Elena Loewenthal, Ernesto Ferrero, Raul Montanari, Enrico Remmert, Alessandro Barbero, Nicola Lagioia, Giuseppe Culicchia, Antonella Cilento e Alessandra Casella
Quei pirati degli scrittori
I pirati sono sbarcati sulla penisola con i volti di Johnny Depp, Geoffrey Rush e Bill Nighy, ma li conoscevamo e amavamo già con le sembianze privatissime e personali che ognuno di noi aveva costruito nel proprio immaginario leggendo le avventure di Salgari o Stevenson. Molti scrittori hanno amato le vicende dei corsari per narrarle, ma le hanno amate anche nel leggerle? Abbiamo chiesto a otto autori italiani quale opinione abbiano della figura del pirata, se susciti loro simpatia (o meno) e se questi personaggi della storia e della letteratura abbiano solcato i loro mari infantili.
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 | Ernesto Ferrero foto Effigie | Ernesto Ferrero
I pirati archetipici sono quelli di Stevenson e di Salgari. La simpatia dei giovani lettori, ivi compresa la mia, era garantita, così come scattava immediata l'identificazione con Jim Hawkins. I pirati erano dei Gian Burrasca su sfondo tropicale, dei Che Guevara ante litteram, dei simpatici eversori che si facevano beffe delle istituzioni e delle buone maniere, cioè dei genitori. L'allegria della gioventù, il piacere assoluto del gesto fisico sottendono le loro gesta. Vivevano e davano grandi emozioni ("Guarda! Il Corsaro Nero piange!": sublime invenzione salgariana). E poi L'isola del tesoro è un romanzo di formazione, un romanzo del crescere. C'è più che mai bisogno dell'icona movimentista del pirata in un'epoca di sedentari che si spostano solo virtualmente sui piccoli schermi dei videogiochi e dei computer.
 | Nicola Lagioia foto Effigie |
Nicola Lagioia
Simpatia per chi, come diceva il pirata delle Antille Samuel Bellamy, sente di avere "altrettanta autorità di fare guerra al mondo quanto colui che ha cento navi in mare". Insomma, è la prospettiva autarchica ad affascinare. Ma, a proposito di letture, le mie preferenze vanno naturalmente a Long John Silver, il terribile pirata con una gamba sola dell'Isola del tesoro.
 | Raul Montanari foto Effigie |
Raul Montanari
Sì, da bambino ho letto una Storia dei pirati pubblicata da un ottimo editore, un libro molto bello, serio nell'esposizione ma affascinante nelle illustrazioni, che mi aveva acceso la fantasia. Devo dire che più che i pirati ad affascinarmi erano i corsari, cioè quei capitani che ricevevano dal re d'Inghilterra la "patente di corsa", il permesso di correre per i mari e depredare qualunque nave, a patto che venissero escluse le navi britanniche! Forse, quindi, più che dalla libertà assoluta del pirata era dall'impunità avventurosa del corsaro che mi sentivo attratto... visto che quando ci provavo io, a depredare qualcosa o qualcuno, prendevo sempre un sacco di botte dai miei.
 | Enrico Remmert foto Effigie |
Enrico Remmert
Ho letto tutto Stevenson e tutto Salgari e so di pirati e corsari tutto l'indispensabile e con mio fratello Renato, da piccoli, si giocava solo a Morgan e Pietro l'Olonese, al Corsaro Nero e al Corsaro Rosso, e c'erano credenze che diventavano forzieri, coperchi di pentole che diventavano timoni, scope che diventavano spingarde e si urlava "Nave a babordo!" ogni mezz'ora e, poi, finalmente, tanti anni dopo, quando tutto sembrava finito, è arrivato il Capitano Jack Sparrow, e i nostri cuori si sono innalzati verso i Jolly Roger (che non ha mai smesso di sventolare nel cuore di ogni adulto-bambino che si rispetti) e, sommessamente, abbiamo ringraziato il Signore. PS: Tra le grandi opere artistiche sui pirati non posso fare a meno di ricordare , I Muppet nell'Isola del Tesoro: imperdibile.
