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Fiamme e rock'n roll. Romanzo veridico sullo sgombero del Leoncavallo, 1989
di Bruno Segalini 

Rileggere quanto accaduto nelle pagine di questo libro ha, come si dice, risvegliato in me fantasmi che credevo sopiti e ricordi lacrimevoli. Se c’eravate anche voi, sono certo che subirete il medesimo effetto, altrimenti avrete un assaggio di quello che fu un periodo straordinario e bellissimo di cui ci sentimmo protagonisti ed eroi. E forse lo fummo davvero, per un breve istante.
(Dalla prefazione di Sandrone Dazieri)

Dal 1975 il nome Leoncavallo evocò una generazione e un’epoca, oltre a divenire il simbolo, in Italia, del fenomeno dei centri sociali di quegli anni. Occupato per la prima volta nell’ottobre 1975 in un piccolo stabile a nord-est di Milano, fu ripreso dallo stato di abbandono in cui si trovava grazie ad alcuni “Comitati di Caseggiato”, dai collettivi anti-fascisti e da alcuni esponenti dei movimenti di Lotta Continua e del Movimento Lavoratori per il Socialismo. Questa sede storica, che si affacciava su via Leoncavallo, divenne la prima sede del centro sociale, fino al 1994.

 III cop

Bruno Segalini, nel suo Fiamme e rock’n roll, pubblicato da ShaKe Edizioni, ripercorre gli anni gloriosi del Leoncavallo partendo dall’estate di quel lontano 1989, quando la polizia tentò il primo sgombero del centro sociale, su richiesta dell’immobiliare Scotti che vendette l’intera area al gruppo Cabassi, allo scopo di demolire il centro per riqualificare l'area con la costruzione di uffici e negozi.

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La notte dello sgombero, lo scrittore era presente con la sua rock band, trovandosi coinvolto in una delle vicende più leggendarie degli anni Ottanta italiani, la guerriglia aperta con la polizia – tra bombe molotov e lacrimogeni – in quella che si rivelò una vera e propria resistenza a un centro simbolo degli ideali che avevano caratterizzato quegli anni:

Il Leoncavallo divenne la bandiera della resistenza al leghismo avanzante, il simbolo dietro il quale ogni giorno nuovi spazi venivano aperti e occupati in tutto il Paese. Se ci tagliavano l’acqua si trovava il modo di riaprirla, se ci tagliavano la corrente si compravano generatori, se non c’era più il telefono ci si procurava i primi cellulari. Arrivarono ruspe, muratori e architetti, un capannone prefabbricato dal tetto in lamiera prese il posto di quello abbattuto. Fu bellissimo, all’inizio, ma il prezzo da pagare fu quello di trasformarci un po’ alla volta nel monumento a noi stessi.

(Dalla prefazione di Sandrone Dazieri)

 cap epilogo

Il Leoncavallo degli anni Ottanta si trovò in realtà in una fase di transizione rispetto alla storia del centro. Chi venne prima lasciò il sangue per quello in cui aveva creduto – Fausto e Iaio morirono da militanti, uccisi dai fascisti nel 1978, durante la lotta allo spaccio di eroina che aveva invaso molti quartieri della città – e l'idea di uno spazio pubblico autogestito era ancora lontana. Si stava iniziando a sperimentare un nuovo laboratorio sociale, dove diverse generazioni imparavano a convivere, a dialogare, uniti nella militanza, in un credo che li stava catapultando fuori da una città ostile, la nascente “Milano da bere”.

Il romanzo di Bruno Segalini è vivo e immediato e ci accompagna in un’epoca che suona il rock e il punk, che si rotola sui palchi bagnati di birra, in una città nascosta, quella dalle vesti underground, che urla da un amplificatore gracchiante: "No!" 

Un’anteprima del libro:

MILANO 16 AGOSTO 1989, ORE 7 E 15

“Non sono lacrimogeni. È qualcosa che brucia giù in cortile, il fumo è diventato nero. Sembra roba nostra.”
“Sei sicuro?”
“Ho sentito i colpi delle bottiglie mentre mi avvicinavo. Probabilmente di là hanno visto che stavano entrando e hanno cercato di fermarli.”
“Dov’è il fuoco?”
“Vicino al cancello.”
“Cazzo dobbiamo muoverci, se a bruciare sono i mobili che ci sono appoggiati ce l’abbiamo nel culo. Non scendiamo più.”
“Ci siamo tutti?”
“Vediamo se c’è qualcuno là davanti e poi teliamo.”
Ci chiniamo, camminando quasi a tentoni tra il fumo denso che aumenta ogni minuto che passa e arriviamo al cornicione che si affaccia sulla strada. Qualcuno in effetti c’è.
Da basso un gruppo di pulotti si sta preparando a sfondare la porta dell’asilo per cercare di entrare da quella parte. Sul cornicione sopra di loro due figure nella nebbia si stagliano nella stessa posa della Statua della libertà, fiaccola compresa,
per impedirglielo.
Sono nascosti dall’orzata gassosa che li circonda e sotto non se ne sono accorti. Li vediamo ridere, sembrano una coppia di gatti che si prepara a giocare con il topo.
Incredibile, alle forze dell’ordine la lezione di mezz’ora fa non è servita a un cazzo. Le circostanze che hanno aperto i festeggiamenti questa mattina si ripetono di nuovo, solo in spazi molto più ristretti.
Diventa come quando giochi a stecca e hai le due biglie in perfetta perpendicolarità per tirare il filotto. Difficile sbagliare.
Il colpo parte netto e preciso. Così preciso da bruciacchiare i peli della barba, ma non la pelle, dell’ardito che si apprestava a ricevere una menzione conquistando la postazione nemica denominata Nido d’infanzia. Peccato, ha dovuto rinunciare all’onorificenza e accontentarsi di un’onorevole ritirata.
Adesso la nebbia in cui siamo immersi si è colorata di un arancione ondeggiante ed è diventata bollente.
“La porta, cazzo! Ha preso fuoco anche la porta dell’asilo.”
“Non c’è nessuno dentro, vero?”
“No.”
“Non si vede più un cazzo, neanche la strada. Andiamo via. Se qua sotto si incendia tutto facciamo la stessa fine.”
Adesso anche il grosso dei clienti del bar si è spostato davanti al garage di Mubarak. Purtroppo lo posso solo presumere dal vociare che sento mentre, quasi alla cieca, torno di corsa verso il centro.
Ora come via d’uscita abbiamo solo quella.
Il cortile esterno brucia e via Mancinelli pure…

Di colpo, nonostante le fiamme circostanti, gli eventi davanti
a me si bloccano, come bolle d’aria imprigionate nel ghiaccio.
È solo la mia mente che si muove. E viaggia sparata verso la
sala prove. Vede che l’impianto, i microfoni, la batteria, una
chitarra e il basso per ora sono tutti al loro posto. Dovrebbe
tornare indietro, ma il mio pensiero non si muove da lì. 

 
cap 16

Segalini Bruno - Fiamme e rock'n roll. Romanzo veridico sullo sgombero del Leoncavallo, 1989
168 pag., 15,00 € -  ShaKe (Underground)
ISBN 9788897109402 


La redazione

Commenti (1)

  • zulu 26 mag 2016 14:15

    Ho gia' letto piu' volte questo libro ed ogni volta e' una vera goduria. Veloce, intenso, divertente, interessante. Lo consiglio con tutto il cuore, non rimarrete delusi e vedrete che anche voi non potrete resistere dal terminarlo in un sol boccone e rigustarvelo almeno una seconda volta.

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