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Uomini, donne e libri contro l'omofobia: i valori da salvare

Il 17 maggio si celebra la Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia. Un momento che dovrebbe spingerci a riflettere seriamente sul terrore per la "diversità" che dilaga nel nostro paese, su uno stato che non riesce ad affermare la sua laicità e a tutelare i diritti umani e civili di chi si ama, sulla debolezza delle istituzioni di fronte al razzismo contro gli omosessuali e i transessuali, sulla discriminazione che colpisce quotidianamente uomini e donne, ragazzi e ragazze, per il loro orientamento sessuale.

Dati che sconvolgono, quelli delle violenze sugli omosessuali e sui transessuali. Senza contare gli innumerevoli casi di chi è costretto a vivere nell'ombra una relazione d'amore, terrorizzato dalle reazioni dei familiari, degli amici, della società in cui è inserito.
Dovrebbe agghiacciare tutti noi - eppure purtroppo non è così - l'esistenza di persone che applaudono e sostengono un anziano presidente del Consiglio che fa sfoggio del suo ridicolo machismo e giustifica le sue avventure sessuali con la frase "meglio guardare le belle ragazze che essere gay". Per non parlare delle sobrie affermazioni di altri ministri e onorevoli maestri di virilità che rappresentano il nostro paese. Non ci disgusta, forse, perché siamo noi i primi a pensare nel nostro intimo che quelle parole corrispondano a verità, che ci siano "normali" e "diversi", due categorie nette e distinte.
Ricordiamo che il 17 maggio è stato scelto perché è la ricorrenza dalla rimozione dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità avvenuta nel 1990. Sono passati solo 11 anni - è un dato vergognoso - e la strada da fare per l'uguaglianza dei diritti è ancora lunga.

Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay, ha pronunciato oggi un appello accorato alle istituzioni del nostro paese alla Camera. Un discorso che chiama in causa lo stato della democrazia nel nostro paese, il rispetto dei diritti di ogni uomo, le responsabilità di uno stato che si professa laico davanti alle violenze subite da sempre da una parte dei suoi cittadini.
"Il Capo dello Stato ci ricorda che la democrazia non è mai acquisita una volta per tutte. Può dunque dirsi compiuta una democrazia, se al suo interno esistono città invisibili in cui le storie e la natura delle persone vengono alterate ed ingannate come da specchi deformanti? Forster nel suo Maurice scriveva, citando il secondo libro di Alice, che al di là dello specchio si popola un mondo cifrato e parallelo dove per secoli generazioni di uomini e donne, giovani e anziani, gay, lesbiche, transessuali, sono stati emarginati nel buio e nel silenzio di biografie e identità rifiutate e stravolte, ovvero condannate al disprezzo,alla detenzione, alla tortura, all’assassinio. Così è ancora oggi in troppa parte del mondo".

Oggi, dunque, riflettendo sui diritti e sui valori di civiltà verso i quali il nostro Paese dovrebbe muoversi, vale la pena ricordare che sarà in libreria dal 20 maggio Dieci!, la nuova ambiziosa collana di Laurana Editore. "Dieci!" perché l'idea che sta dietro è quella di selezionare, valorizzare e quindi mettere in salvo dieci persone o cose o fatti o valori che ancora tengono, mentre tutto il resto sembra andare a rotoli. Dieci persone o cose o fatti o valori a cui vale la pena guardare con un po' di attenzione.
E il secondo titolo della collana, in libreria il 20 maggio, sarà 10 gay che salvano l'Italia oggi di Daniela Gambino: 10 ritratti di persone che sono state un esempio di coraggio nell'affermazione dei diritti degli omosessuali, anche a costo di grandi sofferenze e soprusi. Da Nichi Vendola a Tiziano Ferro, da Aldo Busi a Leo Gullotta, da Rosario Crocetta a Gianni Vattimo, da Nino Gennaro a Anna Paola Concia, da Titti De Simone a Franco Grillini: 10 uomini e donne che sono una speranza per chi sogna un paese più tollerante, rispettoso e giusto.

Pubblichiamo in anteprima di seguito, per gentile concessione di Laurana Editore, l'introduzione di Matteo B. Bianchi a 10 gay che salvano l'Italia oggi di Daniela Gambino, in libreria dal 20 maggio.


10 gay che salvano l'Italia oggi di Daniela Gambino
Introduzione di Matteo B. Bianchi - Chiedimi se andrà meglio

