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HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
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Quest'estate leggiamo cineseLa letteratura come chiave d'accesso a una cultura in grande evoluzione che gli europei stanno scoprendo
 | | Yue Minjun con le sue sculture in studio a Pechino |
La grande Cina, la nuova Cina, l'avanguardia culturale delle metropoli contro l'arretratezza delle campagne, la difficoltà di far convivere tutte le anime che questo enorme paese raccoglie.
I suoi artisti, che stanno sbacando il mercato internazionale con opere originali, innovative, molto apprezzate e acquistate. Gli scrittori, sempre più tradotti e conosciuti.
Attraverso queste chiavi di lettura si può penetrare meglio in un universo in crescita, che si scontra con la nostra Europa che invece regredisce sia dal punto di vista economico che da quello culturale.
Il futuro sarà davvero la Cina?
Una vita libera di Jin Ha
Questo è il primo libro 'americano' dello scrittore cinese che si trovava a studiare negli Stati Uniti nel 1989, all'epoca del massacro di piazza Tienanmen a Pechino, e decise di non tornare più in patria (la stessa scelta fatta da Qiu Xiaolong, il noto scrittore di romanzi che hanno l'ispettore Chen Cao come protagonista).
E allora il titolo stesso acquista il significato di una rinascita, che è stata lunga, travagliata, difficile. La libertà della nuova vita, per Nan Wu, il protagonista che è una sorta di alter ego dello scrittore, è certamente - e prima di tutto - quella politica, garantita dalla democrazia, ma è anche qualcosa di molto più complesso.
La recensione continua >>>
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La montagna dell'anima di Gao Xingjian
Premio Nobel per la Letteratura nel 2000, Gao Xingjian rappresenta la Cina, le sue contraddizioni, i limiti della sua realtà socio-culturale e politica ma anche le difficoltà e le delusioni dell'Occidente tanto agognato per la sua libertà d'azione e di pensiero.
Ecco un brano della bellissima intervista realizzata per noi da Francesca di Mattia (leggetela interamente) nel 2007, che sintetizza con le sue parole questa esperienza:
"Ho lasciato la Cina alla fine del 1987. In quel momento avevo quarantasette anni. Avevo percorso metà della mia vita, avevo assistito alla morte di Mao Tse Tung e alla fine della rivoluzione cinese. La chiamo la mia prima vita, anche se non la considero affatto vera vita.
A trentotto anni ho pubblicato i miei primi libri, alcuni saggi e racconti. Avevo già scritto una gran quantità di cose, in precedenza, ma i manoscritti erano rimasti nascosti. E quand’ero in campagna, nel periodo di rieducazione, li avevo sotterrati. Una forma di autocensura prima della censura stessa, che mi ha comunque impedito di pubblicare in seguito. Un periodo drammatico e delicato. Non volevo lasciare la Cina definitivamente, sapevo che in questo modo non avrei più potuto lavorare né far rappresentare le opere teatrali in cui credevo. Ma l’anno successivo, quando ero già a Parigi, dopo i fatti di Tien An Men, ho capito che non sarei mai potuto tornare. E questo è stato il momento che ha segnato la fine della mia prima vita. Ne ho affrontata un'altra, in Occidente, in esilio. Una condizione che ho voluto, di cui ero cosciente. Da allora ho avuto la possibilità di esprimermi totalmente, ma ho incontrato altre difficoltà, legate soprattutto al mercato, per pubblicare i miei libri e mettere in scena le mie opere. In Cina ho rifiutato la censura, perché in Francia avrei dovuto accettare una nuova forma di costrizione per far piacere agli editori e ai lettori? No, non era per questo che avevo scelto l’esilio. Ho passato metà della vita a battermi per la libertà d’espressione e della creazione. Questa situazione mi ha portato a riflettere."
Per la sua notevole importanza vi proponiamo la lettura de La montagna dell'anima, riproposta in edizione economica da Rizzoli Bur. È il racconto, in gran parte autobiografico, di un lungo viaggio nella Cina del sud-ovest, compiuto da uno scrittore perseguitato dal regime e al quale, per errore, è stato diagnosticato un cancro. In realtà nel romanzo c'è molto, molto di più.
