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ARTICOLO

Novità e curiosità della 67. Mostra del Cinema di Venezia



Uno dei festival cinematografici più importanti (e il più antico) al mondo, la Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia giunta ormai alla 67. edizione, si svolgerà dall'1 all'11 settembre.


1932: come cominciò...

Il primo film proiettato nella storia della Mostra apparve sullo schermo alle 21.15 del 6 agosto 1932, fu Dr. Jekyll and Mr. Hyde di Rouben Mamoulian. Alla proiezione del film seguì un grande ballo nei saloni dell'Excelsior.
In quella prima edizione non ci furono premi ufficiali ma venne indetto un referendum tra il pubblico: miglior regista venne proclamato il sovietico Nikolaj Ekk per Putjovka v zizn (Il cammino verso la vita), e il film più divertente fu considerato A nous la liberté di René Clair.



2010: la giuria dei film in concorso

Ma eccoci nel 2010. La prestigiosa giuria è composta dallo scrittore messicano Guillermo Arriaga, sceneggiatore di Amores Perros, 21 grammi e Babel di Alejandro Gonzáles Iñárritu, regista lui stesso con The Burning Plain (presentato a Venezia nel 2008); l’attrice teatrale e cinematografica lituana Ingeborga Dapkunaite, nota anche per film hollywoodiani  come Sette anni in Tibet e Mission: Impossible; Arnault Desplechin regista e sceneggiatore francese, erede illustre della Nouvelle Vague, in concorso più volte sia a Cannes che a Venezia; il musicista e cantante statunitense Danny Elfman, uno dei più autorevoli compositori di colonne sonore (in particolare dei film di Tim Burton); il nostro Luca Guadagnino che proprio a Venezia ha riscosso un grande successo lo scorso anno nella sezione Orizzonti con Io sono l’amore, film che è stato presentato in molti festival internazionali ed è stato venduto in 30 paesi; di Gabriele Salvatores è superfluo parlare: vincitore dell’Oscar con Mediterraneo e reduce dal successo (anche negli Usa) del suo ultimo film Happy Family.
A presiedere una così autorevole giuria è Quentin Tarantino: che dire di lui? È sicuramente una delle personalità più importanti della cinematografia internazionale.



I FILM D'APERTURA


in concorso

Black Swan di Darren Aronofsky
È dedicato al balletto il nuovo film del regista che conquistò il Leone d’Oro nel 2008 con The Wrestler
Black Swan è un thriller psicologico ambientato a New York, nella realtà umana e professionale del mondo del balletto. A interpretare la protagonista Nina è Natalie Portman che deve scontrarsi con una inaspettata giovane rivale.
Vincent Cassel veste i panni di un maestro di danza, fascinoso e corruttore. Il tema del film è quello classico del doppio (come indica lo stesso regista parlando dei suoi riferimenti letterari e cinematografici). La Portman aveva alle spalle anni di studio di danza classica, ma ha dovuto studiare a lungo per prepararsi alla parte. Ma ben di più ha dovuto dedicarsi allo studio la sua rivale in questo film, l’altro “cigno” Mila Kunis che non poteva vantare nessuna precedente preparazione in questo ambito.
Ma l'ambiguità del film è assoluta: la giovane rivale della prima ballerina è una realtà o una creatura partorita dalla sua stessa mente? In ognuno c’è forse un “cigno nero” e un “cigno bianco” che provano l’uno per l’altro odio ma anche amore e così le scene di amore lesbico (mai gratuite, sottolineano le protagoniste) assumono una forte valenza simbolica.
Aronofsky riesce a creare una tensione estrema che suscita, a detta di chi ha visto il film, una sensazione di vero terrore nello spettatore. Grandi le aspettative per questo film così anomalo nella produzione del regista.



la sezione Orizzonti

La Belle Endormie di Catherine Breillat
Il film è liberamente ispirato alla fiaba di Charles Perrault ed è interpretato da Carla Besnaïnou (Anastasia), Kérian Mayan (Peter), Julia Artamonov (Anastasia a 16 anni), David Chausse (Johan).
L’infanzia è un universo che prepara a quel turbine che è l’adolescenza. La protagonista giunge appunto all’adolescenza con l’ingenuità di credere di sapere tutto della vita. Ma la vita non è certo una bella fiaba e l’amore è qualcosa che può far male e riportare con violenza dall’astrattezza dei sogni alla durezza della terra. Così ha inizio una nuova persona, una nuova vita.
La fiaba di Perrault che la Disney aveva estremamente edulcorato, ha in realtà una forte vena tragica e la regista dà grande spazio a momenti onirici per rappresentare il lungo sonno della principessa della fiaba nel film interpretata da una esordiente, la giovanissima Julia  Artamonov.
Girato nella regione parigina lo scorso mese di marzo, il film riprende alcuni elementi-chiave della fiaba ma trasponendoli in chiave psicoanalitica. Sul sito della produzione del film, Flach Films sono esplicitate le note della regista: «Contrariamente a Barbe Bleue (la sua opera precedente, girata per Arte), io vorrei trattare questa fiaba, non come una storia che si raccontano due bambine ma come la storia stessa di una bambina che nasce, non sa ancora in quale mondo, poi che si costruisce il suo mondo di bambina», e sottolinea «La vita non è una fiaba, e l’amore degli adolescenti come una maternità precoce, conduce a un’altra realtà della vita. Vi "riporta con i piedi sulla terra" come si suol dire. Non è dunque una storia di fate ma la storia dell’inizio di una vita».

