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HOME | giovedì 17 maggio 2012 |
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Saggi su viaggi e viaggiatori
Importante non è l'arrivare, ma l'andare…
Affrontare il tema del viaggiare è per molti studiosi molto stimolante e negli ultimi anni molti vi si sono dedicati con competenze non propriamente turistiche quanto sociologiche, economiche e, direi quasi, filosofiche. Proponiamo così quattro saggi, molto diversi tra loro, ma che possono essere uno stimolo ad approfondimenti per chi vuole andare e per chi non pensa proprio di muoversi da casa, ma cerca di capire meglio il mondo che lo circonda.
Alcune pagine di Wuz per meglio "orientarsi" nel mondo
Il tesoro è il cammino. Intervista a Danilo Manera
The Walking Writer: intervista a Enrico Brizzi
Treno, aereo, bicicletta, a piedi... i tanti modi del viaggiare
Viaggiare al cinema
La musica e il viaggio
Leggere il viaggio
Impossibile prepararsi a partire se non si è prima letto questo bellissimo libro, pubblicato recentemente da Laterza, Ogni viaggio è un romanzo. Libri, partenze, arrivi. 19 incontri con scrittori pazientemente costruito da Paolo Di Paolo. Alcuni tra i più noti scrittori italiani, da Antonio Tabucchi a Dacia Maraini, da Andrea Camilleri a Melania G. Mazzucco, da Raffaele La Capria a Giuseppe Culicchia, da Carmen Covito a Emanuele Trevi, raccontano i propri viaggi. E poi se visitamo Vienna, ecco che Paola Capriolo ci aiuta a capirla, se la nostra meta sono i canyon americani, leggiamo attentamente le pagine a loro dedicate da Eraldo Affinati. Le mille voci dell'India ci parlano attraverso i ricordi di Sandra Petrignani, e l'incanto dei giardini parigini si fa maggiore attraverso le parole di Rossana Campo.
Berlino, specchio del Novecento. Anche il viaggiatore lo potrà intuire se prima ha letto come giustifica questa opinione Giuseppe Culicchia. Asia ed Europa, Oriente e Occidente si incontrano sul Bosforo: Melania Mazzucco sa far sentire bene al lettore questo nodo cruciale di civiltà. Lisbona è raccontata, malinconia, fascino ed emozioni, non solo da Antonio Tabucchi che è uno dei più grandi scrittori italiani ed è sentito anche un po' portoghese in quella terra, ma anche dalla giovane Romana Petri: due voci, due generazioni, due sguardi.
Potremmo proseguire per 19 autori e altrettante destinazioni, ma l'appuntamento per tutti è con il libro: una geografia del viaggio in forma di racconto, una mappa delle emozioni. Al cinema con la valigia. I film di viaggio e il cineturismo, a cura di Roberto C. Provengano, edito da Franco Angeli. Un saggio davvero di alto livello che affronta un tema particolarmente interessante per chi ama il cinema e il viaggio, o per chi ama viaggiare attraverso la visione di un film.
Il cinema, “occhio della modernità”, sa produrre viaggi sublimati verso luoghi e culture diverse dalle nostre, ma anche viaggi che ci riportano in ambienti a noi molto noti, ma che possiamo vedere con un diverso sguardo.Tutto ciò ha innescato anche una particolare forma di turismo, quello sulle location di film particolarmente amati. Il cineturismo (diventato in pochi anni non più fenomeno di nicchia, ma quasi di massa) “sembra motivato e mosso da stimoli/impulsi più profondi, di carattere mitico-cultuale verso i luoghi che sono stati oggetto scopico. Così “l’emozione estetica si trasformerà in motivazione e guida al comportamento”.
Il cinema può servire a lanciare nuove mete o a rilanciarne altre rese appetibili anche in periodi non tradizionali. Si deve poi sottolineare che la televisione ha in questo campo un vero primato: dalle fiction televisive infatti sono nate località turisticamente appetibili, prima del tutto sconosciute. Nel testo sono vari, a seconda del tipo di viaggio, i film presi in esame. Consideriamo ad esempio i “percorsi alternativi”, ed ecco soffermarsi su Strade perdute, Velluto blu e Mulholland Drive. Il primo si apre con una lunga sequenza in soggettiva di una linea gialla di mezzeria che scorre a gran velocità illuminata dai fari di una macchina, con sottofondo I’m Deranged di David Bowie, il cui primo verso è “È buffo come viaggiano i segreti” e poi più avanti “Non c’è ritorno” e si chiude con la stessa immagine e la stessa canzone. Insomma un viaggio che riporta al punto di partenza, un viaggio che è anche una fuga, una “fuga psicogena”, definizione accolta da Linch e Gifford.
