|
|
 |
 |
La fine della morteLa società occidentale contemporanea tiene lontana l'immagine della morte, rimuove il pensiero che la vita abbia una fine, crea una popolazione inconsciamente convinta della propria immortalità.
 | Il trionfo della morte - affresco dell'Oratorio dei Disciplini di Clusone
 |
"Tutti dovete morire" recitava ironicamente Totò, ecco, tutti voi "altri".
In un mondo in cui bellezza, giovinezza e salute sono obblighi, e in cui guerre ed epidemie (malgrado ogni paura forzata) sono in apparenza praticamente scomparse, la malattia è nascosta, il malato terminale resta nell'ombra e la morte è dimenticata perché è saltato il rapporto con essa.
La morte dell'uomo ci veniva ricordata sin dall'infanzia - quando la vita voleva dire soprattutto campagna - anche attraverso quella degli animali, ma anche in questo caso ormai il rapporto è cambiato: la carne che compriamo nei banchi del supermercato non ha più nulla di "vivente" e dunque nulla che ci rammenti la morte dell'animale, il rito dell'uccisione, la fine di una vita.
A parlare di morte è quotidianamente la cronaca (che leggiamo o ascoltiamo superficialmente) mentre solo eccezionalmente si scatena il dibattito su eutanasia, testamento biologico, libertà di scelta. Risvegliato dai recenti casi di Luca Coscioni, Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro, è sembrato riaffaccirsi un interesse verso la sofferenza e soprattutto verso l'idea di una morte libera e "consapevole" che sta già rapidamente sfumando in indifferenza dopo essere passato attraverso momenti di vera violenza, come se il tema non ci potesse mai toccare direttamente.
Abbiamo parlato di tutto ciò attraverso alcuni saggi che affrontano i problemi sotto vari punti di vista e due libri di narrativa.
Parlano della condizione dei malati terminali e dell'eutanasia
In un'accezione più larga la morte fa parte delle esperienze umane che possono essere alleviate dalla presenza di chi accompagna e sostiene. Ma in una società che vede La morte del prossimo, come ci racconta Luigi Zoja, come ce la caveremo?
Straordinariamente attuale un'operetta morale sbalorditiva datata 1978 che Iperborea pubblica con la Postfazione di Claudio Magris
Infine un romanzo che propone un'inquietante ipotesi sulla possibilità che la nostra fine sia segnata
| 03 giugno 2009 | | Di Giulia Mozzato |
Condividi su: |
 |
|
 |
|
|