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Mozart - Requiem in Re minore KV 626, per Soli, Coro e Orchestra

Tra le varie incisioni del capolavoro mozartiano Requiem in Re minore KV 626, per Soli, Coro e Orchestra, reperibili oggi sul mercato, consigliamo due recenti CD: uno prodotto da “La Bottega Discantica l’altro edito da Alpha.

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Lo sento a quel che provo, che l’ora suona; sono in procinto di spirare; ho finito prima di aver goduto del mio talento. La vita era pur sì bella; la carriera s’apriva sotto gli auspici tanto fortunati; ma non si può cangiare il proprio destino. Nessuno misura i propri giorni, bisogna rassegnarsi, sarà quel che piacerà alla provvidenza; termino; ecco il mio canto funebre, non devo lasciarlo imperfetto”. Questa l’ultima parte di una lettera attribuita a Mozart, che egli avrebbe inviato al suo librettista e amico Lorenzo Da Ponte nel settembre del 1971, tre mesi prima di morire alla giovane età di 36 anni. In essa si accenna a un “canto funebre”; si tratta senz’altro dell’ultima opera – purtroppo mai completata − del genio austriaco: il Requiem in Re minore KV 626, per Soli, Coro e Orchestra. Su tale messa funebre però, e di riflesso sulla morte del suo ideatore, sono stati versati fiumi d’inchiostro (tra cui l’improbabile lettera di cui sopra) e sorte innumerevoli leggende. La più assurda è quella che incolpa il compositore italiano Antonio Salieri di aver avvelenato Mozart, essendo essa destituita di ogni fondamento. La più romantica, ma non meno fantasiosa, è quella per cui uno sconosciuto attraverso un messaggero mascherato avrebbe commissionato una messa da morto al musicista, che, versando in non buone condizioni di salute si sarebbe convinto di dover comporre giusto il Requiem per il proprio funerale. Molto probabilmente Mozart invece conosceva il committente, ossia il conte Franz von Walsegg-Stuppach, intenzionato a dedicare alla giovane consorte morta da poco la messa; magari attribuendosene la paternità, come vuole la leggenda. Resoconti fantasiosi (o film, come l’Amadeus di Milos Forman) a parte, i dati storici attestano che, non avendo potuto il grande salisburghese terminare la partitura del Requiem, esso fu completato dal suo allievo Franz Xaver Süßmayr. Solo l'Introitus infatti appartiene interamente a Mozart, che ha scritto anche le parti vocali e qualche motivo strumentale del Kyrie, della Sequentia e dell’Offertorium.

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Comunque il Requiem nella sua globalità resta pur sempre opera artistica di straordinario pregio, caratterizzata da un’indubbia ed eccelsa intensità espressiva. La messa pro defunctis inizia dunque con l'Introitus − liberamente ispirato ad un lavoro musicale di Händel − che gravemente/mestamente chiede a Dio, per voce del Coro, di donare requiem aeternam: la pace eterna ai defunti. È la parte più celebre e solenne dell’intera composizione, cui fa seguito la supplica del Kyrie, che invoca pietà a Cristo Signore. È poi la volta della Sequentia – basata su un testo del duecentesco Tommaso da Celano − scandita in sei brani: a partire dal terrifico/tenebroso corale Dies irae (il giorno dell’ira, ovvero del cosiddetto giudizio universale), seguito dal Tuba mirum [spargens sonum] (la tromba [che sparge intorno un suono] mirabile), introdotto appunto dalla tromba e in cui le voci soliste si alternano a narrare ora in tono drammatico, ora in tono triste ciò che accadrà dopo la fine del mondo. È poi la volta del Rex tremendae majestatis (re dalla tremenda maestà) che vede alternarsi/sovrapporsi Coro ed archi in un brano di grande tensione emozionale. Fa da contraltare a questo movimento il successivo e più pacato: Recordare (ricordati), cantato dai solisti. Nuovamente acceso e tragico è invece il Confutatis [maledictis] (confutati [i maledetti]) dove gli elementi maschili e femminili del Coro danno voce ai dannati e ai salvati. Viene subito dopo il Lacrimosa [dies] ([giornata] lacrimosa), pagina commovente e dolcissima, di cui Mozart ha scritto solo le prime otto battute, ma che è stata completata in modo abbastanza felice da Süßmayr. Ulteriore sezione: l'Offertorium, suddivisa nei due momenti: Domine Jesu (o Signore Gesù), di maggiore veemenza, ed Hostias (vittime), in cui domina la pacatezza. A seguire è un breve Sanctus osannante, incalzato da un Benedictus che reitera l’Osanna già prima salmodiato. L’Agnus Dei (agnello di Dio) successivo è momento di solenne rassicurazione ai fedeli della funzione purificatrice/pacificatrice del Cristo. Infine la Communio (comunione): sezione conclusiva che riprende l’Introitus e il Kyrie iniziali, con cui maestoso il Requiem termina. Tra tutte le varie incisioni del capolavoro mozartiano reperibili oggi sul mercato, credo valga la pena consigliare − sia a chi già conosca l’Op. KV 626, sia a chi non l’abbia mai ascoltata – due recenti CD: entrambi a mio avviso di tutto rispetto. L’uno, prodotto da “La Bottega Discantica”, ci propone un Requiem denotato dalla energia/solarità interpretativa e dalla vivacità tutta italiana dei bravissimi solisti: Marinella Pennicchi, soprano - Gloria Banditelli, mezzosoprano - Mirko Guadagnini, tenore - Sergio Foresti, basso; cui si affianca l’affiatato Coro Canticum Novum di Solomeo. Direttore dell’Accademia Hermans è un ispirato Fabio Ciofini. L’altro (non certo secondo, in qualità, rispetto al CD appena presentato), edito da Alpha, ci offre un Requiem all’insegna d’una atmosfera meno mediterranea/brillante e di un’esecuzione più attenta ad una lettura filologica dell’opera. Estremamente accurato/misurato il direttore Teodor Currentzis. Assai validi il Coro e l’Orchestra siberiana MusicAeterna. A dir poco eccellenti i solisti Simone Kermes, Stephanie Houtzel, Markus Brutscher e Arnaud Richard.



27 maggio 2011 Di Francesco Roat

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