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RECENSIONE

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Titolo Il gioco dell'angelo
Autore Ruiz Zafón Carlos
Dati 676 p., brossura
Prezzo € 22,00
Prezzo IBS € 22,00
Editore Mondadori
Collana Scrittori italiani e stranieri
EAN 9788804583356
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Il gioco dell'angelo di Carlos Ruiz Zafón

"Questo posto è un mistero. Un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi, ha un'anima. L'anima di chi lo ha scritto e di quelli che lo hanno letto e vissuto e sognato. Ogni volta che un libro cambia di mano, ogni volta che qualcuno fa scorrere lo sguardo sulle sue pagine, il suo spirito cresce e si rafforza. In questo posto i libri che nessuno più ricorda, i libri che si sono perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa di arrivare tra le mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito..."

C'è ancora odore di zolfo nel nuovo ed atteso romanzo di Carlos Ruiz Zafón, Il  gioco dell'angelo, che pare rielaborare e ripresentare parecchi temi, personaggi ed immagini che già erano apparsi ne L'ombra del vento. Anche in questo romanzo si parla molto di libri (per la gioia dei lettori accaniti) e di scrittori, anche ne Il gioco dell'angelo il protagonista fa una puntata al Cimitero dei Libri Dimenticati e anche lui, come il Daniel de L'ombra del vento, sembra vivere la vita di qualcun altro, scrivendo lo stesso libro - o quasi - che un altro aveva scritto.

Non proviamo neppure a riassumere la trama ricchissima del romanzo, ci limitiamo a raccontare lo spunto iniziale: un giovane e ambizioso scrittore, che si è messo in luce con dei romanzi d'appendice, riceve una proposta da un editore francese. Per un compenso esorbitante deve scrivere una narrazione religiosa, una sorta di Bibbia, tanto per intenderci, e può pescare a piene mani da tutto quello che è già stato scritto. E David Martín accetta, anzi, è forzato ad accettare perché muoiono, in maniera violenta e sospetta, entrambi gli editori che pubblicavano la serie de La città dei maledetti e che lo tenevano legato con un contratto a lontana scadenza.

Questo è il cuore del romanzo, quello che esala puzza di zolfo - chi è il misterioso Andreas Corelli che risulta essere morto almeno quindici anni prima, dovrebbe abitare a Parigi ma convoca David in una casa del goticheggiante Park Güell di Gaudì? qual è il gioco di quest'uomo che porta una piccola spilla con un angelo sul risvolto della giacca? non è il caso di ricordare che anche Lucifero era un angelo...E poi c'è una lunga scia di morti, soprattutto mentre ci avviciniamo alla conclusione del libro - alcuni di questi morti saltano fuori dal passato, sembrano quasi uscire dalle tombe del cimitero che è un altro luogo degli incontri tra David e Corelli, si nascondono dietro pareti celate da armadi; ci sono cadaveri che sanguinano ancora, altri che si sbriciolano al tatto, altri che guardano con occhi sbarrati sotto una lastra di ghiaccio. Mentre la polizia dà la caccia al colpevole: chi vuole che David paia essere l’assassino?

È una fortuna che ci siano altre storie intrecciate a questa, di un patto mefistofelico, che è la principale de Il gioco dell'angelo e che risulta un poco stancante nel finale da grand guignol con suggerimenti di eterna giovinezza alla Dorian Grey.
Si allude spesso, nel romanzo, a Grandi speranze di Dickens: conosciamo l'infanzia di David, infelice quanto quella dell’eroe dickensiano; come Pip pure David ha la possibilità di realizzare le sue ambizioni con dei soldi 'sporchi'. In più ci sono altre scene, all'interno della fatiscente Casa della Torre presa in affitto da David, che ricordano quelle nella spettrale dimora di Miss Havisham, e  poi c'è l'amore idealizzato di David per Cristina che ha qualcosa di quello di Pip per Estella. Il personaggio più bello di tutto il romanzo, tuttavia, è quello del libraio Sempere (ricordate il padre libraio di Daniel ne L'ombra del vento?), l'uomo dal cuore grande che morirà d'infarto, che accoglie David bambino in fuga dal padre che lo ha picchiato, che gestisce una libreria in perdita perché compera libri che andrebbero al macero, perché presta libri che non gli vengono restituiti... E, dopo di lui, quello dell'incantevole, spiritosa e brillante Isabella, apprendista scrittrice, innamorata di David anche se finisce per sposare Sempere junior.


