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HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
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L'importanza di chiamarsi Alice
Alice: il nome magico di tante meraviglie
Una carrellata su alcuni film che hanno questo bel nome femminile nel loro titolo: un nome che evoca l'idea di dolcezza e di bellezza. Alice bambina, Alice femme fatale, Alice persa nel suo paese delle meraviglie e Alice che è in grado di risvegliarsi e di cambiare la sua vita... Insomma è un nome che rappresenta le tante diverse sfaccettature della femminilità: è tante donne e una sola, è proprio l'altra metà del cielo.
1969
Alice’s Restaurant di Arthur Penn con Arlo Guthrie, Pat Quinn, Pete Seeger, James Broderick
Il diciottenne newyorchese Arlo fa di tutto per rimandare la chiamata alle armi: si iscrive addirittura al college. Ma non resiste a lungo e viene espulso per i suoi comportamenti trasgressivi. Conosce una coppia di giovani, Ray e Alice, che gestisce un ristorante, allo scopo di finanziare un gruppo vicino agli hippie, che ha fondato una comunità in una chiesa sconsacrata. Ma la chiamata alle armi incombe sulla vita di Arlo, che saluta la compagnia e al suo rientro, scopre che la comunità si è sciolta e ognuno è andato per la propria strada. L'opera è stata ispirata da un autobiografico blues, Alice's Restaurant, di Arlo Guthrie, figlio del grande Woody Guthrie
1974
Alice nelle città di Wim Wenders con Rudiger Vogler, Yella Rottlander, Lisa Kreuzer, Edda Köchl, Ernest Boehm
Filmato in bianco e nero, è il primo capitolo della "trilogia della strada" firmata dal regista di Düsseldorf e realizzata a metà degli anni settanta. Gli altri due film della trilogia sono Falso movimento (1975) e Nel corso del tempo (1976). Philip Winter, un giornalista tedesco, ritorna in Germania dagli Stati Uniti senza aver concluso il reportage che doveva fare. All'aeroporto incontra una connazionale che gli chiede di tenere una bambina di nove anni, Alice, per qualche giorno. Avrebbe poi recuperato in Germania la figlia. Ma l'incontro non avviene, così inizia il viaggio di Philip e di Alice nelle città della Germania alla ricerca della nonna a cui riconsegnare la bambina. Il film racconta il rapporto tra un adulto e una bambina e come il viaggio in comune possa cambiare entrambi.
1974
Alice non abita più qui di Martin Scorsese con Ellen Burstyn; Kris Kristofferson; Billy Green Bush; Jodie Foster; Harvey Keitel
Nel prologo, girato come le scene campagnole dei vecchi film di Judy Garland, vediamo la piccola Alice che sogna a Monterey (California) di diventare una cantante più brava della sua omonima Alice Faye. Un salto di 27 anni e ritroviamo la protagonista a Socorro (New Mexico), sposata a un camionista manesco e madre di un ragazzo dodicenne: addio sogni di gloria. Le cose vanno di male in peggio quando il camionista muore in uno scontro e Alice deve fronteggiare il problema della sopravvivenza. Decide di tornare a Monterey, guadagnandosi la vita strada facendo con la sua antica professione di cantante. A Phoenix (Arizona), prima tappa del viaggio, si imbatte in uno spasimante schizofrenico che le fa passare un guaio. Altra fuga fino a Tucson, sempre con il ragazzino appiccicato alle costole in un rapporto decisamente antagonistico. Qui non se ne parla di fare la cantante, tanto vale accettare un posto di cameriera in una tavola calda fra insulti e parolacce da mettersi a piangere. Fino a questo punto Alice Doesn‘t Live Here Anymore sembra proprio un bel film, ambientato senza compiacimenti nell’America provinciale delle grandi autostrade e delle periferie, condizionato al motivo del denaro da cui discendono le scelte esistenziali e sentimentali... (Tullio Kezich)
1977
Alice ou la dernière fugue di Claude Chabrol con Sylvia Kristel, Charles Vanel, André Dussollier
Il film non è mai stato distribuito in Italia. Nel 1977 Chabrol realizza questo fantasy macabro che si ispira liberamente a Lewis Carroll. Al cineasta, figura emblematica della nouvelle vague, questa incursione nel mondo del fantastico permette di costruire un’opera interessante a metà strada tra la vita e la morte. La storia è quella dell'ultima fuga di Alice che stanca del marito decide di partire per una destinazione sconosciuta, incurante della tempesta che infuria: l’incidente è davvero prevedibile. Un oggetto le spacca improvvisamente il parabrezza, costringendola a deviare... In quale momento spaziotemporale si trova Alice? E chi è il vecchio che la accoglie in quella villa isolata? Il giorno successivo Alice tenta disperatamente di andarsene, ma ogni strada la riconduce sempre al punto di partenza Film cupo, cupissimo, senza speranza.
