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HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
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Iraq, Israele, Afghanistan, Palestina, Cina, India, Giappone e Corea si aspettano che Obama si occupi dell'AsiaLa vittoria di Barack Obama >>>
Le regioni asiatiche si chiedono quali saranno le priorità di Obama quando entrerà in carica
Cosa significherà l’elezione di Obama come nuovo presidente americano per l’Asia? È difficile che Barack Obama cambi drasticamente la politica americana veso l’Asia, sebbene sembri deciso a porre una forte enfasi sulla sicurezza in Pakistan e Afghanistan. Il continente più popoloso del mondo, dove Obama ha vissuto qualche anno da bambino, non è stato uno dei punti principali della sua campagna. Si è assicurato la Casa Bianca promettendo un nuovo inizio per un’America che è stanca dell’inetta leadership di George W. Bush degli ultimi otto anni.
 | Hoshyar Zebari
 | Ciò fa chiedere a molti in Asia se il change avverà anche nelle relazioni di questa regione con gli Stati Uniti. Sicuramente sarà prerogativa del nuovo presidente – e specialmente quello di un nuovo partito – cambiare il corso del suo predecessore. Ma l’approccio generale di Obama verso l’Asia non si allontanerà molto dalla precedente politica. E in effetti, tutte le congratulazioni che giungono per la sua vittoria, in fondo sperano su una continuità.
 | Mahmoud Abbas
 | Hoshyar Zebari, ministro degli esteri dell’Iraq esclude che Washington decida un “veloce disimpegno” dal suo Paese, dato che “la posta in gioco è grande”. Ygal Palmor, portavoce del ministero degli esteri in Israele, si è congratulato con Obama per la sua “storica vittoria”, non dimenticando “John McCain per la sua grande campagna”. “Siamo certi – ha detto – che l’amicizia Israele-America abbia davanti un futuro splendente”. Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità palestinese, si felicita con Barack Obama e “spera che egli affretterà gli sforzi per giungere alla pace” per una soluzione del problema della Palestina e del conflitto Israelo-arabo, “chiave per la pace nel mondo”.
 | Hu Jintao
 | Hamid Karzai leader dell’Afghanistan, spera che questa vittoria negli Usa, senza curarsi “della razza o del colore [della pelle]”, porterà “pace…, vita… e prosperità al popolo afghano e al resto del mondo”.
Il presidente Hu Jintao, dalla Cina, facendo gli auguri a Obama, ha detto di attendere una relazione ancora più stretta fra i due Paesi “a beneficio dei popoli cinese e americano e di tutti i popoli del mondo”.Abhishek Manu Singhvi, portavoce del Congress, il partito al potere in India, ha salutato la “giovane energia” che anima Obama in perfetta sintonia con “lo spirito che anima l’India”.
 | Taro Aso
 | Taro Aso, premier giapponese, si augura una sempre maggiore cooperazione degli Usa con la comunità internazionale. “L’alleanza Giappone – Usa – ha detto – è un punto chiave nella diplomazia giapponese e la base per la pace e la stabilità nella regione Asia-Pacifico. Con il presidente eletto Obama, rafforzerò l’alleanza Giappone –Usa ancora di più e lavorerò per risolvere problemi globali quali l’economia mondiale, il terrore e l’ambiente”. Dalla Corea del Sud, il portavoce del presidente Lee Myung Bak, mette in luce che “l’elezione di Obama è dovuto al sostegno che il popolo americano dà al suo messaggio di cambiamento e speranza. Il presidente Lee ha fatto del cambiamento e della riforma una sua priorità politica… e i due leader condividono questa filosofia”.