In un libro così corposo è inevitabile che ci siano molti pregi e molti difetti. Se da una parte ci vien fatto di pensare che è vero che uno scrittore finisce per scrivere sempre lo stesso libro, dall'altra restiamo irretiti dalla ragnatela delle storie - perché Carlos Ruiz Zafón sa raccontare -, inghiottiti da quello che pare essere un romanzo dentro un romanzo che contiene un altro romanzo, thriller, feuilleton, romanzo gotico, storia d'amore.

Le prime pagine

Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprat¬tutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell'istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo.
La mia prima volta fu un lontano giorno di dicembre del 1917. Avevo diciassette anni e lavoravo a "La Voz de la Industria", un giornale in rovina che languiva in un cavernoso edificio che una volta aveva ospitato una fabbrica di acido solforico e le cui pareti trasudavano ancora quel vapore che corrodeva i mobili, i vestiti, l'anima e perfino le suole delle scarpe. La sede del giornale si ergeva oltre la foresta di angeli e croci del cimitero del Pueblo Nuevo, e da lontano il suo profilo si confondeva con quello delle tombe di famiglia ritagliate su un orizzonte accoltellato da centinaia di comignoli e di edifici che intessevano un perpetuo crepuscolo nero e scarlatto sopra Barcellona.
La sera in cui sarebbe cambiato il corso della mia vita, il vicedirettore del giornale, don Basìlio Moragas, volle convocarmi poco prima della chiusura nell'oscuro cubicolo incassato in fondo alla redazione che fungeva da fumoir di sigari e da ufficio per lui. Don Basilio era un uomo dall'aspetto feroce e dai baffi rigogliosi che andava per le spicce e sosteneva la teoria secondo la quale un uso liberale degli avverbi e l'aggettivazione eccessiva erano cose da pervertiti e da persone con carenze vitaminiche. Se scopriva un redattore incline alla prosa fiorita, lo spediva tre settimane a stilare necrologi. Se, dopo la purga, il soggetto recidivava, don Basilio lo destinava alle pagine dei lavori domestici vita natural durante. Lo temevamo tutti, e lui lo sapeva. «Don Basilio, mi ha fatto chiamare?» mi affacciai timidamente.
Il vicedirettore mi guardò di sottecchi. Entrai nell'ufficio che puzzava di sudore e di tabacco, in quest'ordine. Don Basilio ignorò la mia presenza e continuò a rivedere uno degli articoli che aveva sulla scrivania, matita rossa alla mano. Per un paio di minuti mitragliò il testo di correzioni, quando non si trattava di amputazioni, masticando improperi come se io non ci fossi. Non sapendo che fare, notai una sedia appoggiata al muro e feci per accomodarmi.


© 2008, Mondadori

Carlos Ruiz Zafón – Il gioco dell’angelo
Titolo originale: El Juego del Ángel
Traduzione di Bruno Arpaia
676 pag., 22,00 €- Edizioni Mondadori 2008 (Scrittori italiani e stranieri)
ISBN 978-88-04-58335-6


L'autore

Carlos Ruiz Zafón è nato a Barcellona nel 1964. Autore di libri per ragazzi, è al suo esordio nella narrativa per adulti, con L'ombra del vento (Mondadori 2004). Vive a Los Angeles, dove è impegnato nell'attività di sceneggiatore. Collabora regolarmente con le pagine culturali di "El País" e "La Vanguardia".

11 dicembre 2008 Di Marilia Piccone


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