Traduzione di Mirella Fratamico
XIV-640 pag., 10,80 € - Edizioni BUR Rizzoli 2008
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Vite di donne di Su Tong
"Quando Su Tong esordisce, nella seconda metà degli anni Ottanta, i critici lo includono nella corrente letteraria detta dell'avanguardia, che comprende una serie di scrittori che, pur diversi fra loro, porta a compimento la separazione fra la realtà e lo spazio letterario. Svincolare la narrativa dall'obbligo di rappresentare la realtà secondo i canoni del realismo socialista è stato lo sforzo della produzione degli anni successivi alla fine della Rivoluzione culturale. Riacquistata una libertà creativa si assiste a una fioritura senza precedenti che si declina in varie tendenze, dalla ricerca delle radici, al regionalismo, al modernismo. Gli autori della così detta avanguardia appartengono a una generazione più giovane, costituita dai fratelli minori della Guardie rosse, biograficamente e psicologicamente svincolati dal peso della Rivoluzione culturale. Per loro, convinti assertori dell'autonomia della letteratura dalla realtà, lo scopo è esplorare la possibilità dell'artificio, consapevoli del valore narrativo del testo. E infatti lo stile - e la qualità della lingua usata - è la prima discriminante dell'opera di Su Tong. Acheng ha sottolineato come Su Tong sia uscito quasi indenne dagli anni della violenza linguistica marxista-leninista, producendo uno stile cosí maturo e pacato da lasciare sbalorditi.
La tranquilla pacatezza di Su Tong è il suo tratto distintivo [...] Vite di donne comprende due novelle che scandiscono un diverso passo del tempo [... il racconto da cui è tratto il titolo] racconta tre generazioni che si susseguono in un'abitazione situata sopra uno studio fotogarfico, passando attraverso tre fasi storiche fondamentali per la Cina [...] Vite parallele si svolgono invece in Altre vite di donne: in una fabbrica di soia espropriata dopo la rivoluzione, due sorelle zitelle, le ex padrone, abitano l'appartamento al primo piano, mentre al piano terra tre commesse animano lo spaccio della fabbrica." (dalla postfazione di Maria Rita Masci)
Traduzione di Silvia Calamandrei
130 pag., 13,00 € - Edizioni Einaudi 2008 (Stile libero Big)
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Brothers di Yu Hua
"In fondo questo libro è un inno all’iniziativa privata e una spietata demolizione di tutte le pratiche collettive in uso allora. Comprese quelle letterarie, che vengono sfottute attraverso le figure del giovane poeta e del giovane narratore, in realtà due studenti con ben poche pagine all’attivo, ma pubblicate sulla rivista del partito", così scrive Paolo Mauri nella sua bella recensione a un libro difficile da raccontare.
È la storia di un ragazzino - Li Testapelata, destinato a trasformarsi in un uomo di successo -, come milioni di altri al mondo, curioso e sfacciato che sfrutta la sua intelligenza e lo scarso senso della vergogna per diventare, grazie a un episodio "piccante", centro dell'interesse del paese. Con lui il quasi coetaneo Song Gang, che diventa fratellastro del protagonista quando il padre vedovo sposa la madre (diventata vedova in modo umiliante) di Li. Accanto a questi eventi, la quotidianità di un periodo storico, quello della Rivoluzione culturale, con le sue grandi contraddizioni, con le atroci persecuzioni e le terribili umiliazioni che infliggeva senza in realtà guardare in faccia nessuno.
Traduzione di Silvia Pozzi.
248 pag., 16,00 € - Edizioni Feltrinelli 2008 (I narratori)
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La piccola storia della grande famiglia Ji di Liu Sola
Iniziate la lettura partendo dal Postscritto che l'autrice ha inserito in fondo al volume. È una dedica accorata al padre, maoista convinto sino al suo ultimo giorno, un padre con il quale la giovane scrittrice che va a cercare in Occidente una nuova esperienza di vita, discute ferocemente e con il quale non riesce a pacificarsi neppure dopo la sua scomparsa, malgrado l'affetto. Poche pagine che ci fanno comprendere il senso di una scrittura e la sofferenza psicologica di un intero popolo.
