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ARTICOLO

Lavoro, famiglia, genitori, studi, amore... tutti i problemi dei

Trentenni



La scheda del libro
Prendiamo spunto proprio da un saggio pubblicato recentemente da Feltrinelli e firmato dalla psicoterapeuta Françoise Sand (I trentenni. La generazione del labirinto) per parlare dei nati tra il 1968 e il 1978, di chi ha compiuto trent’anni da un po’ fino a chi trent’anni ancora non li ha ma si sta avvicinando a grandi passi verso questa “impegnativa”  e "labirintica" età.


La Sand utilizza il modello dell’intervista per rispondere a una serie di domande, quelle che un ipotetico interlocutore trentenne potrebbe rivolgerle sulla psicologia dei suoi coetanei.
E arriva a conclusioni importanti che staccano nettamente questa generazione dalle precedenti: se prima era normale, scontato, andare a a vivere per contro proprio, sposarsi, fare figli, accettare un lavoro definitivo, in poche parole “diventare adulti”, ora le cose sono diverse.
I trentenni non hanno più la voglia di affrontare queste scelte e questi ostacoli e procrastinano il più possibile l’uscita da casa, il matrimonio, la nascita dei figli. Si sentono ancora adolescenti, spesso continuano a studiare, hanno prevalentemente lavori precari, ma anche quando arriva il “posto fisso” il lavoro non determina più l’autonomia, temono le relazioni fisse e stabili, il futuro li sgomenta, hanno buoni rapporti con i genitori (e quanta colpa di tutto ciò è proprio da imputare a loro?).
Sembrano superficiali ma forse sono solo insicuri. E in Italia questa tendenza è amplificata dalle caratteristici sociali intrinseche, tanto che l’83% dei single (secondo una recente indagine europea) vive ancora in famiglia contro una media europea del 48%.
Una realtà così diffusa da stimolare un “reality” televisivo intitolato significativamente Fuori di casa! (Sky Vivo mercoledì ore 22,00) che offre l’opportunità a “mammoni” incalliti di uscire dal guscio protettivo della famiglia e provare a navigare da soli: alcuni (soprattutto le ragazze) non tornano indietro ma molti scelgono di rientrare da mamma e papà…
Per qualcuno, dunque, è una scelta, per altri una necessità. E tra le cause esterne del fenomeno sicuramente possiamo annoverare la precarietà del lavoro.


I trentenni e il lavoro

La scheda

Andrea Bajani con Mi spezzo ma non m’impiego (Einaudi) ha voluto scrivere una “guida di viaggio per lavoratori flessibili” destinata a tutti quei lavoratori atipici che compongono ormai una schiera amplissima tra ex co.co.co., nuovi co.pro, possessori di Partite Iva, interinali, assunti a tempo determinato… purtroppo non solo i trentenni subiscono questo precario trattamento professionale e spesso si ritrovano in questa situazione anche i cinquantenni, con ben altre ripercussioni sulla vita quotidiana, ma i trentenni sono la maggior parte di questo folto gruppo. Con una scrittura ironica e brillante Bajani prende in esame tutte le tipologie di lavoratore atipico analizzandone le caratteristiche, ma anche studiando i perché di questa incredibile realtà e le conseguenze pratiche e psicologiche che porta con sé la mancanza di sicurezza economica. Si sorride molto leggendo queste pagine, ma è un riso amaro.


La scheda
Studiare, prendersi una laurea e magari conquistare un dottorato di ricerca: questa nobile aspirazione di tanti ragazzi spesso va a scontrarsi in Italia con grandi difficoltà. Un libro di Giovanni Carrada, edito da Sironi, che si intitola Comunicare la scienza, ha un sottotitolo molto evocativo: Kit di sopravvivenza per ricercatori. E il risvolto di copertina sottolinea che il volume è “Promosso dalla Conferenza nazionale permanente dei Presidi delle Facoltà di Scienze e Tecnologie, a dimostrazione come sia sentito il problema di “sopravvivere” nel nostro paese facendo ricerca. Il tema qui dibattuto è molto specifico: come si fa a comunicare la scienza? Lo dovrebbero sapere insegnanti, giornalisti e scienziati, soprattutto i giovani che si stanno affacciando a queste professioni e che dovrebbero avvertire l’esigenza di un più stretto rapporto tra l’attività che hanno intrapreso e la società o il mondo del lavoro che li circonda.


