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Articolo

giovedì 19 ore 18,30 - Roma
Auditorium dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta
Interverranno al termine della proiezione Goffredo Fofi e Irene Bignardi

Il lato sbagliato del ponte




"Letteratura e cinema". Nell’ambito del programma a cura della Casa delle Letterature
per la prima edizione di Cinema. Festa Internazionale di Roma, viene presentato The Wrong Side of the Bridge, scritto da Paolo Cognetti e diretto da Giorgio Carella e Paolo Cognetti, con gli scrittori Shelley Jackson - Jonathan Lethem - Rick Moody - Colson Whitehead.


Sinossi
I libri di Lethem
Shelley Jackson, Jonathan Lethem, Rick Moody, Colson Whitehead.
Quattro scrittori raccontano se stessi attraversando Brooklyn: la propria città che in questi anni è meravigliosa e sorprendente.
È il luogo più vario del mondo dal punto di vista razziale: due milioni di abitanti, oltre cento minoranze etniche, e la varietà si vede, si sente, si annusa girando per le strade. Brooklyn, prima di tutto il resto, è proprio questo: vita di strada.
È affascinante perché contraddittoria: una terra d’incontro ma anche il campo di battaglie economiche, sociali e razziali.
È il posto in cui molti artisti newyorkesi hanno deciso di vivere, dove puoi trovare le idee migliori e la musica migliore, ma è anche un posto che si arrichisce in fretta, diventa di moda, è destinato a scomparire.
Questi quattro scrittori dipingono un luogo e una letteratura che si assomigliano come fratelli nei pochi anni straordinari che rendono una città speciale per sempre. Perchè la diversità e la marginalità sono il terreno più fertile. I quattro scrittori mischiano i generi quanto la loro città mischia razze e culture: lontano dal centro, da Manhattan, dalla cultura dominante. Nella periferia dell’impero. Ritrarre questi scrittori e questo posto significa raccontare un’America diversa: l’Altro, nella vita e nella scrittura. Il  lato B, la scelta di stare sempre dalla parte sbagliata del ponte.


I protagonisti
I libri di Moody
Jonathan Lethem, Rick Moody e Colson Whitehead sono degli scrittori che hanno molte cose in comune. La biografia e la carriera, prima di tutto hanno quarant’anni e alcuni libri alle spalle, un esordio difficile e una fortuna recente, sono astri nascenti della narrativa americana. E come ogni buona vita americana, l’esistenza di tutt’e tre è scandita dal cambiamento: prima di arrivare qui, Moody ha vissuto nei sobborghi residenziali del New Jersey, del Connecticut e di Long Island, Whitehead in diversi quartieri di Manhattan, Lethem ha trascorso per dieci anni in California. Tutt’e tre hanno vissuto il periodo più intenso di rapporto con New York, l’epoca della scoperta, l’adolescenza, alla fine degli anni ‘70.
Riconoscono come padri letterari gli scrittori di allora: Thomas Pynchon, Donald Barthelme, Don Delillo, i fondatori del posmodernismo. Eppure, usando le parole di Lethem: “Questi scrittori sono le nostre radici comuni tanto quanto Duffy Duck, Grand Master Flash o i New York Mets del 1972.” Parlano e scrivono spesso di quell’epoca: la nascita della cultura nera (il rap, i graffiti, l’hip-hop), la libertà artistica e sessuale (il Village, subito prima di essere spazzato via dall’eroina), il baseball e i fumetti, la decadenza che tocca il suo apice di criminalità e violenza nel ‘77, l’estate del black-out, Summer of Sam.

I libri di Whitehead
È l’epoca della crisi dei valori americani: dopo i ruggenti anni ‘50 e i favolosi ‘60, nella NewYork in rovina nasce il mito dell’uomo moderno perso nella metropoli, il Taxi Driver alienato e perdente.
“I tossici, i masochisti e le puttane”, scrive Moody, “erano la più lucente corona d’angeli in cielo.”
Dopo quell’epoca, dopo gli anni ‘80,  l’eroina e lo yuppismo, Manhattan non è stata più la stessa. È come se si fosse fermata lì: oggi è una splendida città museo. Le cose succedono altrove, dall’altra parte dell’East River, dove la città è meno pulita, meno illuminata, meno protetta dalla polizia. Williamsburg, Dumbo, Red Hook, i quartieri di Brooklyn risplendono della luce che aveva un tempo il Village, in un equilibrio strano tra architteture industriali, villette a schiera, case popolari, musica e razze di ogni genere.


I libri di S.Jackson

Shelley Jackson
è diversa dai tre uomini. È la figlia cosmopolita di un diplomatico: cresciuta in mille posti tra le Filippine, la Jugoslavia, Seattle e la California. Ha scritto uno strano libro di racconti, uno per ogni parte del corpo, una specie di anatomia surreale. È un’artista eclettica, ossessionata dal rapporto tra il testo, il corpo, la città, e passa molte sue giornate a esplorare Brooklyn alla ricerca di luoghi e oggetti dimenticati, macabri e romantici come cicatrici, l’intimità segreta della città come se fosse un organismo vivente. Per questo ha scelto di vivere a Brooklyn: perché è un posto pieno di passato e di ferite, perché è un corpo in divenire, il cui sangue scorre fermentando sulla strada.





NOTE DI REGIA di Giorgio Carella e Paolo Cognetti

Il film è la combinazione di tre linguaggi diversi. L’intervista, il viaggio nella città  e i readings dei brani degli scrittori. Per rappresentare i vari linguaggi abbiamo usato formati diversi: il vhs c, il S8 e il Dv cam.
Ogni formato ha una pasta e un gusto diversi che rappresentano i diversi mondi a cui si riferiscono. La sfida era trovare un equilibrio convincente e emozionante al tempo stesso. 
Uno dei maggiori problemi che ci siamo posti è stato come mischiare quattro scrittori senza che si togliessero aria a vicenda da una parte o che risultassero abbozzati dall’altra. E ancora come far si che ognuno di loro aggiungesse qualcosa di nuovo al nostro percorso. È nel montaggio, lungo quindici settimane, che abbiamo trovato delle soluzioni soddisfacenti.

