Ricerca avanzata
Articolo

Stefano Accorsi legge i sonetti di William Shakespeare in un audiolibro Emons. Intervista esclusiva


Centocinquantaquattro sonetti per tracciare una mappa dell’anima, un affresco nel quale i grandi temi dell’amore, del dolore e del tempo che scorre sono affrontati in mirabile equilibrio tra sentimento e forma.

Stefano Accorsi - già Dino Campana al cinema con "Un viaggio chiamato amore" e ora in teatro alle prese con i versi dell’"Orlando furioso" di Ariosto in uno spettacolo scritto e diretto da Marco Baliani – dà voce alla poesia del bardo mediante un’interpretazione disinvolta e partecipe, una lettura nella quale tutta la formidabile “soggettività” dei sonetti, ora lirica e meditativa, ora ironica e irridente, è libera di erompere.

Nell'audiolibro pubblicato da Emons, oltre alla lettura integrale dei sonetti, possiamo ascoltare anche la premessa che a questi ha scritto Roberto Piumini, autore della traduzione cui Accorsi si rifà. Pubblicata per la prima volta nel 1609 a Londra dall’editore Thomas Thorpe come “never before imprinted”, la raccolta dei sonetti si apre con una proverbiale dedica, autentico capolavoro di ambiguità e reticenza su cui si sono scervellate generazioni di interpreti.

126 sonetti si rivolgono al controverso fair youth, di volta in volta identificato come Henry Wriothesley, Earl of Southampton o come William Herbert, conte di Pembroke, in ogni caso un giovane di grandi prerogative, cultura, grazia e potere; mentre i rimanenti 28 sono invece dedicati alla dark lady, di cui sia sa ancor meno: donna di seduzioni e amori vari, voraci e pericolosi, nera di capelli e forse anche di pelle, e certamente nera nell’anima. Nella giornata della poesia, crediamo di fare cosa gradita alla community di Wuz pubblicando questa intervista esclusiva, che Stefano Accorsi ci ha gentilmente concesso.

Buona lettura. E buon ascolto!!!

Foto © Chico De Luigi




Wuz:
Perché cimentarsi con un'impresa da far tremare le vene dei polsi? leggere Shakespeare, per un attore, è un punto d'arrivo.

Accorsi: Mah, guardi... credo che se avessi ragionato così forse non l'avrei neppure fatto.
Non lo so: ho reagito d'istinto. Forse era semplicemente il momento giusto.
Mi piacciono i versi; è da un po' che li pratico, anche a teatro... ho fatto per tre anni spettacoli, prima "Furioso Orlando", poi "Giocando con Orlando" tratto dall'Orlando Furioso. Certo: sono versi che non c'entrano molto con Shakespeare, come metrica, però posso dire, insomma, di avere una certa esperienza.
In qualche modo l'idea di leggere poesia mi piace anche più di quella di leggere un romanzo. Non so perché.  


Wuz: La versione dei sonetti che lei legge è la traduzione di Roberto Piumini, una versione piuttosto recente. Lei conosceva anche versioni precedenti dei sonetti? Ha avuto modo di metterle a confronto?

Accorsi: Certo, ne conoscevo alcune e le ho comparate.
Beh, sicuramente la nostra è la traduzione più moderna, ma non solo in termini anagrafici... è che, per come io leggo Shakespeare e per quel che credo sia lo spirito di oggi, questa versione rispetta molto la musica e la semplicità di Shakespeare, nonostante la costruzione sia molto articolata e complessa.
Riesce a rendere le due dimensioni con grande naturalezza, perché c'è stato un lavoro di cesello, a monte, molto accurato e preciso.
Si sente che chi ha tradotto è uno scrittore.


Wuz: Fra poco più di un mese celebriamo i 450 anni dalla nascita del bardo... e siamo ancora qui a interrogarci sulla sua reale identità, su chi fosse veramente. In qualche modo il mistero attorno alla sua figura sembra giocare un ruolo importante anche rispetto alla poetica dell'autore. Ciascuno però ha una sua ragione personale per amare il bardo. Lei perché ama Shakespeare?