La scheda
Non ha trent’anni, ma quaranta la Roberta che dà titolo all’ultimo lavoro di Aldo Nove, edito da Einaudi, Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese… (potete ascoltare la lettura delle prime pagine del libro su RadioAlt), che affronta con grande efficacia in questo “docudrama” il tema della precarietà del lavoro. Nove si fa portavoce non solo di Roberta, ma anche di Alessandra: master in arte contemporanea a Urbino, stage a non finire; o di Domenico, famiglia contadina, lo studio e la particolare condizione di “pastore precario”; e ancora Riccardo lavoratore precario nel magico mondo della televisione, “manovalanza intellettuale riciclabile come plastica”; e altri e altri ancora, più o meno giovani, più o meno preparati, una generazione che “vive erodendo il capitale raccolto nel passato”. Trentenni che, come Luigi, vivono ancora nell’incertezza assoluta.


I giovani immigrati

La scheda
In Italia sono giunti a migliaia: giovani di tutte le parti del mondo, in fuga dalla povertà e dalla guerra, che a venti, trent’anni cercano da noi una nuova possibilità di vita.
Alcuni libri in quest’ultimo periodo hanno cercato di parlarne e di approfondire un’analisi, scientifica ed emotiva, su queste giovani presenze, ragazzi che popolano le piazze delle nostre città così come avviene ad esempio a Roma, in Piazza Vittorio.
Il mondo in casa. Storie di una piazza italiana, uscito recentemente per Laterza, frutto del lavoro di otto ricercatori che hanno assunto il nome collettivo di Samgati, racconta proprio il “popolo di piazza Vittorio”: registratore alla mano, vengono riproposte testimonianze vere, senza retorica o “buonismo” di maniera.


La scheda
Si intitola proprio Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio (edizioni e/o), una commedia all’italiana scritta da un autore algerino di trentacinque anni, Amara Lakhous, che vive a Roma e che ha creato con questo romanzo una “polifonia dialettale di gaddiana memoria”. La vicenda, un omicidio e le indagini che ne seguono, si snoda proprio intorno a piazza Vittorio che, come si è detto, è il quartiere più multietnico della capitale. Frammenti di vita quotidiana osservati davanti all’ascensore di una casa, luogo di incontri e di “scontri di civiltà”.


Non tutti sono "bravi ragazzi"

La scheda
“In un giorno imprecisato del 2003 un cittadino americano di ventisette anni, residente a Polk County, in Florida, ha fondato un sito – e quando l’ha fondato non sapeva molte cose. Non era certo che sarebbe diventato un sito porno; non era certo che sarebbe stato porno amatoriale; non poteva prevedere che avrebbe dato origine a una comunità; non poteva immaginare che sarebbe stato l’inizio dei suoi guai. Solo dopo esser finito in prigione con 301 capi d’accusa e il rischio di stare dietro le sbarre per tutta la vita, Chris Wilson è giunto a capire l’ultimo dei suoi risultati imprevedibili: aver contribuito a realizzare una delle rappresentazioni mimetiche della guerra più efficaci che la memoria recente riesca a ricordare.”
Inizia così lo sconvolgente Fucked up, edito dalla Bur, curato da Gianluigi Recuperati con una postfazione di Marco Belpoliti. Il sito fondato da Chris è un sito di porno “amatoriale” ma dal 2004 avrà una sezione “patriottica” destinata ai soldati americani di stanza in Iraq e in Afghanistan che potranno accedere gratuitamente a tutto il sito se invieranno foto interessanti, immagini forti che in guerra avranno attirato la loro attenzione. Il successo dell’operazione è incredibile: arrivano migliaia di foto, terribili, disgustose, torture di una crudeltà inaudita, corpi smembrati e iniziano i guai per Chris perché quelle foto pesano.
Questo libro ha raccolto le immagini che hanno un valore documentale, organizzandole in modo logico, ma è davvero difficile sfogliare il volume tanto è l’orrore che questi ragazzi hanno fotografato, orridi trofei di guerra, testimonianza terribile di come “il principio di autorità annulla anche le più basilari disposizioni della decenza umana”, come ha scritto l’editor della Bur Maurizio Donati.


Quelli che sono riusciti a pubblicare un libro e vincere premi

La scheda
Una delle ambizioni più diffuse (e non solo tra i trentenni, naturalmente) è quella di scrivere e pubblicare ciò che si è scritto.
C’è chi c’è riuscito, e bene.

