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ARTICOLO

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Fiera del Libro di Torino, 8-12 maggio 2008

domenica 11 maggio


Mani sporche di Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio

E sì, ancora stiamo parlando di tutto ciò, non è sostanzialmente cambiato nulla. E sì, ancora una volta tre giornalisti dedicano il loro lavoro, le analisi politiche e la ricerca accurata delle fonti, per dimostrare che tutto si trasforma, ma le mani rimangono sporche.
Forse pochi libri come questo - monumentale - presentano i testi dettagliati della documentazione su cui si basano.
Da sempre il lavoro di Barbacetto, Gomez e Travaglio si è fondato su riferimenti certi, ma per molte ragioni questa volta hanno scelto di portare più atti, testimonianze, prove a supporto delle tesi espresse e dei giudizi che, inevitabilmente, sorgono spontanei.
La recensione continua >>>
Intervista a Gianni Barbacetto


Doveva morire. Chi ha ucciso Aldo Moro. Il racconto di un giudice di Sandro Provvisionato e Ferdinando Imposimato

Un magistrato e un giornalista tornano dopo 30 anni sul caso Moro, scoprendo inediti scenari e raccontando la storia dei 55 giorni che vanno dalla strage di via Fani alla morte del presidente democristiano. In sette occasioni Moro poteva essere salvato, ma nelle stanze del potere qualcuno tramò invece perché venisse ucciso. Ordini di cattura bloccati, i collegamenti provati con la RAF, il ruolo di Cossiga, i verbali del Comitato di crisi nascosti per lungo tempo. Trent'anni dopo, uno dei magistrati più impegnati a dipanare gli infiniti misteri del caso, ripercorre i meandri dell'inchiesta che lui stesso cominciò nove giorni dopo la morte dello statista e, ricollocando la sua esperienza in un contesto più ampio di avvenimenti, offre testimonianze e rivelazioni decisive. Se ad assassinare il presidente furono le Br, i mandanti vanno cercati altrove. Bugie, omissioni, depistaggi, come la scoperta da parte dell'Ucigos della prigione di Moro tenuta nascosta alla magistratura. Imposimato racconta chi c'era, chi sapeva. Ma chi muoveva i fili dei tre comitati di crisi del Viminale, pieni di uomini della P2? Quella di Aldo Moro fu una morte voluta da troppe persone e troppe fazioni, in lotta tra loro.
“Titolo inequivocabilmente mirato, il lavoro, si badi bene, non è roba da dietrologi, perché non si fonda su ipotesi astratte. Doveva morire coniuga la lucidità espositiva e d’analisi di Sandro Provvisionato, già autore di testi importanti sulla nostra storia recente, nonché direttore dell’autorevole sito www.misteriditalia.it, con la documentazione e l’esperienza diretta di un magistrato, frutto di anni di interrogatori, colloqui con tutti i protagonisti, accertamenti, studi e verifiche su migliaia di atti e documenti, alcuni dei quali occultati, altri tenuti nascosti alla magistratura.” (dalla recensione di Stefania Limiti su La Rinascita)


Il tesoro di Gengis Khan di Clive Cussler e Dirk Cussler

Dirk Pitt e Al Giordino questa volta sentiranno la terra tremare sotto i piedi. Letteralmente. La minaccia che si trovano ad affrontare è probabilmente la più pericolosa della loro vita. Una minaccia che aggredisce la principale fonte di sostentamento  dell’economia mondiale, e che affonda le radici nella leggenda del più grande condottiero di tutti i tempi: Gengis Khan, il cui impero all’apice del suo fulgore, si estendeva dall’oceano Pacifico al Mar Caspio. La leggenda avvolge non soltanto le sue conquiste ma anche, come Dirk Pitt scoprirà rischiando la pelle, la sua tomba e il tesoro, sepolto con lui in un luogo sconosciuto. Fino ad ora.
Tutto ha inizio sul lago Baikal, in Russia. Pitt e Giordino sono impegnati in una missione scientifica, affiancando per conto della NUMA alcuni scienziati russi, quando un’inspiegabile onda anomala rischia di travolgerli. Pitt riesce a salvare anche una squadra impegnata in ricerche petrolifere ma, quando la squadra viene sequestrata, Pitt si trova di fronte a qualcosa di ben più sinistro di un semplice evento naturale. Inizia così a seguire le tracce di un’oscura macchinazione internazionale che lo porterà in Mongolia, nella città di Xanadu, dove uno spietato e ricchissimo imprenditore nutre manie di grandezza e concepisce piani che si traducono in ondate di violenza.
Dai gelidi laghi siberiani alle sabbie roventi del deserto del Gobi, fra pericoli, intrighi e avventure, Dirk Pitt e Al Giordino lotteranno strenuamente per impedire alla terra di tremare di nuovo, causando la fine della civiltà. Una corsa all’esito tutt’altro che scontato…


La modista di Andrea Vitali

I lettori di questo libro sono per lo più già dei conoscitori delle opere di Andrea Vitali e suoi estimatori. Che cosa cercano infatti nei romanzi del medico scrittore bellanese? Le atmosfere rese un po' indefinibili dalla nebbiolina del mattino.
I personaggi che  nella loro diversa umanità non possono mai essere del tutto malvagi.
Le storie che si intrecciano e si complicano in un gioco abilissimo di narrazioni per poi sciogliersi (ma non sempre e non in tuti i casi ciò avviene) in soluzioni semplici.
I dialoghi vivaci in cui ogni personaggio attraverso un proprio linguaggio mette in luce un modo di vedere le cose del tutto soggettivo.
Le maldicenze, le piccole cattiverie, le ingenuità, le trame nascoste e le alterne complicità della provincia che tanti misteri nasconde, ma che Vitali guarda con l'affetto e la empatia di chi non è spettatore, ma è interno a quel mondo….
La recensione continua >>>


Massimo Barbiero, Enten Eller e Odwalla di Guido Michelone

La musica di Massimo Barbiero che, esattamente da vent’anni in qua, compone, esegue, dirige, improvvisa, variamente attraverso gruppi fondamentali come Enten Eller, Odwalla, Silence Quartet, Water Dreams, è ormai una realtà imprescindibile nel panorama musicale contemporaneo: la fama si è consolidata nel contesto jazzistico internazionale, come mostrano le attestazioni di stima di tante riviste specializzate al di là e al di qua dell’Oceano. E Guido Michelone, mediologo, saggista, letterato a 360 gradi, racconta un ventennio di jazz e ricerca di Massimo Barbiero che, dietro una batteria o un set di percussioni, ha rinnovato la scena italiana: e lo racconta identificandosi con il linguaggio sonoro trattato: in entrambi i casi dominano lo sperimentalismo e l’interdisciplinarietà, perché Guido Michelone, nel parlare di Massimo Barbiero, evita la scontata autobiografia o la cronistoria ufficiale per ricreare simbolicamente le performance discografiche o concertiste di Enten Eller e Odwalla, mediante un libro a flash, aforismi, frammenti, dove a parlare è soprattutto la voce del protagonista. Attraverso un paziente lodevolissimo taglia-e-incolla sul materiale di repertorio attorno all’opera di Massimo Barbiero, Guido Michelone offre un libro che ricorda i collages del videoartista Nam June Paik o la prosa dello scrittore Thomas Pynchon: non solo il tributo di una ‘grande penna’ a due ‘grandi bacchette’, ma un esempio di dialogo e confronto, che fa rivivere sulla carta un’esperienza sonora ventennale all‘insegna di una musica jazz, world, free, avant-garde, forse senza etichette, certamente tra coraggio e utopia, libertà e rivoluzione.


30 aprile 2008  


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