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HOME | sabato 11 febbraio 2012 |
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An Education: Nick Hornby riscrive il mito di Lolita Il 5 febbraio arriva nelle sale An Education: dopo gli adattamenti cinematografici dei suoi romanzi, Nick Hornby diventa sceneggiatore, sbarca al Sundance Film Festival e porta a casa l’Audience Award e il Cinematography Award.
Leggi la recensione al libro La colonna sonora di "An Education"
Vedere sul grande schermo An Education, il film di Lone Scherfig basato sulla splendida sceneggiatura di Nick Hornby, mi ha fatto capire come mai lo scrittore tenesse così tanto a questo progetto da averlo seguito personalmente per quattro anni, senza rinunciarci neanche nei momenti più difficili. Si tratta dell’educazione sentimentale, divertente e devastante al tempo stesso, di una giovane sedicenne all’inizio degli anni Sessanta. Siamo a un passo dalla rivoluzione culturale, che però non è ancora scoppiata: a Londra le famiglie patiscono ancora le privazioni del dopoguerra, i soldi bastano appena per arrivare a fine mese e i giovani più svegli e promettenti sognano Parigi, si abbeverano di esistenzialismo e ascoltano il jazz.
Una di questi giovani è Jenny (Carey Mulligan), una vivace sedicenne che prende ottimi voti a scuola, suona il violoncello, ama la musica e l’arte e si dimostra una figlia responsabile e una studentessa modello. Eppure sotto questa apparenza Jenny è profondamente annoiata dalla routine quotidiana: non vede l’ora di studiare a Oxford per poter leggere tutto quello che desidera e di recarsi a Parigi per fumare per strada e ascoltare Jacques Brel. La vita di Jenny procede in una discreta monotonia finché non incontra il trentacinquenne David (Peter Sarsgaard) a bordo di una Bristol rossa: dopo averla accompagnata a casa in un giorno di pioggia, affascinandola con i suoi discorsi su Elgar, David inizia a entrare sempre più nella vita della ragazza, ottenendo il permesso di portarla fuori la sera e addirittura durante i weekend. Frequentando David e i suoi amici Danny (Dominic Cooper) e Helen (Rosamund Pike), Jenny entra in un mondo completamente diverso da quello in cui era vissuta finora, un mondo fatto di concerti nei locali, aste di preraffaelliti, ristoranti in cui si discute di letteratura e gite a Oxford e Parigi. Sotto la sapiente guida di Helen, una donna tanto elegante quanto svampita, Jenny cambia look e si trasforma in una donna elegante e sofisticata. Completamente abbagliata dalla sua nuova vita, la ragazza arriva persino a chiudere un occhio sugli affari poco puliti che David e Danny concludono nei loro viaggi.
Con il suo modo di fare divertente e lusinghiero David conquista anche il padre di Jenny, Jack (Alfred Molina), che abbandona gradualmente il suo atteggiamento autoritario. L’unica che sembra preoccuparsi per il destino di Jenny è Miss Stubbs (Olivia Williams), l’insegnante di lettere, che tenta inutilmente di mettere in guardia la sua migliore studentessa dagli errori che rischia di commettere. Dopo essere stata a Parigi e aver perso la verginità, Jenny lascia la scuola e accetta di sposare David, incoraggiata proprio dal padre, il quale ritiene che un buon matrimonio sia equivalente se non preferibile a un’istruzione universitaria. Ma dopo aver scoperto alcune lettere nel cruscotto della Bristol, Jenny sarà costretta a scoprire il vero volto di David…
È una storia intensa, drammatica e sconveniente ma condita da momenti di autentico divertimento, in cui si riconosce il tocco brillante di Nick Hornby. Probabilmente buona parte della sua riuscita è dovuta, oltre che alla sceneggiatura, alla straordinaria interpretazione di Carey Mulligan, l’attrice protagonista, che incarna perfettamente l’inquietudine di Jenny, la sua intelligenza e la trasformazione che subisce dopo l’“educazione” ricevuta da David. Nick Hornby le ha dedicato la sceneggiatura, ma non nasconde le sue perplessità iniziali sulla scelta di affidare quel ruolo a un’attrice ventiduenne: «Non ero molto d’accordo», dice, «ero convinto che stessero rovinando tutto perché, in fondo, avevamo bisogno di qualcuno che interpretasse una sedicenne. Ribadivo che non capivo il motivo per cui avessero fatto quella scelta. Ma quando la si vede sullo schermo non si può non pensare – Hey! Ma è una ragazzina, come la si può lasciare dormire con qualcuno! È indecente. È bizzarro che lei riesca a interpretare una ragazza di sedici anni, mai si dubita della sua reale età. Basta poi il trucco giusto, un’acconciatura diversa ed è praticamente identica ad Audrey Hepburn». Il suo fidanzato David, invece, è descritto dalla regista come un seduttore delicato e sottile. Lone Scherfig spiega che il suo intento era quello di sedurre il pubblico allo stesso modo in cui David seduce Jenny: «La storia sarebbe troppo prevedibile se sapeste cosa realmente si cela dietro quel suo tenero faccino. È necessario che si simpatizzi per lui, che il suo personaggio piaccia al pubblico».
