Dalla cronaca nera al libro: alcuni casi ancora oscuri del nostro passato
 | | La scheda di Wuz |
Per capire di più: Emanuela Orlandi, il caso Montesi, gli assassini del Circeo
Sono solo alcuni dei casi più oscuri e appassionanti al centro della cronaca nera italiana degli ultimi decenni. Sono accomunati dalla presenza di elementi che, procedendo nelle indagini, sono divenuti via via più inquietanti: i legami con il potere, con la politica nazionale, con il terrorismo anche internazionale, i depistaggi, in taluni casi l'intervento dei servizi segreti. Vittime in tutti i casi sono donne, giovani e indifese, provenienti da famiglie umili, normali.
Questi tre casi sono stati recentemente al centro anche di inchieste televisive di qualità: una puntata della trasmissione di Carlo Lucarelli Blu Notte - Misteri italiani è stata interamente dedicata all'omicidio di Wilma Montesi, mentre agli assassini del Circeo e e alla scomparsa di Emanuela Orlandi è stata la trasmissione Chi l'ha visto condotta da Federica Sciarelli a dedicare più di un approfondimento di grande coraggio, portando alla luce testimonianze inedite e arrivando persino a scoprire elementi ignoti agli inquirenti.
Partiamo proprio con il caso tuttora irrisolto di Emanuela Orlandi, affrontato nel libro di Gaja Cenciarelli Extra Omnes. L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi (Edizioni Zona).
Il saggio, preciso nella ricostruzione degli eventi e molto puntuale nel riferire tutti i lati oscuri della vicenda, ha un taglio personale e, come scrive la stessa autrice nel Prologo, non è un libro-inchiesta:
"Mi sono spesso chiesta come sarebbe ora, Emanuela Orlandi, se fosse viva. Più che altro ricordo il giorno - il periodo - in cui l'ho vista pr la prima volta. E spesso penso a quanta vita ho vissuto io, da quel momento in poi, dai primi i luglio del 1983. Quanta vita hanno vissuto i suoi rapitori. Quanta vita ha vissuto chi l'ha adescata. Quanta vita ha vissuto chi ha scritto le rivendicazioni. Quanta vita ha vissuto chi ha telefonato alla famiglia dopo il rapimento. Quanta vita ha vissuto Alì Agca. Quanta vita ha vissuto il mondo in cui Emanuela viveva."
Con questa premessa è nata la curiosità di chiedere direttamente all'autrice maggiori delucidazioni sul suo libro.
Lei affronta nel suo libro una delle vicende che maggiormente ha appassionato l'opinione pubblica italiana. Cosa l'ha spinta a cercare di ricostruire gli eventi sapendo bene che una risposta definitiva non esiste ancora? Quale "vero" scopo si prefiggeva realizzando questo libro?
 | | La scheda di Wuz | Forse uno dei motivi per cui ho scelto di scrivere di questa vicenda è proprio il fatto che non esiste una risposta definitiva. Ed è un motivo strettamente collegato a una ragione più personale, più privata: il senso di identificazione con Emanuela Orlandi, che quando è scomparsa aveva la mia stessa età. Desideravo - desidero - che su di lei non cada il sipario del silenzio. Che si faccia di tutto per conoscere la verità. Perché Emauela Orlandi non è solo un "giallo", non è solo un "mistero". Come dice Luigi Bernardi, che ai noir, ai misteri e alla letteratura ha dedicato e dedica tutto il suo tempo, la "giallificazione" della realtà è una sorta di piaga. Ci si dimentica spesso - sempre - che dietro a certe tragedie c'è una persona con il suo corpo, la sua storia, la sua memoria, la famiglia. Il papà di Emanuela, Ercole Orlandi, è morto nel 2004, un mese dopo aver rilasciato l'ultima intervista a "Enigma", la trasmissione di Rai Tre condotta da Andrea Vianello. Ecco, credo che di Emanuela si debba assolutamente continuare a parlare, per rispetto della famiglia, per lei stessa, per il papà, e anche per tutte le ragazze e i ragazzi che scompaiono ogni anno. Indissolubilmente legata al caso di Emanuela è la scomparsa di Mirella Gregori. Un destino ancora più atroce. Se possibile, ancora più crudele. I suoi genitori sono morti. Così com'è morto il papà di Simonetta Cesaroni. Di queste vicende bisogna assolutamente continuare a parlare. Con estrema sensibilità nei confronti delle famiglie, beninteso. Il dovere di cronaca è sacrosanto, ma le famiglie e la memoria delle persone scomparse vanno tutelate.
La trasmissione televisiva "Chi l'ha visto" ha (proprio in questi mesi) riparlato della vicenda Orlandi ricostruendo anche i legami tra questa storia, la banda della Magliana, il Vaticano, la finanza internazionale, Marcinkus. Si parla di ricatti, di avvertimenti a Giovanni Paolo II... Lei racconta molto bene proprio questi fatti, anche con una partecipazione personale intensa, ma alla fine quale idea si è fatta di tutta la vicenda?
