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Che cos'è il cinema in 3-D?
Alice: il nome magico di tante meraviglie
Andrea Vanacore ha spiegato in un blog, in modo chiaro e comprensibile anche ai non addetti ai lavori, che cosa sia un film in 3-D. Lo abbiamo contattato e si è offerto di replicare su Wuz la sua spiegazione: eccola.
Cominciamo col dire che per "tre dimensioni" si intendono gli assi x, y e z. Detto più semplicemente, l'altezza, la larghezza (o lunghezza, a seconda di come la si intende) e la profondità, cioè quella linea immaginaria che si muove parallelamente al nostro sguardo. Le comuni fotografie e i comuni film possono riprodurre soltanto le prime due dimensioni, l'altezza e la larghezza, in quanto si trovano "schiacciati" su un piano, su un supporto bidimensionale: un foglio, lo schermo di un cinema, di un televisore ecc... Per poter percepire la terza dimensione è dunque necessario "illudere" gli occhi con una particolare tecnica chiamata stereoscopia. Essa si basa sul principio della visione binoculare, che è poi quella che ci permette di percepire la terza dimensione nella realtà di tutti i giorni. I nostri occhi vedono in maniera simultanea la scena che si presenta davanti a loro, ma da due posizioni leggermente differenti: si trovano infatti a una distanza di circa 6,5 cm. Questa differenza nel "punto d'inquadratura" fa sì che al cervello arrivino insieme due immagini leggermente diverse fra di loro: più un oggetto si trova vicino a chi guarda, più i suoi occhi dovranno "incrociarsi" per metterlo a fuoco, perché se rimanessero in posizione parallela tale oggetto risulterebbe sdoppiato. Grazie a questa differenza di posizione degli oggetti all'interno della scena, il nostro cervello riesce a elaborare la profondità e la distanza reciproca fra di essi. Ogni volta che osserviamo un particolare di una scena i nostri occhi "convergono" su quel particolare, mentre tutto il resto risulta sdoppiato, anche se non ce ne rendiamo conto.
La stereoscopia consiste nell'imitazione di questo sistema di visione naturale. Il film viene ripreso da due diversi obbiettivi, posti alla stessa distanza che c'è mediamente fra i nostri occhi, cioè 6,5 cm. Le due scene vengono poi montate insieme e ne risulta un'immagine sdoppiata, fortemente fastidiosa. Gli occhialini, con le loro varie tecnologie, non devono far altro che "filtrare" queste immagini in modo che l'occhio destro veda solo l'immagine ripresa dall'obbiettivo destro e il sinistro solo quella ripresa dall'obbiettivo sinistro. Il cervello elaborerà poi le differenze di fra un occhio e l'altro restituendoci il senso di profondità. Vediamo nel dettaglio come ciò si può ottenere. Il sistema più economico e antico per filtrare le immagini è quello dell'anaglifo. L'immagine per l'occhio destro e quella per l'occhio sinistro vengono alterate nel colore: generalmente una delle due avrà una dominante di colore rossa e l'altra azzuro ciano. Le due immagini vengono proiettate sovrapposte sullo schermo e l'osservatore indossa due semplici occhialini dalle lenti colorate. Se l'immagine con dominante rossa è destinata all'occhio destro, rossa sarà la lente che copre l'occhio sinistro: essa filtrerà l'immagine con dominante rossa in modo che non arrivi all'occhio sbagliato. Allo stesso modo la lente azzurro ciano, sull'occhio destro, filtrerà l'immagine con la sua stessa dominante di colore, destinata all'occhio sinistro. È un sistema semplice e funzionale che permette di vedere foto e film in 3D anche sullo schermo di un tv o di un computer, ma presenta molti difetti: colori sfalsati, affaticamento degli occhi, alone fantasma dell'immagine sbagliata ecc...
Nel cinema 3D di oggi sono stati sviluppati sistemi di visione molto più realistici e confortevoli. I tre sistemi principali sono il Dolby 3D, il RealD e l'XpanD.
Il Dolby 3D è in pratica un'evoluzione dell'anaglifo: si basa sempre su un filtraggio delle immagini in base al colore, ma invece di utilizzare una sola dominante si avvale di una vasta gamma di colori che vengolo filtrati tramite lenti molto costose, poste sia davanti ai proiettori sia sugli occhiali. Questo sistema permette di avere una disparità cromatica minima e una perdità dio luminosità molto meno accentuata.
Il RealD utilizza la polarizzazione della luce: le due immagini, identiche a livello cromatico, sono polarizzate in maniera opposta grazie a dei filtri polarizzatori posti davanti ai due proiettori usati. Per la visione si utilizzano occhiali polarizzati che permettono di filtrare le due immagini: sono all'apparenza un paio di occhiali da sole dalle lenti grigie.
L'XpanD, infine, si serve di una tecnologia ancor più complessa: vengono proiettati sullo schermo, a una frequenza di 144 hz, alternativamente un fotogramma per l'occhio sinistro e uno per il destro. Tra un fotogramma e l'altro è inserito un segnale infrarosso impercettibile all'occhio umano. Questo segnale viene letto da un apposito sensore sugli occhialini, i quali, avendo come lenti due piccoli schermi LCD, oscurano alternativamente la lente destra e la sinistra, in perfetta sincronia col susseguirsi dei fotogrammi sullo schermo. Sono detti "occhialini attivi" perché hanno un funzionamento elettronico autonomo, diversamente dagli occhialini usati per gli altri due sistemi, che infatti sono detti "passivi". Questi sono in assoluto i più costosi.
| 09 marzo 2010 | | Di Andrea Vanacore |
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