La Giuria della sezione Orizzonti: presieduta dalla regista iraniana Shirin Neshat, (Leone d’Argento per la miglior regia alla 66. Mostra 2009 col suo primo lungometraggio Donne senza uomini e Leone d’oro alla 48. Biennale Arte 1999) affiancata dalla regista e sceneggiatrice tunisina Raja Amari (a Venezia nel 2009 in Orizzonti con Dohawa-Buried Secrets); dal regista filippino Lav Diaz (premiato due volte a Orizzonti con Kagadanan sa banwaan ning mga engkanto-Death in the Land of Encantos, 2007 e con Melancholia, 2008); dal critico cinematografico austriaco Alexander Horwath (dal 2002 direttore del Museo del Cinema di Vienna, dal 1992 al 1997 direttore della Viennale); dal regista italiano Pietro Marcello (scoperto a Venezia nel 2007 con il documentario d’esordio Il passaggio della linea e vincitore di numerosi riconoscimenti quest’anno con La bocca del lupo)
 



controcampo italiano

Ad aprire la sezione dedicata alle nuove tendenze del cinema italiano sarà I baci mai dati di Roberta Torre, coraggiosa regista di Tano da morire e Mare nero. Girato in Sicilia, tra Catania e Ragusa, racconta la storia di una ragazzina di tredici anni, Manuela, che annoiata da una quotidianità monotona e senza sbocchi, decide di fare uno scherzo: inventa e diffonde l'idea di poter fare miracoli. Ma quel gioco viene preso seriamente dagli altri e in tanti iniziano a chiederle degli interventi miracolosi su mille questioni. La madre di Manuela (interpretata da un'ottima Donatella Finocchiaro) vede in quel fenomeno una possibilità di guadagno e cerca di trasformare lo scherzo in business. La ragazzina però si spaventa e vorrebbe tornare indietro, ma... il miracolo succede veramente!
Oltre alla Finocchiaro nel film vedremo Pino Micol, Giuseppe Fiorello, Carla Marchese, Valentina Giordanella, Martina Galletta, Alessio Vassallo, con la partecipazione straordinaria di Piera Degli Esposti.

La Giuria di Controcampo italiano: presieduta da Valerio Mastandrea (vincitore quest'anno del David di Donatello come miglior attore per La prima cosa bella di Paolo Virzì); affiancato dalla regista Susanna Nicchiarelli (vincitrice della prima edizione di Controcampo nel 2009 con Cosmonauta, presentato in oltre 30 festival cinematografici aggiudicandosi una decina di riconoscimenti in Italia e all'estero); e da Dario Edoardo Viganò (presidente dell'Ente dello Spettacolo e direttore della "Rivista del cinematografo").



fuori concorso

La serata inaugurale della Mostra vede anche la proiezione del primo film Fuori Concorso. Ed è il nuovo film di Andrew Lau, Jingwu fengyun – Chen Zhen (Legend of the Fist: The Return of Chen Zhen), ideale terzo episodio della saga di Chen Zhen, l'eroe interpretato da Bruce Lee in Dalla Cina con furore, omaggio per il settantesimo compleanno di Bruce Lee.
Ecco le dichiarazioni del regista Andrew Lau: «Chen Zhen, personaggio reso celebre da Bruce Lee nel 1972 in Dalla Cina con furore, è stato l'eroe di tutti noi, mentre il film ha spalancato allo stesso Bruce Lee le porte dello starsystem internazionale. Come regista, ho quindi trovato molto difficile affrontare questa versione 2010 di Chen Zhen, interpretato oggi da Donnie Yen, ed in passato portato sul grande schermo da Bruce Lee nel 1972, e da Jet Li nel 1994. La sfida più grande per me, Gordon Chan e Donnie Yen è stata descrivere questo personaggio per la nuova generazione, di sicuro il più grande progetto finora affrontato nella mia carriera di cineasta. Nella mia versione, ho quindi cercato di distaccarmi dai precedenti Chen Zhen della storia del cinema, puntando ad una vera e propria svolta nell’equilibrio tra azione e dramma, nei costumi, nelle scenografie, e nelle scene d’azione. In caso contrario, non avrebbe avuto alcun senso riproporre la storia già nota. Inoltre, proprio quest’anno cade l’anniversario del 70° compleanno di Bruce Lee, nato nel 1940. Realizzando Legend of the Fist: The Return of Chen Zhen ho voluto rendere omaggio ad una leggenda del cinema internazionale».



23 agosto 2010 Di Grazia Casagrande


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