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HOME | giovedì 17 maggio 2012 |
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Il lavoro sullo schermo
Proponiamo una breve filmografia sul tema del lavoro: siamo partiti dal 1970 e giunti quasi ai giorni nostri. Questa filmografia è solo una traccia, una proposta di certo incompleta, ma già indicativa di come l'interesse per una tematica così pressante nella vita quotidiana abbia saputo ispirare grandi registi.
C'è chi utilizza l'ironia, chi invece rivela la tragicità di certe situazioni, chi mostra come il lavoro sia parte della vita e come questa sia contraddittorio...
Speriamo di incuriosire qualche lettore.
Intervista a Gianni Pagliarini, Presidente Commissione Lavoro
Intervista a Don Andrea Gallo
Intervista a Tullio Avoledo
Intervista a Maria Cristina Colombo, Consulente del lavoro
Lavoro, impossibile non parlarne: i libri
Cinema &/e Lavoro: Festival cinematografico dell'Umbria
Siamo uomini o precari. Una rassegna cinematografica a Roma
"I cospiratori" (1970) di Martin Ritt Il documentarista Michael Moore racconta i suoi tentativi di intervistare il presidente della General Motors, Roger Smith, per convincerlo a visitare Flint, la cittadina del Michigan in cui Moore è cresciuto, che ha subìto gli effetti dei 30.000 licenziamenti operati dall'azienda.
Nella seconda metà dell'Ottocento il detective MacKenna in incognito entra a far parte di un'associazione segreta di minatori per cercare di annientarla. Questa associazione, detta i Molly Maguires, è nata per reazione alle intollerabili condizioni di lavoro della miniera e cerca di riportare la giustizia attraverso sabotaggi e intimidazioni. MacKenna pur consapevole delle terribili condizioni che spingono i minatori alla violenza è deciso a portare a termine la propria missione ad ogni costo.
"La califfa" (1970) di Alberto Bevilacqua Negli anni Settanta, un operaio rimane ucciso a Parma durante uno scontro con la polizia nel corso di uno sciopero. La vedova, soprannominata califfa, nomignolo che in Emilia viene attribuito alla donna autoritaria e spregiudicata, in seguito incontra e si lega con un grosso industriale.
"Sacco e Vanzetti" (1971) di Giuliano Montaldo A Boston, nel 1920, due immigrati italiani, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, vengono accusati di rapina a mano armata e omicidio ai danni di due cassieri di un calzaturificio. Nonostante le prove presentate dalla difesa, il processo contro i due italiani si conclude con la loro condanna a morte: un verdetto che suscita scalpore in tutto il mondo, poiché la sua formulazione appare legata più a motivi politici, la dichiarata fede anarchica degli imputati, che a reali prove di colpevolezza. Tra l'emissione della sentenza e la sua applicazione trascorrono sette lunghi anni, durante i quali vengono ostinatamente respinte tutte le richieste di riapertura del processo avanzate dai difensori di Sacco e Vanzetti, sulla base di nuovi elementi venuti alla luce. I due italiani vengono giustiziati alla mezzanotte del 23 agosto 1927; fino all'ultimo istante essi protestano inutilmente la loro innocenza.
"Mimì metallurgico ferito nell'onore" (1972) di Lina Wertmuller Un operaio siciliano, emigra a Torino lasciando la moglie in Sicilia. A Torino s'innamora di una donna ma accusato ingiustamente di omicidio deve tornare a casa con la protezione dalla mafia portandosi dietro l'amante incinta.
"Novecento" (1976) di Bernardo Bertolucci La caduta del fascismo e la lotta di liberazione attraverso le vicende di due amici, Alfredo e Olmo, che si trovano spesso su due opposti fronti, senza mai dimenticare il legame della solidarietà. Attorno ai due protagonisti si dipana il grande affresco di un film collettivo, nel quale il respiro della storia trasfigura in emozione.
"F.I.S.T." (1978) di Norman Jewison Stanco di essere sfruttato, un giovane camionista entra a far parte del sindacato, ottenendo importanti vittorie e facendo una rapida carriera. Messo alle strette dalle autorità complici dei padroni, chiede aiuto alla Mafia, finendo in un tunnel senza uscita.
