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HOME | venerdì 12 marzo 2010 |
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| Titolo |
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Io sono leggenda |
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| Autore |
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Matheson Richard |
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| Dati |
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226 p. |
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| Prezzo |
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€ 13,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 13,00 |
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| Editore |
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Fanucci |
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| Collana |
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Collezione vintage |
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| EAN |
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9788834713624 |
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Richard Matheson
Io sono leggenda "Il cerchio è completo. Un nuovo terrore prende forma dalla morte, una nuova superstizione penetra la fortezza inattaccabile dell'infinito. Io sono leggenda."
Un cantore della solitudine, dell'alienazione, del dramma personale. Un abile narratore che tiene il lettore sempre sull'orlo dell'abisso, sospeso, costantemente in procinto di precipitare. Mi basterà citare un titolo per convincervi di quello che sto dicendo a proposito dei romanzi di Richard Matheson: Duel. Sì, il racconto che ha ispirato il celebre film di Spielberg (che lui stesso ha sceneggiato) porta la sua firma. Così come decine di altri film dove la suspense si declina nei vari generi della fantascienza e dell'horror senza trascurare una buona spolverata di thriller che condisce ogni sua storia.
Io sono leggenda è certamente uno dei titoli più celebri della sua vasta produzione, già più volte portato sul grande schermo. Uscito originariamente nel 1954 per i tipi Fawcett Publications di New York (Library of Congress Catalog) in Italia è stato tradotto per la prima volta nel 1957 da Elisa Marpicati per Longanesi (catalogo SBN) e in seguito ripubblicato (talora con il titolo I vampiri) dalla torinese De Carlo, da Mondadori e infine Fanucci che lo ripropone con una copertina dedicata alla nuova versione cinematografica.
Protagonista un uomo terrorizzato e disperato, Robert Neville, che si trova da solo a fronteggiare una situazione estrema: l'umanità è stata spazzata via da una terribile epidemia che ha lasciato solamente delle creature mostruose, inferocite e che vivono unicamente la notte. Al calar del sole questi esseri umani emaciati ma terrificanti, che di giorno invece sono nascosti e inoffensivi, popolano le strade deserte con un unico apparente scopo: catturarlo.
L'ansia, l'angoscia che prende il protagonista è accentuata ulteriormente dalla familiarità che queste creature hanno per lui: sono i vicini, i conoscenti che in quella cittadina hanno coabitato con la sua famiglia pacificamente da sempre e che ora, mutati dalla malattia che li ha colpiti, sono diventati i suoi implacabili nemici e che a sua volta è determinato a sterminare, con le strategie più adeguate all'eliminazione dei vampiri e con la ferocia di un assassino.
Determinante il finale - dopo una narrazione che racconta tre anni di sopravvivenza con qualche colpo di scena inatteso che ci fa sperare in un risolevvamento delle sue sorti - che mette in dubbio ogni nostra certezza, sconvolgendo l'idea della realtà che il lettore si è fatta, seguendo la linea tracciata dallo scrittore sino a quel punto. Chi è davvero il diverso? Qual è la società da salvare?
Robert Neville ha avuto il volto di Charlton Heston, ora ha quello di Will Smith, anche se la storia prende derive diverse da quelle del romanzo. Proprio per questo è consigliabile leggere l'originale. Solo il Robert Neville raccontato da Matheson può davvero dire "Io sono leggenda".
Titolo originale: I Am Legend Traduzione di Simona Fefè Postfazione di Valerio Evangelisti
Le prime pagine
1
Nei giorni di ciclo coperto Robert Neville non era mai sicuro del tramonto del sole e capitava che loro uscissero in strada prima del suo rientro. Se fosse stato più analitico, avrebbe saputo prevedere il loro arrivo con una certa approssimazione; ma si ostinava a mantenere l'abitudine di tutta una vita di calcolare il calar delle tenebre guardando il cielo, un metodo che nelle giornate nuvolose non funzionava. Ecco perché in quelle occasioni non si allontanava mai troppo. Fece il giro della casa nel grigio uggioso del pomeriggio, una sigaretta penzolante all'angolo della bocca, un fil di fumo a fargli da scia da sopra la spalla. Passò in rassegna le finestre una a una, per controllare se qualche asse si fosse allentata. Durante gli assalti più violenti le tavole venivano spesso distrutte o forzate, e lui era costretto a sostituirle del tutto; un lavoro che detestava. Quel giorno c'era una sola asse sconnessa. Stupefacente, pensò. Nel cortiletto sul retro controllò la serra e il serbatoio d'acqua. Qualche volta la struttura di protezione aveva un cedimento o i bacini di raccolta per l'acqua piovana si abbozzavano o venivano sfasciati. Capitava che quelli scagliassero delle pietre oltre l'alto steccato che circondava la serra e che i sassi attraversassero la rete aerea, costringendolo a sostituire i vetri. Quel giorno sia il serbatoio che la serra erano intatti. Entrò in casa a prendere chiodi e martello. Mentre apriva la porta davanti a sé guardò la propria immagine distorta riflessa dallo specchio frantumato che vi aveva fissato un mese prima. Ancora qualche giorno e i frammenti di vetro argentato avrebbero cominciato a staccarsi. Era l'ultimo accidente di specchio che montava; non ne valeva la pena. Al suo posto avrebbe appeso dell'aglio. L'aglio funzionava sempre. Attraversò piano il profondo silenzio del soggiorno, spostandosi a sinistra nel piccolo disimpegno e poi di nuovo a sinistra, fino alla camera da letto. Un tempo, in un'altra epoca ormai, quella stanza era stata arredata con amore. Ora si trattava di un ambiente puramente funzionale: dato che il letto e la cassettiera di Neville occupavano uno spazio ridotto, aveva trasformato parte della stanza in laboratorio. A riempire quasi tutto un lato c'era un lungo bancone con un ripiano di legno sul quale giacevano una pesante sega a nastro, un tornio da legno, una mola a smeriglio e un morsetto. Sulla parete al di sopra erano disposti alla rinfusa gli scaffali con i suoi utensili. Prese un martello dal bancone e scelse qualche chiodo da uno dei contenitori in disordine. Poi tornò fuori e inchiodò per bene l'asse contro la persiana. Gettò i chiodi avanzati tra i calcinacci della casa accanto. Rimase per un po' sul prato davanti all'ingresso a contemplare sui due lati la silenziosa Cimarron Street. Era un trentaseienne alto, di ceppo anglotedesco, con i tratti comuni, fatta eccezione per la bocca sottile e determinata e per gli occhi color azzurro intenso che ora vagavano tra i resti carbonizzati delle case accanto alla sua. Le aveva bruciate per impedire a quelli di arrampicarsi sui tetti vicini e saltare sul suo. Dopo qualche minuto fece un lungo, lento sospiro e rientrò. Lasciò cadere il martello sul divano del soggiorno, poi si accese un'altra sigaretta e si fece la be-vutina di mezzogiorno. Più tardi, si impose di andare in cucina per eliminare nel tritarifiuti le immondizie accumulate in cinque giorni. Sapeva di dover anche bruciare i piatti di carta e le posate, di dover spolverare i mobili, lavare i lavandini e la vasca da bagno e il water e di dover cambiare le lenzuola e la federa del letto; ma non ne aveva voglia. Perché era un uomo ed era solo, e queste cose per lui non avevano più importanza.
© 2007, Fanucci Editore
Richard Matheson – Io sono leggenda 228 pagine, 13 euro – Edizioni Fanucci (Collezione Vintage) ISBN 978-88-34-71362-4
| 12 febbraio 2008 | | Di Giulia Mozzato |
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