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ARTICOLO

Welcome, un film di Philippe Lioret

con Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana


Il giovane curdo Bilal (Firat Ayverdi) ha attraversato l’Europa da clandestino nella speranza di raggiungere la sua ragazza, da poco emigrata in Inghilterra. Arrivato nel nord della Francia, capisce che la sua unica possibilità è tentare di attraversare la Manica a nuoto. Alla piscina comunale, dove va per allenarsi, finisce per diventare amico di Simon (Vincent Lindon), un istruttore in piena crisi con la moglie (Audrey Dana), che decide di aiutarlo in questa impresa all’apparenza irrealizzabile. Diretto da uno dei registi più acclamati del cinema francese contemporaneo, Philippe Lioret, e interpretato da un grandissimo Vincent Lindon, Welcome ha aperto la sezione "Panorama" del Festival di Berlino 2009 e ha già suscitato numerose polemiche in Francia.


NOTE DI REGIA di Philippe Lioret


Il Messico francese…
Il progetto di Welcome nasce dalla forte attrazione che ho provato da subito verso questo particolare soggetto, dedicato a uomini in fuga dai propri paesi d’origine e determinati a raggiungere quell’Eldorado che l’Inghilterra rappresenta ai loro occhi. Dopo un viaggio improbabile, essi si trovano bloccati a Calais – frustrati, maltrattati e umiliati – a pochi chilometri dalla costa inglese, che riescono persino a vedere in lontananza. Parlandone una sera con lo sceneggiatore Olivier Adam, ho capito come quel posto fosse la nostra “frontiera messicana” e che sarebbe bastato scavare un po’ per ricavarne una storia di grande impatto drammatico.

Ricerche sul campo
Insieme a Emmanuel Courcol ho contattato le organizzazioni non profit che fanno il possibile per aiutare queste persone, quindi siamo partiti per Calais. Per parecchi giorni, durante un inverno ghiacciato, abbiamo seguito i volontari di queste organizzazioni, venendo a contatto con la vita infernale dei rifugiati: la “giungla” dove trovano riparo, il racket delle estorsioni dei contrabbandieri, le infinite persecuzioni da parte della polizia, i centri di detenzione, i continui controlli dei camion dove stanno ammucchiati per riuscire a imbarcarsi sul traghetto e dove rischiano la vita per sfuggire alle ispezioni… Quello che ci ha sorpreso di più è stato l’età dei rifugiati: il più vecchio non aveva 25 anni. Quando abbiamo parlato con Silvie Copyans, dell’organizzazione Salam, abbiamo saputo che molti di loro, come tentativo estremo, hanno provato ad attraversare la Manica a nuoto. Mentre tornavamo a Parigi, le nostre menti erano così prese da quanto avevamo visto che in macchina non abbiamo scambiato neanche una parola…

Io e Vincent
Quando ho parlato a Vincent Lindon del soggetto, mi ha detto che avrebbe fatto il film anche senza leggere la sceneggiatura. Vincent è un uomo dal cuore d’oro e credo che, al di là del personaggio di Simon, gli piacesse l’idea in sé di imbarcarsi in questo progetto. Certo, le persone che ci conoscono entrambi temevano che ci sarebbero stati attriti sul set. Tuttavia, lavorando con lo stesso obiettivo, si è creata una chimica eccezionale tra di noi, che ha influenzato positivamente il risultato finale. Vincent è un attore capace di comunicare delle emozioni con un semplice movimento o una postura: spesso, grazie a lui, si può fare a meno di una frase intera. È un perfezionista ed è sempre disposto ad ascoltare. So che a film concluso è buona educazione parlar bene di tutti, ma lo dico sinceramente: con Vincent è stato uno splendido incontro, sia sotto il profilo umano che artistico. Faremo altri film insieme.



Trovare Bilal

Trovare un attore per Bilal è stato come trovare un ago in un pagliaio. Mentre scrivevamo il suo personaggio, un diciassettenne che parla solo curdo e inglese e che dovrebbe reggere il film sulle spalle insieme a Vincent, ci sono venuti i sudori freddi: neanche sapevo se un tipo del genere esistesse da qualche parte nel mondo. Con Tatiana Vialle, responsabile del casting, abbiamo viaggiato per settimane da Berlino a Istambul, da Londra alla Svezia,  dove vivono grandi comunità di curdi. Alla fine, abbiamo scoperto Firat proprio in Francia. Ovviamente non era un professionista e le prime prove erano… qualcosa di inusuale. Ma aveva un’intensità e un’autenticità che hanno fatto la differenza.





