore sono onere e onore di Tropea, vera casa editrice “madrina”. Leonardo è Milano più di Roma: in ogni romanzo l’agognata Tamara è ospite fra Duomo e Navigli;  né mancano mai scherzi e giochi su personaggi milanesi. E i ringraziamenti fanno capire che l’editore italiano ha influito sui pensieri cubani. Ciò non toglie che il primo romanzo tradotto raccontava la terza avventura della tetralogia e Conde come “Mario Conte”. Poi, via via, molto è stato messo in sesto. Ottimi i traduttori impiegati (Roberta Bovaia per le prime cinque avventure, poi Pino Cacucci, Eleonora Mogovero, Elena Rolla).
Aspettiamo prima dell’estate 2010 il nuovo corposo testo di Leonardo, El hombre que amaba a los perros, da qualche mese uscito in spagnolo (con buone classifiche a Barcellona e Madrid), incentrato sulla figura di Ramon Mercader (1914-78), l’iberico assassino di Lev Trotski (1879-1940) nel rifugio di Coyoacan, ambientato in Spagna, Russia, Messico, oltre che a Cuba (dove visse per quattro anni), una vicenda importante per capire i socialismi e le Americhe, gli esili e i complotti, il passato e il presente, la storia e la geografia. Il soggetto ha pure un curioso risvolto “italiano”, visto che Ramon era il fratello maggiore di Maria (Barcellona, 1918), l’attrice che girò una decina di film in Italia dopo il 1939, conobbe Vittorio De Sica nel 1942 divenendo sua moglie (prima in Messico nel 1959, poi a Parigi nel 1968), madre di Christian e Manuel, ancora molto attiva sugli schermi (altri 15 film) fino al 1948 e sporadicamente anche nei decenni successivi.


Leo e Condecito
A e attraverso Courmayeur, per lettori e cultori del noir è giunta l’ora di conoscere meglio Padura Fuentes e Conde. Tenete presente che sono più magri che grassi, più bassi che alti, volti affilati e scuri, fumatori incalliti, discreti bevitori di rosso e rum, gran lettori di ogni genere, romantici e anticonformisti. Leo dice che Condecito non è il suo alter ego né fisicamente né biograficamente, è solo il suo interprete, la “voce” che canalizza suoi pensieri, sentimenti, sofferenze. Certo sono nati la stesso giorno e invecchiano insieme, sono cresciuti nello stesso quartiere e hanno frequentato le stesse scuole, amano le biblioteche e si guadagnano da vivere vendendo libri.
Conde aveva fatto il poliziotto dal 1978 al 1990 perché pensava di riuscire ad aggiustare un poco il mondo, poi ha capito di poter credere solo nell’amicizia, nel ricordo e in qualche libro, vivendo lontano dal potere e dall’impopolare polizia, dalla presunzione di avere il diritto di pensare per gli altri e dall’obbligo di eseguire ordini non condivisi. Padura Fuentes osserva che a Cuba le forze armate sono più popolari della polizia, possiedono beni e interessi economici di frontiera (imprese, alberghi), non hanno mai partecipato a repressioni, neanche prima della Rivoluzione.
Conde è onesto da poliziotto e da artigiano della compravendita di libri, ricorda che Martì sosteneva che rubare libri non è rubare, comunque non li ruba né si appropria di quelli da “nazionalizzare”; alla fine dell’ultima avventura ne sottrae sette dalla biblioteca per un autoregalo ai suoi amici, restando povero e precario come prima. Padura Fuentes osserva che il genere consente di mostrare un pezzo di Cuba (magari brutto, però vivo, vegeto e antico), che notiziari e giornali non possono offrire.
Conde pensa mestamente a quanto è stato tolto o proibito o negato ai cubani dal mezzo secolo della Rivoluzione per farli divenire migliori “dopo”, consentendo loro solo di divenire “diversi”. Padura Fuentes osserva che Cuba è sempre stata un paese eterogeneo e diverso e ora sta avanzando verso una complessità sociale ed economica e non servono bacchette magiche: la doppiezza (della moneta e del sistema educativo, dei fratelli e della burocrazia pubblica) durerà a lungo, ma lo scongelamento di Cuba si è avviato, l’immobilismo è in movimento, c’è un cambio profondo in corso, toccabile in piccole irreversibili cose, compresi il forno, il visto e i serial tv, compresa la diffusa celebrazione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia.
Conde ancora non usa telefono o cellulare, cerca di star bene dove e come è, critica o bistratta chi se ne è andato, non concepisce internet. Padura Fuentes osserva che non si sta passando dal fisso al cellulare, bensì da pochi (il fisso lo avevano specifiche motivate categorie come medici o militari) a tutti (in via potenziale), dal chiuso (bastava una e-mail per sentir bussare la Sicurezza Interna) all’aperto (da almeno paio di anni in rete si legge di tutto). Direi che, come per il diritto di voto, il diritto è eguale, non il soggetto che può eventualmente esercitarlo (anche male, aggiungo).
Conde conosce l’Hotel National e altri alberghi di lusso, non ha voglia di togliersi lo sfizio di dormirci. Padura Fuentes osserva che la struttura “imperfetta” dell’economia cubana rende più vantaggioso fare il portabagagli in un hotel che il neurochirurgo; i dollari circolano nel turismo verso Cuba e nelle rimesse degli emigrati, nelle attività internazionali (non solo industriali e commerciali, anche sportive e letterarie) e nei mercatini di libri, oggetti, sesso oppure di prodotti agricoli, alimentari, culturali.


Conde non parla dei governanti, esprime polemica verso indirizzi governativi e mostra che vi sono valori condivisi della rivoluzione (come indipendenza nazionale, alfabetismo generalizzato, assistenza sanitaria di base). Padura Fuentes osserva che Raul Castro all’inizio sembrava “ben” intenzionato: criticare gli eccessi di divieti e proibizioni, parlare di affetti e vita quotidiana, di lavoro e riposo. correggere senza enfasi, inaugurare un nazionalismo familiare; però è andato piano e rischia di non andare lontano.
Conde legge di tutto di più. Padura Fuentes apprezza che Obama porti gialli e neri (tre) fra i libri (cinque) per le vacanze estive, ma è colpito che siano tutti autori nord-americani che scrivono in inglese. E cita i suoi: Bolaño, Kapuscinski, Oz, Auster, Grossman. E aggiunge pure che il nuovo presidente USA dovrebbe ormai capire che l’eliminazione o la riduzione dell’embargo può essere il modo migliore per favorire i cambiamenti strutturali e concettuali nel suo vicino dei Caraibi.
Conde ama culturalmente il bolero e passionalmente la musica americana, i Creedence Clearwater Revival (la voce corposa di Tom Fogerty in Proud Mary). Padura Fuentes pure. Entrambi alambiccano sulla cucina creola e sul tartufo di Alba. E sulla pasta italiana (l’ho verificato solo per Padura Fuentes, immagino valga anche per Conde, se solo potesse), non conoscendo ancora altri tartufi.
Leo e Condecito stanno arrivando. Spero che possiate incontrarli anche voi. Con lo stesso sapore.




25 novembre 2009 Di Valerio Calzolaio


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