Come Caterina Bonvicini che, con I figli degli altri (una raccolta di racconti), è arrivata al suo terzo libro pubblicato da Einaudi. Caterina ha 32 anni, è di Bologna e vive a Torino. Un tempo sarebbe stata un’autrice “normale”, adesso è una “giovane scrittrice” che si cimenta con i sentimenti e le passioni attraverso una scrittura piuttosto tradizionale ma che narra di un contesto sociale quanto mai attuale: l’amore (in tutti i sensi) e la seduzione visti da chi ha trent’anni.

Joël Egloff è invece un esempio perfetto della capacità di osservare con occhio ironco, critico e addirittura con umorismo la realtà. È nato nel 1970 e Lo stordimento, l’ultimo suo titolo pubblicato in Italia da Instar, non è il suo primo lavoro.
Con questo romanzo breve ha vinto in Francia il Prix du Livre Inter, mentre con il precedente, divertentissimo, Edmond Ganglion & Figlio, il Prix Alain Fournier: un esempio evidente che le giurie non hanno pregiudizi nei confronti dei trentenni


Anche Passare l’inverno di Olivier Adam (minimum fax) è una raccolta di racconti (che ha vinto la Borse Goncourt de la Nouvelle nel 2004) e non è il primo libro pubblicato dall’autore. Sono racconti che narrano il dolore, la perdita, il fallimento. E sono tutti ambientati nelle serate invernali delle nostre città, e non a caso perché l’autore è nato nella banlieue parigina, un altro luogo dove le difficoltà e il disagio dei trentenni si manifesta accanto a quello della società.

La scheda
Dalla Francia al Portogallo per un altro pluripremiato e amatissimo autore, classe 1970: Gonçalo M. Tavares. Sul suo romanzo Gerusalemme, appena pubblicato da Guanda (Premio Saramago e Ler/Millennium-BCP), José Saramago ha scritto: “È un grandissimo libro… A soli 35 anni, Gonçalo M. Tavares non ha il diritto di scrivere così bene: viene quasi voglia di picchiarlo!”
Siamo tutti vittime dei tempi… ricordiamo quanti anni aveva Flaubert quando scrisse Madame Bovary? Inziò nel 1851, a trent’anni. I capolavori di Racine sono nati proprio intorno ai trent’anni, e Fitgerald? Scrisse Di qua dal paradiso a 24 anni, Il grande Gatsby (considerato il suo capolavoro) a 29, il più “maturo” dei suoi lavori, Tenera è la notte, a 38. Hemingway aveva 27 anni quando scrisse Il sole sorge ancora e trenta quando pubblicò Addio alle armi… gli esempi sarebbero infiniti.


E il cinema?

La scheda
Libri ma anche film: il tema di questa generazione in affanno è affrontato anche dal grande schermo.
Il mobbing, le difficoltà ad inserirsi nel posto di lavoro, un mondo che tende più a escludere che a includere: ed ecco Mi piace lavorare. Mobbing, un film di Francesca Comencini interpretato da una inconsueta Nicoletta Braschi.
Ne I lunedì al sole di Fernando Leon de Aranoa ci si sposta in Spagna, ma si potrebbe essere ovunque e il lavoro qui è un’aspirazione, il lunedì è come la domenica, come ogni giorno della settimana, attesa, frustrazione, speranza.


La scheda
I nostri30 anni. Generazioni a confronto è un documentario girato da una “figlia d’arte”, Giovanna Taviani, ed è una riflessione su di un’età oggi giudicata molto critica dopo l’ubriacatura dei trentenni yuppies rampanti e cinici.

Proprio le difficoltà  di una generazione che non sa diventare adulta è al centro di un film che è diventato, su questo tema, un vero e proprio manifesto, stiamo naturalmente parlando di L’ultimo bacio di Gabriele Muccino.
Mancanza di autonomia psicologica prima ancora che materiale, rappresentata in modo davvero divertente in Tanguy di Étienne Chatiliez: un giovane ormai trentenne, laureato e dalle conquiste facili non ha nessuna intenzione di andarsene da casa. Figlio modello? Forse, ma la madre, non ne può più di questo adulto che si trova in casa e tenta, con mille strategie, a convincerlo a trovare una sistemazione più autonoma, dopo aver ottenuto la complicità del marito. Altrettanto leggero e divertente il recente A casa con i suoi di Tom Dey in cui i genitori disperati per la permanenze del figlio trentenne in casa decidono di ingaggiare una bellissima “Professional Motivator”, praticamente la donna dei sogni del figlio, per convincerlo ad andarsene da casa.


23 maggio 2006 Di Grazia Casagrande e Giulia Mozzato


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