Accorsi: Trovo che ci sia una grandissima dose di verità, quando si riescono ad unire i massimi sistemi con le cose di tutti i giorni. Io credo sia per questo che a me Shakespeare continua a parlare. Sono stupito dai mutamenti, dalle pieghe che prendono le sue commedie, dalle reazioni che a volte hanno i suoi personaggi. Reazioni imprevedibili, a volte, e dipendono sempre da fattori umani.
Mi fa sempre pensare a come siamo noi, ecco.
Shakespeare ha questa grande capacità, a differenza di altri, che magari seguono strade precise, e che dipendono più dalle proprie paure, più che dalle circostanze interne al testo.

Ascolta un sonetto letto da Accorsi




Wuz:
Che idea si è fatto del "Fair Youth" e della "Dark Lady" cui Shakespeare dedica rispettivamente 126 e 28 dei suoi sonetti?

Accorsi: Sicuramente, quando si leggono i sonetti, si ha un quadro completo. Anche se si è stati tentati di dare un'identità certa ai destinatari dei sonetti,  secondo me è più interessante pensarli come riferiti ad un'entità non precisamente identificabile, perché ognuno di noi ci può mettere dentro qualcosa di sé. Non so, fra i temi che i sonetti evocano ci sono sicuramente le storie d'amore abbastanza sofferte, ma anche una sorta di saggezza, che a Shakespeare veniva da una sorta di lieve distacco dalle cose della vita... era come si guardasse vivere, per certi versi.


Wuz: Avrà redatto una sua ideale classifica dei sonetti che l'hanno più colpita...

Accorsi:
C'è quello famosissimo che recita "My mistress eyes are nothing like the sun"... gli occhi della mia donna non hanno niente a che fare con il sole. Mi ha sempre fatto sorridere una certa ironia, in Shakespeare.


Wuz: Questa è la seconda uscita di Emons poesia, un anno fa Giovanna Mezzogiorno lesse le poesie di Emily Dickinson, un altro testo impervio...
Cosa pensa, lei, di questa iniziativa? Quale spazio ritiene potrà trovare, presso i lettori e gli appassionati di poesia?

Accorsi: La trovo una bellissima operazione, sia per quanto riguarda la prosa che per la poesia, e penso sia un bellissimo modo di fruire dei libri.
Fra l'altro io ho proposto ad Emons di dedicare una delle prossime uscite a Dino Campana, che ho anche portato sullo schermo, e ai suoi canti orfici, che ormai frequento da moltissimo tempo.

Ascolta un sonetto letto da Accorsi 


Wuz: cosa ne pensa delle librerie, da lettore? È un cliente assiduo?

Accorsi:
Mi piace andare nelle librerie; a volte vado a colpo sicuro, altre volte invece mi piace confrontarmi con il libraio... mi piace questo rapporto che si può creare, così come mi piace il fatto che si possa chiedere a qualcuno che si conosce quali libri ha letto e quali pensa vadano bene per noi... In generale, però, è sicuro che ne compro molti più di quanti non riesca a leggerne, di libri.


Wuz: Ci vuol dire qualche libro che sta leggendo in questo momento e che si sentirebbe di consigliare?

Accorsi: Adesso ho sul comodino un libro della Sellerio sul pettegolezzo nel Settecento; è un libro molto ben fatto, che parla dell'età dei lumi in Francia, leggendola attraverso vari aspetti della vita quotidiana che sono sorprendenti. Si narra anche della nascita delle scuole, della vita delle cortigiane...
Molto bello!


Wuz: e un suo evergreen, invece?

Accorsi: L'evergreen è Lolita. Un libro meraviglioso, un grande libro perché ti tira dentro... In qualche modo, anche se la materia che tratta, è - per così dire - illegale, il modo in cui è scritto fa diventare il libro addirittura un complice. È incredibile. Ti senti complice del libro stesso, e non puoi smettere di leggerlo.


Wuz: Senta, vorrei chiudere questa nostra conversazione con una nota scherzosa: lei si è cimentato con il massimo autore in lingua inglese, ma è partito da una pubblicità del gelato... da "Tù gust is megl' che uan" a Shakespeare è un bel salto, eh?

Accorsi: Cosa vuole che risponda? Sempre di versi si parlava, e pure lì, a ben guardare, venivo soprannominato "Amleto"... Si chiude un cerchio, in qualche modo!


Wuz: Grazie mille, signor Accorsi! alla prossima!



Commenti



Non sono presenti commenti su questo documento. Vuoi essere tu il primo a scriverne uno?
Già iscritto?
Iscriviti