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HOME | mercoledì 23 maggio 2012 |
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Graphic novel a go-go! Il rinascimento della letteratura disegnata Un approfondimento sul fenomeno editoriale del graphic novel, con tante recensioni, interviste e una panoramica a volo d'uccello su alcune delle uscite più interessanti degli ultimi mesi. In tempi di crisi, si direbbe che un'arte povera (nei mezzi che richiede) come il fumetto sia la migliore per raccontare quel che siamo diventati e confrontarsi con i temi più diversi. Scopriamo assieme opere e autori di quello che sembra essere un autentico rinascimento.
Un'intervista con Lorenzo Mattotti La recensione di Habibi, di Craig Thompson La recensione di Asterios Polyp, di David Mazzucchelli La recensione di L'eroe, di David Rubìn La recensione di Fratelli, di Alessandro Tota La recensione di Io le pago, di Chester Brown
Il duemiladodici sarà l'anno del fumetto? Chissà che fra gli sconvolgimenti profetizzati dai maya non ci sia anche l'affermazione - troppo a lungo rimandata - della "letteratura disegnata" (Hugo Pratt docet). La proposta è ricchissima, come vedrete dalle recensioni dei graphic novel che abbiamo trovato più belli e interessanti fra quelli usciti negli ultimi mesi. L'osservazione che viene spontanea riguarda l'incredibile qualità narrativa che autori affermati (come Mazzucchelli o Thompson) riescono infallibilmente a profondere nei loro lavori, e il conforto che ci deriva dal vedere come una intera casta di giovani fumettisti sia pronta a regalarci storie bellissime e benissimo raccontate. In effetti, accanto alle cosiddette arti maggiori, il fumetto ha sempre giocato un ruolo da Cenerentola, a causa della sua natura di medium ibrido che non ha mai convinto i puristi delle arti figurative né i cultori della letteratura propriamente detta. Ma senza reclamare un posto al sole, e affinando la sua lingua in tutta calma, la nona arte è cresciuta. Ed è cresciuta davvero, al punto che oggi molti critici e studiosi blasonati si volgono stupiti a guardare quale livello di maturità abbia raggiunto in certi casi questa bellissima forma di narrazione, mentre erano tutti girati da un'altra parte, a discettare della morte del romanzo, a tastare il polso al cinema agonizzante, a cercare di capire da quale parte sarebbe arrivata una nuova forma popolare e colta di racconto che sapesse intepretare questo presente in modo autonomo ed efficace. Tutto è cominciato con Maus, naturalmente, o almeno questo è quel che sostiene una vulgata di grande fortuna critica.
 | Maus, di Art Spiegelman
 | È vero: la straordinaria opera di Art Spiegelman per prima ha saputo abbracciare un tema altissimo e difficile come quello della memoria e dell'olocausto, rivendicando con forza la dignità del fumetto a farsene tramite, e sovvertendo radicalmente la lezione disneyana ci ha insegnato una volta per tutte che la metafora gatto/topo può essere un bisturi affilato con cui tracciare solchi nell'immaginario. Ed ecco che oggi arrivano nuovi autori a tutto tondo, fumettisti completi e capaci di creare segni scoppiettanti e originali, oppure di perfezionare stilemi ormai classici ma riuscendo a rendere sempre funzionali alla storia i virtuosismi grafici. Il fumetto, insomma, sembra attraversare un autentico rinascimento. Il tradizionale distinguo fra fumetto seriale e fumetto d'autore si è fatto più sfumato, grazie ad autori che - saliti alla ribalta per il loro lavoro in seno a serie consolidate e di grande successo popolare - hanno saputo ritagliarsi uno spazio autoriale in cui lasciare briglia sciolta alla propria voglia di sperimentare ed esplorare nuovi linguaggi.
 | Una tavola di Chris Ware
 | È il caso, ad esempio, di David Mazzucchelli, che ha cominciato negli anni ottanta a inchiostrare tavole di "Daredevil", per poi affrancarsi progressivamente dalle pastoie del fumetto supereroistico, affinando uno stile assolutamente originale; lo stesso che oggi dà forma ad un'opera ambiziosa e innovativa come "Asterios Polyp", monumentale inno alle possibilità combinatorie di segno descrittivo e segno narrativo. Similmente, Chris Ware è il riconosciuto maestro di una leva di "teorici" della decostruzione del fumetto, declinata nei mille riquadri geometrici che compongono il modulo delle sue fantastiche tavole. Non ci sono dialoghi, e grafismi di grande eleganza e rigore riescono nel miracolo di dar vita a storie che è bello leggere e rileggere. Ma si può parlare di lettura, riguardo ad albi che non contengono al proprio interno nemmeno una linea di testo? Sì, si può, perché la forza del fumetto è anche (e soprattutto) nella capacità di farsi narrazione degli spazi vuoti, della closure (lo spazio interposto fra una vignetta e l'altra), del disegno stesso.
