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Due partite, un film di Enzo Monteleone tratto dalla commedia teatrale di Cristina Comencini

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Un uomo a dirigere un film tutto al femminile, un regista che Cristina Comencini, autrice del testo teatrale da cui il film è tratto, ha voluto perché desiderava uno sguardo maschile sull'universo delle donne. Ed ecco come Monteleone racconta come è nata l'idea di questo film: Cristina disse di averci lavorato troppo, di non avere il distacco necessario, di  esserci troppo dentro. “Perché non lo fai tu?” mi disse. “Hai sempre fatto film di uomini, forse è venuto il momento di affrontare l’universo femminile.”

Due generazioni a confronto, problematiche simili, infelicità comune: due epoche, due modi di essere donne, ma una comune irrequietezza.

La recensione del testo teatrale
L'intervista alla Comencini e alle interpreti della commedia teatrale


Anni Sessanta: una partita a carte per stare insieme. Ogni giovedì pomeriggio quattro amiche si raccontano amori e tradimenti, teorizzando la maternità, la vita e i problemi del matrimonio. Litigano, ridono, parlano con complicità e un po’ di cinismo. 
Beatrice, in attesa del primo figlio e sposata a un uomo che invece di parlarle le scrive biglietti; Claudia, madre e moglie perfetta, ha tre figli e un marito che la tradisce; Gabriella ha interrotto la sua carriera di musicista per dedicarsi a quella del marito; Sofia ha una figlia che non deisderava e un marito che non ama.
Durante la partita settimanale, le loro figlie giocano nella stanza accanto.


Trent’anni dopo: le figlie si ritrovano al funerale di una delle madri. Come le loro madri, si confidano sogni e paure, il tempo che passa, il rapporto con il lavoro, il desiderio di maternità.
Sono passati decenni ma l’identità femminile sembra inalterata, nonostante la carriera e l’emancipazione; essere donna significa oggi come allora energia, allegria, fatica e dolore.



Il tema della maternità


Partiamo dalle parole del regista: Quello che emerge in maniera evidente da questa storia, è che le mamme degli anni Sessanta, appartenenti alla media-alta borghesia dell’epoca, dovevano ancora conquistarsi tutta una serie di diritti che poi sarebbero arrivati con la rivoluzione culturale del ’68 e subivano le decisioni del marito, dei padri, in nome del concetto di famiglia e rispettabilità. Nonostante ciò, vivevano una stagione di grande energia e grandi cambiamenti, il boom portava con sé rinnovamento ed entusiasmo. Dietro questa patina di leggerezza e allegria, si nascondevano grandi dolori, che però, secondo i comportamenti dell’epoca, dovevano essere taciuti per preservare l’unità della famiglia. Quello che è venuto dopo ha dato alle donne maggiore dignità e libertà, soprattutto di lavorare, di gestirsi la propria vita, la propria sessualità, di non dover dipendere per forza dagli obblighi del ruolo di madre. Allo stesso tempo, però, sono subentrate altre dinamiche e difficoltà di natura più esistenziale, come trovare il proprio ruolo nel mondo, affermarsi e saper conciliare la propria carriera con la vita privata. Tra madri anni Sessanta e figlie dei nostri tempi i mutamenti sono stati evidenti, ma i problemi di fondo sono sempre quelli. Uno su tutti è rappresentato dal rapporto che le donne hanno con la maternità.

Desiderio di maternità e pulsione al rifiuto di un ruolo. Le donne anni Sessanta sono forse maggiormente prigioniere di silenzi e di necessità di nascondere, ma le loro figlie, più destrutturate, sono forse più infelici, sicuramente più precarie in ogni senso.


Da testo teatrale a film


Una cast straordinario per questo film che vede tre delle attrici già protagoniste del dramma teatrale (Buy, Ferrari, Massironi), nel ruolo delle donne degli anni Sessanta, la quarta (Valeria Milillo) è stata invece destinata dal regista al ruolo di "figlia". Per il ruolo di quarta mamma Monteleone ha scelto Paola Cortellesi. Se nel lavoro della Comencini erano le stesse attrici a ricoprire il ruolo di madre e di figlia, nel film invece la scelta è stata quella di differenziarle per amore di realismo e per dare un panorama più vasto di stili recitativi. Il regista ha cercato di valorizzare al massimo le loro qualità con il linguaggio del cinema, i dettagli, gli sguardi, i primi piani, il montaggio, la musica, i movimenti di macchina.
Rispetto al  teatro si è sfruttata la possibilità che il cinema offre di giocare con la luce, i movimenti di camera, i primi piani e i piani d’ascolto, per addentrarsi negli sguardi  delle attrici. Inoltre il passaggio dagli anni Sessanta ai Novanta ha comportato cambiamenti di linguaggio e di estetica. Rispetto al testo teatrale, che accetta maggiore enfasi e letterarietà nei dialoghi, qui c'è maggior "parlato", battute più quotidiane e familiari.  


Cambio di stagione

La parte delle madri è ambientata in un pomeriggio di inizio estate, mentre la parte delle figlie in autunno inoltrato. Il che dà la misura dei sentimenti che provano queste donne: nella prima parte sono tutte piene di speranza e di allegria, anche se hanno dei malesseri che cercano di nascondere. Nella seconda parte i sentimenti sono decisamente più dolorosi.

Cast Tecnico

REGIA - ENZO MONTELEONE
SCENEGGIATURA - CRISTINA COMENCINI, ENZO MONTELEONE
Tratta dalla commedia teatrale di Cristina Comencini  - Feltrinelli      
FOTOGRAFIA - DANIELE NANNUZZI
MONTAGGIO - CECILIA ZANUSO
SCENOGRAFIA - PAOLA COMENCINI
COSTUMI - MARINA ROBERTI
MUSICA - GIULIANO TAVIANI
SUONO - ANDREA GIORGIO MOSER
AIUTO REGIA - MATTEO ALBANO
DIRETTORE DI PRODUZIONE - RAFFAELLA RIDOLFI
PRODUTTORE ESECUTIVO - BRUNO RIDOLFI
PRODUTTORE ESECUTIVO CATTLEYA - MATTEO DE LAURENTIIS
PRODUTTORE DELEGATO - GINA GARDINI
UNA PRODUZIONE - CATTLEYA e RAI CINEMA
PRODOTTO DA RICCARDO  TOZZI, GIOVANNI STABILINi, MARCO CHIMENZ
DISTRIBUITO DA 01 DISTRIBUTION




Cast Artistico


1966
GABRIELLA - MARGHERITA BUY
BEATRICE - ISABELLA FERRARI
CLAUDIA - MARINA MASSIRONI
SOFIA - PAOLA CORTELLESI

1996
SARA - CAROLINA CRESCENTINI
CECILIA - VALERIA MILILLO
ROSSANA - CLAUDIA PANDOLFI
GIULIA - ALBA ROHRWACHER


05 marzo 2009 Di Grazia Casagrande

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