La ragazza della porta accanto
Audrey Dana è quella che si dice una “ragazza della porta accanto”, ossia l’esatto opposto della “starlet”. Mi ci è voluto un po’ per trovarla. Avevo bisogno di una donna credibile come insegnante di scuola media che andasse a servire alla mensa dei rifugiati per un semplice spirito umanitario. Non volevo tuttavia che apparisse come una “suffragetta” militante, quanto piuttosto come una donna che sta bene con se stessa e che possiede un’innata e sincera generosità. Audrey ha questa generosità.

Luoghi reali
La piscina pubblica è quasi un personaggio essa stessa e agisce da catalizzatore della storia: non solo evoca il fallimento della carriera di Simon come nuotatore, ma è anche dove Bilal impara a nuotare con la speranza di attraversare la Manica. È molto importante per me filmare nei posti dove l’azione ha luogo davvero. Quando giri in posti reali, racconti meglio qualsiasi vicenda: le strade di Calais, il porto gigantesco, la spiaggia di Blériot, il continuo andirivieni dei traghetti… tutte queste atmosfere conferiscono autenticità al film. Proprio per far risaltare l’aspetto realistico, il produttore Cristophe Rossignon e io abbiamo deciso di non andare a girare in Repubblica Ceca o in Romania, come spesso succede per questioni di budget. E il film ne ha risentito molto positivamente.

Il cartellino del prezzo
Non ci sono moltissime opzioni nella scelta dell’inquadratura più adatta a una scena e bisogna prendere la decisione giusta. Passo il mio tempo chiedendo agli attori di essere autentici, ma, a suo modo, anche la cinepresa può rischiare di essere “falsa”. Se in una scena si nota troppo e i suoi movimenti sono accessori, uno pensa: “Ok, questa è finzione”, e io credo che invece di guadagnare, si perda qualcosa. Come spettatore, quando mi piace un film è come se ricevessi un regalo. Ma se il lavoro che c’è dietro è troppo evidente, mi sembra quasi che ci abbiano lasciato sopra il cartellino del prezzo.



CAST TECNICO


Regia - Philippe Lioret
Produttore esecutivo - Christophe Rossignon
Sceneggiatura originale - Philippe Lioret, Emmanuel Courcol, Olivier Adam
Produttore associato - Philip Boëffard
Line producer - Eve Machuel
Direttore di produzione - Olivier Hélie
Musica - Nicola Piovani, Wojciech Kilar, Armand Amar
Fotografia - Laurent Dailland (A.F.C.)
Montaggio - Andréa Sedlackova
Direzione artistica - Yves Brover
Suono - Pierre Mertens, Laurent Quaglio, Eric Tisserand
Casting - Tatiana Vialle
Assistenti alla regia - Isabelle Henry, Jessica Palud
Script - Béatrice Pollet
Costumi - Fanny Drouin
Trucco - Judith Gayo
Location manager - Julie Belthoise
Supervisione alla post-produzione - Eric Duriez, Julien Azoulay
Fotografo di scena - Guy Ferrandis



CAST ARTISTICO


Simon - Vincent Lindon
Bilal - Firat Ayverdi
Marion - Audrey Dana
Mina - Derya Ayverdi
Bruno - Thierry Godard
Zoran - Selim Akgül
Koban - Firat Celik
Mirko - Murat Subasi
Tenente di polizia - Olivier Rabourdin
Alain - Yannick Renier
Padre di Mina - Mouafaq Rushdie
Madre di Mina - Behi Djanati Ataï



PRODUZIONE E DATI TECNICI


Produzione Nord-Ouest (Francia, 2009)
Formato e durata 35mm – colore – 2.35:1 – Dolby Digital – 110’
Distribuzione italiana Teodora Film





10 marzo 2009 Di Grazia Casagrande


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