 | Il tipico stile di dave McKean
 | C'è Frank Miller, che ha raccolto il testimone di un maestro riconosciuto come Will Eisner, e ha portato quella lezione alle estreme conseguenze, confermandosi sommo poeta urbano dark e consacrando una "linea scura" di sapore fortemente espressionistico alla quale attingono altri grossi calibri (come Mike Mignola, autore di quell'"Hellboy" che grande successo ha ottenuto anche nelle sue riduzioni cinematografiche). Sceneggiatori monstre come Alan Moore hanno riempito nel tempo interi granai narrativi alle cui scorte Hollywood continua ad attingere senza posa (vedi "Watchmen" e "V for Vendetta"). Ci sono Dave McKean, Bill Sienkiewicz e altri straordinari artisti che hanno posto le basi perché il disegno nel fumetto di genere potesse smarcarsi da un impianto figurativo a volte troppo didascalico, e contemplare anche l'adozione di stilemi e tecniche diversi. Soprattutto, c'è una nuova leva di autori - europei e americani - che ha assimilato in profondità un linguaggio ricchissimo e consolidato, ha mollato gli ormeggi del porto sicuro in cui quello stesso linguaggio l'avrebbe confinata, e passate le colonne d'Ercole (quelle della sorpassata dicotomia fumetto di genere/fumetto d'autore) si è avventurata in pelago, arrivando a trovare, restituendoli ai lettori, autentici tesori.
 | Una bella composizione di Seth
 | L'autobiografia sembra essere uno dei filoni maestri di questa nouvelle vague internazionale, con la volontà e la capacità che hanno mostrato diversi autori di mettersi a nudo sulla pagina in assoluta sincerità e trasparenza. Joe Matt, Chester Brown, Seth e altri hanno promosso una rivoluzione in tal senso, partendo dal Canada e diffondendo quel germe dappertutto. Queste torrenziali e sincere autonarrazioni, fra l'altro, hanno contribuito a metabolizzare (e in qualche modo nobilitare) l'immagine di sé che avevano i fumettofagi, quei divoratori compulsivi di fumetti alla cui schiatta si dà il caso appartengano anche gli autori che abbiamo citato: il cliché dell'artista ripiegato su sé stesso, dai tratti caratteriali vagamente autistici o antisociali, complessato o timidissimo con le donne, una volta messo su carta e raccontato diventa esso stesso materia di narrazione, e quindi viene in qualche modo nobilitato.
Dicevamo delle donne: e qui si apre un capitolo nuovo, perché la new wave dei cui meriti stiamo brevemente raccontando ha anche assestato dei bei colpi a quella tradizione che voleva il mondo del fumetto essere esclusivo appannaggio dei maschi. Ecco dunque farsi strada una intera leva di autrici che sparigliano le carte del genere, rivendicando con la maturità e l'inventiva della propria opera un posto di assoluto rilievo: Elodie Durand, ad esempio, giovane autrice francese, con il suo La parentesi - graphic novel pubblicata in Italia nel 2011 - segna un traguardo importante nel racconto come terapia. Nel libro è disegnata e scritta una cronaca in tempo reale della parentesi durante la quale l'epilessia e un tumore al cervello impongono all'autrice un'interruzione delle proprie abitudini, una presa di distanza dolorosa ma catartica che viene raccontata in presa diretta senza filtri, giustapponendo sulla pagina le tappe di un iter clinico ed esistenziale che viene trasfigurato dall'arte di Durand. Julie Doucet è invece l'autrice di New York diary, che si pone come eccezionale exploit nel campo delle "autobiografie urbane", raccontando dell'arrivo dell'artista (canadese originaria di Montreal.. guarda un po' che coincidenza!) nella Big Apple, alle prese con tutti i problemi che può comportare la vita di un'artista squattrinata in una città come NY. Il gender issue che è al centro dell'opera di molte fumettiste informa anche i lavori di Phoebe Gloeckner, di Ariel Schrag, di Alison Bechdel: tutte straordinarie nel costruire strutture narrative dall'appeal universale non pretendendo di raccontare che di sé stesse, delle proprie vite sentimentali e sessuali, della fatica necessaria ad affermare la propria personalità in società che quanto più si dicono fondate sulla parità dei sessi, tanto più disvelano la propria natura ferocemente maschilista. | La parentesi, di Elodie Durand
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Questo è quanto accade nel resto del mondo, per così dire. Ma in Italia? Cosa si muove, a casa nostra, in un settore editoriale oggi negletto ma dal passato pionieristico e fortunato? Anche qui si notano segnali di vita molto interessanti, e rimandiamo alla recensione di Fratelli di Alessandro Tota e all'intervista a Lorenzo Mattotti, che alla celebrata carriera di illustratore affianca da anni una produzione di fumetti il cui capolavoro, ad oggi, può essere forse considerato Fuochi. Oltre all'affermato GiPi, sulla cui statura di disegnatore e narratore nessuna riserva viene avanzata, ci sono talenti come Lorena Canottiere, Michelangelo Setola, Giacomo Nanni, Francesco Cattani e altri ancora, accanto a consolidate certezze come Gabriella Giandelli, Sergio Ponchione e Marco Corona. Tante scuole, tanti modi di interpretare il fumetto e tutto il compendio di culture e sensibilità che ad esso sottende. Il futuro è luminoso, insomma, e vale proprio la pena di stare a vedere quel che succederà.
Un'intervista con Lorenzo Mattotti La recensione di Habibi, di Craig Thompson La recensione di Asterios Polyp, di David Mazzucchelli La recensione di L'eroe, di David Rubìn La recensione di Fratelli, di Alessandro Tota La recensione di Io le pago, di Chester Brown
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