Ho seguito attentamente tutte le puntate di "Chi l'ha visto" e ne ho tratto informazioni preziose, che ho citato nel mio libro. Devo dire che del coinvolgimento della Banda della Magliana sono stata convinta sin da quando ho cominciato a occuparmi del caso. Se è vero, come è vero, che negli anni Ottanta a Roma era impossibile organizzare alcunché di criminoso senza che la banda ne fosse al corrente, è lecito pensare che un sequestro come quello di Emanuela Orlandi, pianificato nei minimi particolari con una perizia che ha resistito al tempo, possa essere stato "spalleggiato" se non proprio materialmente eseguito dalla banda della Magliana. È incredibile che una ragazza di quindici anni si sia potuta trovare al centro di una ragnatela così estesa, così pericolosa. La mia partecipazione personale è dovuta proprio a questa rabbia, all'impossibilità di venire a patti con questa realtà che a me ha sconvolto la vita, quando avevo quindici anni, e che mi ha portato a fare una serie di esperienze dolorisissime (di cui parlo anche nel libro). La mia idea è diversa dalla mia speranza. La speranza, fortissima, è che Emanuela sia viva, da qualche parte nel mondo. Me lo auguro e prego che questo sia vero. Che Emanuela torni a casa. Che apra la porta che da tanti anni a questa parte i genitori non hanno mai chiuso a chiave. La mia idea è che Emanuela sia stata rapita per ricattare il Papa. La sua esistenza in vita non è mai stata, purtroppo, provata fino in fondo. Concordo - in linea di massima - con il criminologo Francesco Bruno, il quale sostiene che Emanuela sia stata uccisa poco dopo il suo rapimento. Ma è un'opinione che esprimo molto a malincuore e mi auguro di essere smentita.
Sono temi molto difficili e ci vuole coraggio a parlarne. Ha avuto pressioni o critiche di qualche genere?
 | | Gaja Cenciarelli | Sono temi spinosissimi, ha ragione. E non è stato semplice trattarli, cercare di restituire una cornice non approssimativa. (Voglio puntualizzare che le ricostruzioni sono rigorose, non ho inventato, né "romanzato" niente. Ho tratto tutto da fonti pubbliche: libri, interviste, web, giornali, sentenze). Ciascuna di queste vicende - e penso al caso Calvi, all'attentato al Papa, allo IOR e a monsignor Marcinkus -, a sua volta, spalanca una voragine di punti interrogativi. Per approfondirli tutti avrei dovuto scrivere più di un migliaio di pagine. Tuttavia sono stata "costretta" ad affrontarle per dovere di cronaca e perché si intrecciavano - in modo subdolo, mai chiarito - con la scomparsa di Emanuela Orlandi. Il mio è un libro su Emanuela, non sul - poniamo - presunto omicidio-suicidio di Cédric Tornay, Alois Estermann e sua moglie Gladys Meza Romero. Ciò non toglie che io non potessi trascurare di parlare di un evento del genere. Pressioni e critiche per il momento non ne ho ricevute. Non le escludo. Il libro è uscito da poco, quando sarà più "noto" credo di potermi aspettare di tutto. Non pretendo di fornire risposte, ma di dare al lettore qualche strumento in più per farsi le domande "giuste". In definitiva: cui prodest?
Vengono pubblicati regolarmente saggi (e anche articoli) che riaprono queste ferite mai rimarginate della storia italiana. Secondo lei mantenere viva l'attenzione servirà a dare una risposta definitiva o ha semplicemente una valenza politico-civile?
Secondo me è giusto che se ne parli, che non si considerino faccende archiviate, proprio perché non si è trovata ancora una risposta. Mantenere viva l'attenzione può servire a entrambi gli scopi: a scoprire la verità e a sensibilizzare le persone. In qualsiasi caso è un'azione meritoria. Non bisogna mai smettere di farsi domande. Di fronte a certe tragedie, la coscienza civile non deve mai abbassare la guardia.
Per approfondire poi alcune tematiche scottanti che vengono messe in campo in questi saggi vi suggeriamo anche la lettura di:
- Habemus Papam. Il potere e la gloria: dalla morte di Papa Luciani all'ascesa di Ratzinger di David A. Yallop - Edizioni Nuovi Mondi Media, 26,50 €
- I legionari di Cristo. Abusi di potere nel papato di Giovanni Paolo II di Jason Berry e Gerald Renner - Edizioni Fazi, 23,50 €
- Opus Dei. La vera storia. I segreti della forza più controversa nella Chiesa Cattolica di Allen John R. jr - Edizioni Newton & Compton, 14,90 €
- È viva di Antonio Fortichiari - Edizioni Tropea, 15€
- Vaticano. Un affare di Stato. Le infiltrazioni, l'attentato. Emanuela Orlandi di Ferdinando Imposimato - Edizioni Koinè, 14€
- Ragazzi di malavita. Fatti e misfatti della banda della Magliana di Giovanni Bianconi - Edizioni Baldini Castoldi Dalai, 8,90 €
- Banda della Magliana. Alleanza tra mafiosi, terroristi, spioni, politici, prelati di Otello Lupacchini - Edizioni Koinè 15,00 €
- La banda della Magliana. Storia di una holding politico-criminale di Gianni Flamini - Edizioni Kaos, 14,00 €
 | | Federica Sciarelli | E nessuno ha abbassato la guardia sul drammatico caso del Circeo, che ha sconvolto l'opinione pubblica più volte (e per motivi differenti) in questi trent'anni. Federica Sciarelli e Giuseppe Rinaldi, i giornalisti che hanno seguito il caso per la trasmissione "Chi l'ha visto?", hanno pubblicato un saggio che ripercorre tutte le tappe del caso, fino alle ultime, stupefacenti evoluzioni: Tre bravi ragazzi. Gli assassini del Circeo, i retroscena di un'inchiesta lunga 30 anni, edito da Rizzoli.