Ma con Wall Street che ora produce poveri anziché milionari, la maggior parte degli americani vorrebbe che Obama si concentrasse sui problemi locali. Questo è ciò che farà all’inizio della sua presidenza, quando gli Stati Uniti probabilmente saranno nella morsa di una dura recessione. E anche quando tornerà ad occuparsi dell’estero, la sua attenzione sarà diretta al Medio Oriente, Russia e Africa, e non all’Asia. Durante la sua campagna, Obama ha posto come massime priorità la fine responsabile della guerra in Iraq e il tentativo di convincere l’Iran (e la Corea del Nord) a rinunciare alle ambizioni di sviluppo di armi nucleari. Inoltre ha affermato che affrontare la sfida di una nuova Russia che richiede una nuova politica più completa. Infine, sta a cuore a Obama occuparsi della guerra e della povertà diffuse in Africa, patria di suo padre. In confronto, i rapporti con i Paesi chiave dell’Asia come la Cina, l’India e il Giappone, sono stati a malapena menzionati nella sua campagna, anche se Obama vuole mantenere forti legami con gli attuali alleati asiatici.
War on Terror
Tra le priorità mondiali di Obama, Afghanistan e Pakistan sono le zone dell’Asia che riceveranno maggiormente la sua attenzione. I due paesi, secondo lui, sono il fronte centrale della war on terror. Crede che Bush abbia commesso un grande errore a invadere l’Iraq nel 2003 prima che finissero le minacce di al-Qaida e dei Talebani in Afghanistan. Secondo l’accordo appena raggiunto gli Stati Uniti ritireranno un contingente di circa 150.000 uomini entro il 31 dicembre 2011, una data precisa che riflette la crescente fiducia del governo iracheno mentre il livello di violenza sta diminuendo. E non appena avrà ritirato le truppe americane dall’Iraq, Obama intende riorganizzare il personale militare (forse due truppe da combattimento), dare assistenza monetaria all’Afghanistan e sollecitare altri membri della NATO affinché aumentino i loro contributi.
 | Hamid Karzai
 | Allo stesso tempo, non esclude di negoziare con i Talebani. Dato il peggioramento delle condizioni di sicurezza del paese, il governo afgano gradirà il rafforzamento della presenza militare americana. Ma Hamid Karzai, il presidente, teme che ciò possa causare più vittime tra i civili e minare il già debole sostegno popolare al suo governo. Ci si attende anche che l’imminente amministrazione di Obama sia più severa con il vicino Pakistan. Obama è stato molto critico nei confronti del fallimento del governo pakistano circa i capi di al-Qaida che probabilmente si nascondono in quel paese. Durante la campagna elettorale, Obama ha detto che potrebbe autorizzare azioni militari nelle aree tribali della frontiera tra Pakistan e l’Afghanistan, se informazioni attendibili dovessero indicare obiettivi terroristici.
 | Asif Ali Zardari
 | Infatti, è ciò che ha fatto Bush nell’ultimo periodo. Obama ha chiesto che il Pakistan ritorni ad un governo civile, ma ha detto che il nuovo presidente, Asif Ali Zardari, dovrebbe fare di più per guarire la democrazia ferita del paese. Purtroppo, il sentimento anti-americano fra i pakistani è forte e in nome della sovranità pakistana si hanno manifestazioni popolari per ogni presunta mancanza di rispetto da parte degli americani. Obama si aspetta numerosi ostacoli nella cooperazione con il governo pakistano contro il terrorismo. Secondo l’opinione di Obama, la minaccia alla sicurezza più urgente che gli States affrontano è l’attacco terroristico con armi nucleari.
 | Six-party talks
 | Per evitare che i terroristi possano impossessarsi di materiale nucleare, rinforzerà il Trattato di Non Proliferazione Nucleare e porrà il divieto di produzione di nuovi materiali nucleari che possano essere convertiti in armi. Appoggia i six-party talks dell’amministrazione Bush con Cina, Giappone, Russia e le due Coree e ha detto che intende continuare il processo. Il suo ultimo obiettivo è la completa eliminazione del programma di armi nucleari della Corea del Nord. È incoraggiante che, in seguito all’elezione di Obama, un diplomatico nord-coreano abbia detto che la Corea del Nord è “pronta a trattare” con la sua amministrazione. Ma un accordo con il volubile regime di Pyongyang non può mai darsi per scontato (resta in sospeso una potenziale crisi di successione nel caso in cui muoia il leader della Corea del Nord, Kim Jong-il).