"Fondendo insieme miti, leggende, racconti fantastici, canzoni e altro, Liu Sola ci offre un grande affresco, nel quale il mondo dei vivi e quello dei morti sono in continua comunicazione, e nello stesso tempo ci propone un controcanto ai salti, alle omissioni, alle menzogne della storia ufficiale".
Dal testo:
"Per raccontare la storia della famiglia Ji bisogna prima parlare di Dadao, la grande isola. Dadao si trova in mezzo al mare. Nei giorni in cui cade una pioggia leggera e allo stesso tempo brilla il sole, dalla terraferma si può scorgere, anche se un po' confusamente, la sua immagine capovolta proiettata nel cielo. Alcuni pescatori sostengono che sono necessari tre giorni di viaggio per raggiungerla, altri che ne servono cinque, altri ancora che ne basta uno. Dipende dalla direzione del vento: se non è a favore, non vi si arriva neanche navigando per un mese. Spesso è avvolta da mille strati di nebbia e chi non conosce l'approdo rischia di naufragare quando si avvicina".
Traduzione di Maria Rita Masci
250 pag., 13,50 € - Edizioni Einaudi 2008 (L'Arcipelago Einaudi)
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Vado a Shanghai per comprarmi un cappello di Bamboo Hirst
Da un'autrice che abbiamo imparato a conoscere anche grazie alle sue apparizioni televisive, qualche anno fa, nelle trasmissioni di Maurizio Costanzo, ecco un nuovo romanzo che racconta la Cina con gli occhi di una donna che trascorre il suo tempo in Occidente. Ha vissuto infatti per molti anni a Milano, dove si è occupata a lungo di pubbliche relazioni nel campo della moda. Oggi vive a Londra.
"Una corona di fiori di carta appesa all’insegna di una bottega, il profumo di tuberose, il suono sibilante del dialetto locale: non resta molto della vecchia Shanghai. Modernizzazione aggressiva e consumismo sfrenato hanno preso il posto del glamour che, negli anni ruggenti, faceva della città una musa del cinema e della letteratura, un luogo appartenente più alla geografia fantastica che a quella degli atlanti.
Aggrappandosi al filo della memoria, Bamboo Hirst, che a Shanghai è nata, si stacca dal presente e si rivede ragazzina, con un basco sui folti capelli neri e una divisa blu a gonfiarle il corpo sottile, mentre esce dal portone del collegio e percorre le strade della città. Seguendo la mappa dei ricordi, ci accompagna in un viaggio virtuale attraverso la Shanghai degli anni Venti, Trenta e Quaranta: Shanghai all’apogeo della sua gloria, città cosmopolita e dai mille volti, cinese ed europea insieme, “prostituta dell’Asia” e “Parigi d’Oriente”, sede di missioni e fumerie d’oppio, focolaio di rivoluzioni e intrighi internazionali. Una città contraddittoria: paradiso per star di Hollywood e cortigiane, uomini di Stato e boss della malavita, e allo stesso tempo rifugio di derelitti, affamati, emarginati della società. Da Wallis Simpson a Marlene Dietrich, da Mao Zedong ad André Malraux, l’elenco di personaggi illustri ammaliati da Shanghai è sconfinato e ci parla di eccentricità e di trasgressione, ma anche di ideali e di coscienza civile.
Storia, luoghi e protagonisti dell’epoca rivivono in questo affresco di un mito perduto ma ancora capace di sedurci e farci sognare."
Della stessa autrice vi segnaliamo anche Blu Cina
252 pag., 14,50 € - Edizioni Piemme 2008
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L'uomo che allevava i gatti di Mo Yan
Ci sono autori imprescindibili per chi vuole conoscere lo spirito della letteratura cinese della seconda metà del Novecento, così varia in realtà, così tormentata e animata, così repressa ma viva. Mo Yan è uno di questi.
