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ARTICOLO

L'era del topo



Secondo il Calendario cinese, che attribuisce ogni anno ripettivamente a uno dei 12 animali prescelti, quello che stiamo vivendo è l'anno del Topo.
Ma potremmo dire, con un certo azzardo, che stiamo vivendo l'era del topo: non solo è diventato il padrone delle nostre metropoli, ma da anni sta dilagando sul grande schermo e in letteratura, dove, proprio in questi giorni, è entrato in classifica grazie a Firmino.

E parlando di topi...

Topi in letteratura
I topo-divi
L'anno del topo
Topi giù per il tubo
Ratatouille
"Firmino" di Sam Savage

... non dimentichiamo i gatti!

Gatti in crisi d'identità
"Cats", il musical


C'è chi li ama e chi li odia, sono stati al centro di alcune delle tragedie più grandi dell'umanità e hanno da sempre saccheggiato le nostre scorte alimentari, tormentato le nostre notti con zampettii e rumori vari, terrorizzando i più sensibili.
Ma ci siamo ampiamente vendicati, cercando di sterminarli con gli strumenti più vari, dalla scopa ai potenti agenti chimici. Il topo si difende con la sua intelligenza e la  grande capacità di apprendere e insegnare ai compagni e alle generazioni successive, ma subisce inesorabilmente le torture della vivisezione. Molti scienziati sono certi che ci sopravviveranno e che in futuro arriverà la vera "era del topo"...
A parziale risarcimento di tanta crudeltà (ma a lui, ovviamente, non importa nulla) l'uomo ha fatto del topo e della sua personalità uno degli animali più raccontati e raffigurati nella letteratura, nell'arte e, dal Novecento, nel fumetto e nell'animazione.
Nelle classifiche dei libri è arrivato Firmino, in quelle cinematografiche Ratatouille...


Il topo-divo

Grazie al fumetto e al cinema d'animazione il topo è diventato simpatico protagonista di mille vicende fantastiche. Forse non tutti ricorderanno che tra i primi cortometraggi d'animazione vi furono alcune versioni della storia de Il topo di campagna e il topo di città da La Fontaine. Nel 1920 ad esempio, in Italia Carlo Alberto Zambonelli ne realizza uno per la Tiziano Film di Torino (che aveva creato una sezione apposita per i film a disegni animati), nel 1926 a Parigi viene prodotto Le rat de ville et le rat des champs di Ladislas Strarevitch.

Si tratta di topi "tradizionali", ma è negli Stati Uniti che il topo diventa "personaggio" nel 1916, grazie alla trasposizione cinematografica di un eccellente (e conturbante per l'epoca) fumetto di George Herriman, Krazy Kat. Protagonista accanto all'immancabile gatto (qui gatta innamorata) ecco comparire Ignatz Mouse, suo inseparabile "amico", anticipando così (nella tipologia narrativa e nella caratterizzazione dei personaggi) le innumerevoli storie di centinaia di disegni animati successivi, che proprio sul contrasto tra gatto e topo (in lotta o in combutta) saranno costruiti.


Ricordiamo che negli stessi anni nasce Felix the Cat (gatto e topo, ancora una volta) grazie alla straordinaria capacità creativa di Pat Sullivan, che viene considerato dalla critica il trait-d'union tra Krazy Kat e il Mickey Mouse di Walt Disney.
E forse è davvero destino che i topi portino fortuna al cinema d'animazione perché nessun personaggio ha avuto la medesima popolarità di Topolino.
Ecco come lo stesso Disney ne racconta la nascita:


"Dovevamo sfornare duecento metri di pellicola ogni due settimane, perciò non potevamo permetterci un personaggio difficile da disegnare. La testa era un circolo e il muso un circolo oblungo. Anche gli orecchi erano circoli, e così potevano essere disegnati sempre nella stessa maniera, in qualunque modo voltasse la testa. Aveva il corpo a pera e la coda lunga. Le gambe erano bocchini di pipa, che infilammo in un paio di scarponi enormi perché Topolino avesse l'aria di un ragazzo con le scarpe di suo padre. Non volevamo fargli zampe da topo, perché doveva essere umanizzato e gli mettemmo i guanti. Cinque dita ci parvero troppe per un esserino così piccolo, e gliene levammo uno. Era un dito di meno da animare. Tanto per dargli qualcosa di particolare, gli mettemmo i calzoncini a due bottoni. Non aveva pelo di topo o altri impicci che rallentassero l'animazione. Ma proprio per questo era più difficile dargli carattere."



