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Storia e storie d'italia



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Quest'anno regalo libri a tutta la famiglia!

Divertiamoci ad imparare

Un regalo sempre gradito: il libro d'arte

Sono sempre più numerosi gli appassionati di storia: forse il bisogno delle ormai inflazionate “radici”, forse la ricerca di una migliore conoscenza del passato per rimuovere le difficoltà del presente, oppure semplicemente perché si pensa che, se si conoscono meglio gli errori già commessi (talvolta con esiti tragici), si può evitare di ripercorrere la stessa strada, con la speranza insomma che, se chi comanda credesse nella formula “historia magistra vitae”, si potrebbe stare tutti meglio.
Segnaliamo alcuni recenti volumi, veri repertori o saggi specifici, che raccontano l’Italia, per limitarci al nostro orticello.


L’ambiziosa impresa di Pierre Milza di proporre la Storia d’Italia dalla preistoria ai giorni nostri (edizioni Corbaccio) è certamente meritoria.
Le radici italiane dell’autore, come sottolinea Sergio Romano nella fascetta che presenta il libro, sembrano accrescere l’orgoglio di questo studioso per un paese che ha vissuto non poche difficili stagioni.
L’attenzione inoltre non si limita ai fatti e agli eventi salienti, ma ben li colloca nel contesto socio-culturale. Vediamo così descritti i cambiamenti dei costumi domestici nel corso dei secoli, le credenze religiose, le tendenze demografiche e le condizioni sanitarie. Non manca un’osservazione attenta delle varie realtà economiche che si sono via via sviluppate: l’artigianato, l’agricoltura e l’industria, senza trascurare l’evoluzione letteraria e filosofica oltre che artistica e le influenze straniere occorse in Italia.
Ma non basta elencare, raccontare, descrivere. Occorre anche spiegare come ciascuno di questi ingredienti si combini con gli altri e contribuisca a delineare il ritratto di una penisola che ha assunto, così, a dispetto delle sue molte vicende e dei suoi molti particolarismi, una individualità storica.
Pierre Milza è probabilmente il solo studioso che possa affrontare questo enorme compito con le necessarie credenziali.


Avviciniamo un po’ il nostro sguardo. Non iniziamo a capire che cosa sia l’Italia partendo dalla preistoria, ma da quando ha incominciato a raccontarsi, cioè da quando sono nati i giornali. Il bellissimo saggio di Aurelio Magistà, L’Italia in prima pagina. Storia di un paese nella storia dei suoi giornali, che ha una interessante premessa di Nicola Tranfaglia (Bruno Mondadori editore) parla proprio della nascita e dello sviluppo dei giornali su territorio italiano (non si può infatti parlare per alcuni secoli di Nazione). È dalla prima pagina poi che meglio vediamo lo sviluppo, e il legame, speculare alle varie trasformazioni in atto, con il mondo economico, oltre che politico. Riportiamo la conclusione della Premessa che possiamo giudicare un vero appello rivolto in parte anche ai lettori: “Da questo punto di vista le vicende, i personaggi, gli episodi raccontati in questo libro sono nello stesso tempo un utile termine di raffronto sul cammino fatto finora e una preziosa indicazione dei problemi che sono emersi nel lungo percorso storico e che le nuove classi dirigenti avrebbero il dovere di affrontare adeguatamente nei prossimi anni”.


Diario italiano 1976-2006 di Miriam Mafai edito da Laterza, propone le pagine di un diario ideale che ci riguarda tutti. Note, editoriali, fatti di cronaca, battaglie civili, storie di politica: trent’anni di attività di una giornalista che è sempre stata autorevole commentatrice della vita italiana. Ecco allora stagliarsi in questa raccolta non solo i fatti, ma anche i protagonisti, uomini e donne che in modo diverso hanno firmato una pagina della nostra storia recente. E poi gli umori, i sentimenti, le speranze dei cittadini a cui le parole della Mafai erano destinate e che lei sapeva ben interpretare e descrivere.
Per parlare ancora di giornali e del loro peso nell'avoluzione socioculturale del nostro paese: il 14 gennaio 1976 è la data di nascita di Repubblica, “un giornale diverso dagli altri”, annunciava Eugenio Scalfari nel suo primo editoriale, perché non prometteva una impossibile neutralità politica, ma una autentica onestà intellettuale, “massimo impegno civile” e “un massimo di professionalità e di indipendenza”:  il giornalismo interpretato da Miriam Mafai è stato proprio questo.
Ecco dalle sue stesse parole il significato profondo di questo Diario: "In trent'anni, dal 1976 ad oggi, l'Italia è profondamente cambiata. Era, quella, un'Italia senza telefonini, senza voli low cost, senza bancomat. Era un'Italia nella quale due grandi partiti, il Pci e la Dc, raccoglievano insieme il 70% dei voti e agli altri rimanevano le briciole. Era un'Italia nella quale contavano, durante la campagna elettorale, più i grandi comizi in piazza che le apparizioni in Tv. Era l'Italia dei grandi movimenti: il Movimento operaio, il Movimento studentesco, il Movimento femminista.
Quell'Italia non c'è più."