Nato nel 1955 a Gaomi, nella provincia dello Shandong, in una famiglia contadini, dal 1976 al 1997 ha lavorato nell'esercito, riuscendo contemporaneamente a portare a termine gli studi universitari di letteratura. Inizia a pubblicare nel 1981. È oggi considerato il più importante scrittore cinese contemporaneo ed è il fondatore del movimento letterario della Ricerca delle radici. È autore di sette romanzi tra cui Sorgo Rosso, da cui è stato tratto un film di successo, una dozzina di racconti e numerose storie brevi. Ha vinto il prestigioso China’s Annual Writer’s Award, che è il premio letterario più prestigioso in Cina.
"L'uomo che allevava i gatti è un autentico capolavoro" ha scritto Claudio Magris. Non è la prima volta che viene pubblicato in Italia, ma Einaudi ora lo propone in edizione economica.
"È una Cina rappresentata nella crudezza, a volte nella brutalità della sua vita quotidiana quella di Mo Yan. Ma anche una Cina toccata dalla poesia, dalla sensazione del meraviglioso. I personaggi di questi racconti sembrano sempre sul punto di soccombere, ma conservano una loro leggerezza magica. In particolare, sono i bambini a impersonare il confine tra fragilità assoluta e capacità di illudere il mondo, di fare miracoli. Secondo Mo Yan sono loro a portare sulle spalle il peso dell'anima: tra esseri umani che spesso hanno dimenticato di essere stati anche loro, un giorno, figli e bambini".
Traduzione di Daniele Turc-Crisà, Lara Marconi, Giorgio Trentin
Dello stesso autore vi consigliamo anche Grande seno, fianchi larghi
260 pag., 10,80 € - Edizioni Einaudi 2008 (ET Scrittori)
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Gli amanti del tempio di Hong Ying
Hong Ying è cresciuta nei quartieri poveri di Chongqing, sulle rive dello Yangtze, e vive attualmente a Londra. Narratrice e poetessa, è autrice di una fortunata autobiografia, La figlia del fiume, e del romanzo L’estate del tradimento. In Cina il suo romanzo K. L’Arte dell’Amore è stato al centro di una complessa vicenda giudiziaria e ne è stata vietata la pubblicazione, anche se si dice che circolino nel paese diverse centinaia di migliaia di copie del libro. Tradotto in numerosi paesi, è stato tra i best seller in Gran Bretagna e Germania.
Di questa autrice dunque, così intensamente legata al suo paese d'origine che in qualche modo la emargina, sarà interessante leggere questo nuovo romanzo, incentrato sul rapporto di coppia di un uomo e una donna appartenenti alla nuova borghesia cinese sospinta verso un futuro "evoluto", ma che devono fare i conti con il passato, le radici e la tradizione.
Traduzione di Stefania Cherchi
288 pag., 17,60 € - Edizioni Garzanti 2008 (Nuova Biblioteca Garzanti)
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Ratti rossi di Qui Xiaolong
Chi conosce già Qiu Xiaolong, scrittore cinese che vive negli Stati Uniti, sa che i suoi romanzi sono qualcosa di diverso da una lunga scia di morti o da una sequenza di scene cruente. Troveremo alcune persone assassinate - un uomo in una casa di piacere, una donna molto bella che lavorava in un’agenzia di pubblicità (è quasi così ovunque, ma in Cina i guanxi, i contatti giusti, magari un po’ oliati da qualche fascio di banconote, sono essenziali) e la guida turistica che accompagna la delegazione degli scrittori cinesi in America - eppure la nostra attenzione è focalizzata su altre cose: la realtà sorprendente della Cina che è nata nell’ultimo decennio e che stupisce i personaggi più ancora, forse, di noi lettori del paese di “Gomorra” che non ci stupiamo più di niente. La Cina delle speculazioni immobiliari, dei conti bancari all’estero, della ricerca forsennata di quello che una volta era il decadente piacere borghese.
La recensione continua >>>
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Made in China Nuovi scrittori cinesi
Innanzitutto vediamo chi sono gli autori rappresentati in questa raccolta:
Ding Liying, Liu Yichang, Qiu Huandong, Wang Anyi, Xi Xi, Yan Li, Yu Hua, Zhang Xiguo, Zhu Tianwen e Zhu Wen.
