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HOME | martedì 09 febbraio 2010 |
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| Titolo |
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La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili |
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| Autore |
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Stella G. Antonio; Rizzo Sergio |
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| Dati |
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284 p., rilegato |
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| Prezzo |
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€ 18,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 18,00 |
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| Editore |
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Rizzoli |
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| Collana |
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Saggi italiani |
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| EAN |
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9788817017145 |
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Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
La casta Così i politici italiani sono diventati intoccabili
“Rossori di imbarazzo? Mai. Quanto alle retromarce, sono rarissime. E solo nei casi in cui, scusate il bisticcio, il troppo è troppo troppo. Come nel caso del del tunnel che avrebbe dovuto unire Montecitorio a una delle sue numerose dépendance, il Palazzo Theodoli-Bianchelli su via del Corso. Progetto abolito, non senza sbuffi di esasperazione verso i giornalisti impiccioni, soltanto dopo che era stato svergognato sul ‘Corriere’. Da un palazzo all’altro saranno, a esagerare, cinque passi. Lo stanziamento previsto era di 5.220.000 euro. Un milione di euro a passo.”
Ma quanti danni hanno fatto all’Italia i terribili anni Ottanta, gli anni della “Milano da bere”, dell’apparenza che vinceva sulla forma, dei nani e delle ballerine!
Quanti danni hanno fatto anche all’economia nazionale che ha visto il debito pubblico crescere in maniera esponenziale e le casse dello Stato vuotarsi spaventosamente, tanto che oggi ci troviamo con un debito superiore ad ogni Paese europeo e la Legge Finanziaria ci ha chiesto pesanti sacrifici per ristabilire un po’ di ordine nei nostri conti!
Ma ecco che, puntualmente, Gian Antonio Stella (coadiuvato in questo libro dal giornalista economico Sergio Rizzo) mette nero su bianco numeri e dati inconfutabili sul “malessere” della politica italiana, sugli sprechi e sullo sperpero di denaro pubblico, insomma del nostro denaro.
Il confronto che viene fatto è sempre sul “come eravamo” o meglio su che cosa rappresentasse, prima di quei malefici anni Ottanta, l’attività politica sia per chi la esercitava sia per il rapporto tra eletti ed elettori.
La sobrietà, talvolta quasi la tirchieria, erano la regola dei parlamentari e dei governanti, e sono molto gustosi i commoventi aneddoti che i due autori ci presentano, soprattutto quando vengono confrontati con ciò che avviene oggi.
Oggi appunto: se molti inglesi lamentano i costi della Corona (anche se in realtà gli utili che la Nazione percepisce, ricavati dai possedimenti regali, superano i costi) che cosa dovremmo fare noi dato che gli innumerevoli costi della Presidenza della Repubblica sono tanto, ma proprio tanto, superiori a quelli della monarchia inglese?
E poi parliamo di Regioni, di quelle a Statuto Speciale in particolare. Bene: le rappresentanze all’estero sono superiori a quelle di tanti Stati europei (Sicilia e Lombardia detengono questo brutto primato), le auto blu dilagano, gli stipendi prevedono cifre da capogiro, gli organici sono così numerosi che sembrano quelli di un'intera grande nazione… Ed ecco le perplessità di noi cittadini diventare sempre più forti.
Tutti, ma proprio tutti, i partiti dell’arco costituzionale non riescono a uscire da questa visione lassista del denaro pubblico. Stella però non ha un atteggiamento qualunquistico, fa dei distinguo, continua a sottolineare che certamente non tutti i politici sperperano i nostri soldi, anzi, molti ci rimettono di tasca loro, eppure… eppure non sono in grado di fermare, o di battersi per fermare, l’emorragia di denaro pubblico.
Sinceramente penso che questo libro abbia una vera funzione civile e mi sembra che proprio questo sia l'intento degli autori: impossibile oggi per i nostri amministratori fingere di non sapere, impossibile ignorare numeri e cifre assolutamente clamorose. Le tabelle che chiudono il libro rappresentano lo “scandalo” della nostra cattiva amministrazione, e il confronto con tanti altri paesi, europei e no, ci fa sentire vergognosamente incapaci di uscire dalla cultura dello sperpero e dell’arroganza.
E poi ci chiediamo perché la politica è in crisi e tanto lontana dai cittadini!
Le prime pagine
Una oligarchia di insaziabili bramini
Da Tocqueville a De Gregorio: la deriva della classe politica
La pianeggiante Comunità montana di Palagiano è unica al mondo: non ha salite, non ha discese e svetta a 39 (trentanove) metri sul mare. Con un cucuzzolo, ai margini del territorio comunale, che troneggia himalaiano a quota 86. Cioè 12 metri meno del campanile di San Marco. Vi chiederete: cosa ci fa una Comunità montana adagiata nella campagna di Tarante piatta come un biliardo? Detta alla bocconiana, l'ente pubblico pugliese ha due mission. Una è dimostrare che gli amministratori italiani, che già s'erano inventati in Calabria un lago inesistente a Piano della Lacina e un'immensa tenuta di ulivi secolari nel mare (catastale) di Gioia Tauro, possono rivaleggiare in fantasia con l'abate Balthazard che si inventò l'«Isola dei filosofi» dove non esisteva un governo perché i suoi abitanti non riuscivano a decidere insieme quale fosse «il sistema meno oppressivo e più illuminato». L'altra è distribuire un po' di poltrone. Obiettivo assai più concreto della salvaguardia di un borgo alpino o della sistemazione di una mulattiera appenninica.
