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Recensione

Il Il simbolo perduto copertina

Dan Brown The Lost Symbol: allacciate le cinture, c’è un codice da decifrare tra massoneria e noetica

È aerrivato in Italia il nuovo romanzo di Dan Brown.
Ecco quello che ne ha scritto Janet Maslin sul New York Times.
E per iniziare a entrare nella storia e allenarvi, trovate on-line il gioco dei simboli: provate a giocare e vedrete che è tutt'altro che facile!
per giocare >>>



Una delle teorie esposte nel nuovo libro di Dan Brown è che, quando molte persone condividono uno stesso pensiero, quel pensiero può avere un effetto a livello fisico.
Mettiamo alla prova questa teoria dopo il 15 settembre, vediamo cosa succederà ai bloggers, ai librai, ai pignoli, a chi ama decifrare codici, agli appassionati di cospirazioni, ai fans e ai motori di ricerca surriscaldati quando The Lost Symbol, il nuovo attesissimo seguito di Angeli e demoni e Il codice da Vinci, finalmente verrà alla luce.

Da uomo le cui idee hanno avuto un reale impatto anche a livello fisico, Brown è consapevole di quanto The Lost Symbol sarà letto e attentamente analizzato.
Lascia perfino che un suo personaggio scherzi circa la sicura popolarità del libro.
La dott.ssa Katherine Solomon è specializzata in scienza noetica, in particolare nella relazione tra mente e corpo. Ammette che il suo è un settore poco conosciuto, ma quando inizia la sua storia, ci suggerisce che la noetica potrebbe dare alle pubbliche relazioni la stessa scossa che Dan Brown diede al Santo Graal. 

La dottoressa Solomon accompagna Robert Langdon, il raro simbolista che considera la parola “affascinante” sia come aggettivo che come verbo, attraverso gran parte di questo romanzo, la sua terza stupefacente avventura.

Come i Browniaci avevano predetto, il caso coinvolge i segreti della massoneria ed è ambientato a Washington
, dove alcuni di questi segreti sono parte dell’architettura e sono, quindi, nascosti in essa.
I Browniani hanno anche indovinato nel supporre che The Lost Symbol (Il simbolo perduto) ad un certo punto fu chiamato The Solomon Key (La Chiave di Solomon). Sarebbe stato un titolo migliore di quello definitivo. 




E così tante predizioni si rivelano fondate.
Ciò che nessuno può indovinare - nonostante tutte le precedenti indicazioni riguardo alle tematiche e all’ambientazione - è se Dan Brown sia riuscito a riutilizzare il suo amore per il gioco.

Sarà questa un’altra delle sue storie mozzafiato ricche di misteri? 
L’avrà condita per bene con le sue bizzarre minuzie illuminanti?
Avrà trasformato alcuni esempi di profonda saggezza in un pretesto per divertisti eludendo la realtà?
Ormai la sua formula è stata tanto danneggiata dal continuo scopiazzare che è impossibile risolvere del tutto questo enigma.

Troppi autori famosi (Thomas Harris) hanno fatto seguire a grandi opere (The Silence of the Lambs) altre più imbarazzanti (Hannibal)...
Mr Brown non l’ha fatto, anzi, continua a conferire dignità ad un genere che era stato dato per morto.
Il nuovo libro conferma questa affermazione anche se, all’inizio, potrebbe dare l’impressione di essere una sorta di clone di un suo precedente romanzo: c’è un’altra scena bizzarra in un contesto famoso (il Capitol, non il Louvre), un’altra rete di segreti cospiratori e un altro eccentrico personaggio cattivo (muscoloso e tatuato, non un monaco albino) che troppo ricorda i villani dei libri comici.
“Se solo conoscessero il mio potere” pensa la nuova versione del cattivo, uno psicopatico vanaglorioso e inutile che si fa chiamare Mal’akh e ancora: “Stanotte la mia trasformazione si completerà”.


Mal’akh appare nel sinistro prologo tipico di questi libri, mentre camuffa la sua identità e viene iniziato nel più alto scaglione della massoneria.

Subito dopo, si parla del ritorno di Langdon, che inizialmente giunge a bordo di un aereo privato in volo verso Washington, dove, all’ultimo minuto, ha acconsentito di tenere un discorso su richiesta di Peter Solomon, mentore di Langdon e fratello di Katherine.
Perché Langdon è così richiesto?