Paure protezioniste
Nella sfera economica, in Asia tutti gli occhi saranno puntanti sulla politica commerciale di Obama. Durante la sua campagna ha spesso fatto affermazioni che hanno sollevato questioni in merito al suo impegno per il libero commercio. Il governo sud-coreano, per esempio, teme che voglia rinegoziare l’accordo sul libero commergio (FTA) che aveva stipulato con Bush. Riconoscendo l’importanza del commercio sino-americano, considera la Cina un avversario. Obama non vede di buon occhio la presunta manipolazione della moneta da parte della Cina per dare alle proprie esportazioni un vantaggio sleale e accusa il fatto che la protezione della proprietà intellettuale del Paese è piena di lacune. Lo stesso pensa della sicurezza di prodotti made in China. Agli spudorati protezionisti della Corea del Sud ciò potrebbe far comodo, ma il timore del governo è giustificato. Senza modifiche, c’è la possibilità che Obama non ratifichi l’accordo FTA che ha definito “negativo per i lavoratori americani”. Se intende essere più esigente con un alleato come la Corea del Sud, sarà sicuramente più severo con la Cina. Ha avvertito di essere pronto a intraprendere azioni legali per assicuare che la Cina segua le regole del commercio internazionale. Tuttavia, la Cina si lascia difficilmente prendere dal panico. È ben consapevole che la retorica dei candidati presidenziali americani poi finisce in politiche più pragmatiche una volta che entrano in carica. (Obama ha anche fatto severi commenti sui bassi standard dei diritti umani della Cina: mano dura in Tibet e complicità nei genocidi come quello sudanese). Inoltre, l’economia cinese oggi è più grande, più forte e più integrata nel panorama internazionale che mai. La sua continua vitalità è cruciale per risollevare un’economia mondiale che affronta una crisi finanziaria. La cooperazione della Cina è richiesta anche per risolvere tutta una serie di problemi internazionali non economici come il cambiamento climatico e le ambizioni nucleari della Corea del Nord.
Rinforzare le alleanze
Obama ha criticato le compagnie americane che appaltano lavori a imprese in India, ma come senatore aveva votato per ratificare lo storico accordo nucleare civile USA-India. É favorevole ad attrarre in America più lavoratori indiani specializzati in alta teconologia e appoggia l’instaurazione di una strategica partnership con l’India. Con il Presidente Obama, potrebbero anche migliorare le relazioni bilaterali tra le due più grandi democrazie del mondo .
 | Lee Myung-bak
 | Lo stesso avviene per i tradizionali alleati americani in tema di sicurezza. Obama definisce l’alleanza USA-Giappone l’ancora degli interessi di sicurezza americani e dice che rimarrà tale. Per quanto concerne l’alleanza USA-Corea del Sud, ha promesso di riparare le fessure che si sono aperte negli anni recenti negli approcci per entrambe le parti verso la Corea del Nord. Il governo di Lee Myung-bak teme che Obama si possa dimostrare troppo conciliante verso il Nord. Ma il presidente eletto degli USA, con un gesto rassicurante, ha detto che Lee è stato uno dei primi leader a cui ha telefonato dopo la sua elezione. Una delle principali iniziative cui Obama dovrebbe dedicarsi è la creazione di un qualche tipo di organizzazione permanente di sicurezza ed economia sulla base delle esistenti alleanze americane in Asia. Si immagina una struttura che “va oltre gli accordi bilaterali, i summit saltuari e i patti ad hoc” come i six-party talks. Un ente di questo tipo, ha annunciato, serve per salvaguardare la stabilità a lungo termine e la prosperità della regione. Molti capi asiatici sono d’accordo. E questo è un cambiamento che saranno felici di approvare.
Fonte: articolo Obama's agenda da The Malaysian Insider e Asia News
Traduzione di Paola Pedrinazzi
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