"L'albero degli zoccoli" (1978) di Ermanno Olmi Tra l'autunno del 1897 e l'estate del 1898 quattro famiglie trascorrono, apparentemente in modo tranquillo, la loro vita in una cascina della campagna bergamasca. Tra i componenti di questa comunità esiste un profondo legame che li porta a vivere insieme le cose belle e quelle brutte che la vita riserva loro. Quando si tratta di versare al severo Mesagiù, il padrone della fattoria, i due terzi dei prodotti agricoli, tutti cercano di barare per guadagnare qualche chilo di farina. Insieme uccidono il maiale, separano i contendenti e prendono parte alle sagre paesane e alle funzioni religiose. Un giorno a Menek si rompe uno zoccolo e papà Batistì per ripararlo è costretto a tagliare, senza chiedere permesso, una pianta del padrone.
"Tuta blu" (1978) di Paul Schrader Tre operai, due neri e uno bianco, che lavorano in una grande fabbrica di automobili di Detroit scoprono che quel nel loro lavoro se c'è qualcosa che non va per il verso giusto, non è solo colpa dei padroni ma anche di sindacalisti corrotti. E prendono provvedimenti: rapinando la cassa dell'organizzazione trovano le prove della corruzione mafiosa. I capi del sindacato reagiscono, eliminano uno e seminano zizzania tra gli altri due.
"Norma Rae" (1979) di Martin Ritt Un'operaia di una filanda rivoluziona una piccola città e scopre in sè un potere che non sapeva di possedere. Sotto la guida di un sindacalista di New York e con crescente determinazione e coraggio, Norma Rae organizza i suoi colleghi operai per combattere e ottenere paghe migliori e migliori condizioni di lavoro. Basato su una storia vera, Norma Rae è la fiaba ammaliante di un'eroina dei giorni nostri.
"Tre fratelli" (1981) di Francesco Rosi Donato Giuranna, un vecchio contadino delle Murge, alla morte della moglie riunisce attorno a sé i tre figli. Raffaele ha cinquant'anni, vive a Roma dove fa il giudice nei processi al terrorismo. Nicola, quarantenne, è assistente in un riformatorio di Napoli. Rocco ha trent'anni e fa l'operaio a Torino. I tre fratelli si incontrano nella casa paterna e nell'arco di una notte discuteranno e metteranno a confronto idee ed esperienze. Dopo il funerale ognuno tornerà alla propria vita.
"Flashdance" (1983) di Adrian Lyne Pittsburgh Alex Owens si guadagna da vivere facendo l'operaia in un cantiere e esibendosi come ballerina sexy in un night. Il suo sogno è quello di iscriversi all'accademia di danza per diventare una ballerina professionista ma l'esame di ammissione è una prova molto dura.
"Impiegati" (1984) di Pupi Avati Un giovane laureato entra a lavorare in banca e si trova a confrontarsi, non senza difficoltà, con il mondo del lavoro e, soprattutto, con il mondo deludente degli adulti e della società borghese.
"Arrivederci, ragazzi" (1987) di Louis Malle A Parigi nel 1944, l'undicenne Julien Quentin e il fratello François salutano la madre, costretta a separarsi da loro a causa della guerra e della situazione che in città sta diventando sempre più critica. I due fratelli arrivano nel collegio di gesuiti dove giungono anche altri ragazzi benestanti e incoscienti: in breve tutti riprendono la vita spericolata di allievi più o meno studiosi.
"Wall Street" (1987) di Oliver Stone Un giovane ed ambizioso agente di borsa, affascinato da Gordon Gekko, una vera leggenda a Wall Street per il suo potere, il suo prestigio e la sua abilità finanziaria, viene attirato nel mondo illegale e redditizio dello spionaggio industriale. Scopre però presto che le ricchezze ottenute in fretta hanno un prezzo troppo alto. Un'impietosa analisi di ciò che si nasconde dietro la facciata del grande business degli anni '80 che porta il giovane broker a perdere la propria umanità.
