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HOME | lunedì 13 febbraio 2012 |
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Argentina, Colombia, Bolivia, Brasile, Cile, Cuba, Messico, Venezuela e tutta l'America latina attendono l'era ObamaCosa ci si può attendere dal nuovo presidente statunitense in merito alle relazioni con l'America latina?
La vittoria di Barack Obama >>>
L’America latina “ha applaudito”mercoledì 5 novembre 2008 la vittoria di Barack Obama con la speranza che il Presidente eletto negli Stati Uniti consideri la regione un’alleata e la aiuti nel suo sviluppo, lasciando alle spalle gli anni di “oblio” del Presidente uscente Bush, ma nonostante non manchino segnali postivi, resta una sostanziale continuità con la linea politica, in modo particolare in fatto di sicurezza e narcotraffico. I leader latinoamericani, molti dei quali a capo di governi di sinistra che si scontravano con l’amministrazione Bush, hanno detto di attendere l’inizio di una nuova fase con Obama alla Casa Bianca e cambiamenti radicali in politica di migrazione, diplomazia e commercio. Le linee guida della politica di Obama per l’America latina sono racchiuse nel documento «Una nuova alleanza per le Americhe» e riprendono le «quattro libertà» di Franklin Delano Roosevelt. I quattro pilastri della proposta riguardano rispettivamente: libertà politica, democrazia, sicurezza e lotta alla povertà; ma alla «nuova alleanza» potrebbero non essere invitati i governi “scomodi” per Washington, e cioè Venezuela, Cuba, Nicaragua, Bolivia ed Ecuador.
 | Álvaro Uribe
 | La Colombia, il principale alleato di Washington della regione latino-americana, è stata uno dei primi stati a salutare l’elezione di Obama e il Presidente Alvaro Uribe confida di ottenere rapidamente il tanto atteso Trattato Bilaterale di Libero Commercio. Nel frattempo ha emesso un comunicato reiterando la sua “disponibilità di continuare a lavorare in temi di interesse comune, nel consolidamento di un’agenda diversa e nel rafforzamento dei vincoli tra i due paesi”. Barak Obama è perplesso per motivi sindacali interni sul Trattato di Libero Commercio tra Stati Uniti e Colombia ma considera la Colombia l’alleato chiave degli Stati Uniti. Appoggia il Plan Colombia, investirà ancora più soldi in questo anche se si aspetta un miglioramento della legalità nel paese.
 | Evo Morales
 | Il presidente socialista della Bolivia, l’indigeno Evo Morales, ha paragonato la sua origine con quella di Obama, chiedendo, senza risultato, di abbandonare il decennale embargo commerciale che gli Stati Uniti applicano a Cuba. Morales ha allontanato dalla Bolivia l’ambasciatore statunitense e ha sospeso anche le attività della squadra antridroga americana in Bolivia. “Obama è un uomo che viene dai settori discriminati e schiavizzati, il mio gran desiderio è che Obama possa revocare il blocco a Cuba, ritirare le truppe da alcuni paesi e di sicuro miglioreranno le relazioni tra Bolivia e Stati Uniti”, ha detto Morales.
 | | Luiz Inácio Lula de Silva | Il presidente del Brasile, Luiz, Inácio Lula de Silva, un ex operaio di centro-sinistra che aveva coltivato buoni rapporti con Bush, ha messo in evidenza il “fatto straordinario” dell’elezione del primo presidente nero nella storia degli Stati Uniti e ha detto che si aspetta una “relazione più forte” del Paese con l’America Latina. “Io spero che abbia una politica più attenta allo sviluppo produttivo in America Latina”, ha affermato Lula, facendo notare che la democrazia è consolidata nella regione e quanto ora sia necessario costruire “un continente di sviluppo”. Anche il brasiliano ha chiesto la fine dell’embargo a Cuba: “non c’è più alcuna spiegazione per continuare il blocco”.
