WUZ  
  HOME | giovedì 24 maggio 2012
Cerca nel sito
ARTICOLO

IL LIBRO È IN LIBRERIA DAL 18 NOVEMBRE PER LE EDIZIONI DEDALO

La vittoria di Barack Obama >>>



Barack Obama di Luciano Clerico

Come e perché l’America ha scelto un nero alla Casa Bianca


Un libro che è in libreria dal 18 novembre per le Edizioni Dedalo e che racconta il cammino verso la Casa Bainca di Barack Obama e i motivi dello straordinario successo del nuovo Presidente degli Stati Uniti. Davvero è stato possibile. Davvero il quadro internazionale potrà essere diverso. Davvero la speranza, una delle parole chiave della campagna elettorale, ha di nuovo le ali.
Anticipiamo in questo articolo la Prefazione scritta da Ferruccio De Bortoli e la Introduzione dell'autore Luciano Clerico.

dalla

Prefazione


Noi europei, così incapaci di immaginare novità politiche con la forza innovativa e la carica di passione della candidatura del senatore di Chicago, abbiamo guardato alle elezioni americane e al fenomeno Obama con due differenti sentimenti. Il primo distaccato («Può succedere solo lì, vediamo come va a finire»); il secondo partecipato («Se accade lì, può succedere anche da noi»). Nel primo caso si è manifestata una curiosità di sapore vagamente cinematografico, retaggio degli stereotipi del nostro Dopoguerra. Un atteggiamento, questo sì di ammirazione, ma anche di disincantata lontananza: troppa differenza con la nostra politica così compassata e spenta nelle idee. Il secondo sentimento, quello più acceso e appassionato, ha intravisto nel leader democratico un modello esportabile. L’esperimento di una sinistra moderata, liberale, universale, sulla scia delle suggestioni storiche di Kennedy e di Clinton. La resurrezione del concetto di uguaglianza, troppo schiacciato negli anni della globalizzazione sull’altare della libertà. Obama ha cambiato la politica americana, ha testimoniato la capacità di rinnovamento della società, ma resta un unicum, e non solo nel colore della pelle. Un leader prodotto da una democrazia nella quale le differenze di classe sono profonde, ma dove la mobilità sociale è così elevata da attenuare il senso di un’ingiustizia che la crisi finanziaria ha disvelato nella sua quotidiana brutalità. Un personaggio straordinario ma, mi sbaglierò, irripetibile, specialmente in Europa. 


Nel libro di Luciano Clerico, che ricostruisce il lungo cammino di queste elezioni, vi è un passaggio assai significativo. Il discorso di Houston del febbraio scorso, nel quale Obama dà corpo politico alla «speranza», citata in un’inedita trinità con l’amore e l’educazione (la famiglia non c’è, ma è compresa e difesa meglio in tutti e tre i valori), è esemplare nel descrivere la tensione morale dell’immigrato americano, specie di colore. Un cittadino
orgoglioso e inappagato, ingenuo, venato da un fermento pionieristico e impegnato a ricompensare i suoi avi dei sacrifici da loro sostenuti (il nonno che combattè con Patton, la nonna rimasta a casa a curare i figli e nello stesso tempo a lavorare in una fabbrica bellica) per dare speranza alle successive generazioni.
La storia americana vista nell’epocale e incessante «abbandono di terre lontane» per conquistare nuovi orizzonti, riscattare antiche povertà e affermare diritti calpestati. «Houston, il momento è venuto e questo è il nostro tempo».


Il candidato democratico è stato scelto nella bizantina e defatigante pratica delle primarie. Il sistema del caucus può apparire anacronistico e ingenuo, ma racchiude tutta l’essenza della democrazia dei padri pellegrini. Una democrazia che tuttavia funziona, specialmente nelle ultime elezioni, con un investimento di capitale che fa fortemente dubitare sulle reali possibilità che il figlio di un popolo possa realmente aspirare alla Casa Bianca così come può ambire a un posto ad Harvard. Obama, figlio di un immigrato dell’Africa più profonda, che lo ha lasciato solo con la madre all’età di due anni, ha fatto entrambe le cose. E bene. In fondo ha interpretato, nell’accezione americana classica e perfino
oleografica, la parte dell’immigrato che si integra ed emerge in quel crogiolo fecondo di etnie e culture che ha sempre contraddistinto il Paese. Nulla più. Dopotutto, di esempi così ce ne sono stati a migliaia, in tutti i campi. Ma lui l’ha fatto in modo non solo nuovo ma persino eccentrico. Da illustrazione di Norman Rockwell.