Langdon si dirige verso la National Statuary Hall nel palazzo del Campidoglio (Capitol), dove deve tenere il discorso.
È qui che incappiamo nel primo trucco di Brown: la richiesta di Solomon era finta. Non c’è nessun pubblico ad attenderlo. 
Proprio mentre Langdon si rende conto di essere stato attirato a Washington con un finto pretesto, dalla Rotunda si leva un grido. Un demone ha depositato la mano di Peter Solomon tatuata e amputata proprio sopra alla cripta del Capitol e proprio sotto l’opera che raffigura George Washington, padre fondatore e massone, come divinità ascendente.

Nel frattempo, al centro assistenza clienti dello Smithsonian nel Maryland (il libro fornisce indirizzi e nomi di strade, qualora non voleste attendere il tour ufficiale in autobus promosso da Dan Brown), la dottoressa Solomon è nel suo laboratorio, collocato in un enorme palazzo sorvegliatissimo che ospita perfino meteoriti di Marte ALH-84001 e un Architeuthis (un calamaro gigante). 


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Il libro di Dan Brown, zeppo di codici e suggerimenti, è denso di caratteri esotici: dal Futhark, all’Eiomahe, al Kubera Kolam.
Per quanto riguarda la vera simbologia, c’è un momento speciale in cui Mal’akh tiene Langdon intrappolato in una scatola mentre la riempie rapidamente d’acqua. All’improvviso, mostra a Langdon un simbolo cifrato. Se Langdon non comprenderà il suo significato in meno di 60 secondi, smetterà di respirare e gli accadrà qualcosa di veramente terribile… ma non andremo in iperventilazione con un'altra allucinante avventura di Langdon.
Dentro all’universo ermeticamente sigillato di questo libro, le motivazioni dei personaggi non devono obbligatoriamente avere un senso, bensì generare uno slancio ininterrotto che rende The Lost Symbol impossibile da stroncare. Quindi, la storia di Mal’akh è migliore se si riesce a eludere il fatto che egli è cattivo, tatuato e non è amico di Langdon.

L’autore usa molti corsivi e perfino i brillanti professionisti finiscono per assumere atteggiamenti da ragazzine adolescenti. Brown dovrebbe affrontare una sfida molto interessante se gli venisse negato l’utilizzo di frasi come “Who the hell…? “(Chi diavolo…) e “Why the hell…” (Perché diavolo).

E ancora: l’esaltante, iperbolico tono di Brown è uno dei piaceri più peccaminosi di questo libro.  ('In realtà, Katherine, non è una parola senza senso’ I suoi occhi brillavano di nuovo del brivido della scoperta.  ‘È… latino’).

Langdon, in un solo giorno di lavoro, deve analizzare “una singola immagine solitaria che rappresenta l’illuminazione del dio del sole egiziano, il trionfo dell’oro alchemico, la saggezza della pietra filosofale, la purezza della rosa croce, il momento della creazione, il Tutto, la dominanza del sole astrologico” e ancora molte altre cose in questa vena mistico cosmica.

The Lost Symbol riesce a percorrere una strada tortuosa che attraversa molti aspetti dell’occulto, anche quando si dirige verso un sorprendente segreto finale, quasi una conferma del destino.
Alla fine, è il dolce ottimismo di Brown, ancor più delle investigazioni e le esplicazioni di Langton, che, probabilmente, stupirà di più i lettori.
Brown scriveva scenari visivi sensazionali molto prima che i suoi libri diventassero sceneggiature di film e, anche questa volta, anima la sua storia con straordinaria immaginazione.

Alcuni particolari punti di forza: l’inusuale assetto in stile “alta tensione” che caratterizza il laboratorio di Katherine; l’interno della Library of Congress, l’enorme vasca degli Architeuthis e i due famosi luoghi turistici, entrambi stravolti, con magistrale effetto mozzafiato, dall’accorto cambio di prospettiva effettuato da Brown.

Grazie a lui, le foto delle cartoline raffiguranti i più famosi monumenti della capitale non saranno più le stesse.


The New York Times
14 settembre 2009
Fasten Your Seat Belts, There’s Code to Crack
, di Janet Maslin

Traduzione di Anna Zizola


Dan Brown - Il simbolo perduto
Titolo originale: The Lost Symbol
580 pag., 18,00 € - Edizioni Mondadori 2009
ISBN 978-88-04-59674-5



l'autore



dal sito ufficiale di Dan Brown


16 settembre 2009  

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