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RECENSIONE

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Titolo Il vento dell'odio
Autore Cotroneo Roberto
Dati 283 p., rilegato
Prezzo € 18,00
Prezzo IBS € 18,00
Editore Mondadori
Collana Scrittori italiani e stranieri
EAN 9788804573715
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Il vento dell'odio di Roberto Cotroneo

"Eravamo e siamo un paese che si odia. Un paese che vent’anni prima aveva combattuto una guerra civile. Un paese che non ha fatto davvero i conti con il fascismo. Un paese fascista nel suo nucleo più profondo. Fascista e rivoluzionario al tempo stesso. Un paese di estremi violenti e distruttivi."

Il tempo: un’entità così misurabile fino ad un suo frammento infinitesimale e tuttavia calcolabile in una maniera così paradossalmente soggettiva, per cui cinque minuti, un mese, dieci anni possono risultare brevissimi o lunghissimi a persone diverse, o anche alla stessa persona ma in circostanze differenti. Sono passati trentanove anni dal dicembre 1969, quando esplose la bomba nella banca di piazza Fontana, ne sono trascorsi trenta dall’assassinio di Aldo Moro, ventotto dalla strage di Bologna: sembrano fatti accaduti ieri per chi li ha vissuti e non può dimenticare l’atmosfera di quei giorni, e, nello stesso tempo, in una maniera arcana, paiono appartenere a un’epoca selvaggia che si fa fatica a ricordare. Sono pochi o sono sufficienti, trent’anni, per rielaborare il passato?

Non è un caso che proprio ora ci sia un fiorire di romanzi - storici, autobiografici, romantici, in forma di saggio, fantapolitici - che cercano di capire, di trovare una ragione, di spiegare quello che è successo e che ha travolto un’intera generazione. La peggio gioventù di Valerio Morucci (edito da Rizzoli, ora fuori catalogo), Confine di Stato di Simone Sarasso (edizioni Marsilio), Il tempo infranto di Patrick Fogli (Piemme) ed ora Il vento dell’odio di Roberto Cotroneo, il libro a cui si addice l’aggettivo ‘romantico’, perché è un’esplorazione di sentimenti e di stati d’animo.

Sono due i personaggi principali di questo romanzo un poco schematico che vede alternarsi i capitoli in cui Cristiano Costantini e Giulia Moresco vengono alla ribalta. Lui è latitante da vent’anni, vive in Argentina; lei è diventata ricca e piuttosto nota, si è sposata, ha avuto un figlio, ha comperato la casa che era stata di Cristiano, a Roma. Il padre di lui era fascista, un giorno sua madre gli aveva confessato di non aver mai saputo che lavoro facesse il marito; lei era figlia di un comunista che era spesso via per affari - una fabbrica in Bulgaria. E ognuno dei due ripercorre le tappe della propria vita - Cristiano in maniera più consapevole e dolorosamente sofferta, Giulia in modo più ambiguo, come aveva vissuto in quegli anni, d’altronde. È possibile che Giulia abbia fatto da staffetta tra Milano e Parigi, per conto di un professore presso cui l’aveva mandata a vivere il padre, senza mai domandarsi nulla? Consegnando pacchetti e carte come se fossero scatole di cioccolatini? Nella sua solitudine pressoché totale Cristiano rivive in sé l’assoluta mancanza di etica che non fosse quella a cui obbediva la loro violenza, quella sorta di esaltazione con cui lui - come altri - sparava ammazzando persone di cui era venuto a conoscere ogni minima abitudine, soprattutto quell’odio che pareva infiltrarsi in ogni fibra del suo corpo, verso tutto il mondo costituito, che era, in definitiva, il mondo di suo padre. Ricorda di aver un giorno detto a suo padre, “Siete tutti colpevoli… E un giorno risponderete di quello che avete fatto”. A dire che quello che è stato fu una conseguenza della storia che era stata tramandata - la guerra e la resistenza e il fascismo.

La casa di Roma in cui si trasferisce Giulia gioca un ruolo di doppia importanza nella trama: circolano ‘leggende’ su quella casa, che sia stata la prigione - almeno per un certo periodo - di Moro; e in un tramezzo abbattuto Giulia trova delle carte. Sono del padre di Cristiano; è un memoriale che spezza il romanzo in due, tra la latitanza di Cristiano e il suo ritorno. Sono pagine che fanno dubitare di tutto, che in parte svelano segreti, che sporcano ancora di più le acque. Dietrologia, terrorismo, stragismo, servizi deviati, Gladio rossa, manovre di un fascismo mai morto per diffondere paura e provocare una sterzata verso destra, ingerenza dell’America, e del Vaticano, naturalmente.

E tuttavia sono due i personaggi del romanzo e quindi due i partiti e duplici le rivelazioni di retroscena, come pure duplici i memoriali di cui si parla (l’altro è il favoleggiato memoriale di Moro: possibile che fosse nella cassaforte del padre di Giulia?). E, quando ci viene spiegata l’allusione del titolo, che si rifà alla parola ebraica per dire venti che significa anche ‘spiriti’, siamo pronti allora per l’apparire e scomparire di fantasmi - di idee, di personaggi, persino di situazioni. E questi venti dell’odio sembrano essere molto fumosi: forse è troppo breve il tempo lungo di trent’anni per spiegare quello che fu.

Le prime pagine

Era di martedì, qualche minuto prima delle nove di sera. Martedì, 4 luglio. Piazza Mattei, a Roma, era deserta. I pochi passanti correvano tutti a casa per la partita dei campionati mondiali: la nazionale italiana contro la Germania. Stavo seduto in un ristorante, all'aperto, senza che i camerieri mi degnassero di uno sguardo. Erano tutti dentro a guardare un televisore sulle immagini del Westfalenstadion di Dortmund. Davanti a me i tavoli erano vuoti. Mentre aspettavo sentii dei passi e la voce di un uomo che chiedeva se si potesse cenare. Il cameriere acconsentì malvolentieri. La donna parlava a bassa voce e sembrava ri¬desse. Li fecero sedere a un tavolo a pochi metri da me. Guardai lui, e fui sicuro di riconoscerlo: era Cristiano Costantini, l'ex terrorista. Lei mi voltava le spalle ma anche se non potevo vederla in faccia ero sicuro che si trattasse di Giulia Moresco. Non potevo sbagliarmi, avevo visto decine di loro fotografie nel mio ultimo anno di lavoro. Avevo letto pagine e pagine, e lettere, e documenti di ogni genere.

In quel silenzio irreale, con la voce del telecronista che veniva dal televisore del ristorante, avevo di fronte due fantasmi. Perché Giulia e Cristiano, per tutti quelli che li conoscevano e li cercavano, erano morti il 21 aprile del 2005, in un incidente stradale sulla Roma-L'Aquila. La macchina era bruciata e si era risaliti all'identità di Giulia perché l'auto era stata noleggiata. Riguardo a Cristiano per la polizia non c'era dubbio che fosse lui, anche se i corpi erano irriconoscibili.

Il 25 aprile, quattro giorni dopo l'incidente, ricevet¬ti la telefonata di una donna, che non conoscevo, e che era Stefania, la sorella di Cristiano. Mi disse che voleva incontrarmi prima di ripartire per il Sudafrica e mi diede un appuntamento in un bar di piazza Trilussa. Arrivò con una borsa piena di carte e me la consegnò, dicendomi di leggere tutto e soltanto dopo averlo fatto, di telefonarle.

Nell'ultimo anno non mi sono occupato d'altro, ho interrotto il romanzo che stavo scrivendo e ho viaggiato per mezzo mondo: cercando di ricostruire i movimenti, di trovare conferme, di capire cosa fosse successo a Cristiano e a Giulia. Ma già dalla fine di giugno mi ero deciso a lasciar perdere. Non era una storia che si potesse raccontare. E non riuscivo a chiarire troppi aspetti oscuri delle loro vite.

© 2008, Mondadori

Il vento dell’odio – Roberto Cotroneo
283 pag., 18,00 €- Mondadori 2008 (Scrittori italiani e stranieri)
ISBN 978-88-04-57371-5


L'autore



07 novembre 2008 Di Marilia Piccone


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