Colleghiamo idealmente il Diario della Mafai al recentissimo Com’era bello il mio Pci di Diego Novelli (edito da Melampo). Novelli è davvero un pezzo della nostra storia recente: politico, giornalista e scrittore, sindaco di Torino dal 1975 al 1985, presidente della Federazione mondiale delle città unite dal 1979 al 1983, deputato europeo e dal 1987 al 2001 eletto alla Camera dei Deputati, è tuttora nella direzione della rivista Narcomafie edita dal Gruppo Abele. Questi alcuni tratti che ci fanno capire quanto la sua storia del Pci sia interessante per chi voglia capire qualcosa di questo complicato Paese. Una delle caratteristiche del libro è però anche il tono ricco di affettuoso umorismo che sa spiegare cose molto serie: i difetti della sinistra di ieri, ma i tanti difetti di quella di oggi che sembra aver conservato soprattutto “le spine”e fatto appassire “le rose” di quella stagione. Piuttosto forti i giudizi su certi compagni di strada di allora: al vetriolo il ritratto di Giuliano Ferrara, che per un lungo periodo visse a casa sua, e a cui volle bene come a una specie di “figlio d’adozione” e di cui non riesce ancora a spiegarsi il “radicale mutamento di fronte”.
Il libro è rallegrato dalle divertenti vignette di Paolo Deandrea che sembrano davvero far capire come si possa parlare di cose serie facendo sorridere il lettore, così forse riuscirà a sopportare meglio le tante amarezze dell’oggi. 


Da un grande personaggio a un altro autentico maestro del giornalismo italiano: Enzo Biagi. In Quello che non si doveva dire, edito da Rizzoli, scritto insieme a Loris Mazzetti, si parla di ciò che è stato bandito dagli schermi televisivi negli ultimi cinque anni, dopo il cosiddetto “editto Bulgaro”. Sono i temi di cui Il fatto, la bella trasmissione televisiva, bruscamente interrotta e mille volte imitata, avrebbe parlato. I ragazzi di Locri, la criminalità organizzata, certa dolorosa cronaca nera sintomo di un imbarbarimento dei costumi. Ma Biagi e Mazzetti avrebbero parlato anche di Iraq, delle sofferenze delle popolazioni del Sudan e delle bidonville di Nairobi. Avrebbero intervistato le due Simone, e avrebbero cercato di capire e di far capire perché Calipari è morto liberando Giuliana Sgrena…
Dice il giornalista: "La televisione mi è mancata e mi manca tuttora. Per carità, so benissimo che a ottantasei anni sarei ridicolo se pensassi a un futuro, o soltanto a un presente, televisivo. Non è solo nostalgia quella che mi è rimasta, ma la voglia di fare che non si esaurisce con l'età, un po' come con le donne, si desiderano per tutta la vita".
Per far meglio capire il suo “stile” giornalistico e umano, Biagi infine traccia un rapido viaggio nel suo passato (che ha attraversato, avendo 86 anni, tanta parte del secolo scorso) e ci indica le parole chiave della sua vita: “coraggio, coerenza, umiltà, libertà, rispetto, giustizia, tolleranza, comprensione, solidarietà e amore”.


In questo libro le immagini hanno il sopravvento, forse perché il loro potere è davvero molto forte e Carlo Lucarelli, coautore con Massimo Picozzi, sa bene come arrivare dritto dritto al lettore.
Il titolo di questo vero e proprio album (ma il testo non manca e segue il ritmo incalzante delle immagini) è La nera. Storia fotografica di grandi delitti italiani dal 1946 a oggi (Mondadori). Certi volti, di vittime forse ancor più che di carnefici, si sono fissati nei nostri occhi, altri, di casi più lontani, appartengono ormai quasi più alla letteratura gialla che alla cronaca. Ma in tutte le vicende, quelle più chiare e quelle che continuano a sembrarci assurde si nasconde il segreto del cuore umano, c’è un enigma che affascina e fa orrore. Sono 400 le fotografie raccolte dai due autori per illustrare i 35 più famosi casi di cronaca nera accaduti in Italia dal dopoguerra ad oggi e ci raccontano proprio questo: il dolore inspiegabile, la tragedia che rompe all’improvviso la tranquilla quotidianità.


Quello che adesso segnaliamo ai lettori è un repertorio, non un libro da leggere pagina dopo pagina: si tratta del Catalogo dei viventi. 5062 italiani notevoli di Giorgio Dell’Arti e Massimo Parrini edito da Marsilio. Tra curiosi inserimenti e altrettanto curiose assenze, tra dati oggettivi e valutazioni soggettive, si tratta del ritratto di tanti personaggi su cui la cronaca giornalistica spesso si sofferma e di nomi quasi sempre ben conosciuti dal lettore medio.
Ecco il criterio che gli autori hanno adottato per la scelta effettuata: "Fanno parte del seguente elenco gli italiani, ancora in vita al 30 settembre 2006, che sono stati notati dagli autori. Gli autori, essendo umani, possono non aver notato qualcuno che andava notato. Di questo chiedono scusa. Gli autori sanno inoltre che la massa di informazioni contenuta nel libro è troppo imponente perché non vi sia neanche uno sbaglio. Chiedono scusa anche di questo e pregano i lettori consapevoli di mandare correzioni, integrazioni, rettifiche o ulteriori informazioni..."



06 dicembre 2006 Di Grazia Casagrande


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