In sostanza ci troviamo tra le mani un libro analogo a quelli che riuniscono gli autori pubblicati sulle riviste Granta o McSweeney's e che in Italia sono stati parzialmente riproposti da minimum fax. La differenza sta nel fatto che qui troviamo raccolti autori che per noi sono sostanzialmente sconosciuti ma che in Cina pubblicano anche da trent'anni. Dunque tutt'altro che esordienti o scrittori di nicchia.
Il libro viene presentato così: "quasi un 'canone' artistico di notevole livello che rappresenta la punta di diamante di una produzione letteraria di estrema vitalità e originalità. I temi trattati sono i più vari - dalla modernità urbana ai rapporti tra uomini e donne, dagli appetiti sessuali e gastronomici all'inquietante bellezza di Hong Kong -, gli stili degli autori assai eterogenei, i loro sguardi sul mondo gettati dalle più diverse angolazioni. II risultato è un volume che permette al lettore occidentale di riscoprire il fascino di un'antica cultura che, forte delle proprie millenarie radici, sa reinventarsi misurandosi con gli strumenti e gli argomenti di un mondo sempre più piccolo, sempre più veloce, sempre più vicino".
A cura di Francesca Tarocco
Traduzione di Gaia Perini
224 pag., 9,00 € - Edizioni Mondadori (Piccola Biblioteca Oscar)
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Quando il drago muove la coda di Elisa Rossi
Un titolo "anomalo" rispetto a questo elenco, scritto da un medico agopuntore e psicoterapeuta e per giunta non cinese. Ma parlando di Cina abbiamo raccontato anche, attraverso i saggi publbicati in questi mesi, della realtà cinese in Italia, dell'immgirazione, delle varie Chinatown delle nostre metropoli. È proprio in una di queste realtà che Elisa Rossi ambienta il suo libro, pubblicato nella storica collana Il pesanervi.
"Per aiutare il marito ufficiale dell’esercito cinese impegnato a combattere illeciti finanziari, la bellissima Liu Hong si muove nella Chinatown di Milano alla ricerca di prove che possano smascherare Chen, alto funzionario del Partito Popolare, che ha trasferito ingenti capitali all’estero. L’indagine di Li lascia dietro di sé una scia di morti sospette che la mettono nel mirino di una pericolosa organizzazione mafiosa internazionale, dalla quale sarà costretta a guardarsi. Dietro questa prima missione però si nasconde il vero motivo che ha portato Liu Hong a Milano: recuperare una pergamena trafugata mesi prima e contenente il testo più antico dell’Yi Jing, il libro cinese degli oracoli. Nel tentativo di portare a termine il suo progetto, la protagonista di questo avvincente giallo, scoprirà le trame che legano lo spionaggio industriale, la manipolazione genetica e la produzione di armi batteriologiche.
In una Milano inaspettata, la cultura cinese e quella occidentale si incontrano per dar vita a una criminalità sommersa e a un giallo avvincente".
380 pag., 14,00 € - Edizioni Nottetempo 2008 (Il pesanervi)
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American Born Chinese di Gene Luen Yang
Su che cosa significhi ritrovarsi per qualche motivo ad essere "diversi" sono state scritte migliaia di pagine. Una delle diversità è la provenienza geografica, ma può essere anche quella razziale, o culturale. Cosa significa essere un Re Scimmia se si vuole entrare nel paradiso delle divinità? E cosa significa essere un ragazzino cinese se si vuole essere accettato in una scuola americana? E, ancora, a quali umiliazioni può andare incontro un ragazzo americano se si ritrova tra i piedi un cugino cinese, furbo, saccente e molto giallo? Gene Luen Yang, che vive a San Francisco, parla di questi temi nel suo graphic novel di grande successo, il primo a essere incluso tra le nomination del National Book Award. Le tre storie si uniranno alla fine dando un'unica spiegazione a tutte le domande e trovando la nuova strada dell'amicizia e della solidarietà.
Traduzione di Pietro di Giampietro e Marco Schiavone
234 pag. ill., 16,60 € - Edizioni Guanda 2008 (Guanda Graphic)
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 | | Yue Minjun nello studio di Pechino accanto a un suo lavoro |
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| 28 luglio 2008 | | Di Giulia Mozzato |
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