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ARTICOLO

Se telefonando. Le intercettazioni che non leggerete mai più di Gianni Barbacetto

"È importante che ciascuno sappia che cosa succede nel suo Paese, conosca chi sono, che cosa fanno, che cosa dicono i personaggi pubblici e i potenti. Solo questo qui c’interessa.
Se poi le parole intercettate svelano anche fatti di rilevanza penale, allora la giustizia, se ci riesce, farà il suo corso."

"Quando passerà la legge ammazza-intercettazioni, la situazione cambierà: non potremo più conoscere ciò che si decide nei retrobottega del potere; e a fare le spese di quella legge saranno anche tante, anonime, sconosciute vittime di reati che resteranno senza giustizia."

Fiera Internazionale del Libro di Torino - 2009


Fiera Internazionale del Libro di Torino  
Sabato 17 maggio ore 18,30
Gianni Barbacetto presenterà questo libro allo Spazio Ibs
Padiglione 2 - Stand J126-K125


Un elenco di scandali, di malversazioni, di illegalità, di ruberie e di persone indegne d'avere ruoli importanti nella politica, nell'economia, nello sport, nella società insomma: tutto ciò è venuto alla luce grazie alle intercettazioni telefoniche: "invece d’indignarsi per gli scandali, molti s’indignano per le intercettazioni".

Per questo, più veloci della luce a legiferare, i diversi governi i taliani (diversi nella composizione, ma tutti piuttosto pronti a tutelare la privacy degli interessati) decidono di porre limiti all'uso delle intercettazioni anzi vorrebbero addirittura che queste venissero cancellate se non direttamente utili ai processi o se già utilizzate. Quest'ultimo tentativo fortunatamente non è riuscito ad andare in porto, altrimenti, ad esempio sarebbero stati subito distrutti anche gli elenchi e i dossier della P2... 

Tre milioni gli intercettati, come ha dichiarato il ministro Alfano? I costi sono il 33% di quelli destinati alla giustizia? tutto falso: le persone intercettate sono 45.122 (lo 0,03 della popolazione italiana) e la percentuale complessiva dei costi è del 2,9%. Come si può notare la privacy delle persone oneste è tutelata e non "buttiamo" di certo via i soldi, visto il peso che le intercettazioni hanno nello scoprire i crimini.

Senza le intercettazioni: i cittadini italiani non avrebbero saputo nulla delle indagini sui crac Cirio e Parmalat, su Antonio Fazio e il “tifo” di Bankitalia per una delle squadre in campo, su Giovanni Consorte e i furbetti del quartierino, su Luciano Moggi e Calciopoli, sui dossier di Pio Pompa e sulle imprese di Nicolò Pollari, sui filtri magici di Wanna Marchi, sui ricatti a suon di foto di Vallettopoli...
Non una delle intercettazioni e dei brogliacci (i riassunti dei colloqui intercettati) pubblicati in questo libro sarebbero pubblicabili.
Gli italiani non avrebbero potuto conoscere la loro storia.
Dunque Fazio sarebbe forse ancora governatore della Banca d’Italia, Pollari direttore del Sismi, Luciano Moggi sarebbe ancora il centro del sistema rubascudetti, Gianpiero Fiorani avrebbe espugnato a debito la Banca Antonveneta e Gianni Consorte la Bnl (e chissà che crac, in questi anni di crisi finanziaria internazionale).
Alessandra Sgarella sarebbe forse rimasta nelle mani dei suoi sequestratori. Pochi avrebbero sentito parlare di un certo Abu Omar, sequestrato su un marciapiede a Milano da agenti della Cia con la copertura di uomini degli apparati di sicurezza italiani. Né mai si sarebbe disvelato quel mondo di fiaba (cattiva) di cui Fabrizio Corona era re, con i suoi scandali, pettegolezzi,
volgarità, ricatti. E nessuno avrebbe saputo nulla neppure dell’incredibile storia della clinica Santa Rita di Milano, dove le cure e gli interventi chirurgici erano decisi non sulla base dell’utilità per il paziente, ma dei guadagni dei medici e del proprietario.


Barbacetto traccia poi rapidamente la storia del disegno di legge Alfano, legge che può mettere il bavaglio ai giornalisti e togliere dai guai molti potenti.
Eppure questo improvviso amore per la privacy degli italiani non ha precedenti, se anni fa molti cittadini sono stati segretamente (e illegalmente) intercettati. 


Dunque: il caso più grave della Repubblica non è quello del Sifar, con entinaia di migliaia di schedature illegali fatte dagli uomini del servizio segreto militare. Né quello della P2 che ne aveva ereditato i dossier. Né quello, per venire ad  anni più recenti, degli spioni Telecom, che avevano anch’essi messo insieme migliaia di dossier illegali. E neppure quello della centrale Sismi di via Nazionale, a Roma, dove Pio Pompa e Nicolò Pollari dopo il 2001 si erano messi al lavoro per “disarticolare”, “neutralizzare” e “dissuadere”, anche con “provvedimenti” e “misure traumatiche”, i nemici di Berlusconi appena tornato al governo. No. Il vero scandalo sarebbe il cosiddetto “archivio Genchi”.
Ma che cos’è, davvero, l’“archivio Genchi”? Punto primo: qualunque cosa sia, non c’entra con le intercettazioni; Genchi di intercettazioni non ne ha mai fatta neppure una, il lavoro in cui eccelle è quello dell’analisi e dell’incrocio dei tabulati telefonici, che permettono di sapere chi parla con chi, quanto spesso, da quali luoghi (ma non che cosa dice). Punto secondo: Genchi queste informazioni non le ha raccolte ed elaborate in proprio, ma su richiesta e per conto delle Procure della Repubblica che gli hanno regolarmente commissionato le consulenze. Punto terzo: i dati raccolti sono
stati utilizzati sempre e solo per le indagini, non sono mai stati usati da Genchi per realizzare una centrale privata di spionaggio o di ricatto.


Possiamo poi divertirci (o indignarci) a leggere alcune illuminanti telefonate, da quelle tra i "furbetti" al famoso colloquio tra il banchiere della Popolare di Lodi Gianpiero Fiorani e il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio
Ma, per essere bipartisan, ecco anche le telefonate tra Piero Fassino e Giovanni Consorte, presidente di Unipol Assicurazioni e quella tra D'Alema e lo stesso Consorte.
E Tremonti non appare mai? Ecco un'intercettazione, registrata a Lodi alle ore 19.15 del 17 dicembre 2004: Fiorani e Benevento parlano di Gnutti e Tremonti....
E poi le memorabili telefonate di Moggi per le quali esplose "Calciopoli"...


Il 21 giugno 2007 si svolge una curiosa telefonata tra Silvio Berlusconi e Agostino Saccà, dirigente Rai. Rileggerla oggi fa riflettere su molte cose.
Se poi leggiamo la telefonata tra Marcello Dell'Utri e Tanino Cinà, imprenditore vicino a Cosa nostra sono ancora molte altre le cose che riusciamo a capire...



L'autore



07 maggio 2009 Di Grazia Casagrande


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