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HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
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Zibaldone morganiano: a proposito di Italian Songbook vol. 1 Dalla conferenza stampa di presentazione dell'album Italian Songbook vol. 1, le considerazioni di Morgan sulla musica italiana, la discografia, i progetti futuri, la morfologia del suo nuovo cd
Italian Songbook vol. 1
I problemi della musica italiana Se io oggi faccio un disco, per i ragazzini inglesi che suonano nelle cantine non cambia nulla. Da domani suoneranno nello stesso modo in cui suonavano ieri. Se invece esce un disco dei Radiohead, particolarmente avant-garde, io e i miei amici proviamo a suonare alla Radiohead. Ci influenza. Noi cambiamo la nostra visione. E questa differenza è triste. Ma non avviene per colpa della non bravura dei musicisti. È un problema di gestione della politica economica in Italia, in senso più generale, globale. Ha gestito molto male il suo ruolo nel mondo.
Quando eravamo competitivi Ripartiamo da quando eravamo competitivi, riprendiamo in mano il filo del discorso. Io ho fatto una serie di canzoni che rientrano a pieno titolo nel canzoniere italiano per eccellenza. Sono canzoni di Modugno, di Bindi, di Tenco, di Lauzi. Piero Ciampi, forse il più bravo di tutti, non ha avuto questa chance. Quindi io ho tradotto una sua canzone facendo finta che abbia avuto un grande successo negli anni Sessanta.
Italians You are my world o Io che non vivo più di un’ora senza te, You Don't Have To Say You Love Me cantata da Elvis Presley, o altri esempi tipo Ask me di Modugno, che rifece sempre Elvis, erano di fatto canzoni che avevano avuto successo in America e che lo avevano avuto in precedenza anche in Italia. Non sono molte ma sono molto visibili, sono importantissime, anche per la letteratura americana perché canzoni come Io che non vivo, appartengono a pieno titolo al canzoniere americano. Sono dei classici anche per il repertorio americano. Pino Donaggio è un grande autore di musica cinematografica americana. È il suono di un musicista italiano, considerato musica da film. Quando si sentono cose alla Tarantino, in realtà sono all’italiana, perché sono figlie di Morricone che era famoso in America per i film di Sergio Leone. Io nel disco propongo un brano scritto da Morricone-Endrigo per il film Le colt cantarono la morte e fu... tempo di massacro. Esiste solo la versione americana. Quindi Back home, someday è un pezzo che gli italiani non conoscono. Cantava Sergio Endrigo in inglese, peraltro bravissimo, uno dei pochi italiani ad avere una pronuncia assolutamente impeccabile, somiglia vagamente a Morten Harket degli a-ha.
Canzoniere È il disco di un cantante, non è il disco di un autore. Si chiama il canzoniere italiano. Qui non c’è Morgan come autore, perché non fa parte del canzoniere italiano. Credo che in questo momento non avrei dovuto essere il deus ex machina di questa cosa. È un disco che deve avere una sua oggettività, io presto la mia vocalità per questa raccolta che deve avere un senso più vasto, esteso, più universale.
Il tour Io spero di fare un tour. Credo di ricomporre il gruppo "Le sagome", con cui ho lavorato nei miei anni da arrangiatore. Questo disco è stato suonato da altri musicisti ma io vorrei che ritornassero con me quei musicisti con cui ho suonato Le canzoni dell’appartamento e gli altri dischi della mia carriera solista, dell’autore Morgan. Era il suono della mia band che si è perso nel tempo, anche perché si sono dispersi i componenti: uno è andato a suonare con gli Afterhours, il batterista Sergio è andato a suonare con i Baustelle, il chitarrista Marco Carosino ha fatto un suo gruppo che si chiama I Cosi, Megahertz ha fatto Megahertz. La band ha raggiunto il suo fulgore nel 2005, il 31 agosto alle Scimmie di Milano, quando abbiamo suonato quaranta canzoni di Modugno fino alle quattro del mattino. Ritornerò con "Le Sagome" a suonare questo repertorio che tra l’altro ci appartiene molto. Hanno la cifra giusta. Suonerò comunque anche con il piano da solo. Non c’è tanto da essere impositivi nelle tournée. Dipende sempre dal dove e da quanti soldi ci sono a disposizione per il concerto. Nel senso che noi facciamo questo di lavoro, i concerti hanno un cache, il cache determina quanti musicisti ci saranno sul palco. Il problema è pratico per cui faremo delle tournée modulari.
Un disco di ricerca Il fatto di chiamarsi Italian Songbook dava un senso di continuità all'album. All’inizio è nato per gioco ma poi è diventata una cosa seria. È appunto una ricerca nell’ambito di questo tema. Non era l’idea di un album, era più un interesse, una fotografia di una piccola parte di questa ricerca, quella pronta, ma che in realtà è molto più vasta.
Fabrizio De André Nel prossimo volume ci saranno dei brani inediti che hanno tutto l’aspetto di canzoni di questo tipo. Ho cantato canzoni veramente famose, quelle che sono tentativi di traduzione. Pezzi di fatto tradotti dagli autori o dai collaboratori degli autori che non furono mai pubblicati. E in questo caso o sono riuscito ad ottenere il manoscritto o ci sto lavorando, ad esempio con Dori Grezzi. De André fece un album completamente tradotto in inglese, Tutti morimmo a stento. Lo cantò, lo masterizzò, però si vergognò della sua pronuncia in inglese, non gli piacque, e lo fece distruggere. Ma il lungimirante e anche un po’ illegale uomo del master non distrusse l'album e lo mercificò, lo smazzò in un mercatino. Questa unica lacca, The Ballad Of The Junkies, Il cantico dei drogati, venne inseguito per anni. C’è un specie di mistero. Si sa chi ce l’ha. Lui non lo ammette. Non lo farà mai sentire a nessuno. È un discografico. Un tassista che conosco ne è certo. È un giallo. Dori Ghezzi non vuole che se ne parli per rispettare la volontà di De André. Io non chiedo che venga ascoltato dal pubblico il disco di Fabrizio perché lui si vergognava della pronuncia, io chiedo di avere il testo per cantarlo. È un lavoro difficile ma ci stiamo arrivando. Nel frattempo ho tradotto in inglese le canzoni di Non al denaro, che sono partite dalla lingua inglese. Quindi praticamente passando attraverso la metrica di De André ritornano nella lingua di Edgar Lee Master.
Luigi Tenco Tenco tradusse Vola colomba in inglese perché a lui piaceva la canzone. Ma non la cantò mai perché morì prima di farlo. Ho il manoscritto di Vola colomba. Nessuno sa come Tenco volesse che fosse cantata.
Discografia I cantanti italiani hanno voce ma non hanno voce. Perché non si riescono a far ascoltare fuori dai confini italiani. È un problema discografico. I contratti che ci fanno sono contratti capestri. Le major firmano gli artisti per tutto il mondo e non li distribuiscono per tutto il mondo. Quindi io non sono libero di andare in Francia e di firmare con un’etichetta indipendente per fare la mia esperienza e la mia gavetta. Non lo posso fare perché io sono proprietà della Sony Francia.
| 17 aprile 2009 | | Di Francesco Marchetti |
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