 | Alessandro Barbero foto Effigie |
Alessandro Barbero
Da bambino ho letto avidamente di tutto, e dunque anche Salgari; più i pirati di Mompracem, però, che quelli del Corsaro Nero. In realtà NON ho mai avuto tanta simpatia per i pirati. Un po' perché, nonostante le avide letture di cui sopra, l'ambiente di mare non mi è congeniale - anzi oggi le storie di mare mi appallano profondamente, non riesco a farmi piacere, che vergogna!, nemmeno Conrad. E un po' perché fra le mie perversioni c'è il fascino delle grandi organizzazioni, e quindi degli eserciti, delle divise, ecc.; chi ha la sfiga di stare lì dentro mi interessa (e mi ispira) molto di più dei liberi e romantici pirati.
 | Elena Loewenthal © Festivaletteratura |
Elena Loewenthal
glab... Di pirati ne so davvero poco. No, non ho letto le avventure. Mi piace l'idea di scorazzare per i mari così liberamente. Un po' meno la loro natura sanguinolenta.
 | Giuseppe Culicchia foto Effigie |
Giuseppe Culicchia
Io adoro i pirati, sono stato ragazzino quando i ragazzini ricevevano in regalo L'isola del tesoro e da grande ho continuato a rileggerlo e poi Bjorn Larsson ha pubblicato il... seguito, se così si può dire, yo-o-o, e ho amato anche quello! E poi il Corsaro Nero e quello Rosso e quello Verde, da qualche parte avevo letto anche le loro avventure, anche se oggi non ricordo dove... erano pirati anche i sex pistols, e Vivienne Westwood continua ancora oggi a ispirarsi a loro dopo aver vestito Adam and the Ants.... Long John Silver detto barbecue non lo dimenticherò mai.
Antonella Cilento
 | Antonella Cilento foto Effigie | Ho grande simpatia verso la figura del pirata: Stevenson è uno dei miei autori-guida e le ambiguità di Long John Silver sono un modello di personaggio inarrivabile, per divertimento, ironia e spavento. Penso sempre a quanto scriveva lo stesso Stevenson che per disegnare Silver aveva usato uno dei suoi migliori amici spogliandone il carattere degli aspetti positivi e lasciandone solo l'indomita ostinazione e l'abilità di parola, dunque la faciltà di inganno. Il genio di Stevenson aveva costruito così il modello per noi ormai canonico del pirata con pappagallo in spalla e gamba di legno. Ci sono poi pirati e piratesse, la Jolanda di Salgari e le tigri di Mompracem. C'era vera suggestione da bambini a leggere di queste storie che mai avremmo potuto vivere. Io che sul mare stavo spesso per via delle radici sarde di mia madre ero il passeggero peggiore che si potesse immaginare in una traversata: come sarebbe stato bello e gratificante essere piuttosto un pirata, un lupo di mare, piuttosto che una bimba afflitta dalla nausea. Di questi tempi i pirati navigano in rete piuttosto che in mare aperto e un po' ci hanno perso, diciamo la verità.
 | Alessandra Casella foto Effigie | Alessandra Casella
Simpatia assoluta per i pirati, ovviamente! Mai farabutti sono stati circondati da un'aura di fascino tale da cancellare di fatto i loro delitti! Forse perchè, nell'immaginario collettivo, dall'infanzia in poi (Salgari, Stevenson!) ci si focalizza sempre sul bel pirata gentiluomo o sul giovane pirata per caso piuttosto che sulla fetida ciurma, forse perchè li si immagina sempre circondati dai mari del sud, forse perchè la leggenda dei loro tesori ancora ci fa sognare, o forse, più plausibilmente, perchè il pirata rappresenta l'opposizione all'ordine costiuito, la scelta estrema, la spavalderia e il rischio. Il pirata è il ragazzo selvaggio che è in noi, e che non si lascia catturare. Un Peter Pan adulto che converte gli stessi stilemi di comportamento del fanciullo volante a una logica più realistica: per sopravvivere "al di fuori" bisogna diventare cattivi. Come tutti a volte vorremmo essere e non siamo mai. All'arrembaggio!
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| 18 settembre 2006 | | Di Giulia Mozzato |
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