Tutti i protagonisti di questa vicenda, poi, incarnano quel delicato momento di passaggio che l’Inghilterra stava vivendo all’inizio degli anni Sessanta, quando si iniziavano appena ad avvertire i sintomi di un cambiamento che sarebbe arrivato solo più tardi. Carey Mulligan definisce il suo personaggio una metafora di quegli anni: «Così come Jenny è una ragazza pronta per la maturità, così la storia mostra il maturare dei tempi che porteranno poi ai veri anni Sessanta». Anche i suoi genitori, in bilico fra un tradizionalismo asfissiante prima e un’indulgenza eccessiva poi, rappresentano l’imbarazzo di un’intera generazione che non sa come destreggiarsi perché non è ancora pronta ad accogliere le novità che si intravedevano all’orizzonte. E David, in questo quadro, anticipa lo spirito libertino dei futuri anni Sessanta: «Per me è come se fosse stata tirata una corda e tutto fosse stato lasciato alle spalle», spiega l’attore Peter Sarsgaard, «per prepararsi ad una enorme esplosione di tutto ciò che fino ad allora era stato represso. Le persone sono a digiuno di divertimento, e tanti di loro sono pronti a concedersi tutto, senza regole. E in David c’è questo senso di ribellione, dopo otto anni di attesa voleva concedersi alla bella vita senza troppi pensieri». A farne le spese sarà Jenny, la cui unica colpa probabilmente è stata di aver avuto 16 anni nel momento sbagliato. Anche per la musica Nick Hornby è voluto restare fedele al periodo storico in cui si svolge la vicenda, e al posto di Elvis o Little Richard, che non godevano ancora di alcun prestigio nel Regno Unito, risuonano la classica, il jazz e le canzoni di Juliette Gréco .
Un’ultima annotazione: si tratta di una storia autobiografica tratta da un memoir di Lynn Barber, una giornalista inglese famosa per i suoi divertenti e impietosi ritratti di celebrità. Raccontando della sua adolescenza Lynn Barber ha voluto sviscerare l’episodio che l’ha fatta diventare la “Demon Barber” amata dagli inglesi: una giornalista acuta e diffidente, che dopo aver sperimentato sulla sua pelle il potere delle bugie ha capito che le persone non sono quasi mai quello che vogliono far credere. La produttrice Amanda Posey racconta che quando Lynn Barber ha visto il film per la prima volta, «era così coinvolta che era impaziente di sapere come finisse la storia. Aveva dimenticato che era la sua storia».
CAST ARTISTICO
Carey Mulligan - Jenny Olivia Williams - Miss Stubbs Alfred Molina - Jack (padre di Jenny) Cara Seymour - Marjorie (madre di Jenny) Peter Sarsgaard - David Dominic Cooper - Danny Rosamund Pike - Helen Emma Thompson - Preside Matthew Beard - Graham Amanda Fairbank-Hynes - Hattie Ellie Kendrick - Tina
CAST TECNICO
Regia di Lone Scherfig Produttori Finola Dwyer e Amanda Posey Editor Barney Pilling Sceneggiatura Nick Hornby Produttori esecutivi David M. Thompson, Jamie Laurenson, Nick Hornby, James D. Stern, Douglas E. Hansen, Wendy Japhet Direttore della fotografia John De Borman, BSC Musica Paul Englishby Supervisione musica Kle Savidge Costumista Odile Dicks-Mireaux Trucco e acconciature Lizzie Yianni Georgiou Line Producer Caroline Levy Casting Lucy Bevan Primo assistente di regia Joe Geary
Dialoghi italiani Elettra Caporello Direzione del doppiaggio Eleonora De Angelis
| 04 febbraio 2010 | | Di Michela Piattelli |
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