La linea di mezzeria torna anche in Velluto blu, quando Frank Booth fa compiere il viaggio di “iniziazione” a Jeffrey. “L’automobile e la velocità divengono qui protesi e surrogato dell’atto sessuale”.
Mulholland Drive inizia con un viaggio. Un’automobile percorre lentamente di notte la strada del titolo. Un incidente imprevedibile salverà la vita alla donna seduta sul sedile posteriore, ma le toglierà per sempre la memoria. In una scena quasi alla fine del film, vedremo un analogo tratto di strada compiuto da una simile macchina, ma in questo caso allo spettatore è data una sorpresa meno drammatica…. In entrambi i casi il viaggio lungo Mulholland Drive è un percorso dentro la psiche tormentata dell’essere umano.
Tante anche sono le rappresentazioni della città e il libro propone le grandi capitali del mondo e le varie modalità con cui il cinema le ha proposte: lo stesso luogo può trasmetterci diversissime emozioni ed è possibile assumere, all’uscita di un cinema, un nuovo modo di guardare la città in cui viviamo, o di leggerla in tutte le sue diverse stratificazioni. La seconda parte del libro è dedicata al cineturismo, sottolineando come certi luoghi siano stati stravolti dalla presenza del set di un film che avrebbe poi avuto grande successo e come da luoghi per lo più ignorati siano diventati fortemente attrattivi per i turisti. Ad esempio ciò è avvenuto con i luoghi di Peppone e Don Camillo, con il recente The Passion, girato a Matera, o con l’immaginaria Vigata del commissario Montalbano, per parlare solo di casi italiani.
L’ultimo capitolo del saggio in cui si parla delle Film Commission è particolarmente interessante per chi si occupi di cinema a qualsiasi livello e in generale di comunicazione.
Un secondo saggio è da consigliare a chi ha una vera passione per il viaggio, sia che sia quello che implica spostamento, sia che ad affascinare sia quello compiuto seduti in poltrona con un buon libro in mano. È pubblicato da il Mulino e scritto da Eric J. Leed e si intitola La mente del viaggiatore. Dall’Odissea al turismo globale.
Dopo una breve storia del viaggio (da Ulisse appunto, come dice il sottotitolo) e dei suoi vari significati, anche attraverso una breve analisi etimologica, ecco l’autore analizzare la “struttura” stessa del viaggio: il Partire, il Transitare, l’Arrivare.
Soffermiamoci un attimo sul quarto capitolo dedicato a “L’erotismo dell’arrivo”.
In ogni “arrivo” (a casa o in qualsiasi situazione permanente) si creano legami in un certo senso “permanenti” e anche l’ospite, lo straniero si trasforma in qualcuno di familiare. L’autore analizza il ruolo delle donne in questo processo, anche perché in tantissime società spetta proprio a loro la funzione di mediatrici. Le donne spesso sono solo così veicolo del rapporto tra uomini, proprio perché mentre le une appaiono “statiche” (e caste) la mobilità spetta agli altri. Questa doppia tradizione culturale è stata poi attribuita a una “naturale” caratteristica dei due sessi e di conseguenza a una doppia morale. Così risale a tempi antichissimi l’offerta che viene fatta all’ospite di cibo e di donne, un’ospitalità sessuale che possiamo leggere nei resoconti di innumerevoli viaggiatori in quanto lo scambio sessuale ha la funzione di incorporare lo straniero nel gruppo.
Tutto ciò, si può però sottolineare, è il precedente antico di un’abitudine ben meno densa di significati culturali che oggi viene praticata da troppi turisti.
Un’altra sezione del libro parla di Viaggio e identità, di come il viaggio trasformi l’individuo in quanto è in sé un modo di mutare, un metodo per trasformarsi, e gli esempi che vengono portati partono da molto lontano nel tempo. Proprio per questo il viaggio ha anche un effetto “sovversivo”, di mobilità sociale così significativa che da questo trovano giustificazione le leggi contro il vagabondaggio…
Si passa poi a vedere come intere società fossero “viaggianti” per non parlare poi di quelle più prettamente nomadi, tutte società fortemente mobili e capaci di scindersi e di fondersi con grande rapidità.