"Una donna in carriera" (1988) di Mike Nichols Katharine Parkler, potente ma scorretta manager, rimane bloccata in un ospedale europeo a causa di un infortunio sui campi da sci. La sua intraprendente segretaria, Tess McGill, decide di sostituirsi a lei. Tratta così in prima persona un affare importante, lo manda in porto aiutata dall'abile manager Jack Trainer, amante di Katharine. L'affare procede, i due si innamorano, ma sul più bello Katharine torna a casa e scopre tutto. Saranno guai per tutti. Ma soprattutto per se stessa.
"Roger and me" (1989) di Michael Moore "Ultima fermata a Brooklyn" (1989) di Uli Edel Negli anni Cinquanta a Brooklyn, durante uno sciopero, s'intrecciano le vicende di operai, sindacalisti, soldati e barboni.
"Riff Raff" (1991) di Ken Loach Storie di ordinario sfruttamento nei confronti di chi non possiede né alternative né garanzie fornisce allo spettatore una visione non dall'alto ma coinvolgendolo direttamente nelle dinamiche della storia. La prospettiva di chi guarda è la stessa "a corto raggio" che hanno i protagonisti. Loach "è convinto che esistano ancora gli sfruttati, mal pagati e frustrati", come direbbe il compianto Rino Gaetano, e li racconta senza le falsità e le ipocrisie delle ricostruzioni idealizzate della cultura borghese, che tende a stereotipare tutto in salsetta romantica o farsesca.
"Americani" (1992) James Foley Non tira una buona aria nell'agenzia immobiliare Premiere Properties e, vista la difficile situazione, il boss annuncia ai quattro dipendenti che il miglior venditore verrà premiato con una Cadillac, al secondo verrà dato un set di coltelli e gli altri due verranno licenziati. Messi con le spalle al muro, i venditori rivelano il peggio di se stessi, non esitando a pugnalarsi alle spalle per conservare il proprio posto di lavoro.
"Hoffa" (1992) di Danny De Vito La vita del famoso sindacalista americano, capo del sindacato degli autotrasportatori, che tra gli anni Trenta e Cinquanta diede filo da torcere ai padroni. Dopo esser stato indagato e condannato, venne graziato e scomparve misteriosamente.
"Piovono pietre" (1993) di Ken Loach È la storia del disoccupato Bob che improvvisa gli espedienti più vari per vivere (come rubare una pecora da macellare per vederne la carne o rubare le zolle erbose di un esclusivo club di golf) ma dovrà alla fine ricorrere al prestito di un usuraio per comprare il vestito della prima comunione alla figlia. Sarà involontariamente responsabile della morte dello strozzino e sarà assolto da padre Barry.
"Full Monty" (1997) di Peter Cattaneo Cinque operai e un caporeparto di Sheffield sono rimasti disoccupati e si mettono alla ricerca di altre occasioni di lavoro. Uno di loro lancia l'idea di allestire un numero di striptease per raggranellare qualche soldo. Sono in sei alla fine a gettarsi nell'avventura, che però sembra finire ben presto, quando i poliziotti intervengono a interrompere le prove e arrestano tutti. I sei amici pensano di abbandonare tutto, ma il proprietario del locale dove è prenotato lo spettacolo dice che sono stati venduti molti biglietti, per cui lo spettacolo si farà. Riscuotendo un grande, quanto inaspettato, successo.
"Grazie signora Thatcher" (1997) di Mark Hermann 1992, siamo a Grimley, una piccola comunità dell'Inghilterra carbonifera raccolta attorno all'omonima miniera. L'argomento del giorno è la chiusura della miniera decisa dai vertici del governo, con il conseguente licenziamento di tutta la forza lavorativa dello Yorkshire. Tra i membri della banda musicale composta dai minatori, comprensibilmente, i pensieri corrono ad altro piuttosto che alla musica, ma l'inserimento di una giovane ex concittadina sembra determinare una ventata di aria fresca e uno sprone a lottare con rinnovata forza.
"Marius e Jeanette" (1997) di Robert Guediguian Jeanette fa la cassiera, Marius fa ail guardiano in una fabbrica. Lei sopravvive con un misero stipendio mantenendo i due figli inquieti. Lui è massiccio e zoppo e nasconde un segreto nel cuore affogandolo nell’alcol.
