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Terra Matta. Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano



Cinquant'anni di storia italiana patiti e raccontati con straordinaria forza narrativa. Un manuale di sopravvivenza involontario e miracoloso
Andrea Camilleri


TERRAMATTA. Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano, film di Costanza Quatriglio, sarà un “Evento speciale” delle GIORNATE DEGLI AUTORI -VENICE DAYS 2012 (prima mondiale il 6 settembre). Il docufilm è ispirato all'opera di Vincenzo Rabito, edito da Einaudi.

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Vincenzo Rabito è un ex bracciante di Chiaramonte Gulfi, comune siciliano in provincia di Ragusa. Su una macchina da scrivere Olivetti, Vincenzo Rabito, nel 1965 inizia a scrivere una monumentale autobiografia, di 1027 pagine. Imposta il manoscritto con interlinea zero, senza margini. L'Olivetti è quella del figlio Giovanni che si dilettava nello scrivere poesie e racconti. Rabito come racconta lo stesso figlio era stato sempre "un gran raccontatore orale". Quando il piccolo Giovanni aveva il mal di denti, il padre gli raccontava storie della Grande Guerra, delle scimmie africane, dell'inseparabile amico Giovanni Strano, del sultano di Mustail... Insomma Vincenzo Rabito era uno di quei cantastorie naturali. A un certo punto però inizia a mettere nero su bianco tutte quelle storie che amava raccontare, con un proposito titanico, ovvero recuperare sul foglio di carta tutta la sua esistenza. Scrive in silenzio, come hobby personale forse perché considerava ridicolo che un semi analfabeta potesse manifestare velleità letterarie. Però provava un piacere immenso nel rinchiudersi nella sua stanza a battere a macchina la storia della sua vita. Qual era il bagaglio culturale di questo semi-analfabeta siciliano? Il racconto orale, le rappresentazioni teatrali, i pupi siciliani, qualche romanzo leggiucchiato in tempo di guerra, successivamente la radio e la televisione. Non aveva conoscenze ortografiche e grammaticali, non aveva imparato il modo corretto per costruire una frase di senso compiuto. La scrittura diventa per lui una sfida continua con cui misurarsi. Nel 1999 il figlio Giovanni invia l'opera all'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano. Nel 2000 vincerà il Premio Pieve - Banca Toscana per diari, memorie, epistolari inediti.

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Questa la motivazione della giuria: "Vivace, irruenta, non addomesticabile, la vicenda umana di Rabito deborda dalle pagine della sua autobiografia: L'opera è scritta in una lingua orale impastata di "sicilianismi", con il punto e virgola a dividere ogni parola dalla successiva. Rabito si arrampica sulla scrittura di sé per quasi tutto il Novecento, litigando con la storia d'Italia e con la macchina da scrivere, ma disegnando un affresco della sua Sicilia così denso da poter essere paragonato a un Gattopardo popolare. L'asprezza di questa scrittura toglie la speranza di veder stampato, per la delizia dei linguisti, questo documento nella sua integralità. "Il capolavoro che non leggerete", così un giurato propone di intitolare la notizia sull'improbabile pubblicazione di quest'opera".

Einaudi nel 2007 cura e pubblica una versione ridotta del testo, nel tentativo di restituire fedelmente lo stile e lo psirito dell'autore e al tempo stesso di rendere possibile la divulgazione dell'opera.
Il film documentario che sarà presentato a Venezia durante le Giornate degli Autori si ispira proprio a questo libro di memorie. La vita di Vincenzo Rabito attraversa tutto il ventesimo secolo, le ideologie, le due guerre mondiali, il colonialismo, le trasformazioni economiche e sociali. La storiografia ufficiale con le immagini di repertorio si mescola alla lingua del cantastorie chiaramontano, in una sovrapposizione di paesaggi di oggi e di ieri, filmati d’archivio e musiche elettroniche, terre vicine e lontane. La regista Costanza Quatriglio mostra "ciò che non si vede", ha filmato "il fuori campo, l’invisibile, per rispettare, anzi esaltare, la potenza evocativa del testo". Ha filmato "strade lunghe e polverose, vicoli dolci e silenziosi" solcatii da Vincenzo Rabito, che andava sempre a piedi, costruendo così un film in soggettiva, con il punto di vista del protagonista e autore.

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Regia: Costanza Quatriglio
Soggetto e sceneggiatura: Chiara Ottaviano e Costanza Quatriglio
Montaggio: Letizia Caudullo
Fotografia: Sabrina Varani
Musiche originali: Paolo Buonvino
Voce fuori campo: Roberto Nobile
Distribuzione: Istituto Luce Cinecittà
Anno: 2012
Durata: 74 min



27 agosto 2012  

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