Per concludere si può citare Kerouac e il senso nuovo che lui, dopo il viaggio, sa dare al ritorno a casa:
“D’un tratto mi trovai in Times Square. … e proprio nel mezzo di un’ora di punta, per di più a guardare con i miei occhi resi innocenti dalla strada l’assoluta pazzia e il fantastico andirivieni di New York con i suoi milioni e milioni di uomini che si prendono a gomitate all’infinito fra di loro per un dollaro, il pazzo sogno: afferrare, prendere, dare, sospirare, morire, solo per poter essere sepolti in quell’orribile necropoli dietro Long Island City.”
Per continuare a parlare di viaggiatori ecco Le comunità viaggianti di Giovanna Mascheroni (Franco Angeli) in cui al centro sono i viaggiatori indipendenti.
Ma citiamo, prima di tutto, le prime righe della Presentazione perché sono illuminanti su ciò che oggi rappresenti il viaggiare: “Viaggi di sogno, viaggi della speranza, viaggi della disperazione; viaggi d’affari, viaggi vacanza. Viaggiamo per lavoro e per dimenticare il lavoro, viaggiano i ricchi e le classi medie, emigrano i popoli poveri del pianeta”.
Ma chi sono i viaggiatori indipendenti? Prima di tutto sono una popolazione molto particolare, sempre in aumento, che rifiutano l’etichetta di turisti perché il loro è un viaggio-vita, “che contiene, insieme all’esperienza del lontano e del continuamente altro, lavoro e evasione, cultura e sport, eventualmente famiglia, senz’altro affetti”.
In una società fortemente globalizzata come la nostra, in cui i contatti attraverso i nuovi media sono davvero innumerevoli, anche la dimensione del viaggio è senza dubbio cambiata anche perché sempre più spesso in realtà conosciamo già i luoghi che andremo a vedere per la prima volta e la nostra esperienza sarà sempre più spesso rivolta all’universo culturale in cui ci immergeremo.
Nato dalla nobile e aristocratica tradizione del Grand Tour o dal più proletario, giovanile e recente tramping in giro per il mondo, il viaggiare in modo indipendente oggi viene definito con il termine di backpacker, di cui evidenti sono le radici delle abitudini di viaggio giovanili dei decenni passati.
La ricerca è spesso quella di un viaggio “antico”, con mezzi lenti e tra questi è sicuramente la bicicletta il mezzo favorito perché “scavalca quella cosa del viaggio che è partire e arrivare, la bicicletta invece è tutto quello che sta nel mezzo” e in più il muoversi diventa anche conquista personale, ottenuta grazie a volontà e sforzo.
Ma sono le nuove tecnologie lo strumento ideale per mettere in contatto, confrontare esperienze, creare una vera comunità di questo tipo di viaggiatori. Nascono forum, siti dedicati, le e-mail creano la possibilità di consigli personalizzati alle esigenze dei singoli o di accordi per unire le forze e la creatività di chi programma viaggi complessi.
Internet è utilizzato perciò da chi è in procinto di partire sia per ottenere informazioni e meglio pianificare il percorso, sia per entrare in contatto con persone del luogo di destinazione con cui avverrà poi la conoscenza diretta. Internet è prezioso anche per chi, durante il percorso cerca informazioni utili, e infine per chi, una volta tornato, vuole mettere in comune le esperienze vissute.
Ma oltre che indipendenti i viaggiatori dovrebbero essere anche “responsabili”. Per chi vuole esserlo e vuole programmare le proprie vacanze in modo “etico”, è recentemente uscito un bel libro per Einaudi: . Vacanze etiche. Guida a 300 luoghi di turismo responsabile
Il libro è stato stilato per Tourism Concern, associazione che si occupa da sempre di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dello sfruttamento del turismo.
Il fine è far sì che a beneficiare dell’espansione di questa industria (una delle maggiori del mondo) siano le popolazioni locali e che l’ambiente di certi paesi mete privilegiate dei viaggiatori, prima incontaminato, non sia sfruttato e devastato dagli speculatori.
Chi vuole seguire questi principi può quindi trovare nel volume 300 mete da visitare in oltre sessanta paesi. I soldi che verranno spesi negli alberghi, nei ristoranti o nelle varie attrazioni entreranno così nelle tasche dei locali e non in quelle di imprenditori stranieri. Oltre al libro si può consultare il sito www.responsibletravel.com e si vedrà che in realtà questo tipo di turismo etico (termine che a molti non piace) non è assolutamente limitante per chi viaggia, e oggi può contare già su un numero elevato di persone che hanno compiuto questa scelta.
È bello davvero non tornare da un viaggio sentendosi colpevoli di un danno notevole alla popolazione locale, è bello vivere la propria vacanza senza sensi di colpa.
Qualche saggio ancora
| 09 luglio 2007 | | Di Grazia Casagrande |
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