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Questione di cuore, un film di Francesca Archibugi
 | Foto di Claudio Jannone
 | Con Antonio Albanese, Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti, Francesca Inaudi, Chiara Noschese, Paolo Villaggio, Andrea Calligari, Nelsi Xhemalai...
Il film è tratto dal romanzo omonimo di Umberto Contarello: leggi la recensione in Café Letterario
Leggi l'intervista ad Antonio Albanese Leggi l'intervista a Kim Rossi Stuart
Il film parla dell'incontro di due mondi apparentemente inconciliabili che la malattia e la paura della morte invece unisce. Nella stessa notte i cuori di Alberto e di Angelo si mettono ad impazzire: è l'infarto. Entrambi finiscono in sala di rianimazione e i due legano in modo istantaneo, sorpresi loro stessi di capirsi così profondamente.
Angelo è un carrozziere, un proletario che usa con più facilità il romanesco dell'italiano, mentre Alberto è un intellettuale, uno sceneggiatore di successo. Leggiamo un brano della recensione che Paolo Mereghetti ha dedicato sul Corriere della Sera a questo film e ai suoi due protagonisti:
 | Foto di Claudio Jannone
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Il borghese e l’artigiano, uno che gioca con le parole e un altro che non riesce a evitare di esprimersi in dialetto, l’uomo di mondo (che in ospedale riceve la visita degli artisti per cui ha lavorato: Luchetti, Virzì, Sorrentino, Verdone — che regala due minuti indimenticabili — la Sandrelli) e il borgataro: la differenza di caratteri non potrebbe essere più evidente e il film corre lungo i binari di questo incontro/ scontro, mescolando un po’ di sociologia spicciola (Angelo abita al Pigneto, il quartiere popolare dove Pasolini ambientò Accattone; Alberto non può fare a meno dello psicoanalista, un simpatico cameo del critico Adriano Aprà) e molto, molto mestiere. Che non è certo una critica, ma piuttosto la constatazione di una professionalità sempre più rara oggi in Italia. La Archibugi dimostra in questo film di saper usare al meglio tutti gli strumenti di cui può disporre un regista. Come la sceneggiatura (firmata in prima persona) che sa evitare le tante trappole che un tema così poteva disseminare, a cominciare dal facile pietismo che può innescare la malattia. E come la scelta dei due protagonisti, che ti saresti aspettato di vedere in ruoli opposti e che invece in questo modo sanno rendere — per bravura e sfumature di interpretazione ma anche per merito della direzione registica — sempre interessanti personaggi che potevano essere stereotipati.
 | Foto di Claudio Jannone
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Quando i due, ormai amici, escono dall'ospedale, sentono che la vita che li circonda è completamente cambiata, in realtà sono loro a guardarla con occhi diversi. Il legame tra Angelo e Alberto, si rafforza ulteriormente perché entrambi sentono che solo tra loro riescono a capirsi completamente.
Alberto, che è strutturalmente un uomo solo, non riesce a dare stabilità al suo rapporto con la fidanzata, e si installa nella casa di Angelo, al Pigneto, sopra la carrozzeria specializzata in auto d’epoca. Un mondo imperscrutabile, ora bellissimo, ora sinistro. Ma in quella casa c’è una famiglia, una moglie, Rossana, attraente di suo e in più incinta, una specie di donna al quadrato; e i due figli, Perla e Airton, un’adolescente furiosa e un bambino impaurito dagli eventi. Si crea una famiglia con due padri, con funzioni complementari: uno solido, Angelo, che manda avanti la carrozzeria, guadagna, evade e accumula, e l’altro, Alberto, che legge, scrive e sperpera, soldi e relazioni.
Angelo nasconde a tutti di sentirsi sempre peggio, e costruisce un piano, germogliato nella paura di morire: cerca di trasferire all’amico, come eredità, come dono, come responsabilità morale, ciò che ha di più caro: Rossana, Airton e Perla.
| Le parole della regista: Francesca Archibugi |
 | Foto di Claudio Jannone
 | Desideravo fare un film sull’Italia, anche se in modo sghembo, attraverso l’incontro fra due personaggi che fossero portatori di mondi inconciliabili, se non alla fine del mondo. E quando muore qualcuno, finisce sempre un mondo, anche se è piccolo non è mai insignificante. Significa tantissimo soprattutto per i parenti, e i narratori. Per questo ho detto a Umberto Contarello: scrivo da sola, devo essere libera di fare dal tuo bel romanzo il mio brutto film. E così mi sono immersa in questa trama ricevuta in regalo, da Umberto che l’ha ideata e Riccardo Tozzi, il produttore, che me l’ha comprata. Sembra retorico, ma è vero: ogni film si ricomincia daccapo. Ti sembra che nessuna esperienza ti possa aiutare: sei di nuovo impaurito come all’opera prima. Di questo film mi è stato subito chiaro che poneva il suo peso sulle spalle degli attori. Gli attori sono importanti per tutti i registi, ma per chi fa cinema di personaggi, sono il cardine del proprio lavoro. Sono esseri che ti tengono in pugno e nemmeno lo sanno, che devi far sentire completamente liberi nella ferrea gabbia drammaturgica che gli hai costruito, e che anzi siano illusi di spiccare voli nel cielo di cartone che gli hai disegnato. Ho avuto in regalo anche degli attori eccezionali: ognuno mi ha fatto dono di sé, in modo commovente e profondo. Considero il mio lavoro molto artigianale, sono noiosa, pignola: scrivo con il martello e la pialla, costruisco scalette, forgio dialoghi, poi scelgo ottiche, stendo binari, attacco in movimento, salto con la sbianca in stampa, al mix alzo i passi e abbasso il vento mille volte, cambiando via via collaboratori, tutti importantissimi, che diventano i miei migliori amici. Siamo aggrappati per anni al collo di una storia, con i denti affondati in ogni particolare minuscolo, che come i frammenti di un mosaico andrà a comporre la nettezza o la imprecisione del disegno. Un disegno che alla fine però deve essersi disegnato da sé, senza la mano di nessuno, se non quella dei personaggi stessi che vivono la loro vita, caricandosi martello, scalette, ottiche e salto sbianca sulle spalle. Zavattini diceva: tanto l’artistico viene da sé, è l’utile che bisogna volere.
Regia Francesca Archibugi Liberamente tratto da “Una questione di cuore” di Umberto Contarello (Feltrinelli) Sceneggiatura Francesca Archibugi Aiuto Regia Elisabetta Boni Casting Gianluca Greco Direttore di produzione Marta Razzano Fonico Alessandro Zanon Costumi Alessandro Lai Scenografia Alessandro Vannucci Montaggio Patrizio Marone Direttore della fotografia Fabio Zamarion Musiche Battista Lena Produttore esecutivo Cattleya Matteo De Laurentiis Produzione Cattleya, Rai Cinema, Cinemello Produttore delegato Gina Gardini Prodotto da Guido De Laurentiis per Cinemello Prodotto da Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz
| 20 aprile 2009 | | Di Grazia Casagrande |
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