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Un film di Federico Moccia
Scusa ma ti chiamo amore “Devo confessare che nelle scene d'amore con la mia giovane partner Michela, ero imbarazzatissimo: avevo tra le braccia una ragazza con la metà dei miei anni. E lo era anche lei, più di me. Sul set abbiamo condiviso ansie e paure". Raoul Bova
Se, recensendo il libro, avevo fatto la facile previsione che bastasse il nome dell’autore per decretarne la rapida scalata delle classifiche di vendita, ugualmente si può dire che non si è certo stupiti del successo del film che ha visto come regista lo stesso Moccia.
Indubbia è la sua capacità di dialogare con i tanti adolescenti che lo hanno incoronato cantore ufficiale dei più giovani e delle tematiche care a molti di loro, indubbia l’abilità nel selezionare, per la riduzione cinematografica, un cast che avrebbe certamente fatto presa sul pubblico. Il volto fresco di Michela Quattrociocche, un’esordiente che calza a pennello con il personaggio di Niki e un attore affermato che stuzzica l’immaginario femminile di più generazioni, Raoul Bova nella parte del quasi quarantenne Alex. Ma la storia d’amore tra i due è anche rappresentazione di una certa Roma, quella che il regista conosce e frequenta, quella che ha così bene risposto agli assist che Moccia ha lanciato, coprendo di lucchetti il Ponte Milvio o scrivendo “tre metri sopra il cielo” su tanti muri della capitale. Una Roma borghese e ricca, che però ogni tanto vede traballare il proprio benessere, come capita al pubblicitario Alex, minacciato da un “neoassunto in carriera”. E così vediamo i locali, le tendenze, i riti che il regista frequenta e conosce, vediamo una città che ha nella “leggerezza” (leggerezza che i due attori protagonisti sanno regalare con abilità agli spettatori) il motivo conduttore della vita, vediamo infine una scelta registica ben precisa, quella di accarezzare il bisogno di romanticismo e di evasione di una generazione spesso oppressa dalla paura del futuro.
Anche il privato dei personaggi è specchio fedele delle problematiche lievi che occupano mente e tempo di un ben definito ceto: la paura dei giudizi sociali, il cordone ombelicale mai tagliato con la famiglia d’origine anche in età più che adulta, le fantasie romantiche dei più giovani che non hanno per loro fortuna problemi incalzanti da affrontare… Ma tutto ciò che sembrerebbe segnare un giudizio irrimediabilmente negativo su questa trasposizione cinematografica di un romanzo che ha avuto un successo incredibile, e che vede l’esordio alla regia del suo stesso autore, invece ha degli elementi di interesse. Prima di tutto è scarsa in Italia una letteratura e una cinematografia rivolta in modo esplicito a una precisa fascia d’età e ben venga chi fa leggere o porta al cinema i più giovani senza trasmettere messaggi violenti o moralmente discutibili.
In secondo luogo c’è stata una innegabile capacità di creare due figure-tipo e di affidarle ad attori altrettanto capaci di incarnarle in modo credibile. In particolare è la figura di Alex che appare piuttosto nuova. "Quello di cui parla il film è un fenomeno sociale che riguarda tanti uomini che non hanno certezze emotive" ha detto Raoul Bova. Insomma, non più il bel tenebroso alla Scamarcio dei due precedenti film tratti dai romanzi di Moccia, ma un uomo (difficile parlare di ragazzo per un quasi quarantenne) che ha in sé ancora molta freschezza nel suo essere un po’ impacciato, quasi in difficoltà con le donne, e che è ben interpretato da un attore che si dichiara molto simile al personaggio, timido e insicuro nonostante l’indubbia avvenenza…
Cioè questa operazione molto patinata, che non pretende di essere alto cinema o opera d’arte, ha una sua dignità e una sua funzione evasiva cosa che, in epoca di precariato con la conseguente paura del futuro e difficoltà del presente, non guasta.
Il successo del film: la videonews Per rinfrescarci la memoria sul romanzo: la recensione
Cast Artistico Raoul Bova - Alex Veronica Logan - Elena Ignazio Oliva - Flavio Cecilia Dazzi - Simona Luca Angeletti - Enrico Michela Quattrociocche - Niki Davide Rossi - Fabio Fausto Maria Sciarappa - Leonardo Riccardo Sardonè - Marcello Santi Francesco Apolloni - Pietro Cristiano Lucarelli - Andrea Edoardo Natoli - Filippo
Cast tecnico Sceneggiatura - Federico Moccia, Luca Infascelli, Federico Moccia Fotografia - Marcello Montarsi Effetti - Fabrizio Pistone Montaggio - Patrizio Marone Scenografia - Maurizio Marchitelli Costumi - Grazia Materia Musiche - Claudio Guidetti Regia - Federico Moccia
| 28 gennaio 2008 | | Di Grazia Casagrande |
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