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I "Book Block" in piazza: l'identità nei classici


Il valore dei classici: queste le "armi" degli studenti che protestano per il loro diritto allo studio contro la riforma scolastica e i tagli alla cultura. Ci sono tanti importanti libri in prima fila nella battaglia contro l'ignoranza di un paese che non vuole più investire nella cultura.


Nel Sessantotto gli studenti tedeschi manifestavano con in mano La critica della ragion pratica di Kant. In questi giorni, partendo da un’iniziativa romana, la protesta degli studenti si avvale di “scudi letterari”: cartelloni di gommapiuma, cartone e legno con i nomi di grandi classici della letteratura mondiale. Wu Ming ha ribattezzato questi studenti con il termine di “Book Block”. Scherzano i ragazzi romani all’indomani di una giornata di scontri e guerriglia cittadina: “avete visto come la polizia manganellava la nostra Costituzione?”.
Inutile nascondere che tutta la faccenda richiama qualcosa di già sentito e visto. Questi ragazzi sembrano usciti direttamente dal Sessantotto, un periodo da cui sembra ancora problematico prendere giustamente le distanze. Ma il Sessantotto fu un’altra cosa, un movimento che difficilmente i ragazzi di oggi potrebbero concepire pienamente nella sua portata critica e rivoluzionaria. Questo gli studenti in piazza dovrebbero saperlo.


Si può tracciare un catalogo, una specie di biblioteca ideale, dei libri scesi in piazza, per capire cosa leggono i giovani oggi, quali libri hanno formato la loro coscienza e l’immaginario, quali testi considerano simbolici alle soglie del secondo decennio del nuovo secolo. Senza dubbio, sono presenti i testi della più grande tradizione letteraria, opere di cui spesso si rimpiange una grandezza e una profondità ineguagliabile. Una biblioteca stravagante, dove gli unici titoli contemporanei sembrano essere Gomorra e Q di Wu Ming (quando ancora si firmavano Luther Blissett), affiancati da una lunga lista, in cui compare anche la Costituzione.
I titoli più quotati di questo variegato amalgama sono:


La Repubblica di Platone, uno dei testi più importanti del pensiero occidentale, la cui scrittura può essere datata approssimativamente dal 390 al 360 a.C. Un testo capitale, che sviluppa le principali teorie platoniche, come quella delle idee, dell’anima, della giustizia, della conoscenza.
Satyricon di Petronio Arbitro, risalente al I secolo d.C., prosimetro del disfacimento dei valori della  tarda-latinità e considerato il primo esempio di quello che sarà il romanzo moderno.
Decameron di Giovanni Boccaccio, composto intorno agli anni Cinquanta del Trecento, l’opera fondatrice della letteratura in prosa in volgare.
Il Principe di Niccolò Machiavelli, trattato di dottrina politica scritto nel 1513 sulla conduzione del principato assoluto, divenuto celebre per la separazione attuata dall’autore tra etica e politica.
Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, scritto tra il 1605 e il 1615, il romanzo del tramonto degli ideali del secolo d’oro.
Moby Dick di Herman Melville, del 1851, capolavoro della letteratura statunitense e precursore del modernismo.
Tropico del cancro di Henry Miller, pubblicato nel 1934, accusato di pornografia e già icona della rivoluzione sessuale della seconda metà del Novecento. In Italia fu pubblicato e venduto sottobanco da Feltrinelli nel 1962, e poi fatto entrare ufficialmente nel mercato italiano nel 1967.
Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, pubblicato nel 1943, uno dei libri più venduti della storia, che ha appassionato indiscriminatamente bambini e adulti.
Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini, pubblicato nel 1955, censurato per oscenità, il romanzo-documentario sul degrado delle borgate romane nel dopoguerra.
L’isola di Arturo, uscito nel 1957, è uno degli esempi più poetici del realismo magico di Elsa Morante.
Il sole nudo di Isaac Asimov, sempre del 1957, capolavoro della fantascienza, arte acutissima e allegorica, capace di descrivere la società celandola in ipotetici mondi futuri.
Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, del 1967, una delle più importanti opere spagnole.
Una donna spezzata di Simone De Beauvoir, edito nel 1967, e divenuto libro simbolo del movimento femminista.
Mille piani di Gilles Deleuze, del 1980, riflessione sulla molteplicità e sul capitalismo.
Cecità di José Saramago, pubblicato nel 1995, indagine della nostra società e delle strutture di potere.


Questi i libri più gettonati, che rivelano sicuramente la forte e sentita esigenza di difendere il passato e i valori tramandati dalla migliore letteratura. Quello che più impressiona è la mancanza di titoli contemporanei, oltre ai già citati Gomorra e Wu Ming. Tra i più recenti, come si vede, spicca Saramago. Per quanto riguarda il resto, molti sono i titoli che già avevano guidato simbolicamente altre proteste studentesche, pubblicati prima della nascita della maggior parte dei giovani in piazza oggi. Ma i giovani leggono davvero questi libri?


Serianni, uno dei più importanti linguisti e filologi italiani, osserva: “Di certo non sono letture generazionali, sembrano uscite più dall’immaginario anni Sessanta e Settanta dei loro genitori che non dall’esperienza diretta dei ragazzi. Ma questo è relativo: gli studenti sanno che Don Chisciotte esiste, ne conoscono la simbologia, e la utilizzano. Appunto: vedere un agente picchiare Don Chisciotte fa impressione”. Un gioco letterario, che contiene un messaggio efficace, ma che rispecchia solo una minoranza che legge. Di questi tempi, però, di fronte ai tagli alla ricerca, alle università pubbliche, alla tutela del patrimonio artistico, di fronte a Pompei che crolla nell’incuria e nell’indifferenza del governo, quello di farsi scudo della cultura è un messaggio importante. Nella cultura che si vorrebbe rendere subalterna sta tutta la nostra identità da riscoprire, di fronte all’assedio confuso e aggressivo del presente .

- La politica è la grande generalizzatrice, - mi diceva Leo, - e la letteratura è la grande particolareggiatrice, e non soltanto esse sono tra loro in relazione inversa, ma hanno addirittura un rapporto antagonistico. Per la politica, la letteratura è decadente, molle, irrilevante, fastidiosa, ostinata, noiosa, una cosa che non ha senso e che non dovrebbe neppure esistere. Perché? Perché la letteratura è l'impulso a entrare nei particolari. Come puoi essere un artista e rinunciare alle sfumature? Ma come puoi essere un politico e permettere le sfumature? Come artista le sfumature sono il tuo dovere. Il tuo dovere è non semplificare. Anche se tu dovessi scegliere di scrivere nel modo più semplice, alla Hemingway, resta il dovere di dare la sfumatura, spiegare la complicazione, suggerire la contraddizione. Non cancellare la contraddizione, ma vedere dove, all'interno della contraddizione, si colloca lo straziato essere umano. Tener conto del caos, farlo entrare. Devi farlo entrare. Altrimenti produci propaganda (Philip Roth, Ho sposato un comunista ).


02 dicembre 2010 Di Sandra Bardotti

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