 | | Raúl Castro | Il Presidente del Messico, Felipe Calderón, si è congratulato con Obama e lo ha invitato a visitare il Paese, tentando fare un passo verso il dialogo e la fiducia. Messico e Stati Uniti condividono una frontiera di 3200 km e sono alleati nel Trattato del Libero Commercio dell’America del Nord (TLCAN), sebbene abbiano avuto anche scontri per questioni relative al narcotraffico e all’immigrazione illegale di messicani verso lo stato confinante. In alcuni casi le aspettative sono anche urgenti: l’organizzazione non governativa Amnesty International ha dato solo venti giorni a Obama per chiudere la prigione di Guantanamo (Cuba). La promessa di cambiamento del Presidente eletto è giunta fino a Cuba, dove molti sperano che la vittoria migliori le relazioni tra i due paesi e anche la vita nell’isola retta da un governo comunista. Le promesse della campagna di Obama per alleggerire l’embargo commerciale che gli USA applicano da più di 46 anni verso Cuba e la sua disponibiltà a dialogare con il Governo di Raúl Castro, rappresentano un brusco cambiamento rispetto alla politica della linea dura di Bush in relazione a L’Avana. La speranza di cambiamento si sentiva il giorno dopo l’elezione nelle strade della capitale cubana. “Con Obama ci deve essere flessibilità nella politica verso Cuba. Quanto meno ha promesso di mettere fine alle restrizioni di viaggio a Cuba e questo sarebbe un bene per tutti”, ha detto Diego López, di 41 anni, impiegato in un ristorante nella capitale cubana. Obama ha promesso di «facilitare» le sanzioni «se Cuba muoverà passi significativi verso la democrazia, a partire dalla liberazione dei prigionieri politici». Ma non ha dichiarato di voler porre fine all'embargo, che è in essere da ben dieci mandati presidenziali, sia repubblicani che democratici. E l'Havana per il momento sta alla finestra. Bush aveva reso dura la politica verso Cuba limitando l’invio di rimesse e i viaggi dei cubani-statunitensi nell’isola per visitare i famigliari. L’ex presidente cubano Fidel Castro ha elogiato Obama, che ha descritto come “più intelligente, colto ed equo” che il suo sconfitto rivale McCain.
 | Hugo Chávez
 | Anche il Governo del Venezuela, con il suo mandatario Hugo Chávez, ha espresso la sua speranza con il trionfo del democratico Obama. Il presidente della nazione petrolifera, critico di Bush, che ha insultato più volte, ha affermato che i cambiamenti politici avvenuti nell’America del Sud negli ultimi anni sembrano estendersi agli Stati Uniti. “L’elezione storica di un afrodiscendente alla testa della nazione più potente del mondo è il sintomo del cambiamento dei tempi che è partito dal Sudamerica e potrebbe aver bussato anche alle porte degli Stati Uniti”, ha detto Chávez con un messaggio dalla cancelleria venezuelana a Caracas.
 | Michelle Bachelet
 | Di “momento storico” ha parlato anche la presidente del Cile, Michelle Bachelet: “So – ha detto – che le sue principali preoccupazioni sono la giustizia sociale e l’uguaglianza, temi che ha riassunto nei concetti di cambiamento e speranza, gli stessi che ispirano noi in Cile”. “Speriamo di poter ricevere dal nuovo governo un trattamento uguale ed equo”, si è pronunciato il capo di stato dell’Uruguay, Tabaré Vázquez. “Molti sognavamo da tempo questo momento... Ora bisogna abbattere questa vergogna, il campo di concentramento e di tortura di Guantanamo, e chiedere scusa a Cuba. Poi subito mettere fine all’embargo, questo cappio con cui si è tentato inutilmente di piegare la volontà dei cubani” ha detto il Nobel per la Letteratura uruguayano José Saramago. Il presidente del Messico, Felipe Calderón, ha subito invitato Obama a visitare il suo paese “per progredire nelle relazioni bilaterali sulla base della corresponsabilità, del dialogo sincero e rispettoso, della fiducia reciproca”.
 | | Cristina Fernández de Kirchner | Il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, José Miguel Insulza, ha detto che spera dal governo di Obama “che sia disposto a risolvere problemi molto concreti: il tema dell’immigrazione, il tema energetico, e la cooperazione economica e tecnica”. Con la vittoria di Obama “si apre un ciclo inedito: è il grande successo di una delle epopee più appassionanti della storia, la lotta contro la discriminazione e per le pari opportunità” ha detto dall’Argentina, la presidente Cristina Fernández de Kirchner, aggiungendo, rivolgendosi a Obama: “Tutte le minoranze del mondo guardano con grandi speranze come lei cammina insieme a loro, come il mondo fece con Martin Luther King”.
Fonte: articolo El mundo expectante por la era Obama tratto da El Colombiano di mercoledì 5 novembre 2008
Traduzione di Paola Pedrinazzi
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