Obama è un oratore semplice ma raffinato, capace di trasmettere sentimenti profondi, consapevole di un fascino che fa vibrare di emozioni l’uditorio. Ispirato come Martin Luther King, solare come John Kennedy, trascinante come Bruce Springsteen. Il ragazzo della porta accanto con la moglie della porta accanto. Ma non il Sidney Poitier di Indovina chi viene a cena?. Obama è riuscito a far dimenticare il colore della propria pelle, anzi ha tolto quel colore dalla campagna elettorale; non ne ha mai fatto un punto di forza e mai si è trovato nella condizione di sentirlo come un limite. Già questo è stato in sé un piccolo capolavoro: la costruzione di un’immagine rassicurante anche nei confronti della classe media bianca del Midwest che, fino a pochi anni fa, non
avrebbe nemmeno accettato l’ipotesi di un challenger nero. Il suo, anche dopo le elezioni di novembre, è il messaggio che il sogno americano continua, che la volontà può tutto («Yes, we can»); che nessuno è prigioniero del proprio destino, come lo furono probabilmente il padre e molti suoi parenti e amici. E se può riuscire a un nero afroamericano, perché non a un latino, a un coreano, a un indiano? Questo devono aver pensato i molti che hanno votato per lui pur avendo origini completamente diverse.
Il talento, il sacrificio, la famiglia, la fede possono tutto. Possono portare alla Casa Bianca anche il figlio dell’ultimo immigrato, magari clandestino braccato nel confine lacerato e sanguinoso del Messico, come quelli descritti da Cormak McCarthy, in paesaggi metafora di una società spietata e violenta, o arrivato
sulle coste della Florida su un canotto in fuga da Cuba o l’insignificante
protagonista di Everyman di Philip Roth. O meglio come Ashley Baia, la  ragazza di cui ha parlato Barack a Filadelfia nel marzo scorso, la cui mamma si ammalò di cancro quando aveva nove anni e perse lavoro e assistenza sanitaria. Ashley è bianca e faceva parte dello staff del candidato. Chissà ora cosa farà? Questo è il fenomeno Obama, il messaggio di speranza che ha irradiato anche quell’Europa che lo ha accolto trionfalmente, in una Berlino in festa, come l’erede di Kennedy. Con un entusiasmo così grande da apparire persino finto, irreale. Come accade per quegli atti unici di cui non è prevista né replica né adattamento europeo.

Ferruccio De Bortoli



Introdotti così nel cuore del libro leggiamo ora come presenta questo cammino verso la presidenza più importante del mondo, l'autore del volume.


Introduzione

Se è vero che il destino di un uomo è racchiuso nel nome che porta, allora è vero che Barack Obama ha saputo fin dalla nascita di essere destinato a qualcosa di grande. Perché Barack, in lingua swahili, significa «benedetto». A soli 47 anni la Storia lo ha benedetto nei fatti e il suo nome sarà legato per sempre a due date: la prima è il 27 agosto 2008, quando per acclamazione conquista la nomination di partito per concorrere alla presidenza degli Stati Uniti d’America. La seconda è il 20 gennaio 2009, quando fisicamente giura davanti al Congresso degli Stati Uniti d’America e, primo afroamericano della storia, si insedia al potere nello Studio Ovale della Casa Bianca.
Per la prima volta l’uomo più potente al mondo è un nero. Risalendo nei secoli non si trova un solo precedente. Non bastasse questo a renderla storica, l’affermazione di Barack Obama è tanto più affascinante se si pensa che lui – misteriosamente – lo sapeva già


Sapeva già di essere destinato a qualcosa di grande, o comunque ci credeva. Ci credeva al punto di scrivere in tempi non sospetti, a soli 30 anni, la sua autobiografia (I sogni di mio padre) per poi farla seguire dal dettagliato resoconto della sua visione del mondo come politico (L’audacia della speranza ).

