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ARTICOLO

Ju Amoruso: 19 anni, scrittrice di incubi esordiente con una pagina fan su Facebook

Come sia cambiata la comunicazione culturale in questi anni si vede così: osservando le mosse di un'autrice esordiente e della sua - prestigiosa - casa editrice.

ju amoruso - ha aperto una pagina fan su facebook prima dell'uscita del romanzo
Mi chiamo Scrivo -
© Paola Colleoni -
www.paolacolleoni.altervista.org

Lei
- Giulia Amoruso detta Ju - apre una pagina fan su Facebook ancora prima di vedere in vendita il suo libro: Mi chiamo Scrivo (benvenuti nella mia testa).
Naturalmente gli iscritti sono i suoi amici, ma lei è già pronta, con questo "zoccolo duro", ad affrontare gli altri, quelli che si iscriveranno dopo aver letto il romanzo, gli sconosciuti che vorranno dimostrarle simpatia, stima, amicizia.


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La casa editrice Elliot inserisce una scheda nel folder che abitualmente presenta a librai e giornalisti di settore in cui il romanzo viene definito "viaggio allucinante nella follia altrui. Un romanzo vorace, un inno alla scrittura stessa" e anche "un esordio letterario graffiante e sarcastico, il romanzo di una generazione comatosa, un grido d'allarme".
Premesse per un lancio di grande impatto, volutamente provocatorio.
E la frase scelta per introdurci alla sua scrittura è:

Cosa scriverei se potessi inviare una lettera a Dio? Forse gli parlerei della fame nel mondo e delle guerre persistenti. Anzi, forse no. In fondo lui da lassù dovrebbe vedere tutto. Forse gli farei vedere le piccole cose. Anzi, nemmeno quelle. Forse lo obbligherei semplicemente a vivere un giorno nella testa di ogni uomo, per capire cosa si prova veramente a essere pazzi.


Lei si descrive così su Facebook:
"molti la conoscono come giuggiola e probabilmente, come me, tutti i giorni la prendono in giro (muaaah) ma è anche una scrittrice prossima al successo e questa pagina è per tutti quelli che sono stati e saranno suoi grandissimi fan!"

La casa editrice ci dice pochissimo sull'autrice - ha diciannove anni e vive a Milano, questo è il suo primo romanzo - ma il taglio della presentazione è molto meno "ingenuo" e decisamente più incisivo.
Racconta di una protagonista, Scrivo, degli incubi che lei stessa vive e di quelli di altre persone che incontra, tra follia, mistero, adrenalina e attacchi di panico:


la scheda di presentazione del romanzo pubblicato da Elliot

"Scrivo vive a Londra, indossa Converse viola scolorite e calma il suo respiro con la nicotina. La sua droga è la scrittura, quella droga che “non si inietta, che non si respira, che non si compra”. Una scrittura fatta di parole vomitate, una valanga, una vertigine anestetizzante che è rabbia verso quel solitario giocatore dell’universo; quello che prima giocava a dadi, e che adesso sembra ansioso di completare l’ultimo livello del suo videogame. Svegliatasi in un letto d’ospedale in seguito a un coma durato due anni, si ritrova in uno scantinato con dodici sedie ad assistere a delle sedute psichiatriche di gruppo. Sarà così costretta a lottare contro il dolore degli altri impregnandosene come una spugna e servendosene come di uno sciogligrasso per lavare via il suo. L’unico modo per trovare sollievo sarà mettere nero su bianco le storie di questi dodici folli. Quella di Howard, il ragazzo che in seguito alla morte di moglie e figlia è convinto di vivere in una cartolina; quella di Colin, il bambino di appena dieci anni che soffre di attacchi di panico; quella di Stew che, accecato dal buio, si protegge con un accendino; quella di Gwen, la ragazzina scontrosa che ha trasformato il suo giardino in un gigantesco parco giochi con tanto di montagne russe. E proprio come una vertiginosa corsa sulle montagne russe, la vita di Scrivo si trasformerà in un’alternanza di adrenalina pura, incoscienza e panico totale; scricchiolii, pendii e riprese; conforto dato e ricevuto, in un vortice che va affrontato a parole, sino alla fine della corsa."


Aspettiamo di avere in mano il romanzo per poterne giudicare le qualità letterarie.
Senza dubbio la comunicazione che ne viene data è forte e diretta e molto, molto diversa da quella di appena un decennio fa.

Un caso di studio, se volete.



foto Paola Colleoni - www.paolacolleoni.altervista.org


23 febbraio 2010 Di Giulia Mozzato


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