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HOME | domenica 12 febbraio 2012 |
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Ivano Fossati si racconta
 | | Max&Douglas/Grazia Neri - © Giunti | La Genova degli anni Settanta, gli Italiani d'Argentina, il rapporto tra artista e ascoltatore...
Parliamo di luoghi. Sono di Milano. A Genova ci sono stato tre o quattro volte (di solito a dicembre per ricaricare). Ho mangiato sul porto. Ho dato un’occhiata alla zona industriale. Poi le vie interne, strette e piene di odori. Ma com’era quella “Genova di pietra”?
È curioso a dirsi ma negli anni Settanta eravamo soprattutto noi, i genovesi, ad essere di pietra. Genova era una città buia e bellissima. Dura come un film di Ken Loach. Era rimasto nell’aria qualcosa che proveniva direttamente dal dopoguerra. Stentavamo ancora a divertirci, l’abbiamo imparato con la fatica e la goffaggine dei provinciali soltanto nel decennio successivo.
Di ritorni. Leggendo la sua lettera sugli Italiani d’Argentina, mi è ritornata alla mente una mia lettura liceale, La luna e i falò di Cesare Pavese. Cosa sono i ritorni e quali tipi di ritorni ci sono?
I ritorni possono essere considerati perfino come fallimenti, dal momento che la vita degli esseri umani prevede, soprattutto oggi, un cammino, o meglio una corsa senza sosta. Viene da pensare che ogni ritorno sia un ripensamento, un passo indietro, oppure compiuto in una direzione non voluta. Ho la sensazione che difficilmente si desideri due volte la stessa cosa. D’altro canto così è per gli Italiani d’Argentina: chi ha fatto fortuna e ha costruito la propria felicità in paesi lontani guarda caso non è più ritornato.
Della costruzione dell’ascolto. Il musicista, il cantautore, che scrive una canzone, attraverso le sue scelte (come l’arrangiamento) quanto può incidere sull’ascolto del fruitore? Involontariamente o no, può suggerirne luoghi (es. airport music) o tempi?
Un musicista, oggi come in passato, può influenzare moltissimo il proprio ascoltatore. Le tecniche sono tante e assai raffinate. Vanno dalle più sofisticate regole di composizione fino all’impiego della tecnologia più avanzata. Un musicista influenza il proprio pubblico e ne manipola l’emozione esattamente come un regista di cinema o di teatro, o come uno scrittore. Certo tutti amiamo pensare che la grande arte o almeno il nostro cantante preferito non utilizzino tecniche più o meno subliminali, anche se la storia della musica, sia colta che popolare, ci dice pressoché il contrario.
Del diritto d’autore. Spedire materiale musicale, manoscritti, attendere, poi sperare, di essere richiamati, di non essere derubati, pagare dei soldi per tutelarsi, per tutelare qualcosa che non è ancora sul mercato. Quanto è anacronistico oggi tutto ciò? È quanti ostacoli può creare a un giovane musicista senza una lira/euro?
Ogni anno in Italia si scrivono decine di chilometri di parole che nessuno canterà mai, quintali di musica che non arriveranno alle orecchie di nessuno. Tutto questo ha sempre colpito la mia immaginazione, è il mercato della speranza, e intorno a tutto ciò, come si può immaginare, gravita anche qualche interesse. La musica, buona o cattiva che sia, è un elemento estremamente volatile, ancora di più oggi in tempi di tecnologie avanzatissime la sua tutela è diventata difficile. Nel giro di pochi anni occorreranno normative nuove e diverse circa il diritto d’autore e inoltre sistemi di protezione semplificati, efficaci e poco dispendiosi. Attualmente siamo in un momento di transizione e di relativa confusione. E ancora una volta a creare confusione sono i grandi interessi: non va dimenticato che la gestione e la custodia del diritto d’autore costituiscono un’enorme riserva di denaro, una cassaforte sulla quale in molti sarebbero felici di mettere le mani.
Delle scuole. L’Accademia di Sanremo, il CET di Mogol… i prodotti migliori della nostra musica sono però nati in periodi di cantine, fai da tè, lavoro sul campo. Lei insegnerebbe in una scuola?
Si può imparare a suonare il violino o il pianoforte, diventare bravi attori sotto la guida di buoni maestri, si impara il canto lirico e molto altro ma non credo si possano trasferire il talento, l’ingegno, e la capacità di intuizione. Specialmente se si parla di musica pop o leggera sappiamo che a imporsi sono più spesso la visceralità, la sensualità e la comunicativa, che non hanno fortunatamente bisogno di maestri.
Della scrittura automatica. Parte dal testo o dalla musica nelle sue composizioni o sgorgano parallele?
Con il tempo mi sono liberato perfino dell’idea stessa che possa esistere una regola. Le canzoni cadono dal cielo o meglio ancora, si potrebbe dire, dal soffitto quando meno l’autore se l’aspetta. Io personalmente attendo con pazienza le buone idee anche per settimane. Il resto è artigianato.
Disco, libro, tour, discografia completa
| 11 maggio 2006 | | Di Francesco Marchetti |
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