Dal momento del ritrovamento nel portabagagli di un'auto in sosta in viale Pola a Roma, di una giovane donna (Donatella Colasanti, purtroppo morta recentemente) ferita, insanguinata e seminuda, nell'ottobre del 1975, si aprì una voragine che inghiottì parte di quel mondo di "bravi ragazzi" neofascisti di buona famiglia che in realtà nascondeva un'arroganza inimmaginabile e violenze e inaudite. Il processo stabilì come due ragazze romane di famiglia modesta, ospiti di un ricco giovane nella sua villa al Circeo, fossero state violentate ripetutamente e poi uccise, anche se la morte vera toccò solamente a Rosaria Lopez, da tre giovani romani, Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira, e coinvolse tutta l'opinione pubblica italiana.
Con la condanna dei tre all'ergastolo tornò tutto nell'ombra per qualche anno, anche se Izzo e Guido scontavano la pena in carcere mentre Ghira era latitante.
Ma la scia di violenza non era destinata a finire. Nel 2005 il ritrovamento di due cadaveri, una donna e la figlia, riapre la ferita: l'assassino è proprio quell'Angelo Izzo di tanti anni prima, ora in semilibertà. E nel frattempo si scopre anche una traccia concreta sulla sparizione di Ghira (segnalato in varie parti del mondo in questi anni) e in realtà morto nella sede della Legione Straniera spagnola di Melilla nel 1994, come sembrerebbero confermare i resti ritrovati. Ma anche su questo aspetto della vicenda le cose non sono così lineari come sembrerebbe. Depistaggi, disonforazione, complicità da perte di personaggi più o meno potenti e da figure criminali hanno accompagnato i tre protagonisti in questi anni. Una ricostruzione puntuale in questo libro da leggere come uno spaccato sulla nostra storia collettiva.
Per qualche approfondimento:
 | | La scheda di Wuz | Chiudiamo infine con un caso ancor più lontano nel tempo ma che rimane ancor oggi irrisolto, sebbene gli indizi portassero in una precisa direzione. Wilma Montesi era una ragazza di vent'anni, di famiglia modesta e serena, che sembrava avere una vita quanto mai tranquilla. Sino a quel pomeriggio del 1953 in cui, recatasi apparentemente per motivi di salute, sul lungomare di Ostia per camminare sul bagnasciuga, venne poi ritrovata morta affogata sulla spiaggia.
Da questo apperentemente piccolo e banale caso di cronaca si apre una finestra sul potere, sull'uso politico della giustizia, sulla doppia vita di chi si professava timorato di Dio in pubblico e non lo era affatto in privato, che sconvolse gli italiani e fece del nome di questa ragazza un simbolo. Francesco Grignetti, giornalista della redazione romana de La Stampa, ricostruisce l'intera vicenda, riprendendo tutti i fili lasciati in sospeso della rete, in Il caso Montesi. Sesso, potere e morte nell'Italia degli anni 50, edito da Marsilio.
La ricostruzione dei fatti portò a pensare a una realtà ben diversa: la Montesi poteva aver partecipato a un festino in una villa sul litorale probabilmente di proprietà di qualche uomo politico. Si fecero i nomi di membri dell'aristocrazia e di ricchi borghesi, si parlò di droga, sesso e gioco d'azzardo, venne sospettato il figlio dell'allora ministro degli Esteri Attilio Piccioni, un musicista jazz, che fu costretto a dimettersi. E accanto a tutto ciò si instaurò anche un meccanismo interno alla stessa Democrazia Cristiana che porto a indebolire Mario Scelba, presidente del Consiglio del tempo, e favore della corrente capeggiata da Amintore Fanfani. In uno dei primi episodi di cronaca era seguito dai media e dal pubblico passo per passo.
 | | Francesco Grignetti | Anche questa è una storia da non perdere per comprendere le radici più nascoste di quella che venne poi definita la Prima Repubblica.
Per approfondire poi alcune tematiche scottanti che vengono messe in campo in questi saggi vi suggeriamo anche la lettura di:
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Un'estate gialla italiana
Il mondo e i suoi problemi
Tutti i colori dell'amore
| 28 luglio 2006 | | Di Giulia Mozzato |
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