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ARTICOLO

La vita intensa di Tonino Carotone

Il gitano dalla felicità a momenti



Tonino Carotone è tornato in Italia per portare i suoi ritmi sempre in bilico tra il rock e il folk, il melodico e il punk, in giro per le città. E scivolando in mezzo a contraddizioni ed esagerazioni, ha trovato anche il tempo di raccontare chi è.

Tonino Carotone è un uomo che anche quando scende dal palco continua a scherzare, un "tipo" che si mischia al suo pubblico, incontra i fans e intona vecchie canzoni come Guarda che luna, è un artista per cui ogni concerto diventa un’occasione per far festa con il pubblico perchè "non si può immaginare di cantare senza divertirsi". 
La sua è musica allo stato puro, coinvolgente, fatta di ritmi popolari che suonano familiari e confortevoli, melodie latineggianti come quelle di La abuela vuela, arrangiamenti hawaiani di Alas e Bahia, o richiami alla classicità come nei valzer di Se que bebo, se que fumo

Suda vitalità, sconnessione, stravaganza, voglia di far baldoria, coinvolge tutti dal palco e se riesce a vedere il suo pubblico negli occhi, si  sente felice. Tonino Carotone è tutto questo, e il pubblico lo sa e si lascia coinvolgere dalle sonorità rockeggianti della cover di Tu vo fa l’americano e della versione ska di Sapore di mare. E ama anche chiacchierare con gli spettatori o con i musicisti che l’accompagnano creando strani momenti in cui musica e parola si fondono come se fosse tutto studiato, poi scende dal palco e ti accorgi che non è così.

Antonio de La Cuesta, nato a Pamplona nel 1970, vive di improvvisazione e lo si capisce davvero solo quando non è sulla scena, quando le luci si spengono e i tecnici smontano il mixer, e lui, Tonino, con una sigaretta accesa tra le dita di una mano e una birra nell’altra continua a parlare e cantare, proprio come quelle persone che non riescono a fare a meno di portarsi il lavoro a casa.

Anche se "sono un po’ incapronato, perché ho un carattere difficile, devo fare la siesta prima e poi, riposato, vado a fare il concerto per stare con la gente", la sua unica preoccupazione è che le persone stiano bene: «Perché solo quando il pubblico è contento, anche io sto bene e canto bene». Vive nella musica e per la musica, senza avere una cultura sonora precisa, provenendo da una famiglia che lui stesso definisce umile perché a casa non aveva neanche il giradischi. E allora, girando con gli amici in macchina,  ascoltava di tutto, dal rock and roll al punk, da Trini Lopez ad Albano, da Carosone, che definisce «il CheGuevara della musica italiana perché ha fatto la rivoluzione con il ritmo, lo swing, il rock and roll e la tradizione napoletana», a Celentano.

Con quegli stessi amici, al principio degli anni '80 suona la batteria in un gruppo punk, ed entra in un'altra formazione, la Tijuana in Blue, un'adunata di "pazzi" che in breve tempo trova migliaia di fans. In un week-end di follia sfrenata, Tonino dà vita ai Kojon Prieto y Los Huajolotes, “scassatissima” band che interpreta musica messicana. In un bar di Granada incontra Manu Chao, e decidono di cantare e suonare insieme, così Tonino segue Manu con i Radio Bemba.
Nella musica Tonino trova tutto perché la concepisce come il filo rosso dell’esistenza: c’è il divertimento, la storia, le emozioni, ci sono i visi, le filosofie, le delusioni e c’è l’esagerazione, pane della sua vita. E come scrive ne La Carovana, «tengo le redini.. ma i miei cavalli se ne vanno per i fatti loro.. e io attraverso la giungla del mio caos». Fiero di quello che compone, di quello che gli appartiene, non rinnega neanche l’esperienza di Insumision - costatagli un anno di carcere a causa del testo antimilitarista -  ma anzi, la considera formativa, poiché gli ha offerto la possibilità di riflettere sulla situazione dei detenuti e comporre  Carcerero: «Sono orgoglioso di queste due canzoni, perché considero una fortuna essere entrato in galera a testa alta ed esserne uscito a testa ancora più alta


Proprio grazie ad Insumicion nasce la collaborazione con Gli Arpioni (autori nel 1999 di una versione italo-bergamasca del pezzo) e che, con la voce di Kino, la chitarra di Franco Scalpellini, il basso di Antonello “Tonno” Gini, le tastiere di Francesco “il lungo” Esposito, la batteria di Dario P.G. Milan e i fiati di Pier Muccio e Guglielmo Facchinetti, accompagnano i concerti di Carotone nelle città italiane dal  2005. «Collaborazione che -spiega il fondatore della band Franco Scarpellini- è nata quasi per gioco e col tempo si è trasformata in amicizia. L’occasione è stata, appunto, la registrazione di una versione italo-bergamasca di Insumision che abbiamo portato ad un concerto in Spagna. Tonino ha assistito a quell’esibizione e quando, a causa del successo della sua Me cago en el amor ha dovuto cominciare a fare concerti in Italia, ha voluto che collaborassimo con lui».

Sarà anche un Mondo difficile questo, ma sicuramente Tonino, grazie alla sua ironia e alla mentalità da movida che lo contraddistingue, continua tuttora ad essere sulla cresta dell’onda e il suo futuro non sembra più tanto incerto.

Intervista a Tonino Carotone

30 luglio 2007 Di F. Colletti, M. Lacchè, F. Fortuni, M. Verdini


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