Oggi quei libri sono divenuti dei best seller in tutto il mondo, i soli diritti d’autore sono sufficienti a renderlo ricco, ma soprattutto agli occhi dell’intero pianeta quella che poteva sembrare la strampalata megalomania di un folle si è trasformata nella legittima ambizione di un predestinato. Quasi che quel nome swahili, Benedetto, portasse nelle radici africane del suo suono la giustificazione
stessa del suo destino.


Se nell’anno del Signore 2008 d.C. Barack Obama è diventato l’imperatore democratico del Nuovo Mondo è stato perché – al di là del suo riconosciuto talento politico – ha pianificato anno dopo anno la sua scalata al potere. Esattamente come ha fatto giorno dopo giorno nel corso della campagna elettorale.
Questo libro circoscrive la bella favola di Barack Obama nella più che concreta corsa alla Casa Bianca, che è tutto fuorché una favola. Come è stato possibile che alla fine l’America abbia scelto lui, un nero, come candidato ufficiale da opporre all’eroe di guerra John McCain quando solo un anno prima nessuno lo conosceva? E perché è capitato ora, a 40 anni esatti dalla morte di Martin Luther King e di Bob Kennedy? A 200 anni esatti dalla nascita di Abramo Lincoln? Non è forse una coincidenza affascinante? Quali sentimenti questo ragazzo venuto dal Kenya è riuscito a suscitare nell’America di Bush? Come ha fatto?
Di certo uno dei motivi sta nel talento oggettivo del candidato Obama. Il suo Discorso sul razzismo pronunciato a Filadelfia il 18 marzo 2008 (qui riportato integralmente) è stato giudicato uno dei più alti discorsi mai pronunciati da un politico americano dai tempi di Lincoln. Ma è sufficiente l’americanissimo bisogno di sognare a restituire all’American dream la sua antica forza politica?


Evidentemente sì, e questo libro tenta una spiegazione plausibile.
Perché è frutto di quel che si dice un work in progress: la registrazione nuda e cruda della campagna elettorale dal giorno in cui i principali candidati hanno deciso di entrare ufficialmente in lizza, al giorno in cui Barack Obama ha vinto le elezioni.
Dall’Iowa in poi ho cercato di seguire il processo elettorale esattamente per quello che è stato, nel modo più trasparente e obiettivo possibile, senza alcun pregiudizio di partenza. Sono stato aiutato dalla circostanza di non aver mai vissuto inAmerica e dal mio lavoro all’Ansa; un lavoro che mi ha insegnato l’umiltà nei confronti di quella che il vecchio direttore Sergio Lepri chiamava la factuality, l’aderenza ai fatti.


Il risultato di questo metodo di lavoro è questo libro, che di fatto comincia dalla fine, cioè dal vero uomo nuovo, per risalire giorno dopo giorno, attraverso la campagna elettorale, all’America di oggi, un Paese che va dalle stragi nelle scuole ai soldati che partono e tornano dall’Iraq. Nella speranza che tutto ciò sia
utile a capire perché – in questa America – sia stato proprio lui, Barack Obama, il prescelto.

Luciano Clerico




Luciano Clerico - Barack Obama. Come e perché l'America ha scelto un nero alla Casa Bianca
Pag. 256, f.to 14 x 21 cm - brossura, € 15,00 - Edizioni Dedalo (Nuova biblioteca Dedalo – serie «Nuovi saggi») ISBN 9788822063038


Si ringrazia l'editore per la concessione di questa importante anteprima

05 novembre 2008 Di Grazia Casagrande


Condividi su:


Copyright © 1996/2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati.
Wuz è un marchio registrato.
Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie
Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.

Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359.
Concessionaria di pubblicità MYads.it
Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria
Dati audience certificati Audiweb

Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione
Alcune foto presenti su Wuz.it sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
I siti del network: