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RECENSIONE

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Titolo Né di Eva né di Adamo
Autore Nothomb Amélie
Dati 160 p., brossura
Prezzo € 13,00
Prezzo IBS € 13,00
Editore Voland
Collana Amazzoni
EAN 9788888700984
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Né di Eva né di Adamo di Amélie Nothomb

"Eravamo lungi dall'essere gli unici innamorati, per riprendere la terminologia d'uso, che passeggiavano intorno allo stadio. Adoravo questo lato 'percorso obbligato' delle nostre peregrinazioni: la tradizione di questo paese aveva messo a disposizione delle coppie di un giorno o di una vita tutto un sistema di infrastrutture, in modo che non dovessero scervellarsi per decidere cosa fare. La cosa somigliava a un gioco di società. Senti qualcosa per qualcuno? Invece di riflettere da mezzogiorno alle due sulla natura esatta del tuo turbamento, porta quel qualcuno alla casella x o y del nostro Monopoli o piuttosto del nostro Amoropoli. Perché? Vedrai."

Avevamo lasciato la Nothomb al termine di Stupore e tremori in quel Giappone tanto amato, ma alle prese con il lavoro e confusa e frustrata in un mondo tutto da capire. Il racconto era ironico, a volte divertente. Il ricordo che ne resta è di un romanzo "leggero".
Riprendiamo il discorso su un altro piano, quello dei sentimenti. Nel frattempo Amélie ci ha regalato altre storie, non ci ha fatto viaggiare in oriente, ma su un treno, nella mente dei killer, in quella di giovani donne vittime e carnefici, nel passato... 
Ed ecco che ora evidentemente ritiene arrivato il momento di riportarci in Giappone, sulle orme della sua storia d'amore con il giovane Rinri.


Una storia che inizia come rapporto di lavoro: Rinri vuole imparare il francese, Amélie è da poco tornata in Giappone dopo tanti anni, cerca lavoro ed è disponibile a dare ripetizioni. 
Un incontro casuale e mirato a uno scambio professionale diventa in breve un rapporto d'amicizia e poi d'amore, scandito dalle divertenti difficoltà di Amélie in un paese che, sebbene sia quello dalla sua infianzia, le riserva molte sorprese. Tra gaffe e situazioni imprevedibili, tra momenti di ilarità e di imbarazzo, si confrontano due culture molto differenti, due abitudini di vita quasi opposte, due personalità che potrebbero sembrare incompatibili ma che si rivelano complementari.


Tutto il libro è un racconto di piccoli momenti della quotidianità di due ragazzi innamorati. La scoperta dell'altro, graduale, porta sempre stupori e divertimento (qui il tremore è poco). E accanto a questa scoperta personale c'è un mondo di odori, sapori, gusti, abitudini, gesti da imparare a decifrare, per l'uno e per l'altra. 
Ci sono anche le balene e le montagne inabitate, le sorelle, i genitori e i nonni, gli appartamenti dove vivere qualche giorno accanto, le conversazioni con amici e conoscenti, le escursioni, le vancanze, il lavoro. Insomma, tutti i tasselli di una vita normale che potrebbero creare l'edificio solido di un matrimonio perfetto se a fare da contraltare a tutto ciò non ci fosse l'animo indipendente di una giovane donna e la sua imprescindibile voglia di libertà.

Titolo originale: Ni d'Eve ni d'Adam
Traduzione di Monica Capuani

L'intervista all'autrice


Le prime pagine


II mezzo più efficace per imparare il giapponese mi parve insegnare il francese. Lasciai un annuncio al supermercato: "Lezioni private di francese, prezzo interessante."
   La sera stessa squillò il telefono. Prendemmo appuntamento per l'indomani, in un caffè di Omote-Sando. Io non capii come si chiamava lui, lui non capì come mi chiamavo io. Quando riattaccai, mi resi conto che non avevo idea di come lo avrei riconosciuto, e lui idem. E poiché non avevo avuto la presenza di spirito di chiedergli il numero di telefono, chissà come avremmo fatto. "Probabilmente mi richiamerà" pensai.
   Non mi richiamò. Dalla voce mi era sembrato giovane. Elemento che non mi avrebbe aiutato granché. Non mancava certo la gioventù a Tokyo, nel 1989. Tanto più in quel caffè di Omote-Sando, il 26 gennaio, intorno alle tre del pomeriggio.
   Non ero l'unica straniera, proprio per niente. Eppure, si diresse verso di me senza esitazioni.
   — Lei è l'insegnante di francese?
   — Come fa a saperlo?
   Alzò le spalle. Molto rigido, si sedette e tacque. Mi resi conto che l'insegnante ero io e che toccava a me occuparmi di lui. Gli rivolsi alcune domande e appresi che aveva vent'anni, si chiamava Rjnri e studiava il francese all'università. Lui apprese che io avevo ventun anni, mi chiamavo Amelie e studiavo il giapponese. Non capì di che nazionalità fossi. Ci ero abituata.
   - A partire da questo momento, non si può più parlare inglese - dissi.
   Conversai in francese per capire a che livello fosse: si rivelò disperante. La cosa più grave era la pronuncia: se non avessi saputo che Rinri stava parlando francese, avrei creduto di avere a che fare con un pessimo studente che cominciava a studiare il cinese. Il suo vocabolario languiva, la sua sintassi riproduceva male quella dell'inglese che tuttavia sembrava il suo assurdo referente. Eppure studiava francese da tre anni, all'università. Ebbi la conferma dell'assoluto disastro dell'insegnamento delle lingue in Giappone. A un tale livello, non si poteva neanche più parlare di insularità.
   Il giovanotto probabilmente si rendeva conto della situazione perché non tardò a scusarsi, e poi a tacere. Io non riuscii ad accettare un simile smacco e cercai di nuovo di farlo parlare. Invano. Tenne la bocca chiusa come per nascondere una brutta dentatura. Eravamo a un punto morto.
   Allora iniziai a parlargli in giapponese. Non lo avevo più praticato dall'età di cinque anni e i sei giorni appena trascorsi nel paese del Sol Levante, dopo sedici anni d'assenza, non erano bastati, proprio per niente, a riattivare i miei ricordi d'infanzia di quella lingua. Perciò mi produssi in uno sproloquio puerile senza capo né coda. C'erano dentro poliziotti, cani e ciliegi in fiore.
   Il ragazzo mi ascoltò sbalordito e poi scoppiò a ridere. Mi chiese se il giapponese mi fosse stato insegnato da un bambino di cinque anni.
   - Sì - risposi. — Quel bambino sono io. 
   E gli raccontai il mio percorso. Glielo narrai lentamente, in francese; in virtù di un'emozione speciale, sentii che mi capiva.
   Lo avevo disinibito. 

© 2008, Voland 

Amélie Nothomb – Né di Eva né di Adamo
160 pag., 13 € – Edizioni Voland 2008 (Amazzoni)
ISBN 978-88-88-70098-4


L'autrice



17 marzo 2008 Di Giulia Mozzato


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