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HOME | domenica 12 febbraio 2012 |
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La prefazione di Ennio Morricone
Il volume Come un killer sotto il sole, edito da Sironi, si pregia della prefazione di Ennio Morricone. Il compositore è molto amato dal Boss. Di questo e del loro incontro ci racconta il grande maestro.
Il racconto del concerto
Come un killer sotto il sole, il libro sul Boss
L'intervista a Leonardo Colombati
La traduzione di The River
La recensione di Magic
La discografia di Wuz
Ho accolto con molto piacere l'invito rivoltomi da Leonardo Colombati a scrivere una prefazione per questo libro dedicato a Bruce Springsteen. Non si tratta della solita agiografia di un mito del rock; non ci sono fotografie del cantante sudato che alza le braccia al ciclo mentre riceve l'ovazione di migliaia di fan in estasi sotto il palco; e soprattutto non ci sono l'approssimazione e la sciatteria che contraddistinguono solitamente i volumi dedicati alla canzone popolare. Durante tutto l'arco del ventesimo secolo, questa musica è stata una ricchissima fonte di emozioni che ha accompagnato diverse generazioni dall'adolescenza alla maturità, raccontando — spesso meglio di altre arti — la condizione dell'uomo nella società contemporanea. È una semplice verità, da tempo riconosciuta negli Stati Uniti, dove la musica popolare è considerata parte integrante di una sola tradizione nella quale coabitano in perfetta armonia Hermann Melville e Walt Whitman, Robert Johnson e Louis Armstrong, John Ford e Bruce Springsteen.
 | photo by paolo carta
 | Qui da noi in Europa, invece, la cosa è ancora misconosciuta: la frattura tra cultura popolare e cultura - letteralmente - "nobile", creatasi secoli fa, ancora non si è chiusa. Come il cinema, nonostante l'abbondanza di capolavori stampati nella memoria di tutti noi, stenta ancora ad essere accettato semplicemente per quel che è — ossia un'arte cresciuta sul tronco delle arti della narrazione, dell'immagine e della musica — cosi, nel campo musicale, tra la musica "colta" e la musica "pop" vi è ancora un abisso: solo ciò che è ormai antico e storicizzato o — al contrario — elitario e sperimentale, viene riconosciuto come "vera arte". Incontrai per la prima volta Bruce Springsteen a Roma nel 1997, alla fine di un concerto acustico che lui tenne all'Auditorium di Santa Cecilia. Era appena uscito dal palcoscenico accompagnato, come avviene spesso nelle sue esibizioni, dalle note registrate del Tema di Jill dalla mia musica per il film C'era una volta il West. Inutile dire che questa cosa mi aveva dato una piacevolissima emozione. L'incontro avvenne dietro le quinte e fu molto cordiale: Bruce mi abbracciò e volle fare delle fotografie con me. Non ci eravamo mai visti e da tempo desideravamo conoscerei di persona, anche perché ci sentiamo assai vicini sia spiritualmente sia sotto l'aspetto politico e sociale. Nelle sue canzoni, Springsteen da forza al senso di pietas, al dolore e all'umanità dei personaggi che racconta. E lo fa tanto attraverso la musica, utilizzando timbri e suoni diversi per donarle una personalità particolare quanto per mezzo delle parole, che sono la sua vera forza. Lo dimostrano i testi scelti e raccolti in questo volume, e anche il vastissimo apparato critico che li accompagna e ne mette in evidenza la ricchezza letteraria, l'intreccio con le fonti più disparate - dalla Bibbia al cinema, dal blues all'attualità giornalistica -, nonché la forza narrativa che fa di un corpus dì canzoni composte nell'arco di trentacin-que anni una sorta di Grande Romanzo Americano. O, come dice lo stesso Springsteen, la sceneggiatura del «grande film per un drive-in americano". E infatti, basta leggere i testi di Jungleland, Racing in the Street e The river per accorgersi che è così. La scrittura di Springsteen è "cinematografica": ogni verso è un'inquadratura, ogni strofa è una scena, e ciascuna canzone ci presenta un personaggio ritratto a tutto tondo, colto nel momento decisivo della sua vita. Questa scrittura cinematografica non può lasciare indifferente chi, come me, ha scritto musica per il grande schermo. La musica del cinema, se è valida, può essere ascoltata e apprezzata anche senza guardare le immagini. Allo stesso modo, le canzoni — musica e parole — di Springsteen potrebbero essere paragonate alla colonna sonora di un film ancora da girare: non hanno bisogno di immagini alle quali appoggiarsi perché sono loro stesse ad evocarle. Per descrivere Springsteen, più che la parola italiana "cantautore" sarebbe meglio utilizzare l'espressione americana storyteller. Springsteen, infatti, perpetua la tradizione dei bluesmen e dei folksingers, avvicinabile a quella ormai quasi perduta dei nostri cantastorie. Una sezione del mio lavoro tematico per il cinema e il suo, pur così diversi, hanno in comune il fatto di basarsi su accordi semplici con i quali si costruiscono melodie strutturate e originali. Il compositore di musica strumentale deve "riscattare" questa semplicità con un'orchestrazione elaborata; il cantautore può farlo utilizzando la voce e le parole, a patto che la voce comunichi un'emozione e che le parole siano "vere". Springsteen mi piace proprio perché mette al primo posto l'esigenza di Verità. È per questo che riesce a sfuggire alle mode e non corre il rischio che la sua musica si perda nel corso del tempo.
© 2007, Alpha Test
La discografia di Ennio Morricone su Wuz
Il sito ufficiale di Ennio Morricone
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