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ARTICOLO

Cronache di una visita a Expolangues, "le lingue del mondo, il mondo delle lingue"

Le mille facce della Russia tra manuali, traduzioni e astronauti



Ospite d’onore alla fiera parigina la Federazione Russa, che ha lanciato la prima edizione del Prix Russophonie

Lo spazio Paris Expo a Porte de Versailles, che ospita Expolangues, è una Babele in cui rimbombano sessanta lingue diverse, quelle ufficialmente rappresentate e chissà quante altre, che si mescolano e si inventano per gioco. Da venticinque anni la fiera torna puntuale, per promuovere l’apprendimento delle lingue, difendere il pluriliguismo e incoraggiare gli scambi internazionali. Sono presenti più di duecento espositori, a  presentare scuole di lingua, metodi e testi di apprendimento, possibilità di studiare in loco grammatiche e vocaboli. Chiunque può testare il livello di conoscenza delle lingue, assistere a conferenze e incontri, partecipare a concorsi per vincere un soggiorno all’estero.
Qualche giorno dopo leggo alcuni numeri: 23.900 visitatori, 208 espositori, 20 paesi. Expolangues è riuscita ancora una volta a mettere in contatto professionisti del settore e largo pubblico.


Quale immagine della Russia?



Il Paese ospite d’onore è la Russia, sulla scia del successo riscosso tre anni fa al Salon du Livre, a cui parteciparono i nuovi protagonisti della scena letteraria russa.
Oltre ad alcuni ministri, vedo rappresentanti di università, istituti privati, case editrici e scuole di lingua, che hanno sede in Russia (come la Facoltà di Filologia dell’Università statale di San Pietroburgo e l’Università Lomonosov di Mosca) e in Francia, tra cui il Centro culturale russo, che dal 27 febbraio al 3 marzo accoglie la mostra fotografica La Russie et la France. Un regard à travers l'objectif.


Mi aggiro tra gli stand russi e russofoni, curiosa. Una profusione di brochures in carattere cirillico e in francese, manuali di lingua e riviste, tra cui spuntano improbabili calendarietti con la foto del fondatore mitico di Mosca, portachiavi e penne trasformati in strumenti di propaganda governativa. E un finto astronauta, simile a un monolito, troneggia di lato, a celebrare le glorie spaziali, già oggetto di un incontro nei giorni scorsi.
Comincio a provare un certo disagio. Vedo circolare un libretto – in vendita -  intitolato Perché imparare il russo?, in cui scrittori, professori e linguisti tentano di convincere i potenziali studenti che il russo è un investimento per il futuro: è la prima lingua usata per comunicare nello spazio, in occasione del lancio dello Sputnik nel 1957, è la quinta lingua studiata nella scuola secondaria in Francia, e rappresenta una prospettiva interessante grazie alla crescita degli scambi commerciali e all’apertura internazionale della Russia. Benissimo. Ma poi osservo più attentamente i cataloghi dei libri di grammatica e dépliant delle scuole che arrivano dalle due capitali: l’impostazione grafica e i testi – tra cui quello dall’aria un po’ minacciosa “Avete bisogno dei nostri manuali” - rivelano un’immagine distorta della Russia attuale. Lo stile, nella maggior parte dei casi, è quello che appariva trenta-quaranta anni fa in Unione Sovietica (soprattutto nelle foto in cui vengono inquadrati i piccoli allievi e gli studenti universitari che sfoggiano sorrisi di modelli), ed è presente una certa ingenuità – e ambiguità - figlia della burocrazia.

La Russia si autorappresenta al di fuori dei circuiti culturali attuali, innovativi. Ed è un peccato. Sono tanti gli incontri e i concerti organizzati per promuovere la cultura russa, ma il più delle volte si cade nel grottesco, come quando viene annunciato il contatto in diretta con la stazione spaziale internazionale russa. Un po’ di folklore non guasta, d’accordo, ma qui c’è la sensazione di aver sprecato una possibilità, nell’esibire gli stessi modelli comunicativi di alcuni decenni fa. Non è la Russia che ho conosciuto, stimolante e densa, quella delle nuova generazione, che ha dato vita a modalità culturali meritevoli di maggiore attenzione da parte delle istituzioni. Qui – tra gli stand - appare un’immagine univoca, senza sfumature, che non si è evoluta in termini di gusto e di “seduzione”. È la Russia formale, incravattata e un po’ becera a inaugurare  l’Anno della Lingua Russa. Questo dovrebbe far riflettere sul senso dell’autorappresentazione in occasioni come queste, importanti per trasmettere al pubblico, soprattutto quello più giovane, una coscienza linguistica e culturale del proprio Paese.
Continuo a rimuginare e mi dirigo alla cerimonia del Prix Russophonie, nella Sala Saint Pétersbourg.


La prima edizione del Prix Russophonie


Finalmente scopro un’iniziativa interessante, che mi solleva il morale.
Il Prix Russophonie è un progetto realizzato dalla Fondazione Eltsin, che promuove attività a favore dei giovani nell’ambito scientifico e artistico, e dall’Associazione France-Oural, che dal 1993 organizza azioni cooperazione umanitaria e culturale con la regioni degli Urali.
L’obiettivo è quello di premiare la migliore traduzione dal russo al francese, per valorizzare e promuovere la produzione letteraria russa del ventesimo e ventunesimo secolo: testi inediti contemporanei e testi già pubblicati, ripresi per farne una nuova traduzione. Possono essere presentate opere letterarie (poesie, romanzi, racconti, opere teatrali), ma anche saggi, autobiografie, memorie.
Con questa iniziativa si vuole creare un legame culturale forte tra il mondo francofono e quello russofono, e far scoprire opere letterarie russe di valore, spesso ignorate.
La prima edizione è stata accolta con entusiasmo sia dai professionisti del settore che dal pubblico, accorso numeroso alla cerimonia di premiazione (tra cui la comunità russa a Parigi, tanti anziani e adolescenti), ed è stato annunciato che sarà ripetuta anche il prossimo anno. Un premio simile – Rossica – è stato istituito a Londra lo scorso anno per la migliore traduzione dal russo all’inglese.