1981
Una città come Alice di David Stevens con Bryan Brown, Gordon Jackson, Dorothy Alison, Judy Morse
Film australiano di un regista che proprio nell'81 ha avuto una nomination agli Oscar per Esecuzione di un eroe, e nel 1998 una nomination agli Emmy Awards come sceneggiatore per la miniserie tv Merlino, vincitore nel 1994 del Montréal World Film Festival e di molti altri riconoscimenti internazionali. Una giovane donna inglese viene fatta prigioniera dai giapponesi in Malesia allo scoppio della seconda guerra mondiale. Riuscirà a fuggire, riparerà in un piccolo villaggio dove troverà amore e avventure. La storia si svolge attraverso tre continenti e due decadi, dalla giungla della Malesia ai desolati deserti australiani. Basato sull’omonimo bestseller di Nevil Shute.
1990
Alice di Woody Allen con Cybill Shepherd, Joe Mantegna, William Hurt, Mia Farrow
Alice ha quarant'anni, due figli, un marito gentile e una bella casa a New York. Ciononostante è insoddisfatta della vita che conduce: al punto di cercare amore in un rapporto extraconiugale. Un medico cinese presso cui è in cura le fornisce un'erba che rende invisibili: così Alice scopre i tradimenti del marito e la falsità delle amiche. Un'altra erba procura amore eterno ma Alice decide di non utilizzarla: preferisce vivere da sola in un modesto appartamento. Ecco uno spunto da una recensione di Giovanni Grazzini: "Di gran lunga migliore di Crimini e misfatti, il film scritto e diretto da Woody Allen senza esibirsi stavolta come attore è intelligente e spassoso, uno scherzo che punge la fauna dei quartieri alti e ironizza sui complessi nutriti dall'educazione cattolica. Benché il finale lasci un po' in dubbio, Alice scoppietta di trovate, in gran parte rivolte alla satira delle dame insincere con se stesse, frustrate dall'opulenza, velleitarie e ridicole, che quando si trovano strette tra un marito fedifrago, un amante pavido, e amiche ciniche e pettegole, cercano rifugio nelle opere di bene. Memore ovviamente del felliniano Giulietta degli spiriti, Woody Allen evita tuttavia ogni asprezza polemica. Se il suo moralismo si abbatte sul marito di Alice, che puntualmente ne scoraggia le ambizioni, su Joe e su un'amica di lei che ha fatto carriera, la protagonista merita invece teneri sorrisi, e una grazia lieve che da lei si sprigiona va a illegiadrire tanti luoghi del film."
1990
Stasera a casa di Alice di Carlo Verdone con Carlo Verdone, Ornella Muti, Sergio Castellitto, Mariangela Giordano, Paolo Paoloni, Cinzia Leone
Saverio e Filippo sono due cognati che gestiscono l'agenzia di viaggi religiosi "Urbi et Orbi", di proprietà delle mogli. Ma la moglie di Filippo, dopo aver scoperto che ha una storia con un'altra donna, lo caccia di casa e affida a Saverio il compito di recuperare il cognato. Saverio, dopo aver scoperto che il cognato ha perso la testa per Alice, una giovane attrice che doppia film porno, riesce a convincerlo a tornare all’ovile. Quando però incontra la donna per obbligarla a chiudere la relazione con Filippo anche Saverio perde la testa per Alice e scatena la gelosia di Filippo. Alla fine i due cognati decidono di accordarsi per frequentare Alice a turno, ma la cosa non passerà così liscia e i due si ritroveranno entrambi buttati fuori casa. Alla fine però Filippo e Saverio tornano, con la coda tra le gambe, in famiglia.
2005
Alice di Marco Martins con Nuno Lopes, Beatriz Batarda, Miguel Guilherme
È stato proiettato a Cannes nel 2005 e ha ricevuto numerosi riconoscimenti in vari festival internazionali. Mario è un uomo a cui muore la figlia, Alice. Reagisce al trauma sviluppando una serie di rituali ossessivi e installando telecamere in tutta Lisbona, per ritrovare tracce della sua Alice. Quando rientra a casa dal teatro in cui recita come attore, rivede tutto ciò che è stato fissato dalle telecamere, nella speranza di riconoscere tracce della sua bambina. Si allontana però sempre di più dalla realtà tanto che la moglie tenta il suicidio. Il regista Marco Martins ha definito il suo un film su un’assenza che Mario non può accettare e riempie creando un mondo parallelo. Alice è un film duro e senza concessioni né false pietà. Il regista descrive i gesti meccanici di un uomo assente, che si nasconde dietro al lavoro che si impone, nell’assurda speranza di ritrovare sua figlia. All’improvviso, lui come lo spettatore, coglie dei frammenti di vita e talvolta si sofferma su dei dettagli che ripete ossessivamente. In un secondo tempo, il regista prende uno di questi dettagli, una madre dal dubbio comportamento, e lancia il suo personaggio al suo inseguimento. Ma dovrà fare i conti con il diverso punto di vista tra immagine e realtà, e anche con la vita esterna che non si è fermata, come ha fatto lui. Ma è soprattutto la fine del film che turba, perché indica la necessità di lasciar perdere, anche se una speranza rimarrà sempre. La deformazione dei ricordi e l’influenza del tempo che passa per gli individui, come per la realtà, anche se l’immagine riesce a fissarlo, sono l’oggetto di una constatazione tanto crudele, quanto salvifica.
| 26 febbraio 2010 | | Di Grazia Casagrande |
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