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HOME | lunedì 13 febbraio 2012 |
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La musica non è finitaA che punto è la musica? cosa è cambiato in questi ultimi dieci anni? parliamo di MP3 e non solo, raccontando l'evoluzione del modo di fruire e acquistare la musica
Scrittori, musicisti, giornalisti ed editori: passione playlist
Per anni abbiamo pensato che la musica sarebbe stata quella: il mangiadischi per strada, il piatto del giradischi in casa, la radiolina gracchiante ma "libera veramente"... ascoltavamo la "musica ribelle" e ci sentivamo molto, molto diversi dai nostri genitori, che a loro volta da ragazzi ascoltavano giradischi (all'epoca non trasportabili) e radio sintonizzate su pochi canali alla ricerca del jazz americano o di Natalino Otto, a loro volta convinti di essere molto più avanti dei genitori che cantavano le arie delle opere nei cortili...
Nella seconda metà degli anni Sessanta erano arrivate le musicassette e avevano fatto la prima rivoluzione. Ci portavamo in giro grossi mangianastri a pile certi che fosse il massimo della comodità e con il tempo registravamo dalle trasmissioni radio (da "Per voi giovani" a "Popoff" e "Supersonic" e lì dovevamo essere veloci a far partire il tasto rec perché i dischi erano trasmessi "a Mach-2") brani musicali meravigliosi che sentivamo con una qualità audio pessima, ma eravamo contenti, dandoci anche arie di grandi esperti: meglio quelle al ferro, no ferricromo, no il massimo è la cassetta metal...
Quando arrivarono i cd ci sembrò una rivoluzione epocale, ma ci diede anche l'idea che qualcosa fosse finito per sempre: la ricerca grafica nel confezionare un album, il legame stretto con la consequenzialità dei brani voluta dagli artisti, il legame viscerale con l'oggetto vinile che, già un po' perso nella musicassetta, andava smarrendosi quasi del tutto con il cd. Il walkman diventava ancor più trasportabile e le nuove generazioni sembravano aver trovato la loro strada per la musica, sino all'arrivo di quella nuovità assoluta che ha rappresentato l'MP3.
Come scrive Luca Sofri nel suo Playlist, "la musica è cambiata". Ma non è certo finita. Adesso la portiamo ovunque, la sentiamo ovunque. Non abbiamo più quel particolare mondo creato dagli impianti stereofonici e dai piatti su cui giravano brani che riempivano intere facciate ai tempi del progressive rock, ma guardiamo ancora dalle finestre, sognanti, ascoltando Mahler o i Pink Floyd, leggiamo ancora con sottofondo di Bach o dei Rolling Stones e a occhi chiusi sul divano possiamo tranquillamente sentire il Requiem di Mozart suonato dai Wiener Philharmoniker e diretto da Leonard Bernstein, anche in vinile volendo, tanto funziona ancora. L'iPod non ha cancellato il passato, vi si è solo parzialmente sostituito.
Perché in realtà più che perdere abbiamo guadagnato una nuova forma di ascolto, personalissima, privata, "leggera". Quello che non potevamo fare prima adesso si può: passare l'aspirapolvere sulle note di Lou Reed, prendere la metropolitana o il treno in compagnia di Battisti o Vasco Rossi e tutto senza dover trasportare voluminose cassette o poco pratici cd...
 | | ora la musica si può ascoltare ovunque e in ogni momento... |
"Il ventennio del compact disc - scrive ancora Sofri - ha cercato di fare fuori i nastroni da una parte, e le canzoni come unità di misura minima della nostra fruizione della musica, dall'altra. Poi è arrivata la rivoluzione. Quella vera". "È successo di tutto e niente sarà più come prima. Già oggi pensare a un mondo in cui per poter risentire una canzone che avevi appena ascoltato in radio dovevi sperare che il tuo negozio di dischi ce l'avesse oppure niente, pare pazzesco."
Giornalisti, studiosi e critici musicali hanno già scritto moltissimo su questo nuovo modo di concepire la musica, partendo dal passaggio dalla forma "album" a quello della musica liquida che porterà gli atisti a cambiare la logica della produzione: "invece che un cd ogni due anni, gli artisti potrebbero mettere online una canzone ogni due o tre mesi". Ed è già ciò che stanno facendo. "Tutta la musica della vostra vita dentro un solo apparecchio, - scrive ancora Sofri - che è anche quello che la suona (e tutta quella della vita degli altri, e anche quella della vita di nessuno). Ce l'avessero detto vent'anni fa, ci risparmiavamo quelle montagne di cassette (macché: ce l'avessero detto vent'anni fa, gli avremmo riso in faccia, fieri delle nostre cassette
)."
 | | esistono lettori di ogni foggia e colore, a volte non proprio di ottimo gusto... |
| 09 giugno 2009 | | Di Giulia Mozzato |
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