Certo, le Comunità montane sono solo un pezzette della grande torta. Ma possono aiutare forse meglio di ogni altra cosa a capire come una certa politica, o meglio la sua caricatura obesa, ingorda e autoreferenziale, sia diventata una Casta e abbia invaso l'intera società italiana. Ponendosi sempre meno l'obiettivo del bene comune e della sana amministrazione per perseguire piuttosto quello di alimentare se stessa. Obiettivo sempre più disperato e irraggiungibile via via che la bulimia ha contagiato tutti: deputati, assessori regionali, sindaci, consiglieri circoscrizionali, assistenti parlamentari, portaborse e reggipanza. Fino a dilagare, nel tentativo di strappare metro per metro nuovi spazi, nelle aziende sanitarie, nelle municipalizzate, nelle società miste, nelle fondazioni, nei giornali, nei festival di canzonette e nei tornei di calcio rionali... Una spirale che non solo fa torto alle migliaia di persone perbene, a destra e a sinistra, che si dedicano alla politica in modo serio e pulito. Ma che è suicida: più potere per fare più soldi, più soldi per prendere più potere e ancora più potere per fare più soldi...
Sia chiaro: la montagna, che copre oltre la metà dell'Italia, è una cosa seria. E spezza il cuore vedere gli sterpi inghiottire certe contrade costruite dall'uomo a prezzo di sacrifici immensi, dalla piemontese Bugliaga all'abruzzese Frattura, dalla romagnola Castiglioncello ai tanti borghi calabresi svuotati dall'emigrazione. Come la povera Roghudi, raccontata mezzo secolo fa da Tommaso Besozzi, dove c'erano «tanti grossi chiodi conficcati nei muri e le donne vi assicuravano le cordicelle che avevano legato attorno alle caviglie dei bambini più piccoli, perché non precipitassero nel burrone. Infatti, da qualunque parte si guardino, le case appaiono costruite sopra un torrione che scende a picco, da ogni lato».
Ma proprio perché la montagna vera ha bisogno di essere aiutata, spicca l'indecenza della montagna finta. Artificiale. Clientelare. Costruita a tavolino per dispensare posti di sottogoverno. Divoratrice di risorse sottratte ai paesi che vengono sommersi davvero dalla neve o non vedono davvero il sole per mesi e mesi come succedeva a Viganella, sopra Domodossola, prima che piazzassero uno specchio di 40 metri quadrati che cattura i raggi e li riflette sulla piazza del villaggio.
Basti dire che della Comunità montana Murgia Tarantina alla quale appartiene Palagiano (che si adagia in parte a zero metri sul livello dello Jonio lì a due passi), i comuni riconosciuti come solo «parzialmente montani» nel loro stesso sito internet so¬no 4 e quelli «non montani» 5. E montani? Manco uno. Tanto che l'altitudine media dei 9 municipi è di 213 metri. Una sessantina in meno dell'altitudine del Montestella, la collinetta creata alla periferia di Milano con i detriti. Ma quanto bastava a fonda¬re una struttura con un presidente, 6 assessori, 27 consiglieri, un segretario generale... Pagati rispettivamente, visto che tutti insieme i paesi passano i 100.000 abitanti, quanto il sindaco, gli assessori e i consiglieri d'una città grande come Padova.
Chi vuoi capire come funziona faccia un salto a Mottola, dov'è la sede, e giri una per una le stanze vuote fino a trovare qualcuno. «Cosa fate, esattamente?» «Cosa vuole che facciamo... Abbiamo pochissimi soldi. Non è che ci sono margini per fare tante cose.» «Quindi?» «Qualcosa qua e là... Poca roba.» «Ma il bilancio 2006 di quanto è stato?» «Non so... Intorno ai 400.000 euro. Togli gli stipendi, togli le spese...» «Il presidente, per esempio, che fa?» «Gira.» «Gira?» «Gira, si da da fare per cercare di avere dei finanziamenti.» «E ne raccoglie?» «Mah...»
Tutto merito d'una leggina regionale pugliese del 1999. Che interpretando a modo suo una sentenza della Corte costituzionale si era inventata la possibilità di inserire nelle Comunità anche comuni che non erano montani ma «contermini». Concetto che, di contermine in contermine, potrebbe dilatare una comunità montana dall'Adamello al Polesine. E infatti consentì a quelle pugliesi di sdoppiarsi e ampliarsi fino a diventare 6 per un totale di 63 comuni pur essendo la loro la più piatta delle regioni italiane. Benedetta da contributi erariali che, in rapporto agli ettari di montagna, come dimostra la tabella in Appendice, sono quattordici volte più alti di quelli del Piemonte.
© 2007, RCS Libri
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella – La Casta
294 pag., 18,00 € - Edizioni Rizzoli (Saggi italiani)
ISBN 9788817017145
Gli autori
Sergio Rizzo è nato a Ivrea nel 1956. Responsabile della redazione economica romana del “Corriere della Sera”, ha lavorato a “Milano Finanza”, al “Mondo” e al “Giornale”. Ha scritto con Franco Bechis In nome della rosa. La storia della casa editrice Mondadori.
Gian Antonio Stella è nato ad Asolo (Treviso) nel 1953. Inviato ed editorialista del “Corriere della Sera”, dopo l’esordio nella saggistica con Schei. Il mitico Nordest dal boom alla rivolta, ha scritto numerosi libri. Tra i quali Tribù. Foto di gruppo con Cavaliere, L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi, Odissee. Italiani sulle rotte del sogno e del dolore, Sogni e fagotti (con Maria Rosaria Ostuni), Avanti popolo. Figure e figuri del nuovo potere italiano e il romanzo Il maestro magro.
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| 21 maggio 2007 | | Di Grazia Casagrande |
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