La giuria, presieduta da Tatiana Eltsin e composta da universitari - rappresentanti del mondo dell’editoria e dallo scrittore di origine russa Andrej Makin -, ha selezionato le traduzioni apparse tra il primo marzo 2005 e il primo ottobre 2006. Ha poi esaminato trentadue opere, di cui circa la metà inviate dagli editori.
Dopo l’“onda” di traduzioni presentate al Salon du Livre nel 2005, testimonianza significativa di un rinnovamento letterario dopo la crisi degli anni ’90, la prima constatazione da fare riguardo ai libri tradotti è la forte presenza di autori dell’inizio del Novecento. Alcuni sono ancora poco conosciuti in Francia, come Aleksej Remizov, Yuri Olesha e Boris Zaitsev, altri godono già di una grande notorietà, come Ivan Bunin e Marina Tsvetaeva.
Ma anche gli autori contemporanei più o meno riconosciuti sono largamente rappresentati: Boris Akunin, Sergej Dovlatov, Olga Sedakova. Così come i grandi classici, tra cui Cechov e Gogol’.

Il premio è stato assegnato al giovane Jean-Baptiste Godon, per la traduzione di Au diable Vauvert, seguito da Alatyr, di Evgenij Zamjatin, pubblicato dalla casa editrice Verdier nel 2005. Questi due racconti, usciti in Russia negli anni 1914 e 1915, rivelano nuovi aspetti dell’autore, conosciuto in Francia per il suo Nous autres (in Italia Noi), e il cui spirito sovversivo è già evidente nei testi d’esordio. La motivazione del premio: Godon è riuscito a trovare e restituire al lettore il “tono” e lo stile francesi pur mantenendo intatta l’originalità del testo russo, e ha realizzato una traduzione “piena di rispetto e di complicità con il testo di partenza”.
Au diable vauvert era ancora inedito in Francia fino allo scorso anno (e lo è tuttora in Italia). Un libro di ventiquattro capitoli, pubblicato in Russia nel 1914, e accolto con entusiasmo dalla critica.  Ma la censura zarista lo attaccò duramente, affermando che la descrizione del contingente militare russo in Estremo Oriente, “era più abietta che mai, e dava al lettore russo un’immagine profondamente offensiva degli ufficiali russi”. Fu pubblicato in seguito a Berlino, nel 1923, e a Pietroburgo, ma fu di nuovo censurato nel periodo dell’Unione Sovietica, come tutte le opere di Zamjatin.
L’azione si svolge tra il 1892 e il 1913 al confine con la Cina, in un angolo di Russia lontano da tutto e da tutti (au diable vauvert, appunto), accessibile solo via mare. L’autore racconta la vita quotidiana di alcuni soldati alla vigilia della prima guerra mondiale. Il personaggio principale, il luogotenente Andrei Ivanytch, tiene le fila delle varie vicende, raccontate con ironia e humour.
La cerimonia continua: la prima menzione speciale del Prix Russophonie va ad Anne Coldefy-Faucard, per la magistrale traduzione de Les Âmes mortes  di Gogol’ (Le Cherche Midi, 2005).  

Le altre tre menzioni sono state assegnate a: Henri Abril per Incidents di Danil Harms (Circé, 2006), un libro composto da testi brevi, vicini al dadaismo; Jaques Imbert per Les Cinq di Vladimir Jabotinsky (Les Syrtes, 2006), romanzo incentrato sul destino di una famiglia ebrea, celebrazione nostalgica di un’Odessa d’altri tempi; Anne Kichilov per La Veilleuse des Solovki di Boris Chiriaev (Les Syrtes, 2005), memorie di un intellettuale moscovita costretto a sette anni di lavori forzati nell’arcipelago di Solovki, nel Mar Bianco.
Alla fine della premiazione, tra flash e rinfreschi, viene distribuito al pubblico il catalogo con la presentazione delle cinque opere selezionate e di tutte le traduzioni in concorso. Sarà diffuso nelle biblioteche e nelle istituzioni parigine.
Esco da Expolangues con la speranza di trovare il prossimo anno la
ricchezza piena di sfumature delle tante e contraddittorie Russie, come
quelle che si affacciano dai libri del Prix Russophonie, i migliori
compagni di viaggio in questa giornata di finto inverno.


Autori e associazioni legati al Prix Russophonie

- Au diable vauvert, il libro vincitore del Prix Russophonie
- Evgenij Zamjatin
- Le opere di Zamjatin in italiano
- Vladimir Jabotinsky (in francese) 
- Le opere di Jabotinsky in italiano
- Nikolaj V. Gogol’
- Le opere di Gogol in italiano

- Il Centro culturale russo di Parigi
- Associazione France-Oural
- Fondazione Eltsin
- Association française de Russisants



Le ultime traduzioni dal russo in italiano

- Mikhail Shishkin, Capelvenere
- Ol’ga Slavnikova, L’immortale. Storia di un uomo vero 
- Pavel A. Florenskij, Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo
- Irène Némirovsky, David Golder
- Irène Némirovsky, La moglie di don Giovanni
- Olga Grushin, La vita di sogno di Suchanov 
- Viktor Erofeev, L’enciclopedia dell’anima russa 
- Ayn Rand, La rivolta di Atlante. Il tema




07 marzo 2007 Di Francesca di Mattia


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