"My name is Joe" (1998) di Ken Loach Ex alcolista, disoccupato e allenatore di una piccola squadra di calcio a Glasgow, un uomo fa di tutto per salvare la vita di una coppia di emarginati dediti alla droga.
"Risorse umane" (1999) di Laurent Cantet Da poco laureatosi a Parigi in economia aziendale, il giovane Frank torna nella natia cittadina della Normandia. Qui lo aspetta una stage dirigenziale nella fabbrica dove ormai da trent'anni il padre Jean Claude lavora come operaio
"Impiegati... male" (1999) di Mike Judge Logorato dal lavoro, un impiegato decide di trascorrere piú tempo con la propria fidanzata e di dire al capo quello che pensa realmente di lui. Invece di essere licenziato, ottiene una promozione.
"A tempo pieno" (2000) di Laurent Cantet Vincent ha perso il lavoro da settimane, ma non ha avuto il coraggio di confessarlo alla famiglia. Fa credere di avere un nuovo lavoro, mentre in realtà frequenta un contrabbandiere e organizza truffe finanziarie. In questo modo, scopre un mondo fatto di inganni e sotterfugi dal quale non sarà facile allontanarsi.
"Pane e rose" (2000) di Ken Loach Una giovane messicana decide di raggiungere la sorella che lavora come domestica in un gigantesco grattacielo di Los Angeles. Il loro già difficile rapporto viene messo a dura prova dall'incontro con un attivista anarchico che ne mina le poche certezze.
"L'apparenza inganna" (2001) di Francis Veber François Pignon è veramente in crisi: la moglie lo ha lasciato, il figlio non lo considera, l'azienda vuole licenziarlo. Disperato, tenta il suicidio, ma viene salvato in extremis da un amico. Lo stesso amico gli suggerisce di fingersi omosessuale, ben sapendo che l'azienda ci penserà due volte prima di licenziarlo, per paura che si pensi ad una discriminazione sessuale. La cosa funziona e François mantiene il suo posto di lavoro, ma tutti ormai lo considerano gay e questo cambia in maniera determinante la sua vita, procurandogli non pochi guai.
"I lunedì al sole" (2002) di Fernando León de Aranoa Per un gruppo di operai spagnoli disoccupati ogni giorno è uguale all'altro. Trascorrono le giornate al bar a parlare con orgoglio, rabbia e speranza della difficoltà di trovare lavoro, dei loro sogni, del loro passato.
"Piccoli affari sporchi" (2002) di Stephen Frears Okwe, un dottore nigeriano, e Senay, una cameriera turca, lavorano insieme al West London hotel. L'albergo è gestito dal direttore Sneaky ed è il genere di posto in cui si trattano affari sporchi come spaccio di droga e prostituzione. Ma quando Okwe trova un cuore umano in uno dei bagni scoprirà qualcosa di molto piú inquietante di un comune crimine.
"Il posto dell'anima" (2002) di Riccardo Milani La Carair, multinazionale americana del pneumatico con sede sull'appennino abruzzese, annuncia la chiusura e il licenziamento degli operai. Ma i lavoratori decidono di lottare e occupano la fabbrica. La stampa, dopo un primo momento di interesse, abbandona il caso. E gli operai rimangono soli.
"Il figlio" (2002) dei fratelli Dardenne Al centro della trama c’è come nei film precedenti il mondo del lavoro. Un lavoro profondamente legato alla materialità come quello di Olivier, fatto di rumori di assi, di trucioli di legno che sporcano continuamente gli abiti. Ma anche fatto di misurazioni precise, costruito sull’impossibilità di compiere errori. Le misure continuamente nominate nel film contrastano con l’incommensurabilità del dolore di Olivier.
"Mi piace lavorare" (2003) di Francesca Comencini Il film di Francesca Comencini con Nicoletta Braschi affronta il tema del mobbing, un problema purtroppo molto diffuso nel mondo del lavoro di oggi, che a volte inizia con un incidente banale come capita ad Anna, la nostra protagonista del film.
| 17 aprile 2007 | | Di Grazia Casagrande |
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