Siamo nel 1928: nasceva il primo topo-divo.

Da allora alcune tappe fondamentali della storia del cinema d'animazione sono state segnate da topo-protagonisti: Basil l’Invesigatopo ha segnato la prima applicazione estensiva della computer grafica in un lungometraggio animato; il piccolo Remi è stato l'involontario artefice della fusione tra animazione 2D e 3D animation. 
E, per arrivare al capitolo più recente di questa storia Ratatouille rappresenta il primo film in cui la più classica tradizione disneyana si sposa con la ormai più che consolidata capacità dello Studio Pixar.


Il topo-protagonista torna con lui ad assumere le sembianze dell'animale originale da cui aveva tratto ispirazione. Non è più il personaggio ricostruito (come Pixie & Dixie o il Jerry della celebre serie con Tom - nata nel 1940 -, entrambi realizzati da Hanna & Barbera) o quello con sembianze più o meno antropomorfe, che recentemente ritroviamo anche nel celebre film Giù per il tubo, ma il topo, anzi, in questo caso proprio il ratto, piuttosto ributtante che emerge della fogne. Eppure è simpatico e divertente. La storia pare sia nata ispirandosi a un precedente cortometraggio d'animazione intitolato Il mio amico Ben, in cui il piccolo e intelligentissimo topo Amos incontrava Benjamin Franklin, ispirandogli tutte le sue invenzioni.
Un passo intermedio in questa trasformazione è stato fatto da Sturt Little, il piccolo e protagonista della serie omonima, un topolino bianco rivestito che interagisce con la famgilia umana che lo adotta, come fosse un figlio. 
Creato dallo scrittore di E.B. White, Stuart Little è un personaggio molto amato dei libri per ragazzi. Il suo aspetto cinematografico è stato creato dalla Imagework grazie al contributo di oltre 150 fra artisti, tecnici e collaboratori. Come si legge nella presentazione, "Ci sono voluti più di mezzo milione di peli disegnati al computer per coprire la sua testa. Senza contare i dettagli minuziosi, dalle fossette sulle guance ai baffi. La Imagework, inoltre, ha sviluppato uno speciale software per illuminare digitalmente la pelliccia di Stuart come se fosse vero pelo, permettendo così agli artisti di modularne persino la brillantezza."

Insomma, tempo e lavoro dedicato a questi personaggi può farci capire quanto il topo sia ancora vincente nell'immaginario collettivo.

Una curiosità, ecco cosa pensa il topo Firmino dei suoi cugini letterari e cinematografici:
"L'unico genere di letteratura che non riesco a tollerare è quella che riguarda i ratti, e anche i topi. Provo disprezzo nei confronti del buon vecchio Ratto del Vento nei salici. Su Topolino e Stuart Little, ci piscio sopra. Affabili, bonari, carini e astuti, mi rimangono conficcati in gola come lische."


E parlando di topi non possiamo dimenticare i gatti


Abbiamo già detto di Krazy Kat, di Felix, di Tom, potremmo ricordare Silvestro, gli Aristogatti... impossibile qui citarli tutti. 
Ricordiamo solamente una tappa fondamentale nella storia del cinema (e non solo d'animazione): nel 1972 nasce - dal fumetto underground disegnato da Crumb - il lungometraggio di Ralph Bakshi Fritz il gatto (Fritz The Cat), grottesco, caricaturale, critico e a tratti immorale. 
Del resto il gatto è spesso un cinico, in realtà molto più cattivo e crudele nelle sue rappresentazioni del tanto bistrattato e odiato topo, anche quando vuol essere un gran simpaticone. Recentemente ce l'ha ricordato ancora una volta Garfield.



13 maggio 2008 Di Giulia Mozzato


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