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Vaticano Spa copertina

Vaticano S.p.A. Gli scandali finanziari del Vaticano rivelati da Gianluigi Nuzzi


"Per conoscere la verità sulla «Fondazione Spellman», Dardozzi entra in banca. Si fa stampare al computer, con il sistema di ricerca contabile interna Key2, la scheda del conto «Fondo Spellman Francis». Non si fida delle voci, delle relazioni. Vuole sapere una volta per tutte chi è il beneficiario di quel conto che giustifica la paura e la prudenza delle lunghe tonache. L'amara e temuta sorpresa arriva in pochi secondi. Le firme autorizzare sono due: «de Bonis Donato» e «Andreotti Giulio»."

Leggi l'intervista a Gianluigi Nuzzi

Pensiamo alla Mandragola di Machiavelli. Ricordate quanto fu facile per il giovane Callimaco convincere fra’ Timoteo a indurre l’amata Lucrezia a commettere adulterio? Bastò l’invitante odore della filigrana, ineguagliabile mezzo di potere al cui fascino spesso nemmeno chi dedica la sua vita al Dio cristiano riesce a resistere.


Giovanni Paolo II e Paul Marcinkus
Proprio su queste tendenze si sofferma Vaticano S.p.a., raccogliendo e spiegando le preziose ed inedite testimonianze del segretissimo archivio lasciato da monsignor Dardozzi, consigliere della segreteria di stato della Santa Sede, del quale egli richiese la pubblicazione dopo la sua morte.
I portoni da abbattere sono quelli dell’Istituto per le opere religiose, conosciuto come I.o.r., ovvero, la banca del papa; una banca estera impenetrabile, dove non sono autorizzate le intercettazioni, né le perquisizioni e il personale non può essere interrogato oltre ad essere fuori dai filtri antiriciclaggio interbancari e internazionali. Un piccolo paradiso fiscale con grandi potenzialità di allargamento e diffusione, del quale imprenditori, politici e gente di potere si è servita in abbondanza, ma grazie a chi?


Il giallo raccontato da Nuzzi inizia con un breve resoconto delle già note peripezie dell’arcivescovo statunitense Marcinkus, prelato dello Ior negli anni Ottanta, coinvolto nello scandalo del crac dell’Ambrosiano di Roberto Calvi insieme a personaggi come Michele Sindona e il piduista Licio Gelli, oltre che sospettato responsabile della morte improvvisa di Giovanni Paolo I, colui che aveva deciso di mettere il naso sulle manovre poco limpide della banca.

In particolare, però, Nuzzi mette in scena l’ansia e lo scompiglio dei membri della Santa Sede dopo gli scandali emersi a seguito del crac dell’Ambrosiano, negli anni Novanta, quando la magistratura di Milano era impegnata ad individuare le piste percorse dalla maxi tangente Enimont – mazzetta pagata dai vertici della società a una serie di politici appartenenti ai due partiti di maggioranza durante l’acquisto delle azioni Montedison da parte dell’Eni - e finì con l’approdare al di là del Tevere, alle porte del Vaticano. Che legame c’era tra Montedison e Santa Sede? Dalle indagini era emerso un coinvolgimento dello I.o.r. nella vicenda, ma non era mai stato chiaro il ruolo svolto dai responsabili della banca del papa in questa faccenda.


mons. Donato de Bonis
L’archivio Dardozzi contiene la corrispondenza tra i vertici dell’Istituto e la Segreteria di Stato, in particolare tra Angelo Caloia e il cardinale Angelo Sodano, dove si ammette un forte coinvolgimento della Santa Sede, in particolare dell’erede di Marcinkus, monsignor Donato de Bonis, ex prelato dello I.o.r. e fautore di un sistema offshore di riciclaggio di denaro sporco all’interno delle mura vaticane con conti criptati. San Pietro insegnò a suo tempo che la carità copre una moltitudine di peccati e il suo seguace de Bonis dimostrò di saper prestare fede alle sue sante parole costituendo una rete di fondazioni fittizie per raccogliere donazioni a cosiddetti “scopi caritatevoli”.


Ed ecco che dall’archivio emerge un’altra informazione inaudita: il cospicuo conto bancario della Fondazione Spellman, della quale non appare nessun atto costitutivo, le firme autorizzate per l’operatività sul conto sono quelle di Donato de Bonis e Giulio Andreotti. Viene da chiedersi se questo non sia forse un conto segreto del senatore, gestito dal fedele de Bonis…Il libro non si ferma qui, ma, passando attraverso un rendiconto di quelli che sarebbero gli effettivi saldi dello I.o.r. – un vero e proprio tesoro in lingotti d’oro, proprietà immobiliari, donazioni, eredità - e quindi del papa, procede oltre il limite temporale imposto dalla morte di Dardozzi nel 2003, puntando su altri fatti, frutto di indagini successive, fino a giungere ad un passato molto più prossimo, fino all’ascesa dell’attuale papa Benedetto XVI. Potere temporale e spirituale si rincorrono fino ad oggi, ancora oggi, con ripetute intromissioni della Chiesa nella politica italiana tramite operazioni scandalo quali il finanziamento di un partito che riprenda quello schema di valori cattolici già sostenuti dalla vecchia Dc.

La posizione di Nuzzi non è contro la Chiesa e lo dimostra nella maniera assolutamente imparziale e pacata con cui racconta fatti puntualmente documentati, ai quali potrebbe facilmente sfuggire un commento sprezzante, impossibile da biasimare! La chiarezza che generalmente contraddistingue le edizioni Chiarelettere, si ripresenta all’appello con una decisione degna di lode, poiché si toccano tematiche di carattere economico, giuridico e storico non immediatamente comprensibili, ma spiegate con rigore e semplicità tali da rendere scorrevole un testo complesso e intarsiato di storie, documenti, lettere, testimonianze, dubbi e ipotesi, sebbene già accattivante per la curiosità suscitata dal contenuto.


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L'autore



08 giugno 2009 Di Anna Zizola

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