1. INTERVISTA.
La prima parte del film è stata girata nelle case degli scrittori. I temi sono intimi quanto ’ambientazione: il passato, la famiglia, l’amore per la scrittura e i sogni. Che cosa significa essere uno scrittore; che cosa significa essere americani. La città è il protagonista inevitabile di qualsiasi discorso. L’intervista è girata con due camere fisse e un interlocutore esterno.

2. VIAGGIO.
La seconda parte è un percorso attraverso Brooklyn, diverso nei luoghi e nel significato per ogni scrittore.
Il viaggio di Colson Whitehead unisce i confini della città: Coney Island, la spiaggia di Brooklyn, e Dumbo, il quartiere affacciato sull’East River tra il Brooklyn e il Manhattan Bridge, passando per Prospect e Fort Greene, i quartieri neri dove lui stesso ha vissuto e vive. È un percorso simbolico,attraverso i posti mitici di Brooklyn, e idealmente racchiude tutti gli altri.
Il viaggio di Rick Moody esplora i quartieri più antichi e signorili della città, le vie dei cantori di Brooklyn come Walt Whitman e Paul Auster: Brooklyn Heights e Park Slope, gli edifici monumentali quali la Brooklyn Public Library, l’Arco di Trionfo, Prospect Park. È un percorso storico e letterario nella città.
Il viaggio di Jonathan Lethem si snoda tutto all’interno del quartiere in cui è nato è cresciuto, Boerum Hill: la scuola, il campetto da baseball, i negozi e le case degli amici, in un quartiere in partenero e in parte italiano, in cui i segni del passato sono ancora evidenti. È un percorso del tutto autobiografico, il più vicino alle radici della città.
Il viaggio di Shelley Jackson è anomalo rispetto agli altri tre: esplora posti abbandonati e senza nome, a caccia di segni e di oggetti dimenticati. I binari morti e trasformati in discarica di una vecchia ferrovia. Gli hangar pieni di rottami di un aeroporto in disuso. Una palazzina ricoperta di graffiti, dentro e fuori, in ogni centimetro di intonaco. I moli abbandonati del vecchio porto di Brooklyn, Red Hook, dove Shelley va spesso a godersi il sole al tramonto dietro lo skyline diManhattan. È di nuovo un percorso simbolico, che ha a che fare con la memoria e con l’oblio: è anche un elemento di rottura rispetto agli altri, un’esplorazione avventurosa, ludica, misteriosa.

Le scene di viaggio sono girate con camera a mano, a precedere lo scrittore e il suo interlocutore (Marco Cassini o con Daria Masullo). I discorsi sono a volte malinconici, a volte descrittivi o aneddotici, a volte veri siparietti comici. Sono racconti sulla città: dove siamo, che cosa è successo qui, che cosa ho lasciato in questo posto. È la parte del film in cui avremo l’occasione di raccontare visivamente il luogo: dall’architettura agli abitanti. Le ore della giornata che idealmente copre la storia, dall’alba alla notte successiva: la città che si anima, il traffico e le attività dell’uomo, il lavoro e il tempo libero, la metropolitana, il tramonto, i locali notturni, la notte.
Manhattan sempre incombente sullo sfondo, sempre vista attraverso qualcosa, il fiume, le case, il ponte. Il ponte di Brooklyn che torna durante tutto il film. Il viaggio, infine, come rappresentazione simbolica dell’atto newyorkese per eccellenza: il camminare. Il camminare per ore, il camminare senza meta, il camminare come esperienza in sé. “Quando non riesco a scrivere”, dice Whitehead, “esco e parto per una passeggiata di un paio d’ore.”

3. READING.
La terza parte è la componente più poetica e autoriale del film. Uno o due brani a testa,quelli davvero centrati sulla città, tra i tanti che gli scrittori hanno letto per noi. Li interpreteremo attraverso musica e immagini, dando un taglio particolare a ciascuno. Malinconico per Moody, ronico per Whitehead, pop per Lethem, surreale per Shelley Jackson. Le immagini della città saranno diverse dal resto del film: non descrittive ma simboliche, strette su dettagli, primi piani,segni. Saranno, nella nostra interpretazione, immagini della città così come lo scrittore la vede, la sente, la racconta. Costituiranno l’anima vera e propria del film.

Il film è strutturato in cinque blocchi, separati dai readings. All’interno di ogni blocco, le scene di viaggio e di intervista dei protagonisti saranno montate in parallelo, secondo collegamenti temporali (le ore del giorno, dal mattino alla notte), geografici (i quartieri), o di contenuto (i temi). Ogni blocco potrebbe durare un quarto d’ora circa, in modo che la durata totale del film sia più o meno di 90 minuti.


Cast

Shelley Jackson
Jonathan Lethem
Rick Moody
Shelley Jackson,
accompagnati da Marco Cassini e Daria Masullo.


Credit list
Produzione: Rosita Bonanno per Minimum Fax Media, Andrea Occhipinti per LuckyRed, Stefano Quaglia (the Family)
Soggetto: Paolo Cognetti
Regia: Giorgio Carella e Paolo Cognetti
Fotografia: Giorgio Carella
Suono: Paolo Benvenuti
Montaggio: Gabriele Alfieri
Colonna sonora: Grandhabit, Sirio Timossi, Alberto Turra



18 ottobre 2006 Di G. M.

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