"È un paese strano, il nostro. Un paese fondato su valori che gli stessi rappresentanti delle istituzioni contraddicono nella pratica. Difficile per esempio riscontrare tra i più accesi sostenitori della famiglia onorevoli che non abbiano alle spalle matrimoni multipli, figli da madri diverse, amanti più o meno note, e senza per forza arrivare allo zenit pirotecnico di un presidente del Consiglio che sostiene contemporaneamente i Family Day e un harem di private puttane. Di fronte a tanta disinvoltura, etica e morale, verrebbe da immaginarsi un paese assai liberale e permissivo sulle questioni della vita privata. Invece è proprio qui il nucleo della stranezza: basta citare l’espressione “persone dello stesso sesso” perché da ogni dove si elevino bandiere, scudi e stendardi, staccionate, armature e spade sguainate: non sia mai che vengano riconosciuti diritti a una coppia stabile, serena, duratura, ma dal sesso non alternato. È la carta Imprevisti del nostro Monopoli quotidiano: è il Vai in prigione senza passare dal via. Non hai fatto niente di male, ma non importa. Tu questi diritti, in questo paese, non solo non li puoi avere, ma neanche nominare. Fine della discussione.
Quello che mi risulta difficile da capire è come anche la gente non omosessuale possa sopportare questo stato di cose. Negare a una parte di popolazione alcuni diritti fondamentali che ad altri sono garantiti ha un nome: razzismo. Alla stregua di vietare l’uso di alcuni autobus o panchine ai cittadini di colore in Sudafrica ai tempi dell’apartheid. Io non ci vedo alcuna differenza e mi scandalizza ancor di più non tanto il politico trombone che difende posizioni arcaiche e una doppia morale per logiche di convenienza e di partito, quanto la gente comune che sa e tace, dunque acconsente. Mentre il resto dell’Europa è già passato oltre, lasciandoci come imbarazzante fanalino di coda sull’autostrada spianata della civiltà e dell’integrazione.
Quando ho pubblicato il mio primo romanzo, Generations of love, storia autobiografica di un’adolescenza gay in un piccolo paese di provincia, sono stato inondato di mail e lettere: centinaia di lettori si erano riconosciuti nelle mie parole e sentivano l’urgenza di comunicarmelo. Alcuni di loro volevano anche farmi sapere che il libro era stato uno strumento di conforto: leggere la mia vicenda li aveva fatti sentire meno soli, aveva indotto coraggio e speranza. La circostanza sconvolgente però era che talvolta concludevano queste mail con richieste affrante: “Ti prego, non dire a nessuno che ti ho scritto”. Questa preghiera accorata mi lasciava senza parole. In primo luogo per l’ingenuità (a chi avrei potuto dirlo? E perché avrei dovuto farlo?). Ma in seconda battuta, e soprattutto, per l’abisso di confusione emotiva che lasciava intravedere: questi ragazzi erano talmente terrorizzati dalla propria condizione che non erano neanche più in grado di identificare quali fossero i nemici e quali gli alleati. Mi scrivevano per dirmi grazie e contemporaneamente temevano che io li tradissi. Non importa poi se si firmavano con un nickname qualsiasi e che sarebbe stato difficilissimo risalire alla loro identità, anche se avessi voluto. Il solo avermi scritto li faceva sentire esposti, fragili, attaccabili. Anche da una persona che dichiaravano di ammirare.
Pensandoci bene però, potevo dar loro torto? In un paese in cui il cambiare posizione, schieramento e ideologia è all’ordine del giorno? Nel quale è molto più facile (e praticato) condannare che fornire il buon esempio, seppur minimo?
Negli Stati Uniti in questi ultimi mesi è esploso un fenomeno video che dal canale YouTube si è poi tramutato in un portale internet e in un libro, dal titolo It gets better [tr. it. Migliorerà]. Il tutto è cominciato in modo molto semplice e artigianale: lo scrittore Dan Savage e il suo compagno, il dj Terry Miller, hanno registrato un filmato nel quale cercavano di trasmettere un messaggio positivo agli adolescenti gay in difficoltà perché derisi, umiliati, picchiati e seviziati dai loro stessi compagni di scuola. Il video era nato per contrastare la recente ondata di suicidi tra ragazzi omosessuali vittime di bullismo. Savage e Miller, con parole semplici e dirette, spiegavano agli adolescenti in ascolto che anche loro avevano subìto simili angherie, ma crescendo avevano superato questo periodo difficile, si erano fatti forti, avevano trovato amici, amore e felicità. Spiegavano che togliersi la vita per gli insulti degli altri era uno spreco assurdo e promettevano a questi ragazzi: vedrete, andrà meglio. Il video è diventato immediatamente un virale e ha scatenato una tempesta mediatica. In breve migliaia di persone, tra star dello spettacolo e gente comune, hanno seguito l’esempio dei due e postato il loro video sulla rete. E anche la politica si è interessata. Hilary Clinton e Barack Obama hanno voluto partecipare alla campagna spontanea con un loro messaggio. Le massime cariche dello Stato si sono esposte a favore della causa.
Provare a immaginare che succeda qualcosa di simile in Italia suona come una provocazione, se non come pura fantascienza. Da noi attori, cantanti, stilisti e primi ballerini ancora si sperticano in dichiarazioni alla stampa per negare la propria omosessualità. Da noi i parlamentari rilasciano dichiarazioni del tenore di “meglio fascista che frocio”. Pensare che proprio da queste categorie possano venire testimonianze video spontanee per supportare gli adolescenti omosessuali in difficoltà è quantomeno utopistico.
In queste condizioni credo che per un ragazzo omosessuale, così come per una ragazza lesbica o un transessuale, sia necessario, anzi, indispensabile riuscire a individuare dei modelli positivi. Avere almeno dei punti di riferimento. Questo libro cerca di rispondere a tale bisogno.
Daniela Gambino ha scritto un testo strano, inclassificabile, che è tanto sociale quanto personale: il ritratto di dieci personaggi che per la cultura e la comunità GLBT italiana hanno fatto e continuano a fare qualcosa, filtrato dallo sguardo appassionato e focoso di una scrittrice e giornalista atipica. Queste figure sono raccontate alla sua maniera, mischiando cenni biografici e considerazioni personali. Quella che ne viene fuori è una geografia culturale frammentata ma vivace: dieci importanti esempi, dieci esperienze singolari di sofferenza e di autoaffermazione, di lotta e di coraggio, di sfrontatezza e di sincerità.
Perché da qualche parte anche noi dobbiamo pur cominciare a sperare. E credo che il tentativo di Daniela Gambino sia quello di suggerirci di cominciare da loro, di cominciare da qui".

© Laurana Editore






17 maggio 2011 Di Sandra Bardotti

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