|
|
 |
|
| |
HOME | giovedì 11 marzo 2010 |
 |
|
|
|
|
|
 |
|
 |
 |
 |
|
 |
|
|
 |
 |
L'idea di bellezza secondo Antonio TabucchiLeggi la recensione a Il tempo invecchia in fretta
C’è un’evoluzione dell’idea del bello in Italia?
Si è prodotto, di recente, qualcosa di significativo: il ministro dell’Istruzione ha previsto dei tagli alla spesa per l’università e la scuola, ma ha decretato che tutti gli alunni di scuola elementare dovranno indossare dei grembiuli disegnati da uno stilista. Un’uniforme, quindi, ma ideata da un creatore… Come ha detto recentemente il fotografo Oliviero Toscani, noi italiani moriremo ignoranti, ma eleganti. Da noi l’eleganza è un prodotto di esportazione, di commercio. Vi è, all’interno dell’amministrazione, una sorta di sotto-ministero incaricato del made in Italy. Allo stesso tempo , gli istituti culturali italiani hanno visto le loro risorse diminuire in maniera consistente. Più passa il tempo e più la cultura italiana rischia di essere rappresentata non dai libri o dalla pittura, ma da questa etichetta commerciale del made in Italy.
In che modo questa evoluzione dell’estetica convive con uno dei patrimoni artistici più importanti del mondo?
Durante il suo precedente governo, Silvio Berlusconi aveva previsto di privatizzare i musei. Per esempio, voleva affidare la gestione degliUffizi, a Firenze, a una multinazionale. Questo suscitò reazioni indignate da parte dei direttori della maggior parte dei grandi musei europei, il Louvre, il Prado. Più di recente, in un articolo pubblicato da La Repubblica, Salvatore Settis, archeologo e storico di fama, responsabile del patrimonio artistico italiano (una funzione che non fa capo al governo), ha denunciato le gravi responsabilità dei governi successivi in merito al patrimonio artistico: l’abbandono, la mancanza di cure e i bruschi tagli alle risorse economiche. Il governo Berlusconi l’ha minacciato di licenziamento. È rimasto al suo posto grazie al sostegno dell’opinione pubblica. La fontana di Trevi o il Colosseo non sono importanti solo per ciò che sono, ma perché ci sono occhi che li guardano. Certamente questi monumenti hanno continuato a esistere durante il periodo fascista e l’occupazione nazista, ma quando non ci sono più persone che possano apprezzarli per il giusto valore, essi perdono il loro significato. La sensibilità alla bellezza appartiene a un momento storico e non al patrimonio genetico di una persona. È culturale, e quindi bisogna insegnarla.
Da quando la percezione del bello in Italia ha cominciato a cambiare?
Innanzitutto, chiariamo il termine “bello”. In senso filosofico l’estetica è stata oggetto di numerose teorie. Quella che ha prevalso, in particolare in Francia, è la concezione fenomenologica: il bello è guardato attraverso la percezione sensibile. Ma altri filosofi, Jankélévitch e Ricoeur, ad esempio, insistono sul carattere ontologico del bello: l’estetica deve essere legata all’etica. L’importanza del bello non dipende solo dall’oggetto stesso, ma dal suo carattere morale e sociale. Se partiamo da questa definizione, si giunge alla questione italiana nel modo seguente: fin dall’inizio degli anni ‘80, si assiste, sui canali televisivi che appartengono a Berlusconi, a un lavoro che mira ad abbassare il livello estetico, dal punto di vista della percezione sensibile. Facciamo un esempio: se vedere una persona che sputa è considerato brutto ma la tv valorizza questo gesto, essa valorizza la bruttezza. Si è prodotta una sorta di corrosione nel corso degli anni. La progettazione dei programmi è stata affidata a persone che lavorano nella comunicazione, che hanno lavorato senza tregua per rendere più volgari i contenuti, con l’occhio fisso agli indici di ascolto. Hanno praticato l’anatema generalizzato, la distruzione del buon gusto, della cittadinanza, del “saper vivere insieme”. L’Italia è al momento un paese teso, dove voi dite buongiorno e non sempre vi si risponde. E gli Italiani passano tra le quattro e le cinque ore davanti al televisore. Per l’80% di essi, la televisione è l’unica fonte d’informazione.
Ha l’impressione che le manchi l’aria in Italia? Ed è per questo che non ci vive praticamente più?
Uno scrittore porta sempre con sé il suo paese, perchè la sua vera Heimat , la sua vera terra natale, è la sua lingua. “La mia patria è la lingua portoghese”, diceva Pessoa; io potrei dire la stessa cosa per l’Italiano. Ma io non mi sento in esilio e torno di tanto in tanto alla mia casa natale in Toscana. L’Italia è attualmente una “democrazia vigilata”, dove non c’è spazio per la libertà di parola. Da una parte, l’impero berlusconiano con quasi tutti i media, la distribuzione cinematografica, senza contare le case editrici e le agenzie assicurative; dall’altro lato, un piccolo spazio riservato al più grande partito d’opposizione, gli ex-comunisti del Partito Democratico, alcune banche, alcune amministrazioni locali, un pò di stampa. Non si può”disturbare” questo equilibrio. Di recente, ad esempio, Berlusconi, che è sotto processo per un grave reato di corruzione, ha presentato una legge che mira ad assicurare davanti ai giudici la propria immunità, quella dei due presidenti del Parlamento e del presidente della Repubblica. È una legge anticostituzionale, perché il terzo articolo della Costituzione garantisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Ora, il Presidente della Repubblica l’ha firmata il giorno dopo, quando aveva un mese per riflettere e per rimandarla in Parlamento. Ma se osate dire l’evidenza, e cioè che questa legge è anticostituzionale, venite immediatamente attaccati, non solo dalla stampa berlusconiana (o quella a lui favorevole, come il Corriere della Sera), ma anche dalla stampa “indipendente”, vicina al Partito Democratico. Una trentina di magistrati di fama sono stati trattati da incompetenti per aver firmato un manifesto quando questa legge infame è stata presentata. Ma perché il Presidente della Repubblica, l’ex-comunista Napolitano, l’ha firmata? Se avanzate l’ipotesi più logica, cioè che anche lui consideri “utile” questa legge, avrete dei problemi. Capite perché uno scrittore come me non abbia voglia di vivere in un clima del genere. Per più di dieci anni ho denunciato sulla stampa l’infezione italiana: la corruzione, il conflitto di interessi, l’attacco dei politici contro la giustizia, l’arrivo trionfale della bruttezza, la caduta in basso della democrazia. Ma non vorrei, alla mia età, diventare un medico specialista: a forza di occuparsi di uno “Stivale”, si rischia di dimenticare il corpo al quale appartiene la gamba. Il mondo è vasto, e davanti ai grandi problemi del mondo, davanti alla grande bruttezza e alla grande bellezza del mondo, quelli dell’Italia sono piccoli problemi, della piccola bruttezza e della piccola bellezza.
Da un'intervista rilasciata il 10 ottobre 2008 a Raphaëlle Rérolle per Le Monde
Condividi su: |
 |
|
 |
|
|
|
 |
|
 |
|
|
Copyright © 1996/2010 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati. Wuz è un marchio registrato. Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359. Concessionaria di pubblicità MYads.it Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria Dati audience certificati Audiweb Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione |
|
|
|